Archivio di Febbraio 2006

PARLIAMO ANCORA DI OLTRISARCO

Martedì, 28 Febbraio 2006

Oltrisarco ritorna alla ribalta. Ahimè per le polveri. E non manca anche il … polverone!
Non aggiungo niente di mio e mi limito (per ora) a pubblicare due prese di posizione:
una interpellanza di Margheri e De Pascalis e un comunicato stampa di Concer.

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Al Signor Presidente del Consiglio Comunale
INTERPELLANZA
OGGETTO: situazione emissioni polveri a Oltrisarco

Premesso che
 nel giugno del 2003 le Acciaierie Valbruna, in accordo con un tavolo tecnico nel quale erano rappresentati Provincia, Comune, Acciaierie Valbruna, Sindacati e Consiglio di Circoscrizione, in base alle conclusioni elaborate dal Centro Sviluppo Materiali, iniziò la sperimentazione di un progetto strutturale per l’abbattimento delle polveri provenienti dal capannone del reparto scorie usufruendo a tale scopo anche di finanziamenti pubblici;
 nonostante la riduzione complessiva delle emissioni nei due anni successivi, il problema non si e’ mai completamente risolto e negli ultimi tempi si e’ anzi registrata la ripresa di pesanti emissioni polverose con conseguenti ricadute negative per gli abitanti del quartiere di Oltrisarco e per gli stessi lavoratori dell’Azienda;
 in relazione agli ultimi mesi vi sono una serie di precise e circostanziate segnalazioni dei cittadini di Via Nazario Sauro e altre strade non solo sulle emissioni polverose, ma anche su forti odori acidi provenienti dalle aziende della Zona produttiva;
 sempre nel 2004 si era deciso, in seguito all’indagine sanitaria svolta dal Prof. Maccacaro, di effettuare altre indagini sanitarie per verificare le ricadute sulla popolazione di Oltrisarco, in particolare sui bambini, delle emissioni polverose in termini di salute e possibili patologie derivate;

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Comunali, INTERPELLANO la Giunta Comunale per sapere se non intenda

1. avviare ispezioni da parte della polizia municipale nei confronti della aziende della zona industriale per verificare l’origine e la natura delle emissioni e, in particolare, se l’impianto di abbattimento delle polveri delle Acciaierie Valbruna abbia sempre funzionato come previsto dagli accordi sopracitati;
2. sollecitare agli Assessorati Provinciali Industria, Ambiente e Sanità e all’APPA il rispetto degli accordi finalizzati alla realizzazione di un completo sistema di monitoraggio ambientale e sanitario delle aziende della Zona Industriale;
3. concordare con la Provincia provvedimenti atti ad imporre a tutte le aziende Piani di Valutazione Impatto Ambientale in grado di eliminare emissioni dannose per la salute dei cittadini.
4. concordare con la Provincia l’effettuazione delle nuove indagini sanitarie.

Consiglieri Comunali DS: Guido Margheri e Mauro De Pascalis

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La situazione ad Oltrisarco è inquietante, gli abitanti del quartiere sono giustamente preoccupati e arrabbiati per i tassi d´inquinamento e per la puzza che ammorba la zona. Non è lavandosene le mani, o scaricando la responsabilità su altri che si risolve il problema, problema che oggi è prioritario per la nostra città. Il consiglio di quartiere dovrà svolgere un ruolo primario, innanzitutto di connessione tra abitanti e giunta, sperando che interessi altri e false priorità non abbiano il sopravvento. Controllare, monitorare e, se il caso, intervenire celermente, questo è necessario fare, questo giunta e consiglio devono impegnarsi a realizzare. Fuggendo innanzitutto dalla falsa e strumentale “alternativa” salute/lavoro: le lavoratrici ed i lavoratori sono esposti, come e di più di qualsiasi altro cittadino, a fumi e vapori nocivi e come ogni altro cittadino hanno diritto, innanzitutto, alla tutela della loro salute. La priorità, in questo caso, è quella di un lavoro dignitoso e sicuro, ad iniziare, lo ripetiamo, dalle condizioni ambientali, igieniche e di sicurezza del posto di lavoro. Riteniamo quindi prioritario, così come proposto dal nostro rappresentante in Consiglio di Circoscrizione, un tavolo di discussione, di approfondimento e di informazione che coinvolga i soggetti politici, sindacali, le associazione e i singoli cittadini/e.

Fausto Concer, Segreteria Rifondazione Comunista

PUC

Martedì, 28 Febbraio 2006

La vignetta di oggi di Savonarola si collega al dibattito (prime schermaglie?) sul nuovo PUC. wm

VOGLIAMO PARLARE DI GRIES, DI CANTINA SOCIALE, DI TUTELA DEGLI INSIEMI, DI PUC ?

