Silvano Bassetti, 12.12.1944 - 26.4.2008

16 Maggio 2008

Silvano Bassetti, è morto dopo breve malattia il 26.4.2008

Il profilo di Silvano su Wikipedia.org

Alcune risorse su Silvano presenti su eddyburg.it

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Palloncini o mongolfiere?

23 Dicembre 2006

I commenti dei miei due unici ed affezionati lettori meritano qualche riflessione. Parlando di PUC, naturalmente.

I DOCUMENTI (vedi post precedente e relativi link … basta cliccare)
I documenti fin qui prodotti e pubblicati in ampia selezione non sono poca cosa, caro Sergio. Mi sono costati fatica di scrittura e, ancor più, fatica di legittimazione. Non sono pleonasmi, superfluo bla bla, acqua fresca, … Ci sono voluti più di sei mesi di gestazione perché diventassero documenti ufficiali.
Basterebbe questo per dar loro spessore e importanza. Le chiacchiere vengono subito lasciate passare. Ma, se sotto le parole, si individuano “paletti programmatici” e “impegni politici” allora la politica si allerta e frena, blocca, fruga tra le righe, pesa le parole, lima gli aggettivi e, possibilmente affossa! Perché, caro Sergio, tu sai bene che la politica preferisce navigare a vista, dire e non dire, stare a vedere, stare sul vago, alludere, … e soprattutto fa molta fatica a scrivere!
Ne abbiamo la prova provata nel fatto che c’è sempre polemica sui miei documenti, mentre tutto tace di fronte a competenze amministrative altrettanto cruciali dell’urbanistica su cui non è dato leggere neppure una riga di programma. O no?
Orbene, qui siamo di fronte ad una discreta mole di cose scritte, certamente verbose e in gergo politichese o urbanistichese, ma messe nero su bianco e ufficialmente approvate dalla giunta comunale! E, dio mi perdoni la presunzione, non sono solo parole vuote. Astratte certamente (come prevalentemente succede alle parole), ma non astruse e meno che mai superflue.
Prima di approvarle, qualcuno che se ne intende e che prima di votarle le lette bene, mi ha detto: “stai attento a non gonfiare palloncini, che poi noi facciamo presto a sgonfiarteli”.

LE REGOLE DI INGAGGIO
Però hai ragione tu, caro Sergio, in quei documenti non c’è l’elenco delle cose da fare e non è delineato il sogno della città del futuro. Sarebbe il proverbiale “mettere il carro davanti ai buoi”. E, in quel caso, la polemica sarebbe contro la mia presunzione decisionista ….
I documenti dettano le “regole d’ingaggio”. Mi scuserete la metafora militaresca, ma alludo proprio a quei documenti politici che devono regolare le campagne dell’ONU. Sul PUC si apre una vera e propria campagna di iniziativa strategica che necessita di principi e di regole. E questi e quelle, a mio parere, cominciano ad esserci.
Gli esiti sono consegnati al processo cioè allo sviluppo del lavoro che è complicato e difficile, ma che ora è almeno impiantato su un po’ di parole, scritte e messe in ordine.

IL PROCESSO DI ELABORAZIONE
Sulla base dei documenti il processo è avviato.
Stanno lavorando 10 architetti. Li hanno chiamati i 10 saggi, ma sono solo 10 professionisti riuniti attorno a quel tavolo tecnico che entro gennaio offrirà un primo contributo di analisi critica e di visioning. E su quel contributo costruiremo una serie di eventi pubblici di comunicazione e di dibattito.
Sta lavorando la società Sistema che a breve fornirà l’analisi socio-statistica e gli elementi fondamentali per il dimensionamento del piano.
Stanno lavorando 4 tavoli partecipativi (il forum dell’economia e del lavoro, il forum del sociale, il forum della cultura e il plenum dei consigli di circoscrizione) che danno espressione alle attese dei loro settori di interesse e di sensibilità e che misureranno costantemente le elaborazioni dei tavoli tecnici.
Stanno lavorando gli uffici tecnici comunali che entro gennaio presenteranno la “variante di assestamento”, cioè una prima variante stralcio di interesse pubblico.
A gennaio uscirà con Bolzano Notizie un inserto sul PUC con un primo contributo di informazione di massa.
Da gennaio lavoreranno 4 ingegneri che, fin da subito, si misureranno sui temi più concretamente infrastrutturali.
Non mi sembra poco e non mi pare che un simile lavoro ampiamente in corso possa essere liquidato con la metafora dell’atleta inchiodato ai blocchi di partenza. Lo starter ha sparato …

COMUNICAZIONE E PARTECIPAZIONE
Su un aspetto cruciale del processo cala il tuo fendente, caro Sergio, e ne riconosco la fondatezza: la comunicazione. Sono perfettamente consapevole di quanto questo sia un aspetto sensibile e notoriamente debole, in generale della cultura politica e in particolare per processi partecipativi.
Da gennaio decolla uno speciale incarico per impostare organicamente il processo di comunicazione e partecipazione. So che le risorse di primo impegno sono esigue (a te appaiono persino ridicole), ma è il primo passo e io sono fierissimo di poterlo fare grazie alla generosità della giunta che nella notoria scarsità di risorse avrebbe potuto preferire un investimento in contributi anziché in comunicazione e partecipazione. Il documento programmatico è sicuramente insufficiente, ma l’intenzione è seria!

