CUL DE SAC
Domenica, 29 Gennaio 2006
Savonarola continua con ottimismo (wm)
Siamo schiacciati in un cul de sac. Siamo chiusi nell’angolo da una SVP che, a vario titolo e a vari livelli, usa fino in fondo la sua forza elettorale e i suoi poteri istituzionali in una spirale di auto-potenziamento teso a rafforzare la sua unità interna, la sua egemonia politica e il suo insediamento sociale.
In questa linea si collocano, citando a caso, le scelte di caparbia separatezza dei gruppi (censimento etnico, proporzionale rigida, scuole divise, ecc.), di attivo protezionismo etnico (limiti all’ottenimento della residenza, rapporto residenza-voto, cariche apicali al solo gruppo tedesco, ecc.), di gestione centralistica e dirigistica dei poteri (contro il principio di sussidiarietà, contro la pratica della concertazione, … persino contro l’autonomia dei Comuni), di sistematico attacco ai ceti sociali più deboli (tassa sulla non autosufficienza, sussidio casa) … fino al recente intervento attivo a sostegno della petizione per l’autodeterminazione.
In condizioni “normali” si può leggere in tutto ciò la tipica dinamica di una forza politica che detiene la maggioranza assoluta e che punta alla sua perpetuazione. Dal punto di vista “politologico” è una dinamica naturale, se non fosse per l’anomalia sudtirolese che rende tale dinamica totalmente perversa e foriera di devastanti tensioni e conflitti. Infatti la SVP persegue questi obiettivi nel totale solipsismo della sua univoca autoreferenzialità mono-etnica, in una realtà che è invece incontestabilmente ed irreversibilmente multi-etnica. Questa anomalia può anche non piacere alla SVP, ma è da essa e dalla soluzione politico-istituzionale della autonomia speciale provinciale che la SVP ha tratto storicamente le condizioni di assoluto favore per poter essere forza politica maggioritaria e per poter esercitare amplissimi poteri istituzionali. Ma la formula autonomistica non concede né di fatto né di principio il solipsismo mono-etnico né alla SVP né a nessun altro.
L’autonomia provinciale, pur costituendosi come risposta alla giusta rivendicazione di diritti della “minoranza nazionale tedesca”, si è formata con l’avvallo internazionale come istituto di autogoverno territoriale nel pieno rispetto dei diritti di tutta la popolazione insediata e non solo della sua componente di lingua tedesca. O no?
Ma allora la SVP non ha alcuna legittimità, nemmeno in astratto, di rivendicare per sé e per il solo gruppo etnico che essa rappresenta diritti esclusivi (e poteri e privilegi) che ledano i diritti degli altri gruppi insediati. O no?
Anzi, l’SVP come forza egemone e rappresentativa del gruppo maggioritario ha il dovere etico e istituzionale di tutelare i diritti dei gruppi territorialmente minoritari e oggettivamente più svantaggiati. O no?
A meno che la SVP non punti lucidamente e spregiudicatamente allo scontro con il gruppo italiano. Il che sarebbe ferale, per lei e per tutti. Ma, se non è questo che vuole, deve abbandonare la linea oltranzista dell’autoreferenzialità mono-etnica perché da essa null’altro può venire che la crescita drammaticamente simmetrica delle pulsioni nazionaliste del gruppo etnico italiano, già ben rappresentato dalla destra politica che su quelle pulsioni accresce la sua forza di rappresentanza.
La diabolica simmetria dei nazionalismi produce irrimediabilmente una spirale di rivendicazioni contrapposte e di conflitti con possibili “derive balcaniche”. E’ questo che vogliamo?
In questa deriva della politica, in questo deserto di ideali, bisogna che le donne e gli uomini di buona volontà, che abitano la nostra terra, rompano il silenzio e facciano sentire la loro voce, costituendosi attivamente in “forza di interdizione” tra gli opposti nazionalismi.

Savonarola è un po’ risentito per quello che succede… (wm)