Domenica, 26 Febbraio 2006

Ricevo da Claudio B. una serie di domande su Gries e sulla Cantina Sociale. Il tema è di grande attualità e, malgrado la sua particolarità, riveste un significativo carattere di esemplarità nel dibattito sulle trasformazioni urbane e sul futuro PUC. Per questo pubblico le sue domande e le mie risposte.
(magari anche i candidati del nostro collegio potrebbero avere qualcosa da dire!)

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salve, vorrei sapere
1) come e´ classificato il blocco di case intorno alla cantina vinicola gries?
2 )che notizie ha rispetto i progetti dello spostamento della cantina vinicola gries.
3) che modifiche sono previste nel nuovo puc per questa zona che immagino sia oggi produttiva? da produttiva a abitativa?
4) il suo punto di vista sul che destino dovrebbe avere quest’area
5) e´ possibile sognare la creazione di verde pubblico? o il cemento privato avrà il sopravvento?
6) qualcuno desidera sfruttare l´occasione per “ripensare” la piazza ?
7) come ci si può informare in merito alle modifiche del puc che bollono in pentola?
grazie per l’attenzione.
claudio b. (26.02.06)

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Rispondo “telegraficamente e problematicamente” seguendo i singoli punti.

1) Tutta l’area della Cantina Sociale di Gries, assieme alla più vasta area che la comprende, è definita dal PUC “zona A - centro storico” ed è classificata come “insieme da tutelare”.

2) La cantina ha deciso di spostare la sua sede in altro luogo (presumibilmente a S.Maurizio), ma non esiste ancora un vero progetto.

3) Il complesso edilizio della Cantina è compresa in una zona tipicamente residenziale e tale è destinata a restare in quanto “centro storico”.

4) Funzionalmente e giuridicamente, è giusto che l’attività vinicola si sposti in quanto urbanisticamente incompatibile con la residenza circostante; è di proprietà privata e dunque ha diritto a “capitalizzare” la sua rendita immobiliare; essendo sottoposta obbligatoriamente a “piano di recupero” può “riciclare” solo la cubatura già esistente, trasformandola in residenza; grazie al piano di recupero e alla tutela degli insiemi l’intervento dovrà essere di particolare qualità urbanistica ed architettonica e in quanto tale sarà giudicato.

5) Il sogno non è mai impossibile, ma è certamente improbabile: ci vorrebbero tanti tanti soldi (parecchi milioni di euro) per espropriare l’area per interesse pubblico! Dubito! Ma attraverso un rigoroso controllo del progetto si può ottenere una bella realizzazione residenziale con tanto verde anche a vantaggio della residenza circostante (N.B. tutta la città è fatta di “cemento privato”, ma non è automatico che esso “coli” in modo orribile e invadente. O no?)

6) Certamente, noi tutti dobbiamo sfruttare in positivo questa occasione di forte interesse privato per “regolarlo” secondo le leggi vigneti e “orientarlo” verso il massimo rispetto per l’interesse collettivo: io lavorerò in questa direzione.

7) Per la rielaborazione del PUC sto cominciando a lavorare e lo farò con il massimo di trasparenza-informazione-partecipazione. Più di così, per ora e in questa sede, non posso dire, ma mi farò sentire. Anzi, per cominciare, potrei pubblicare questo primo dialoghetto sul mio blog?

Silvano Bassetti
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(la pubblicazione è stata autorizzata da Claudio B.)

L’ACCORDO ELETTORALE

Venerdì, 24 Febbraio 2006

Considerato il dibattito che si è ampiamente sviluppato nel blog sulle prospettive elettorali e sugli accordi politici ad esse collegati, ritengo doveroso pubblicare integralmente il documento di accordo tra Unione SVP e PATT firmato il 21 febbraio dopo lunghe ed estenuanti trattative. Lo ricevo da Christian Tommasini, che ha presieduto la delegazione DS al tavolo delle trattative. Egli stesso scrive. “… è naturalmente il frutto di un lungo e laborioso percorso di mediazione con l’Svp ed anche fra le varie componenti dell’Unione.
E´importante rilevare che l´accordo, inizialmente previsto solo sul piano locale, si é allargato ad un ambito regionale. Questo ha reso il processo piú complicato, ma il frutto è senz’altro positivo.
Questo accordo prevede la costituzione di un tavolo politico subito dopo le elezioni per la riforma e l´adeguamento della nostra autonomia a quelle che sono le esigenze di una società in continua evoluzione e alle esigenze di tutti i gruppi linguistici ed di tutte/i le/i cittadine/i.
Abbiamo evitato di fare dei lunghi e puntigliosi elenchi di richieste per concentrarci sul riconoscimento reciproco delle problematiche sul tappeto. In questo senso anche la Svp ha dovuto rinunciare alla sua “lista della spesa” e convenire sulla necessità di aprire un processo di aggiornamento dell’autonomia sulla base di un accordo politico con le forze autenticamente democratiche ed autonomiste.
Inutile ricordare che in cinque anni la destra non ha fatto nulla, se non creare conflitti istituzionali che non solo non hanno portato a niente, ma anzi, hanno solo contribuito ad alzare il livello della tensione.
A noi spetta ora il compito di vincere queste elezioni per creare le condizioni e le possibilità per questo percorso di riforma, sia per quanto concerne la nostra terra che l´intero Paese.”