E I CONTENUTI?
La griglia programmatica definita dal documento PUC 6/Capisaldi permette fin d’ora di leggere – seppur in filigrana – una serie di contenuti possibili. Basti pensare come si è subito innescato il dibattito sull’ipotesi di riconversione residenziale e commerciale di alcune aree industriali, di cui il fondo di Campostrini (v. link nel post precedente) ha acutamente segnalato la portata strategica innovativa. Oppure al dibattito sul Virgolo, ampiamente ospitato e implementato dall’Alto Adige. E ancora lo scontro su Ferroplan che, sotto la “battaglia per le nomine”, si misura con la più grande opzione di sviluppo urbano. Per non parlare delle prime avvisaglie di ragionamento sul parco fluviale come dorsale urbana ad alto tasso di attrezzature pubbliche. O, ancora, sulle ipotesi di rafforzamento delle centralità urbane. Ecc.
Ma tutti questi sono i temi del processo che io non posso e non voglio pre-confezionare, proprio per evitare di … gonfiare effimeri palloncini per il tiro a segno della politica.

Più che palloncini, vorrei che si alzassero nel cielo di Bolzano poderose mongolfiere.

PUC – BLP: la fabbrica del piano

14 Dicembre 2006

Il processo di elaborazione del nuovo PUC è in corso ed è segnato da una fitta serie di documenti raccolti sotto il titolo unificante di PUC-BLP la fabbrica del piano. Si tratta di testi, talvolta di impostazione politico-programmatica, altre volte di programmazione operativa, altre ancora di resoconto di attività in corso di svolgimento. Essi sono stati variamente approvati e diffusi attraverso i canali istituzionali. Ma raramente e solo parzialmente tali documenti hanno trovato spazio nei media, ovviamente con il prelievo di argomenti giornalisticamente più interessanti. Si tratta infatti di documenti di una certa complessità, spesso segnati dal tecnicismo e non alieni dal … politichese. Ma sono comunque documenti ufficiali, comunque posti alla base del lavoro che l’amministrazione e i suoi numerosi consulenti sta svolgendo, sempre densi di implicazioni politiche e culturali. Per queste ragioni tali documenti (almeno i principali e più significativi) necessitano di diffusione anche nel loro testo integrale, almeno per chi avesse voglia di leggerli e di giudicarli nel merito.

Provvedo dunque a pubblicarne un’ampia selezione in questo BLOG offrendoli alla attenzione e alla discussione.

Propongo, in sequenza cronologica, 5 documenti che contribuiscono a definire il filo conduttore delle principali attività decise, in corso e programmate (i titoli sono linkati e rimandano a dei documenti pdf):

LA FABBRICA DEL PIANO 6
I capisaldi del PUC - Die Eckpunkte des Bauleitplans

LA FABBRICA DEL PIANO 7
Stato di avanzamento del processo di rielaborazione del PUC

LA FABBRICA DEL PIANO 9bis
Riepilogo sintetico delle “questioni” proposte alla base del PUC

LA FABBRICA DEL PIANO 11
Opzioni strategiche e gestione politica del PUC attraverso le politiche del bilancio comunale del 2007

LA FABBRICA DEL PIANO 12
Proposte per un progetto integrato di comunicazione&partecipazione nella elaborazione del nuovo PUC

Aggiungo un fondo di Paolo Campostrini (Alto Adige, 7 dicembre 2006) che, tra tutti i contributi giornalistici, mi pare particolarmente interessante in quanto supera la mera “registrazione in cronaca” e si misura apertamente con la complessità e con talune novità del processo.

RIPROVIAMO ? … parlando di PUC

10 Dicembre 2006

Ero convinto che il blog fosse morto. Dopo un anno di intensa attività che aveva prodotto oltre 50 mila contatti (!), l’avevo praticamente lasciato morire perchè non ne potevo più! Era super-inquinato di spazzatura informatica (come tutti i blog e le caselle di posta elettronica, purtroppo) e praticamente monopolizzato da alcuni “affezionati polemisti” …. Ho smesso di gestirlo per qualche mese: l’ultimo post risale al 26 agosto e oggi l’ho riaperto, quasi per caso e con un po’ di nostalgia, scoprendo che qualcuno ha bucato il silenzio.

Sergio Camin ha scritto:
“capisco che adesso di tutto si stanno occupando i saggi ma forse era il caso di lasciare un minimo di spazio anche ai cretini. il tuo blog forse avrebbe potuto servire, almeno a capire. certamente io sono cretino ma continuo a pensare che il puc sia più importante della campagna elettorale. peccato! ”

Con Sergio sono in debito: i suoi commenti - scritti e soprattutto disegnati - sono stati fin dall’origine una colonna del blog. E il suo è un richiamo forte, che mi intriga assai.

Del PUC sono pieni i giornali. Del PUC parlo mattina e sera in tutte le sedi istituzionali, politiche, associative, ecc. Perchè non parlarne anche nel blog? Non certo per “spiegarlo ai cretini” …. ma perchè è tema centrale e cruciale di cui vale la pena parlare. Per questo ci riprovo.

Ma è di PUC che vorrei parlare. Non di quelle truculente cose della politica che tanto piacciono ai “polemisti affezionati”. Non per fare lo schizzinoso, ma per pura economia di intelligenza e di stomaco, non parlerò di “nomine”, di “disagio degli italiani”, di “crisi della politica”, di “partiti vecchi e nuovi”, di “stipendi degli assessori”,… anche se so benissimo che si comincia col PUC e non si sa dove si arriva!

Vogliamo riprovarci?

Non so più a chi mi rivolgo, perchè dopo un così lungo silenzio, forse non c’è più nessuno all’ascolto. Ma chissà!

PROVIAMO A GIRARE PAGINA

10 Dicembre 2006

[post del webmaster]

Nel tentativo e nella speranza che si possa girare pagina riguardo a passati assillanti argomenti - per passare probabilmente a nuove polemiche, ma questo è il gioco - pubblico in PDF la lettera che ho ricevuto dal vicesindaco e assessore competente, Pichler Rolle, in risposta alla mia richiesta della lista dei nominati negli enti e nelle società controllate dal Comune.
Risale a settembre (come si può vedere) e sicuramente non soddisferà a pieno gli appetiti scandalistici e un po’ prurigginosi, in quanto ai nomi non corrispondono i compensi, che l’assessore mi invita a chiedere ai singoli e enti e società. Non l’ho fatto e non lo farò. Per questioni di disinteresse prima ancora che di tempo. Invito i particolarmente interessati a procedere e comunicarcelo.

