Stiamo ormai entrando nel vivo della campagna elettorale. Le forze in campo si fronteggiano ormai a viso aperto. L’abbondante sfoggio di mezzi propagandistici fa nettamente prevalere il boato sulla parola, la provocazione sulla riflessione, la denuncia sulla proposta, ….. Eppure, oggi più che mai, chi ha davvero a cuore il futuro della città deve provare a parlare, riflettere, proporre …. ed io voglio provarci.
Che la situazione politica sia complicata e per certi versi persino confusa è innegabile. Attraversiamo una fase di transizione e di crisi che va interpretata e fronteggiata. Le elezioni di maggio hanno determinato la crisi di governo della città e una situazione di acuto conflitto. Benussi, che ha vinto il testa a testa con Salghetti per i fatidici sette voti, sfoggia vistosamente i suoi atteggiamenti da “sindaco in carica”, pur essendo stato mandato a casa dalla legge elettorale. Quelli del centrodestra dicono di aver vinto e denunciano il centrosinistra e la SVP che non li lasciati governare. Il centrosinistra ritiene di non aver perso, perché il centrodestra non aveva i numeri per governare. Ciascuno tira acqua al proprio mulino e nessuno vede che nel frattempo è finito il grano da macinare.
Abbiamo perso tutti e soprattutto ha perso la città che paga il prezzo di una crisi prolungata e di una infinita campagna elettorale. E la politica si avvita su se stessa, aumentando inesorabilmente quella “distanza” dai cittadini che è la ragione vera della crisi reale.
Tra meno di 40 giorni i cittadini dovranno scegliere, per la terza volta in meno di sei mesi. E questa volta lo faranno!
Io lavoro perché scelgano di stare dalla parte che io ritengo giusta. Io sto con Spagnolli e con il centrosinistra. Io sto con i DS. Sto da questa parte senza concedere nulla alla demonizzazione degli avversari, senza pensare che “dopo di noi il diluvio”, senza semplificare “che tutto il bene sta da una parte”, senza vantare che “noi governiamo bene perché l’abbiamo sempre fatto”, senza ritenere “che stiamo con la SVP perché ci conviene” e via semplificando.
Io penso di stare dalla parte giusta perché la complessità e la delicatezza di questa nostra città e della sua provincia autonoma, non concedono di scherzare con il fuoco della contrapposizione etnica, come purtroppo fa la destra in nome di una presunta difesa dell’italianità. Non concede alla politica le scorciatoie della strumentalizzazione del cosiddetto “disagio degli italiani”, magari alimentando le peggiori pulsioni xenofobe. E’ in questo quadro che lo schieramento di centrosinistra, pur con tutte le sue contraddizioni e le sue debolezze (non esclusa una pigra abitudine ad un potere “facile”, spesso risultante da processi di cooptazione da parte dell’SVP), rappresenta organicamente l’unico progetto possibile di ri-conciliazione etnica e di convivenza, dunque di armonico sviluppo.
La grande discriminante è rappresentata dal “nodo etnico”, ma su questo si innesta coerentemente la vocazione solidarista e riformista delle forze politiche che compongono il centrosinistra, in una competizione bi-polare con una destra che, nella migliore delle sue espressioni, è neo-liberista e conservatrice. In questa bi-polarità dello schieramento (tipicamente italiano) la SVP si inserisce oggi finalmente con una opzione di tipo programmatico, accettando per la prima volta di concordare preventivamente le sue alleanze per il governo della città. E’ questo il punto di svolta e la grande novità di questi mesi, peraltro assai travagliati. I nostri avversari ci contestano l’ennesimo atto di sudditanza, ma sanno di mentire agli elettori e persino a se stessi: si è svolta una seria e decisiva contesa politica in cui centrodestra e centrosinistra hanno fatto le loro offerte di alleanza al partito che rappresenta la maggioranza della popolazione tedesca. Noi abbiamo offerto la convergenza strategica, programmatica e preventiva, per costruire insieme il futuro della nostra città e, in prospettiva, della nostra terra. Loro, Benussi e il suo schieramento, hanno chiesto alla SVP una desistenza elettorale, per poi contrattare “a posteriori” una convergenza tattica, di puro potere e di spartizione etnica. C’è una bella e grande differenza, anche se ancora una volta i nostri avversari ci dipingono come subalterni. Alla faccia della subalternità!
Ma questo è solo l’inizio di un percorso, certamente positivo e innovativo, ma per nulla scontato nei suoi esiti possibili. Perché ci avviamo, nei prossimi anni, ad una prova ardua quanto quella superata dalle generazioni che ci hanno portato, passo dopo passo, allo statuto di autonomia. E ci andiamo con un centrosinistra eccessivamente frammentato (e di conseguenza abbondantemente disunito e persino litigioso), con una cultura politica troppo fragile, con un ceto politico piuttosto consumato, con una classe dirigente in crisi di rappresentatività, con strutture di organizzazione e di comunicazione politica sempre meno capaci di radicamento sociale, …
Di qui la necessità di una rigenerazione della politica attraverso una generosa disponibilità a lasciarsi mettere in discussione dai cittadini, attraverso una nuova attitudine all’ascolto, una nuova propensione a creare rete con le articolazioni sociali della comunità, una rinnovata capacità di progetto condiviso. Il problema è avere consapevolezza di questa autentica e straordinaria emergenza.