Documento di “Accordo tra i partiti dell’Unione, la SVP ed il PATT

La SVP, il PATT ed i partiti dell’Unione affrontano insieme le prossime elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 seguendo il comune obiettivo di rafforzare la rappresentanza autonomista nel parlamento.
Un futuro governo guidato da Romano Prodi, amico dell’autonomia, funge da garante per il percorso di riforma per il rafforzamento della nostra autonomia speciale.
Sono passati oltre trent’anni dalla riforma dello Statuto di Autonomia e quattordici dalla conclusione della vertenza che aveva opposto Italia e Austria sulla questione sudtirolese.
Nel corso di questo tempo sono intervenute riforme costituzionali, che non possono essere ignorate, proprio per la loro diretta influenza sull’attuale statuto speciale.
La costante ricerca d’equilibrio tra eguaglianze e differenze, tra tutela dei diritti individuali e salvaguardia delle caratteristiche linguistiche e culturali dei gruppi, costituisce il fondamento giuridico della convivenza.
Questo comporta un confronto sui contenuti dell’autonomia, considerandone lo sviluppo dinamico come un processo importante.
Questo processo può anche implicare un aggiornamento delle regole, salvaguardando comunque i principi fondamentali della tutela delle minoranze linguistiche tedesca e ladina.
Stabilizzate le garanzie di tutela per le minoranze, si possono allargare i margini dell’autogoverno, al fine di rendere partecipi allo sviluppo e alla gestione del territorio tutti i gruppi linguistici.
La nostra autonomia ha bisogno di fare un passo avanti e vedere la piena partecipazione dell’intera popolazione.
I partiti dell’Unione, la SVP e il PATT s’impegnano ad insediare all’indomani del voto per le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 un tavolo politico, aperto al contributo delle cittadine e dei cittadini, per arrivare a una proposta di aggiornamento dello Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, adeguandolo alle riforme costituzionali approvate e alla evoluzione culturale, di stili di vita ed al mutamento degli assetti economico sociali.
Nel caso della non conferma, per effetto del risultato del referendum popolare, della revisione della parte seconda della Costituzione, voluta dalla maggioranza di governo di centrodestra, si riconferma l’impegno a una modifica costituzionale tendente a garantire la formalizzazione del principio d’intesa tra Stato e Regioni e Province autonome, come condizione anche per le revisioni dei rispettivi statuti speciali, ritenendo che il nucleo intangibile della specialità è costituito dalle procedure paritetiche e dalle vicendevoli garanzie di cooperazione tra il livello statale e quello provinciale.
Senza pretesa di esaurire gli argomenti della riforma dello Statuto e senza scartare l’ipotesi che il rinnovamento della autonomia possa in parte realizzarsi anche da subito, con gli strumenti delle norme di attuazione e di legislazione provinciale ordinaria, si elencano alcune coordinate di principio entro le quali muoversi per l’azione di aggiornamento e di riforma della specialità del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

1. La riforma costituzionale del 2001 comporta la necessità di rivedere il rapporto tra Stato e Regioni e Province autonome.
L’art. 117, ridefinendo le competenze legislative, attribuisce alle Regioni e alle Province autonome una potestà legislativa e regolamentare generale-residuale, consente un’estensione nell’ambito della competenza legislativa e amministrativa dell’autonomia provinciale nelle materie attribuite alla potestà concorrente e di incrementare la potestà legislativa della Regione o, rispettivamente, delle Province.
Inoltre alle Regioni e alle Province autonome sono attribuite nuove competenze in materia di rapporti con Stati ed Enti esteri e in materia comunitaria.
Tutto questo comporta responsabilità sempre più ampie per l’autonomia del Trentino-AltoAdige/Südtirol, che obbligano a rivedere lo Statuto, anche con riferimento alle regole di governo e alle procedure di garanzia per le cittadine e i cittadini.

