Considerato che il mio intervento nel dibattito sul programma è avvenuto a tarda sera davanti all’aula semivuota e in totale assenza di giornalisti, lo posto qui. Magari a qualcuno viene voglia di leggerlo e , forse, a qualche giornalista, di … riprenderlo. Anche se non è particolarmente piccante!
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(Consiglio Comunale del 6 dicembre 2005 - intervento di Silvano Bassetti)
Il Consiglio Comunale recentemente eletto è chiamato a pronunciarsi sulla relazione programmatica con cui il nuovo Sindaco propone gli “Indirizzi generali di governo” per il ciclo amministrativo che si apre. Non è un ciclo amministrativo qualsiasi. Esso si apre dopo 6 mesi di commissariamento del nostro Comune, resosi necessario per l’oggettiva impossibilità di governo della città dopo l’esito contraddittorio delle elezioni di maggio. Quelle elezioni hanno reso esplicita la divisione della città e della comunità locale, evidentemente espressa nelle differenze elettorali tra quartieri centrali e periferici, tra cittadini di lingua italiana e cittadini di lingua tedesca, tra partiti a forte caratterizzazione etnica e partiti a caratterizzazione programmatica, tra coalizione di centrosinistra e coalizione di centrodestra. Quelle elezioni e la fase commissariale che ne è seguita hanno azzerato un lungo ciclo di un quasi naturale (e forse troppo pigro) continuismo nel modello di sviluppo urbano e nello schema di governo. Le elezioni di novembre, certamente esposte ad un più alto tasso di drammatizzazione del confronto fino al rischio dello scontro, hanno costretto tutti (destra e sinistra, italiani e tedeschi, nazionalisti ed autonomisti, conservatori e riformisti) a misurarsi in campo aperto con il più alto livello di contraddizione del sistema politico locale, per di più in concomitanza con un impetuoso processo di trasformazioni socio-economiche (le modificazioni urbane e le mutazioni socio-culturali, l’invecchiamento della popolazione e l’emergenza di nuove povertà, l’esplicitazione di nuovi bisogni e la crisi economica…). Qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso. Di poco, di pochissimo, come per altro succede naturalmente nei sistemi bipolari. Chi ha vinto ha l’onere di misurarsi con la sfida di governare proprio quelle contraddizioni e quella crisi di sistema su cui si è giocato lo scontro elettorale.
E noi siamo qui per questo, con questa consapevolezza e con questa responsabilità. Siamo qui attorno al nostro Sindaco e al suo programma che diventa il nostro programma.
Dico subito che il documento del Sindaco Spagnolli mi appare come un vero e proprio “documento programmatico”, pienamente degno dell’importanza politica di questo evento istituzionale. Ne ha tutte le caratteristiche tipologiche: nella sua prima parte delinea le caratteristiche, i vincoli e le opportunità della nostra città in questa fase storica; nella seconda parte propone l’articolazione del programma amministrativo per le principali aree di intervento. Ma, soprattutto, ha le qualità proprie e i contenuti di un vero programma politico-amministrativo. E, lo dico subito esplicitamente, è secondo me un ottimo programma, impegnativo, responsabile, innovativo e, cioè, idoneo a profilare una linea di governo della nostra città in questa particolare fase storica.
Mi convince, in modo particolare, il coraggio di un’analisi, non superficiale e non retorica, che descrive la condizione problematica di una città uscita - dalla difficile contesa elettorale - divisa nelle sue basi materiali (la sofferenza dei cittadini più deboli e dei quartieri periferici), divisa nelle sue condizioni socio-culturali (il cosiddetto “disagio degli italiani” e, più in generale, la crisi identitaria che attanaglia i vari gruppi etno-culturali e la città nel suo rapporto con il territorio) e divisa nelle sue espressioni politiche (l’estrema polarizzazione tra i blocchi e la estrema frammentazione all’interno di ciascun blocco) .
E mi convince l’impegno forte a lavorare ad un progetto complessivo di ricomposizione e di riconciliazione, fondato sulla sfida per un nuovo modello di sviluppo urbano. Guai a chi, di fronte ad una città divisa, non si ponesse programmaticamente l’impegno di ricomposizione. Guai a chi, di fronte ad una città conflittuale, non si ponesse programmaticamente l’impegno di riconciliazione.