Nomine enti e società

Dove eravamo rimasti?

26 Agosto 2006

I ritmi ferragostani (comprese le ferie lontane del mio WM) e insopportabili problemi di spam informatico (solo oggi 84 messaggi di disturbo!) hanno costretto il blog ad un lungo silenzio.

Ma sono qui per riprendere i discorsi interrotti. Dove eravamo rimasti?

Le Pascoli.
Buone notizie, a mio avviso. Dopo l’esito del concorso e proprio in relazione ad esso, la procedura si è fermata. Troppo grandi erano le contraddizioni e il malessere. Seppur da posizioni diverse, molte voci si sono levate a ribadire che doveva restare vivo il progetto del polo bibliotecario ma che esso doveva conciliarsi con una operazione di rispettosa conservazione di un brano significativo delle scuole Pascoli. Il senso di responsabilità civile e culturale di questa posizione ha fatto breccia ed è diventata posizione condivisa tra molti con conseguente “allineamento” di posizioni tra Comune e Provincia. Si sta dunque lavorando su un’ipotesi virtuosa: prendere in considerazione tutta l’area Pascoli-Longon-Carducci, conservando il corpo principale delle Pascoli collocandovi (con i necessari ampliamenti) la nuova sede del Carducci già destinato a demolizione e ricostruzione e ricollocando lì - ma in posizione diversa - la grande biblioteca. Ci sono buone possibilità e, già lavorando in questa direzione, ha vinto la ragione e il senso di responsabilità.

Aree ferroviarie
L’11 luglio la Giunta Comunale ha approvato le bozze dei protocolli sulle aree ferroviarie. Il 25 agosto il documento è stato firmato da Spagnolli per il Comune, Durnwalder per la Provincia e Moretti per RFI/FS. Ho lavorato su questo tema per 10 anni come presidente dell’INU e 5 come assessore. Dunque lasciatemi dire con un EVVIVA la mia grandissima soddisfazione.
Ma cosa sono questi protocolli: sono le regole concordate tra i tre soggetti per governare il processo di decisione-pianificazione-attuazione di un intervento organico e unitario di riqualificazione urbanistica di circa 30 ettari che le ferrovie hanno comunque destinato alla dismissione e alla trasformazione. Io ho sempre lavorato affinché si impedisse l’avvio spontaneo di disordinati processi di vendita frazionata e di conseguente speculazione immobiliare, per puntare invece ad una operazione urbanistica strategica gestita dalla mano pubblica in una prospettiva di interesse collettivo e di riqualificazione di un’intera e consistente parte della città. In questo consisteva il progetto FerroPlan del comune di Bolzano.
Questo si è ottenuto, dopo anni di intense e complesse trattative, e ora il processo può partire con il piede giusto. Nota bene: non partono mica i cantieri, ma parte il processo di elaborazione+decisione. E, a mio avviso, parte davvero bene: con un ruolo finalmente riconosciuto come paritetico al comune di Bolzano.
Ma è solo il primo passo: sono solo le “regole di ingaggio” (scusatemi la metafora bellicosa). E nel processo che si avvia ci vorrà tanta vigilanza, tanta partecipazione, tanta democrazia, tanta visione strategica, tanta creatività progettuale … tutta roba preziosa che non ce la regala nessuno!

PUC
Anche il PUC, pur con qualche sbuffo, è partito. Un “promemoria quadro” è stato approvato dalla giunta municipale già il 7 febbraio, ma solo l’8 agosto u.s. è stato approvato un “promemoria tecnico” ed è oggi in elaborazione un “promemoria politico”. Ma tant’è: almeno è in funzione il “tavolo tecnico”, cioè un gruppo di 10 tecnici a cui è dato il mandato (fortemente limitato nei tempi e nei contenuti) di costruire in tre-quattro mesi un primo canovaccio di temi e problemi da mettere nell’agenda per il nuovo PUC. Non sono dunque incaricati di “fare il piano” ma di creare le condizioni di analisi e di interpretazione che permettano l’avvio di un ampio “processo decisionale partecipato” in cui la città e tutte le sue rappresentanze politiche, sociali, economiche, culturali dovranno esprimersi da autentici protagonisti, sia nell’esplicitazione delle domande (esigenze, attese, aspettative) sia nella declinazione democratica delle risposte migliori possibili (unità della città e pari dignità delle sue parti, qualità urbana, servizi pubblici, quantità e forme della edificazione, salvaguardia e innovazione, sviluppo economico e sostenibilità ambientale).
Spero si discuterà molto e, soprattutto, spero che ci si confronterà sui contenuti.
Per ora pare che il dibattito (e la curiosità) si fermi ai nomi. Allora eccoli: Francesco Sbetti (coordinatore), Carlo Azzolini, Claudio Lucchin, Wolfgang Piller, Lia Nadalet, Helene Hoelzl, Alessia Politi, Elena Mezzanotte, Peter Plattner, Luigi Scolari.