2. La riforma costituzionale del 2001, prevedendo la costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà, sia verticale tra i livelli istituzionali, sia orizzontale tra istituzioni e società, va attuata anche attraverso norme per la Regione, le Province e i Comuni in modo da favorire la partecipazione dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento d’attività di interesse generale.
Il nuovo art. 118 della Costituzione, prevedendo la competenza generale dei Comuni nell’esercizio delle funzioni amministrative, pur con le limitazioni previste dal 1°comma, attribuisce ai Comuni la potestà primaria di governo del territorio e presuppone che essi diventino tramite il Consiglio dell’Autonomia (Trento) e il Consiglio dei Comuni (Bolzano) attori e partecipi con le Province nell’elaborazione delle leggi e dei regolamenti provinciali nelle materie che li riguardano, attribuendo loro risorse adeguate per l’esercizio delle funzioni amministrative conferite, riconoscendo loro competenze regolamentari autonome in materia di organizzazione e svolgimento delle funzioni e, infine, prevedendo adeguate forme di garanzia per il rispetto del ruolo e delle competenze dei Comuni, tenendo anche conto della loro capacità amministrativa e gestionale.

3. Nell’ambito del cosiddetto sistema tripolare di governo, l’individuazione per la Regione di un ruolo per questioni d’interesse sovra-provinciali concordate tra le due Province che, nell’assoluto rispetto delle prerogative e delle funzioni delle due Province, che sono i soggetti costitutivi della Regione, sia concretamente operativo come fattore di cooperazione nell’ambito regionale.

4. Confermando gli elementi di garanzia presenti nell’attuale Statuto e avvertendo l’esigenza di muoversi in armonia con i principi dell’Unione Europea, si ritiene che debbano essere affrontati i seguenti aspetti:
a. Il bilinguismo e gli strumenti per attestarlo, avendo l’obiettivo di valorizzare la conoscenza sostanziale delle lingue.
b. Il ruolo della scuola e il rafforzamento dell’autonomia scolastica nella formazione del cittadino europeo. Questo obbiettivo va raggiunto nel rispetto dell’insegnamento in madrelingua come previsto dall’art. 19 dello Statuto e nel rafforzamento dell’autonomia scolastica e formativa.
c. Si conferma il principio della proporzionale: Tale strumento, previsto come misura positiva, ha riportato equilibrio nel sistema di distribuzione delle risorse, ma incontra anche difficoltà in alcuni settori e livelli di carriera. Il problema va affrontato avendo a cuore la giusta ripartizione delle risorse pubbliche, l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici, la stabilità del rapporto di lavoro, con l’obbiettivo di garantire la presenza di tutti i gruppi linguistici in tutti i livelli e avendo anche riguardo al merito.
d. Il diritto di voto dei nuovi residenti merita attenzione, salvaguardando le garanzie conquistate grazie allo Statuto di Autonomia con altri principi costituzionali e con l’ordinamento comunitario.

5. La SVP, il PATT ed i partiti dell’Unione concordano che l’autonomia è un bene condiviso che va a vantaggio delle cittadine e dei cittadini di tutti i gruppi linguistici. Essa andrà garantita, anche attraverso la salvaguardia del principio del finanziamento dell’autonomia come previsto dalla normativa vigente.
Per garantire uno sviluppo della nostra autonomia nel quadro europeo e adempiere agli impegni internazionali, occorre procedere celermente alla ratifica dei Protocolli attuativi della Convenzione delle Alpi e degli atti aggiuntivi della Convenzione di Madrid sulla cooperazione transfrontaliera.
Per quanto riguarda l’energia va salvaguardata la norma d’attuazione in vigore rispettando al contempo le normative comunitarie.
Per quanto riguarda le leggi elettorali per il parlamento nazionale i partiti dell’ Unione, la SVP e il PATT riconoscono in pieno la necessità del principio di garanzia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, nonché delle quote rosa e dell’espressione delle preferenze. Per quanto concerne la legge elettorale per il Parlamento Europeo è ferma volontà di garantire anche in futuro la rappresentanza della minoranza sudtirolese attraverso un collegio o una clausola preferenziale. Altresì va rivista la modalità di nomina degli assessori provinciali esterni al consiglio provinciale di Bolzano.
Sono infine da affrontare con norme d’attuazione le questioni ancora aperte che nel corso di quest’ ultima legislatura il governo di centro-destra non ha saputo o voluto risolvere.

LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL CENTRO-SINISTRA

Mercoledì, 22 Febbraio 2006

Riprendendo il tema del suo ultimo commento (in altro post) Savonarola mi manda la vignetta che pubblico. WM

TEMA D’ATTUALITA’: L’ACCORDO SVP-PRODI

Venerdì, 17 Febbraio 2006

La vignetta di Savonarola riprende e ribadisce giudizi critici con toni sempre più pessimistici… a mio giudizio forse troppo. WM

VOGLIAMO PARLARE DI OLTRISARCO ?