Ma ricomposizione e riconciliazione non si producono con gli appelli, i richiami morali e i buoni auspici: ricomposizione e riconciliazione si producono solo e necessariamente nel crogiuolo della costruzione di un nuovo modello di sviluppo urbano che si proponga di rimuovere le cause profonde della divisione e del conflitto.
E’ per questa ragione che del nuovo sviluppo urbano il documento individua i capisaldi programmatici nel rapporto organico tra la vitalità economica, l’equità sociale, l’armonia culturale e la sostenibilità ambientale. Ciascun aspetto è indispensabile in sé e nel rapporto con gli altri. Non può esserci efficacia nelle misure di equità se la città non ritrova la necessaria vitalità economica. Ma non è ammissibile una rivitalizzazione economica che faccia scempio dell’ecosistema. E tutto diventa impossibile, a Bolzano più che altrove, senza una comunità urbana capace di declinare concretamente un progetto sistematico di armonizzazione delle proprie diversità.
E’ per queste stesse ragioni che il documento programmatico fissa le condizioni imprescindibili di metodo operativo per il perseguimento di obiettivi di tale portata culturale, prima ancora che politica. Le condizioni di metodo operativo sono chiaramente esplicitate nel documento e si chiamano: pianificazione e partecipazione. Entrambe devono uscire dalla retorica politichese e diventare “buone pratiche di governo”, concrete e sistematiche, costanti e pervasive. La pianificazione come disegno esplicito e dichiarato del sistema concreto di approssimazione agli obiettivi programmatici e, dunque, strumento di efficienza, di trasparenza e di “democrazia dichiarativa”. La partecipazione come processo reale di costruzione e di valorizzazione del protagonismo civico, come procedura concreta di co-decisione e non solo di co-municazione e, dunque, come strumento efficace di “democrazia sostanziale”.
All’interno di questo quadro unitario di “obiettivi e strumenti strategici” vengono poi delineate, coerentemente e sinergicamente, le articolazioni operative del programma per i vari settori di intervento amministrativo. Evitando di disperdersi nelle solite elencazioni da “lista della spesa”, il documento individua - per ogni settore - alcuni obiettivi programmatici qualificanti. E’ qui che compaiono esplicitamente alcune “perle innovative” della filiera programmatica. Cito, a puro titolo esemplificativo, gli impegni per l’avanzamento di Ferroplan, per la sperimentazione di case in affitto destinate ai giovani, per l’uso metropolitano della ferrovia, per la realizzazione di 2 centri commerciali peri-urbani, …
Non mi dilungo ulteriormente sui singoli passaggi del documento. Desidero però ancora dire che dal documento emerge complessivamente “una vitalità nuova, una convergenza di propositi e un’alacrità di proposte da mettere in opera per i cittadini e con i cittadini. Non l’arcaico politichese degli apparati e neppure il distillato pseudo-modernista dei tecnocrati, ma il senso compiuto della polis, una comunità che è partecipe e senza la quale è diventato impossibile governare un mondo sempre più complesso e più variegato di interessi e di idee.”
Dunque il programma c’è. C’è l’abbozzo di un progetto di futuro armonico e pacificato, equo e solidale, vivace e sostenibile. C’è l’impegno per una forte evoluzione della democrazia sostanziale costruita attraverso la pianificazione integrata e la partecipazione attiva. Ci sono provvedimenti e interventi da effettuare per recuperare l’unità della città e della sua comunità plurale, nel solco di principi e di convinzioni morali condivise da tutta la Bolzano democratica, riformista e autonomista. E c’è la squadra che dovrà incarnare e attuare “al meglio” questo programma: una squadra in cui gli elementi di novità (7 su 11 sono nuovi!), di giovinezza (un’età media intorno ai 45 anni!) e di pluralismo politico-culturale (dall’SVP a RC) costituiscono una oggettiva garanzia di impegno generoso, di naturale innovazione e di necessaria collegialità.
Voglio quindi concludere dicendo che tutto ciò mi piace molto e mi convince in pieno. Sosterrò questo progetto, lo voterò e lavorerò per la sua migliore applicazione.