IL LUPO E L’ACQUA SPORCA

22 Luglio 2006

L’incontro nella “tana del lupo” è stato assai duro. “Voi bolzanini siete sempre gli stessi. Non mantenete gli accordi. Non avete coraggio. Andate in cerca di una manciata di voti…. Comunque, se non ci date le Pascoli, noi alziamo la Tessmann e il polo bibliotecario non si fa più.” La Provincia beve l’acqua a monte e noi a valle siamo quelli che sporchiamo l’acqua.
Io non ci sono stato a questa favola e ho raccontato quella in cui l’acqua la sporcano tutti e due. E ne escono entrambi perdenti. (Ma era pur sempre una brutta favola di lupi e di agnelli … di differenze etniche, di identità statiche e confliggenti, di potenti e di deboli, di vincitori e vinti …).
Questo scontro (ennesimo e ancora una volta etnico) non ci porta da nessuna parte.
Considero una grave sconfitta per la città e per la convivenza non fare il polo bibliotecario.
Non intendo rassegnarmi e mi batterò per una soluzione.
Non si tratta di cambiare idea, si tratta di avercela un’idea.
Faccio appello al cervello e al cuore di tutti: cerchiamo insieme una soluzione condivisa.

NELLA TANA DEL LUPO

21 Luglio 2006

Tra un’ora si inaugura la mostra sui progetti del polo bibliotcario. E’ ovviamente programmata come manifestazione di pubblicizzazione dell’esito del concorso.

Doveva essere la celebrazione del progetto vincitore e del definitivo decollo dell’operazione. Diventerà necessariamente luogo di confronto tra posizioni diverse e confliggenti. Segnerà un’altra fase di stallo, perchè il Comune non ha ancora deciso la sua posizione ufficiale. Ci saranno Durnwalder e Mussner, March e Mayr Fingerle. Ci saranno tanti architetti. E ci sarò anch’io.

Mi sentirò “nella tana del lupo”, perchè sosterrò le ragioni opposte all’esito del concorso: dirò che non ritengo accettabile la demolizone delle Pascoli, ma dirò con altrettanta forza che credo nel progetto del polo bibliotacario. Dirò che proprio dal concorso ho imparato che non è vero che “conservazione e trasformazione” sono incompatibili. Dirò che non è accettabile invocare l’autonomia dell’architettura fino al punto di “ferire” sentimenti diffusi nei cittadini. Dirò che la politica ha l’obbligo di trovare una mediazione.

Spero di non essere da solo nella tana del lupo.

VOLTAGABBANA

18 Luglio 2006

Qualcuno mi accusa di essere un voltagabbana per aver cambiato idea sulle Pascoli.
Me lo dicono da destra, perchè finalmente ho capito che avevano ragione loro. Me lo dicono da sinistra, perchè così faccio il gioco della destra.
Io le idee le cambio perchè cerco di non avere pregiudizi. Le idee me le costruisco di giorno in giorno.
Ho cambiato idea sulle Pascoli mano a mano che vedevo crescere un perverso incrocio tra chi difendeva le Pascoli per non fare il polo bibliotecario e chi voleva il polo bibliotecario per demolire le Pascoli. Rumor di sciabole tra pregiudizi contrapposti. Guerra di simboli. Le Pascoli simbolo dell’identità italiana. Il polo bibliotecario simbolo della grandeur provinciale.
La mia nuova idea, per naturale e coerente evoluzione, è semplice: sostengo il polo bibliotecario e la conservazione sostanziale delle Pascoli.
Ero convinto che le due cose difficilmente potessero convivere e allora ero disposto a sacrificare le Pascoli pur di fare la nuova bibliotaca. Oggi sono sicuro che possono utilmente convivere. Ne sono convinto proprio grazie al concorso che finalmente ha permesso un vero e approfondito confronto tra due progetti alternativi e possibili. E quando ho verificato che si può fare una buona biblioteca conservando le Pascoli, allora ho deciso che questa possibilità diventa una necessità. Anche simbolicamente.
Continuerò la mia battaglia politica e culturale per questa soluzione contro tutti quelli che “non voltano mai la gabbana” perchè coltivano e alimentano pregiudizi: contro chi in nome del polo bibliotecario vuole demolire le Pascoli e contro chi in nome delle Pascoli vuole impedire il polo bibliotecario.

LE PASCOLI e I CALCOLI POLITICI

16 Luglio 2006

Ho inviato oggi all’ALTO ADIGE una mia ulteriore riflessione sul Polo Bibliotecario e qui la propongo a tutti.

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Cito testualmente dall’ALTO ADIGE di sabato 15 luglio:

Il vicesindaco Elmar Pichler Rolle la butta lì: «Bassetti si è impegnato per la conservazione delle Pascoli, forse anche per calcolo politico». Sono in molti a crederlo, la giunta avrebbe fatto dietro-front appena si è accorta del successo ottenuto dalle raccolte firme promosse dalla destra italiana. Non tutta la giunta, però. La Svp non sposta di un millimetro la propria linea. Ancora Pichler Rolle: «La biblioteca è più importante delle Pascoli. … sarebbe un peccato perdere un’occasione così, la biblioteca centrale è un passo verso il futuro della città».

Eccoci al dunque.

E’ vero ho cambiato idea e ha ragione Pichler Rolle a pensare che l’ho fatto “per calcolo politico”. I politici agiscono per calcolo politico. Per cosa altrimenti: per interesse personale, per ispirazione divina, per spocchia intellettuale, …. ? Anch’io di lui ho pensato che ha agito per “calcolo politico” quando ha partecipato alle onoranze degli irredentisti sudtirolesi e ha sollecitato le firme dei sindaci SVP all’appello degli Schuetzen.
Calcolo politico vuol dire ragionamento, analisi della situazione, valutazione dei pro e dei contro, individuazione di un obiettivo, scelta di una strategia, ricerca del massimo consenso, assunzione di responsabilità, proposta del miglior compromesso possibile. Questo è dunque stato il “calcolo politico” che mi ha indotto ad assumere una nuova (?) e dialettica posizione sulle Pascoli. E, per chiarezza, rendo ancora più esplicito il mio ragionamento politico e, se mi è consentito, culturale.