Domenica, 12 Febbraio 2006

Da molto tempo il BLOG parla di cose molto importanti, ma sempre e solo … d’altro! Altro rispetto a molte questioni che indubbiamente stanno a cuore a molti: ad esempio la condizione dei quartieri. Allora, senza togliere a nessuno il diritto di intervenire su Prodi e SVP, su Peterlini e Bressa, su petizione e autodeterminazione, su nomine e sottogoverno, su partiti e partito democratico, … io “posto” oggi le questioni di Oltrisarco, utilizzando un nutrito scambio di mails (…in parte già finite sull’Alto Adige).

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“LA SINISTRA PER OLTRISARCO” (comunicato stampa - 02.02.06)

Il Gruppo Consigliare “La Sinistra per Oltrisarco” costituito in seno al Consiglio di Quartiere Oltrisarco/Aslago e formato dai consiglieri S. Cimonetti, S. Falcomatà, G. Cavalli, intende intervenire sui più importanti e attuali aspetti che riguardano il quartiere e che sono il Piano di Attuazione Mignone/Rosenbach e il progetto di ristrutturazione della parrocchia S. Rosario.
Riguardo all’area Mignone/Rosenbach da pieno appoggio, così come Consiglio di Quartiere, alle posizioni assunte dal Comune e dall’Assessore Bassetti finalizzate a rendere esecutivo il Piano di Attuazione scaturito dalla convenzione stipulata fra Comune e Provincia. Sottolinea come l’arroganza e le posizioni imposte dalla Giunta Provinciale formalizzate con la delibera n° 4460, portino esclusivamente alla perdita di servizi necessari al quartiere, alla perdita di una grande area di verde pubblico e alla dilatazione dei tempi di esecuzione. Evidenzia il grave voltafaccia della G.P. rispetto agli impegni assunti con la popolazione e rimarcati, con incredibile meschinità, in più occasioni.
In merito al progetto relativo alla ristrutturazione dell’area della parrocchia S. Rosario presentato dal parroco e discusso nella riunione del Consiglio di Quartiere Oltrisarco/Aslago del 2.2.06 e alle esternazioni apparse in questi ultimi giorni sulla stampa, si precisa che è vero che il progetto “in quanto tale” è sembrato ben fatto ed è piaciuto al Consiglio ma è anche vero che alcuni consiglieri hanno espresso dubbi, avanzato riserve e posto l’attenzione su importanti aspetti e fattori quali:
1. accortezza a non creare doppioni con le strutture già in programma nel Piano di Attuazione area Mignone/Rosenbach;
2. onerosità del finanziamento pubblico richiesto, circa 7 milioni di euro;
3. attenta valutazione della suddivisione degli eventuali finanziamenti per opere di uso:
a) esclusivamente ecclesiastico e destinate al culto quali la chiesa e la sagrestia;
b) esclusivamente privato come la canonica;
c) a carattere sociale - ludico/sportivo - culturale e associativo;
4. necessità di stilare, prima del progetto esecutivo, una precisa convenzione sull’uso e utilizzo di queste ultime (punto “c”) da parte del quartiere e delle associazioni precisandone le condizioni;
5. riguardo al posteggio interrato sono sorte alcune perplessità in merito alla destinazione, utilizzo e gestione.
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Salvatore Falcomatà (04.02.06)
Vorrei intervenire per dire alcune cose in merito all’ articolo sulla riunione in circoscrizione a Oltrisarco e precisamente nel merito del progetto presentato dal parroco e sul suo finanziamento. Vero si che al consiglio è stato presentato tale progetto e sono uscite tali cifre ma è anche vero che alcuni consiglieri tra cui io, abbiamo posto alcuni dubbi e precisamente non creare doppioni con le strutture già in programma nel Piano Urbanistico Comunale area Rosembach (centro anziani e giovani e spazi ricreativi, inoltre sempre da me è uscito il dubbio da dove venissero presi finanziamenti per fare una struttura privata che resterà privata, come mai lo Stato non fa pagare l’ Ici alla chiesa, come mai si deve finanziare associazioni giovanili che prendono già contributi per lo sport, per il tempo libero e per i giovani, Siccome ho notato che c’è la rincorsa a accontentare la curia e tutto il clero, allora io rivendico ugualmente se si farà come dice il parroco questo progetto a fondi perduti per la comunità, una casa per il popolo dove si possa fare le feste, incontri riunioni di sinistra , poiché sempre più gli spazi sono chiusi ai giovani e agli anziani che non sono schierati od organizzati ..
Infine ricordo che se la circoscrizione ha una maggioranza e vuole mantenerla deve discutere unitariamente e non rilasciare dichiarazioni che non sono state mai concordate.

