COSA FATTA CAPO HA
Mercoledì, 30 Novembre 2005
La giunta è fatta, con annesso organigramma delle principali cariche di nomina comunale negli enti funzionali. La parola passa al consiglio comunale che nella sua sovranità è chiamato a deliberare, a partire da questa sera, prima sull’organismo di presidenza, poi sulla relazione programmatica del sindaco, infine sulla giunta proposta dal sindaco.
Circa la composizione della giunta e dell’organigramma delle cariche rinvio (per ora) alle notizie pubblicate sui giornali di oggi che derivano da una comunicazione ufficiale diffusa dal sindaco nella tarda serata di ieri.
Evito di fornire dettagliata relazione sull’andamento della lunga e decisiva riunione di questa notte, per la quale rinvio alla lunga e dettagliata “narrazione” che Giudo M. (sotto la sua personale responsabilità) ci offre nel suo commento al post precedente. Mi limito invece ad alcuni primi giudizi globali sulla vicenda e sul suo esito, partendo dall’aureo principio di saggezza popolare per cui “cosa fatta, capo ha”. E’ dunque sulla “cosa fatta” che esprimo i primi giudizi personali.
1. La composizione della giunta rispecchia il risultato politico del voto del 6 novembre, rappresentando la coalizione e rispettando i “pesi relativi” delle sue singole e molteplici componenti.
2. L’equilibrio politico tra le aree di sensibilità costitutive della coalizione si esprime nella formula 1+5+5 = Sindaco + 5 centro + 5 sinistra, che, al di là di ogni altra sottigliezza politologica, sancisce un apprezzabile “principio di pari dignità” tra le due anime (convergenti ma diverse) che compongono la coalizione. L’equilibrio è stato confermato ed ulteriormente perfezionato attraverso l’organigramma delle cariche amministrative nei vari enti di competenza comunale.
3. Il grado di innovazione (programmaticamente enunciato in campagna elettorale) è riconoscibilmente espresso dalla presenza di 8 persone su 11 assolutamente nuove all’esperienza di giunta e dalla età media certamente bassa di sindaco e assessori.
4. Il vero grande deficit qualitativo della nuova giunta è la scarsità di donne presenti; 3 è la quota minima che il centrosinistra si era auto-imposto ed è troppo lontano da quel mitico 5 ripetutamente promesso.
5. La principale criticità di questa giunta è rappresentata dalla grande disarticolazione delle forze politiche che la esprimono e che ha costituito l’obiettivo handicap della trattativa obiettivamente complicata.
6. La disarticolazione politica impone un potente sforzo di superamento raggiungibile solo dalla massima collegialità della giunta e dal massimo sforzo soggettivo di ricomposizione delle forze politiche coalizzate.
In questo quadro e secondo l’aureo principio del realismo politico, il mio giudizio sulla giunta è sostanzialmente positivo. Mi pare la miglior giunta possibile alle condizioni date. Mi pare una giunta che può dare corso alla concreta realizzazione del programma di coalizione e che può, se lo spirito unitario la sorregge, dare impulso ad un progetto complessivo di rilancio qualitativo della città e di rigenerazione innovativa della politica, in rapporto più nuovo e più coinvolgente con la comunità urbana.
Ovviamente è un giudizio personale, “condito” di speranza e di sfida, come è nella mia cultura politica. Ed è contemporaneamente un auspicio e un augurio.
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Brevi note in margine
a. La rissa, il souk, il mercato delle vacche, il monopoli …
Si è detto tutto e di più sul clima e sul metodo della trattativa. Io l’ho vissuta tutta, da cima a fondo. Ne ho viste di cotte e di crude. Ho avuto momenti di autentica nausea. Ma non mi sono mai scandalizzato, né mai ho pensato che ero nel posto sbagliato, … Si trattava di dare un governo alla città sulla base di un risultato elettorale complesso che andava rispettato. C’erano 8 soggetti diversi (per ispirazione e per peso), tutti legittimati dal voto popolare, tutti seriamente impegnati ad interpretare la situazione secondo i propri criteri e valori … si trattava, si mediava, si cercava il punto di equilibrio. La famosa quadratura del cerchio! Alla fine l’abbiamo trovata, senza ammazzare nessuno, senza perdere i pezzi per strada, certamente rinunciando ciascuno ad un pezzettino della sua verità e delle sue aspettative. Sarà stato un processo complicato e persino volgare in qualche sua espressione, ma il risultato è stato raggiunto e tutti i partner ne sono usciti convinti di aver fatto tutto il meglio possibile. Tutti da Rifondazione all’UDC.
La democrazia è anche la fatica di questa imperfetta ricerca del bene comune.
b. Il sottogoverno e le prebende
C’è moralismo che gronda nel comune sentire di fronte alla politica in generale e soprattutto sulla questione del cosiddetto sottogoverno.
Voglio dire che, al di là del facile disprezzo, quel sottogoverno è l’amministrazione degli enti funzionali e di servizio del Comune (AE. SEAB, ECOCENTER; SASA, Mercati generali, ecc.).
Amministrarli è uno dei compiti primari del Comune. Amministrarli bene è un obiettivo qualificante. Nominare i suoi amministratori è un compito attribuito per legge al comune e ai suoi organi rappresentativi, dunque alla coalizione politica che per mandato popolare governa il comune (talvolta anche con rappresentanti dell’opposizione).
Orbene non è uno scandalo ma un obbligo elaborare l’organigramma delle cariche. E nelle trattative lo si è fatto subito dopo e in collegamento con le scelte per la composizione della giunta. Naturalmente rispecchiando ed equilibrando i gradi di rappresentatività delle varie componenti.
Se c’è un problema vero e passibile di seria critica ed eventualmente di scandalo, non è la spartizione delle cariche né il fatto che siano remunerate (secondo leggi ed ordinamenti), ma è il criterio di scelta delle persone a cui affidare quelle cariche. Che i criteri debbano essere di trasparenza e di competenza è la questione vera.
Come ho ripetutamente promesso, ritornerò sul tema con informazioni esaurenti e trasparenti.