1. Considero il Polo Bibliotecario unificato una innovativa proposta politico-culturale e una grande opportunità per l’avanzamento dei processi di sviluppo della autonomia e della convivenza nella nostra terra e nella nostra città.
2. Condivido le scelte fin qui fatte unitariamente da Provincia e Comune circa la tipologia, il dimensionamento e la localizzazione del nuovo Polo Bibliotecario.
3. Considero le ex-scuole Pascoli un esempio di buona architettura razionalista italiana del ‘900 e un luogo significativo della memoria bolzanina degli anni ’30, ma non di tale qualità da meritare un “vincolo formale di conservazione” né tale da costituire una pregiudiziale alla sua sostituzione con il Polo Bibliotecario.
4. Considero legittimo e rilevante il movimento di opinione che ha con forza sollecitato la politica a non sacrificare le Pascoli. Ho, con preoccupazione, verificato che larga parte di questa opinione pubblica esprimeva progressivo disamore rispetto al Polo Bibliotecario al punto da contrapporgli seccamente la pura e semplice conservazione delle vecchie scuole fino a opporsi esplicitamente alla nuova biblioteca.
5. Ho considerato la procedura concorsuale il giusto metodo per verificare le soluzioni architettoniche migliori e più congrue a risolvere il problema. Ed è dal concorso di architettura che ho progressivamente maturato le mie valutazioni, tenendo nel giusto conto l’urbanistica, l’ architettura, la funzionalità, ma anche la sensibilità della cittadinanza e l’oggettiva qualità del sito.
6. La prima fase del concorso ha fatto prevalere in me, pur con molti dubbi, la convinzione che la conservazione delle Pascoli fosse impossibile per oggettiva contraddizione funzionale e dimensionale con il Polo. Ma fin da allora il dubbio mi ha indotto ad “impedire” la decisione definitiva. Ho agito in commissione perché non fosse proclamato il vincitore e la questione restasse aperta a nuove e più approfondite verifiche.
7. La seconda fase del concorso, pur senza vincoli formali ma con un forte richiamo etico-culturale al rispetto del sito e della sua memoria, ha dimostrato l’esatto contrario: si può fare un’ottima biblioteca (anche se “imperfetta”) e un’ottima architettura (anche se “imperfetta”) salvando integralmente il corpo principale delle Pascoli (non solo brani di facciata e di scalinata). E i 4 voti per il progetto “conservativo” dimostrano la fondatezza culturale di questa concreta possibilità, contro i 5 a favore di chi ha optato per la “perfezione” ottenibile attraverso la radicale demolizione.

Questo è stato ed è il mio calcolo politico da cui deriva schematicamente il seguente quadro di alternative politiche ma anche profondamente culturali:

a. la “biblioteca unificata” viene costruita a tutti i costi nella sua forma “perfetta e distruttiva”, tra il disamore di larga parte della cittadinanza e nel fuoco di un conflitto antagonista robustamente segnato da connotati etnici (alla faccia della biblioteca “unificata”!);
b. la “biblioteca unificata” viene costruita nella sua forma “imperfetta e semi-conservativa” in un clima riappacificato e nel segno di un rispetto reciproco portatore di contenuti ulteriormente unificanti.

Al primo scenario, di algida decisione burocratica, corrisponde un reale pericolo che l’intera operazione salti, costringendo il Comune ad atti di disimpegno dolorosi. Resteremmo forse con le Pascoli ma senza Biblioteca.

Al secondo scenario, di nobile compromesso, corrisponde un doppio successo: avremmo la nuova Biblioteca e conserveremmo le Pascoli. E, anche sotto il profilo architettonico, avremmo un esempio di convivenza culturale.

Lo so che il concorso ha avuto un suo esito. Ma il gioco al massacro non si fa a maggioranza (per altro risicatissima). Basta annullare tutto e ricominciare. Se Parigi val bene una messa, la Convivenza val bene la fatica della condivisione e il tempo necessario per costruirla.

IL CONCORSO PER IL POLO BIBLIOTECARIO

13 Luglio 2006

In mezzo a tanti commenti propongo il testo integrale del Comunicato stampa riguardante il verdetto della Commissione giudicatrice

Nelle giornate dell’11 e 12 luglio 2006 si è riunita la Commissione per l’esame dei 5 progetti ammessi alla seconda fase del Concorso per il nuovo Polo Bibliotecario. La Commissione al completo ha valutato analiticamente i singoli progetti rielaborati dai progettisti in base alle indicazioni fornite dal Bando di Concorso e dal colloquio di approfondimento del 19 aprile 2006. L’esame analitico dei singoli progetti ha affrontato sistematicamente i vari aspetti urbanistici, architettonici e funzionali. La Commissione ha tenuto in grande evidenza il valore simbolico che il Polo Bibliotecario ha per la città capoluogo e per l’intero territorio provinciale come centro di riferimento innovativo e dinamico di tre diverse culture. Nell’esame della Commissione è stata inoltre costantemente presente la problematica sollevata dal dibattito cittadino sulla storia del luogo.
Si sono presentate due diverse visioni architettoniche e urbanistiche che hanno evidenziato, da una parte la scelta progettuale di trasformazione del luogo con conseguente demolizione degli edifici esistenti (4 progetti), e dall’altra parte la scelta progettuale di conservare la memoria storica del sito mantenendo una parte significativa degli edifici esistenti integrandoli con cubature aggiuntive (1 progetto).
Sulla prima scelta progettuale, la Commissione dopo vari approfondimenti, ha individuato il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle come la soluzione complessivamente migliore sotto il profilo architettonico e funzionale.
A questo punto si è proceduto ad un esame comparativo tra questo progetto ed il progetto dell’Arch. Ludwig Karl, che ha proposto una soluzione conservativa.
Gli elementi di migliore qualitá architettonica e funzionale hanno fatto prevalere a maggioranza il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle, che viene proclamato vincitore (5 voti contro 4).