Salvatore Falcomatà (08.02.06)
Caro Silvano, so che sei cattolico, ma so bene sei anche molto attento alle cose pubbliche,
per cui vorrei sapere cosa pensi di questo documento, che metterei in discussione tra i compagni, per arrivare a fare un dibattito pubblico,
visto che gli schieramenti hanno già fatto pressioni sulla opinione pubblica e si sta scatenando una guerra di posizione. Un abbraccio.

Silvano Bassetti (09.02.06)
Caro Salvatore, rispondo a te e a tutti i compagni coinvolti a vario titolo, proponendo le mie considerazioni sulle questioni poste da te e da Silvio.
PARROCCHIA
Ho seguito fin dall’inizio l’iniziativa della parrocchia. Tutto è cominciato 2 anni orsono, nel modo “classico”: parroco e progettisti in caccia di “padrini politici” e di promesse finanziarie (tipicamente pre-elettorali!). Io ho intercettato l’operazione e ho chiesto traspoarenza e chiarezza politica. Ho posto questi paletti: 1. se è una normale iniziativa parrocchiale, cerchino pure i loro padrini, ma sappiano che il finanziamento può arrivare solo dal “fondo speciale del sindaco” (!) per le elargizioni alle parrocchie che è esiguo e che viene spartito un po’ qua e un po’ là tra tutte le strutture ecclesiastiche bolzanine; 2. se invece il progetto si pone obiettivi riconoscibili di rinforzare le strutture di servizio socio-culturale-ricreativo per il quartiere, allora se ne deve parlare apertamente e tutti assieme, si devono individuare le esigenze del quartiere, si devono formulare programmi secondo l’interesse pubblico individuando chiare priorità, si devono formulare precise “convenzioni d’uso pubblico” e, solo a quel punto, possono essere individuati percorsi trasparenti di finanziamento pubblico.
Di fronte a queste mie precisazioni la Parrocchia ha smesso di andare alla questua dai singoli politici e ha accettato da me la sfida di offrire il suo progetto al laboratorio partecipativo di OHA! E così è stato: il progetto si è evoluto, si è migliorato, sono state esplicitate le funzioni di interesse collettivo, ecc. e, in questa forma, è entrato nella “collana” dei progetti di riqualificazione riconosciuti da OHA!, assieme a tutti gli altri progetti che tutti conosciamo e che sono tutti, purtroppo, lì inchiodati al palo!!!
Nel frattempo non è stato fatto nessun passo istituzionale: nessun passaggio in Giunta, nessuna ipotesi di finanziamento, nessuna posta di bilancio, nessun accordo sitituzionale, nessun accordo politico. Il progetto è e resta uno dei progetti di OHA!, come tutti gli altri da discutere! Certamente l’attivismo della parrocchia e dei suoi consulenti professionali (un importante studio professionale di Rovereto che lavora per la parrocchia a titolo volontario) tiene caldo il progetto, più di ogni altro di OHA! che purtroppo è rimasto “orfano”. Due iniziative lo stanno ulteriormente “riscaldando”: 1. il patrocinio esplicito e militante di Barborini che lo ha messo all’odg del Consiglio di Circoscrizione (perchè non mette all’odg anche gli altri progetti di OHA! ?); 2. la decisione della parrocchia di presentare il progetto (in forma di progetto preliminare di massima) all’esame della Commissione edilizia per un parere preventivo sulla sua legittimità urbanistica e sulla sua regolarità edilizia (la cosa non è ancora avvenuta, ma è imminente e del tutto legittima: io lo esaminerò con attenzione e con serenità, come merita ogni progetto serio!). Poi, cosa succederà? Non lo so, ma a forza di passaggi formali, un po’ alla volta il progetto aumenta il suo credito e la sua forza. Servono pertanto iniziative di seria valutazione nel merito, perchè non ottenga progressivamente delle validazioni automatiche ed ambigue, a cui è poi impossibile porre riparo.
Veniamo al merito.
Io il progetto l’ho visto, nelle sue varie fasi di evoluzione, dunque lo conosco bene. Il progetto è ben fatto e molto serio, ambizioso e certamente accattivante! In sè non contiene interventi tipicamente ed esclusivamente parrocchiali (nessun intervento su chiesa e canonica, tanto per essere chiari). Contiene certamente funzioni e strutture di esplicita finalizzazione socio-culturale e ricreativa verso la popolazione del quartiere: servizi per giovani e anziani, ma soprattutto propone la ristrutturazione e la rimessa in funzione della sala dell’ex cinema teatro, che costituisce un’offerta importante per il quartiere. Contiene infine alcune strutture che sono evidentemente rivolte ad iniziative assistenzial-formative notoriamente gestite da associazioni riconducibili a CL e alla CdO, in rapporto con la Provincia. Dunque la discriminante non è sulle attrezzature, ma sulla loro finalità, sulla loro gestione e sulla loro disponibilità al quartiere.
Si prospetta dunque un’iniziativa di ampio respiro, non priva di ambiguità, ma certamente ricca di proposte interessanti. Mi spiego, senza ipocrisie e con totale chiarezza: se quel progetto fosse proposto direttamente dal Comune (su terreno proprio e con finanziamenti pubblici), il quartiere e tutti noi lo considereremo un grande progetto strategico per Oltrisarco e faremmo salti di gioia! Ma il Comune non potrà mai fare una cosa del genere, perchè non ne possiede le risorse necessarie. Dunque lo propone la parrocchia, su terreno suo e con soldi che dovranno a vario titolo arrivare da vari enti compreso il Comune (in parte). Basta questo per dire che il progetto sarebbe buono ma che l’operazione fa schifo? Assolutamente no! Bisogna lavorare per le cose buone e utili del progetto e, al tempo stesso, presidiare l’interesse pubblico con il controllo sugli impegni finanziari pubblici che devono essere ancorati a convenzioni sull’uso delle strutture eventualmente finanziate. E questo mi pare possibile e utile, se ci impegnamo nella maniera giusta. O no? Da questo punto di vista i paletti posti nel documento di Cimonetti mi sembrano per ora già sufficientemente chiari e precisi.
MIGNONE
Bocce ferme, per ora. Abbiamo vinto con la “pregiudiziale giuridica”. La Giunta Provinciale non ha nessun potere di cambiare il piano di attuazione (e la convenzione) e, dunque, se l’è messa via! Ma adesso torna alla carica: dichiara di volere un compromesso con il Comune. Gira voce che il compromesso che ci vorrebbero proporre è: resta in piedi la Claudiana, ma non si fa l’asilo e la materna sulla testa del parco (per non disturbare la cooperativa del KVW?), trovando spazio anche per queste funzioni dentro o vicino alla Claudiana. Questo compromesso fa schifo e io lo dichiaro fin d’ora inaccettabile. Comunque non ci hanno ancora contattati (almeno io non ne so nulla!). Resta per noi la grande garanzia che la eventuale variante al piano di attuazione non è competenza nè della giunta provinciale nè della giunta comunale: il potere è del Consiglio Comunale e lì è chiaro che una eventuale variante, che non ci piace, non passa! O no? A meno che, come dichiara Minniti e il volantino di AN, non sia la destra a fare il pateracchio con la Provincia e la SVP, per la salvaguardia di un edificio di “memoria italiana”. Sic! Vigilate gente, vigilate!