Ho trovato questa consapevolezza e questa voglia di innovazione nella sinistra di governo rappresentata dai DS. Non dico che lo sappiamo fare o che lo facciamo efficacemente, dico che ce n’è voglia autentica e riconoscibile applicazione, pur con gravi ritardi e grandi limiti.
Sono queste le motivazioni per cui, dopo aver accettato fino in fondo la “lezione di maggio”, siamo di nuovo qui a lottare! Non partiamo con la presunzione della “vittoria in tasca”: lasciamo questa illusione ai nostri avversari, accecati dalle facili adesioni degli opportunisti che saltano sul carro di Benussi. Sappiamo che la vittoria ce la dobbiamo conquistare e vogliamo farlo.
Abbiamo collaborato (non senza fatiche, anche mie personali) alla scelta del candidato sindaco. Eravamo consapevoli che non esiste il “sindaco perfetto”. Abbiamo individuato in Gigi Spagnolli il “miglior sindaco possibile”, quello che ha costruito il massimo di unità del nostro schieramento assai composito e che ci ha condotti alla convergenza con la SVP. E siamo contenti di questo nostro giovane concittadino, attorno al quale vogliamo costruire il consenso della maggioranza dei bolzanini.
Abbiamo collaborato attivamente e lealmente alla elaborazione “plurale” del programma di Spagnolli e oggi siamo fieri di quel programma che contiene la sintesi alta di un progetto di governo della città. Quel programma ci pare idoneo ad indirizzare la nuova fase politico verso l’elaborazione condivisa di un progetto di sviluppo che coniuga continuità ed innovazione, efficienza e solidarietà, equità sociale e sostenibilità ambientale. E su quel programma, che ha costruito unità nella coalizione, intendiamo costruire unità nella città.
Non c’è dunque spazio per i … mal di pancia, né per i “sottomarini”! Perché “C’è … un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare…” (Qoelet 3, 6-7)
Sta a ciascuno di noi (politici e militanti, ma soprattutto cittadini) dare fondo a tutte le risorse di responsabilità e di senso civico. Si tratta di mettere da parte remore e pregiudizi. E’ necessario puntare al bersaglio grosso: vincere le elezioni! E per farlo dobbiamo rimettere in gioco la capacità di interpretazione della realtà complessa di questa nostra “città da amare”, la voglia di pensare e progettare il suo futuro migliore possibile, la disponibilità ad un impegno di ascolto dei cittadini per essere con loro protagonisti …. Lo possiamo e lo dobbiamo fare ponendoci lealmente al fianco di Gigi Spagnolli, che nel confronto diretto con Benussi deve portarci alla vittoria elettorale. Ma non dobbiamo restare pigramente nella sua ombra, non passivamente in attesa, non opportunisticamente nascosti. Lui può vincere se ognuno di noi porta il suo contributo alla vittoria comune.
Io intendo contribuire da capolista al servizio dei DS (visto che la lista unitaria dell’Ulivo è rimasta nei sogni di molti). Metto a disposizione le mie competenze tecniche, maturate in trent’anni di libera professione, e l’esperienza amministrativa di un quinquennio all’assessorato all’urbanistica. Sono sicuro che molti condividono questo impegno e “faremo squadra”. Spero che moltissime persone saranno al nostro fianco nel lavoro di promozione del progetto, di costruzione di un consenso autenticamente consapevole e partecipato, di conquista della fiducia di molte persone.
L’obiettivo che propongo è quello di contribuire alla vittoria del centrosinistra e poi, dall’interno della futura giunta comunale, alla realizzazione di un progetto complessivo di governo della città improntato a politiche integrate e partecipate di armonia territoriale, di eccellenza ambientale e di equità sociale, espressamente orientate a rilanciare lo sviluppo economico della nostra città, in un quadro di evoluzione dell’autonomia e di crescita della democrazia. E’ un progetto che amo definire “qualità e sviluppo per Bolzano”.
Affinché questo progetto di governo della nostra città possa prendere corpo è necessario che il centrosinistra vinca il confronto elettorale e che Gigi Spagnolli riceva una forte legittimazione da parte della maggioranza dei cittadini. Ma non basta! Ritengo altrettanto indispensabile che l’esito elettorale garantisca, dentro la coalizione e proprio sul suo “fianco sinistro”, la formazione di una robusta squadra di autentici riformisti-innovatori, tanto nella nuova giunta quanto nel nuovo consiglio comunale. Io lavoro per costruire questa squadra con una forte base di consenso che ne garantisca il retroterra socio-culturale e, di conseguenza, una rappresentatività reale, una autentica capacità propositiva e il necessario potere contrattuale nella coalizione.
Abbiamo poco meno di quaranta giorni di tempo. E non ci saranno scuse per nessuno.