E’ un testo scarno e burocratico, ma offre un resoconto eloquente e fedele del contenuto e della qualità della contesa.
Si sono finalmente confrontate apertamente le due opzioni antagoniste per la realizzazione del polo bibliotacario: fare tabula rasa per costruire liberamente un nuovo edificio che, oltre a funzionare da “biblioteca perfetta”, esprima l’alto contenuto simbolico e celebrativo dell’operazione culturale; ovvero, intervenire sull’esistente, salvando il salvabile, per aggiungere nuova architettura all’architettura storica, facendone la “miglior biblioteca possibile”, raccontando anche architettonicamente la complicazione e l’imperfezione della convivenza multi-culturale che segna la nostra terra e la nostra città.
Due operazioni diverse, entrambe legittime, di cui ho fortemente rivendicato la pari dignità nell’esame in sede di concorso, confidando nella positività del confronto culturale.
Così è stato. E non è stato facile, perchè ho continuamente verificato lo scontro aprioristico tra due pregiudizi simmetrici: tra chi rivendicava a priori la conservazione delle Pascoli, caricando il sito e l’architettura storica di significati ideologici non negoziabili, e chi altrettanto a priori ne dava per scontata la radicale demolizione per poter liberamente progettare il nuovo (non senza alimentare il sospetto di ansia iconosclasta, magari per fare piazza pulita delle derive etno-ideologiche).
La seconda fase del concorso ha, almeno formalmente, fatto giustizia delle posizioni aprioristiche, portando ad un vero e proprio “ballottaggio” due progetti emblematicamente rappresentativi delle due opzioni legittime e possibili.
Ha vinto (sic!) di stretta misura (5 a 4: ai rigori?) l’opzione radicalmente trasformativa-innovativa di un architetto bolzanino, contro l’opzione conservativa-integrativa di un architetto bavarese. Aggiungendo un pizzico di paradosso a tutta la vicenda.
Ma è una vittoria un 5 a 4, quando tra i 5 voti a favore della totale demolizione delle Pascoli ci sono tre voti dei “funzionalisti puri”, cioè degli esperti bibliotacari alla ricerca della macchina bibliotecaria perfetta? E’ una vittoria plausibile quella che, senza dimostrata necessità, agisce totalmente “a prescindere” dai sentimenti pur confusi e contraddittori di larghi strati della pubblica opinione? (Mentre comunicavo i sentimenti della cittadinanza, una commissaria non bolzanina mi ha contestato pesantemente, dicendo: “Ma, assessore, non vorrà mica far decidere il popolo su una questione di architettura?”)
I 4 voti a favore dell’opzione conservativa sono particolarmente qualificati e qualificanti (un altissimo funzionario provinciale, il rappresentante dell’ordine degli architetti, il rappresentante dell’ordine degli ingegneri, un assessore comunale). Ne esce la prima e irreversibile verifica che “anche conservare si poteva e si potrebbe”. Lo dimostra un progetto onesto, concreto, realista, sensibile. Certo meno sontuoso e meno celebrativo di quello trasformativo. Ma dove sta scritto che le Pascoli debbano essere con tanta leggerezza sacrificate alla sontuosità e alla celebrazione?
Io ho sempre messo in conto che il polo bibliotacario valeva anche la demolizone delle Pascoli. Dalla prima fase del concorso sono uscito con la convinzione che la nuova biblioteca fosse incompatibile con la sopravvivenza delle Pascoli. Da questa seconda fase del concorso esco con la convinzione che invece la convivenza è possibile e che ne vale la pena, anche a prezzo di qualche sacrificio di funzionalità e di monumentalità. Anzi sono convinto che l’integrazione tra vecchio e nuovo, tra architettura italiana storica e architettura tedesca contemporanea, tra passato e futuro … sia la più alta rappresentazione della complessità storica e culturale della nostra terra.
Sono grato a questo concorso che mi ha fatto capire molte cose e che mi ha fatto cambiare idea. A questo servono i concorsi e le sfide culturali: non sono una lotteria, sono un laboratorio.
Da questo laboratorio esco con la convinzione che vale la pena lavorare ancora, tenendo aperta la discussione, per arrivare ad una decisione più alta, più matura e più condivisa. Ci credo e ci spero. Perchè le grandi operazioni culturali (e architettoniche) non possono nascere da una … vittoria di Pirro!

ARIECCOCI !

13 Luglio 2006

Manco dal mio blog dal lontano 2 giugno ed ero quasi rassegnato a non trovarlo più … invece scopro che molti hanno continuato a frequentarlo, leggendo cose anche vecchie e qualcuno ha pure continuato a scrivere i suoi commenti e a pormi domande.

Le ragioni della mia prolungata assenza non sono politiche. Nè si è trattato di disaffezione al blog (pur appesantito da un sacco di spazzatura informatica e da qualche eccesso di petulanza di qualche iper-frequentatore). Si è trattato di ragioni strettamente (e seriamente) personali che mi hanno necessariamente costretto - per limiti di tempo e per dominanza di altri (e più seri) pensieri - a scelte di vita e di attenzione del tutto diverse. Scusate la reticenza, ma non intendo dire di più.

Ma ora le suddette vicende personali hanno avuto una svolta e, ritrovando il mio blog ancora vivo, non posso esimermi dal riprenderlo in mano. Arieccoci, dunque.