Giuliano Gobbetti (10.02.06)
Medito da tempo di intervenire per proporre o rilanciare “due o tre questioni” che mi stanno a cuore ma il susseguirri di diverse vicende che, almeno mi pare, hanno assorbito fino in fondo interessi e passioni dei “politici militanti” mi hanno suggerito di attendere momenti meno
“chiassosi”. Ma oramai non ce la faccio più e, a rischio di sembrare inattuale e terra a terra, cerco di distrarre l’intersse da grandi temi quali l’autonomia, il disagio, le nomine e petizioni varie per riportarlo sulle nostre strade. Già, perchè una frase, nella risposta di Silvano mi allarma: leggo che OHA sarebbe “rimasto orfano” ! Eppure qui c’è ancora parecchia gente che aspetta l’assestamento della “nuova Giunta” per veder riprendere il discorso, per vedere se il Sindaco darà seguito coerente alla dichiarazione in campagna elettorale “OHA lo sposo in pieno”, per vedere quando e come gli approdi teorici di OHA cominciano a trovare soluzioni (pur timide). E’ tempo di agire, di uscire allo scoperto almeno su alcune grosse questioni che vengono continuamente evocate dai fatti. In sintesi:
La questione traffico: (è il caso di ricordare che il tunnel di S. Giacomo è terminato e funzionante da “qualche giorno? E che la centralina di Oltrisarco oggi segna 101 contro gi 80 di piazza Adriano e che le presenze vigili sono quiasi scomparse e che… via dicendo;
La questione (strettamente connessa) di riqualificazione della via Claudia Augusta;
La questione Mignone con le ultime vicende ma anche con il sospeso del centro giovanile e annessi e connessi (e in questo ci vedo recuperato il progetto della parrocchia nei termini già delineati che condivido in toto);
La questione della salute dell’aria a cominciare dalla conca campo CONI per finire alla zona industriale e ai monitoraggi mai andatia avanti.
Qui mi fermo con la consapevolezza che altro potrebbe venire fuori ma non ha senso organizzare il barbeque con troppa carne, su queste emergenze, però, ho già avuto diverse sollecitazioni da parte di chi sollecita la “ricostruzione” di comitati vari che, confesso, non mi piacciono più che tanto anche perché rappresenterebbero la sconfitta di OHA come luogo di dialogo e di partecipazione. Certo che in assenza di interlocutori … si fa di necessità virtù.
Spero venga individuato un tempo e un luogo per dare organicità e pragmaticità alla discussione. Rimango disponibile.