Certo che in questo mese e mezzo ne sono successe di cose. Il governo ha mosso i suoi primi passi, non senza qualche inciampo ma anche con autentici fuochi d’artificio (il decreto Bersani). La nazionale italiana di calcio ha vinto i campionati del mondo. I no hanno vinto il referendum. Calderoli ha pronunciato le sue schifezze sulla nazionale francese. La polemica sull’inceneritore prosegue tra alti e bassi. Lo scandalo di calciopoli si è mescolato con il doping del ciclismo, travolgendo Iuve e Milan, Tour de France e Ivan Basso. La proprietà della Spideline ha venduto i terreni a Podini. Il terrorismo ha fatto l’ennesima strage in India e si guerreggia sanguinosamente in Palestina. E’ stato dato il primo colpo di piccone per il cunicolo pilota del tunnel di base. E’ stato approvata la bozza del “protocollo d’intesa” per l’areale ferroviario di Bolzano. Si sono conclusi i lavori della commissione di concorso per il polo bibliotacario …

Non è facile riprendere il filo del discorso, ma almeno sugli ultimi due punti non posso certo nascondermi.

Ricomincio dalla questione Pascoli, rinviandovi al post successivo.

BENTROVATI e BENTORNATI

2 Giugno 2006

Ritorno in pista dopo una breve assenza per una breve (e del tutto innocua) “reclusione ospedaliera” e ben vi ritrovo alle prese con inceneritori e cose varie della politica locale, tipo: passerelle sul Talvera, nuovi comitati civici per le Pascoli, denunce di inettitudine della Giunta da parte dell’opposizione, ecc.. Viste “da dentro”, cioè dall’interno di una istituzione che ti “esclude”, e dunque “da fuori” dell’arena politica, le questioni e le relative polemiche mi arrivavano assai attutite.
Dunque bentrovati a voi.
E bentornati ad Ovidio Bompressi e ad Adriano Sofri. Loro tornano da ben altri “fuori pista”. Ovidio finalmente graziato e Adriano in netta ripresa dopo la grave malattia e sperabilmente anche lui in attesa di grazia. Li abbraccio entrambi con grande affetto e con vero sollievo. E li festeggio pubblicando di seguito il piccolo pezzo con cui Adriano riprende a scrivere dopo un lungo silenzio.

(ripreso da NOTIZIE RADICALI)

Ben tornato, Adriano

Dopo una lunga assenza,per le note ragioni, Adriano Sofri è tornato a firmare sul “Foglio” ed è ripresa dunque la sua rubrica “Piccola Posta”. Dire che ne siamo lieti è poco, evidentemente. E per “festeggiare” questo “buon giorno”, oggi pubblichiamo tra gli editoriali la “Piccola Posta” di oggi.

La vita che continua. Le rondini, per esempio. Leggevo sui giornali che non arrivavano più, che ne sarebbero arrivate sempre meno. Però da me la prima coppia è tornata già con un azzardato anticipo. il 9 aprile, e ora è pieno, e le nidiate hanno già preso il volo. Leggevo dell’aviaria, di un allarme comprensibile e umano, ma con una specie di distrazione rispetto all’eventualità di un cielo malvisto e vuoto di uccelli. Seguo gli assidui convegni di Ahmadinejad — “La montatura dell’Olocausto” , “li mondo senza sionisti” — e immagino un mondo senza uccelli e senza ebrei, così, per sventare il contagio. Sui giornali di sabato ho letto dell’allenatore della squadra olimpica irachena di tennis, Ahmed Rashid, e dei due giocatori, Nasser Mi Hatem e Wissam Adel Odah, che sono stati ammazzati a Baghdad perché indossavano i calzoncini corti. Ho letto anche che secondo genetisti inglesi è nato prima l’uovo che la gallina. Mi ricordo di Sarajevo, quando all’improvviso riusciva ad arrivare ai brulli mercatini una fornitura umanitaria di uova. Si scherzava: è morto prima l’uovo o la gallina? La vita che continua: ci sono le lucciole fra le piante, le stelle in cielo. In galera —62 mila persone, al momento: ma lasciate che la Cirielli lavori, e vedrete che meraviglie — niente cielo stellato, niente lucciole, occhi sbarrati sul soffitto, o sulla branda di sopra. Non passa giorno — non passa notte — senza che ci pensi, alla galera. Non per solidarietà, per malattia. Fuori, me la prendo per le cose più diverse. L’Olanda non doveva perdere Ayaan Hirsi Ali, comunque davvero si chiamasse. L’Italia doveva convocare Lucarelli. Prodi doveva istituire un ministero per il Nord, con un ministro del Nord, non so, Illy. Guardo le facce in giro, ora che posso andare in giro, e troppe mi sembrano, con tutto il rispetto, brutte e arrabbiate, anzi nemmeno arrabbiate. seccate, risentite. Specialmente quelle delle persone che guidano l’auto e parlano da sole. Poi torno e mi guardo allo specchio, temendo che anche la mia sia così, seccata, rancorosa. La vera differenza sono gli specchi. In galera non ci sono, uno non si vede per anni, poi viene fuori e non fa che incontrarsi, nelle vetrine, nei bar, nei bagni, e spesso non si riconosce e trasale, e poi si volta di qua e di là, si guarda e si riguarda, di fronte, di profilo, fa le facce, muove le gambe, così, per sgranchirsi. per riabituarsi.
Adriano Sofri

INCENERITORE

21 Maggio 2006

Il 12 maggio ho scritto una lettera riservata al sindaco e agli assessori. Ieri l’Alto Adige ne ha dato notizia e ne ha pubblicato stralci incompleti e decontestualizzati. Mi pare dunque onesto pubblicarla in testo integrale e autentico.

Caro Sindaco, mi permetto di sollevare in maniera del tutto riservata ma politicamente rilevante la questione del rapporto tra il futuro inceneritore e le nuove espansioni urbane in corso di realizzazione oltre la Via Resia.
Il fatto nuovo e saliente che mi costringe a questo atto è la notizia apparsa sulla stampa circa una certificazione ambientale dell’APPA da cui risulterebbe la produzione da parte del nuovo inceneritore di un pennacchio di fumi inquinanti lungo almeno 2 km in direzione nord. Questa segnalazione è per me inedita e strabiliante.
Infatti nell’esercizio diretto delle mie competenze in materia di urbanistica, in questi anni, ho pianificato e gestito le espansioni urbane di Firmian e CasaNova, sempre avvalendomi dei dati del tutto tranquillizzanti in ordine ai fenomeni di inquinamento prodotti dall’inceneritore esistente e da quello futuro. Ripetutamente sono stato chiamato in causa nelle sedi istituzionali e nelle assemblee popolari su questo tema e sempre ho potuto pubblicamente garantire la piena sostenibilità ambientale di queste scelte urbanistiche.
Oggi invece a posteriori - a manovre urbanistiche non solo decise ma ampiamente in attuazione - la più alta Autorità Ambientale pubblica (l’APPA per l’appunto) da notizia contraria e preoccupante che, per quanto mi risulta, avrebbe fondamento nei referti depositati agli atti del procedimento VIA.
Questa dichiarazione, del tutto sciagurata sul piano della comunicazione, non solo produce legittimo allarme sociale, ma addirittura inficia alle radici le precedenti dichiarazioni di sostenibilità ambientale dei quartieri ovvero dell’inceneritore.
Poiché i quartieri sono già sostanzialmente in essere è proprio l’inceneritore che mette a rischio i quartieri stessi. E non viceversa! Intendo dire che avendolo saputo prima non si sarebbero fatti i quartieri, sapendolo dopo non si fa l’inceneritore.
Scusami il tono perentorio, ma a differenza di altri temi (comprese le Pascoli), il tema della salute pubblica non è negoziabile.
Tutto ciò premesso ti comunico formalmente che in quanto Assessore all’Urbanistica responsabile per tua delega per le nuove espansioni urbane, voterò contro ogni e qualsiasi atto amministrativo che permetta l’avvio delle procedure di insediamento del nuovo inceneritore se e fintanto che non sarà formalmente rigorosamente e pubblicamente risolto il nodo della sostenibilità ambientale del futuro inceneritore con esplicito riferimento ai quartieri già in essere.
Ciò mi ordina la mia coscienza e la mia responsabilità amministrativa diretta sulla materia.
Conto ovviamente e auspico vivamente che le notizie all’origine di questa mia posizione siano false e irresponsabilmente promulgate, ma mi permetto di dire fin d’ora che non sarà sufficiente una banale smentita.
Resto a tua disposizione e ti saluto cordialmente.
Silvano Bassetti

Questa lettera rispondeva a un obbligo che mi sentivo come assessore all’urbanistica: denunciare il modo avventurista con cui la Provincia e l’APPA riprendeva la questione dell’inquinamento dell’inceneritore definendolo minimo ma localizzandolo esattamente sui nuovi quartieri oltre via Resia. Non serviva rendere pubblica la lettera perchè ha subito sortito un effetto positivo: la giunta ha aperto formalmente la questione ponendo una sostanziale moratoria in attesa di ulteriori e definitivi chiarimenti. Dunque, per me la questione era ben posta e non serviva fare polemiche.
Dopo la pubblicazione ho evitato ogni dichiarazione aggiuntiva (ancorché insistentemente richiestami), perchè sull’argomento io sono perfettamente d’accordo con le decisioni già assunte dalla Giunta dopo la mia lettera.
Resta da dire che se i media trovano novità nella mia lettera, ciò significa che le precedenti decisioni della giunta non erano state comunicate e/o colte nella loro concreta novità e fermezza. E, soprattutto, resta da dire che i cittadini sono fortemente allarmati e chiedono chiarezza.

LUOGHI COMUNI

14 Maggio 2006

Comunismo

L’elezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della repubblica ha suscitato molte e diverse reazioni. A me ha provocato una sincera emozione per la qualità e la storia della persona. Qualcuno ha gridato all’egemenia comunista. Ma non credo che vedremo i cavalli cosacchi abbeverarsi alle fontane del Quirinale.

Cubismo

Qualsiasi nuova costruzione a Bolzano viene ricondotta alla nuova categoria estetico-criminale: il cubismo! L’ultima iscrizione nel libro nero è la nuova palestra delle Tambosi, come non esita a titolare l’Alto Adige. Peccato che si commettano 3 pasticci in un colpo solo: 1. si demonizza il cubismo (quello di Picasso e compagni); 2. si criminalizza il cubo (figura aurea della geometria); 3. si sputtana l’architettura contemporanea (sempre, comunque, a prescindere).

Palazzoni

Gli edifici contemporanei sono fatti di cemento (oltre che di molti altri materiali), ma le parole sono … pietre. Ecco allora che nelle cronache, nelle lettere ai giornali e nelle conversazioni ogni costruzione diventa una “colata di cemento”. Sarà. Ma che la palazzina prevista in via Palermo (e da me caparbiamente bocciata, in attesa di sentenza del Consiglio di Stato) sia definita nei titoli giornalistici “palazzone” è davvero troppo. In realtà sarebbe solo una “palazzina”.

Poeti

In poesia, se devo scegliere tra Pascoli e Carducci, io scelgo Leopardi. Ma nel panorama dell’architettura bolzanina non ho capito perché tutti si schierano a favore del Pascoli senza battere ciglio per il Carducci. Per chi non se ne fosse accorto il Carducci è già destinato a completa demolizione nell’universale silenzio. Eppure è una scuola italiana in cui sono passate alcune generazioni di bolzanini (luogo della memoria?); è un’architettura italiana di sicura qualità (valore architettonico?); è opera di Marcello Aquilina, un importante architetto italiano (identità culturale?) … e il nuovo progetto aumenta la cubatura (colata di cemento?) ed è di forme moderniste (cubismo?). Forse il difetto del Carducci é di non essere degli anni ’30?