Silvano Bassetti (11.02.06)
Caro Giuliano, hai ragione, torniamo sulle nostre strade. Non è che le questioni politiche
più generali siano un “diversivo”, ma certamente coprono tutto il resto e rischiano concretamente di soffocarli. Ciò significa che è urgente porre contemporaneamente anche i problemi “bassi”, cioè quelli che poni tu per Oltrisarco e altri per i rispettivi quartieri. Ed è indispensabile e perfino giusto che siano posti “dal basso”. Confermo che purtroppo “il Progetto OHA è rimasto orfano” e aggiungo “anche con pochi fratelli”. Intendo dire che tra i politici nessuno gli è padre o madre e che nel quartiere non mi pare che gli orfani si diano troppa pena … Recentemente a Matteo Robiglio che mi chiedeva conto (solo lui) delle mie intenzioni su OHA, ho risposto che “sono pronto a rilanciare OHA o cose simili solo sotto la pressione dal basso che le rivendica!”. Non vorrei eccedere in pessimismo paradossale, ma
comincio a pensare che, come la democrazia, anche la partecipazione non può essere “imposta dall’alto e con la forza”. Perciò non mi turba l’idea che nascano comitati che rivendicano il rilancio di OHA, l’Avanzamento dei suoi processi, la realizzazione dei suoi progetti … anzi, credo sia l’unica possibilità. La tua sensibilità e il tuo radicamento nel quartiere mi fanno ben sperare. Ciao.
(perchè non mettiamo queste cose sul blog per “sparigliare” rispetto al
forsennato monotematismo generalista-elettoralista? dammi un OK e io
pubblico già queste prime battute)

Salvatore Falcomatà (11.02.06)
Cari Silvano e caro Giuliano, intervengo nel merito del dibattito aperto, da Voi sui temi del
quartiere Oltrisarco-Aslago, voglio premettere che non sono certo io quello che difende a spada tratta le proprie idee, sono sempre disponibile a fare una chiacchierata a più persone nella sede della circoscrizione (proponiamo una data) saltando le istituzioni esistenti, per un
momento, visto che la Presidenza sta facendo quello che vuole e non concorda con nessuno gli obiettivi e gli ordini del giorno della Circoscrizione: mettiamo assieme un gruppo di amici /o compagni disposti a discutere sul progetto Oha, e le sue ricadute, che ricerchino anche il perché ci sia questa disaffezione alla partecipazione e al dibattito nel nostro quartiere e cronico. Chi mi conosce sa che dal 74 partecipai al Collettivo di quartiere con illustri partecipanti,ritengo che per sollevare la discussione serva uno spirito unitario, disponibilità di tempo e lasciar fuori le polemiche.
C’è in giro un’ area di delega agli addetti ai lavorii o ai partiti che spesso è la stessa cosa, che rischia di mortificare la discussione. Pertanto nel ri-prendere quei discorsi che faceva Giuliano Godetti, che condivido, vorrei portare avanti assieme a lui e a tutti quelli che hanno a cuore il nostro quartiere:
-sul Piano Mignone-Rosembach,
-sulla viabilità ,
-sulle polveri della zona industriale,
-gli anziani
-e i servizi per la persona
-aggiungo la problematica della vicinanza con Maso della Pieve, con la
-ultimazione delle sue strutture (campi ciclabile,giochi e verde)
-e i rispettivi problemi (viabilità, progettazione comune da fare tra
Laives e Bolzano, mancanza di servizi ect:
Infine ripropongo la tematica giovanile (sono in contatto con una decina ragazzi che vogliono utilizzare la ex Anas, per fare musica e un centro giovanile) e non stare sotto le ali del parroco. Non voglio fare l’anticlericale, per forza, ma ricordiamo che c’è anche un polo laico e per me la chiesa non deve fare come l’eminenza Riuni, che interviene su tutto. Ricordo che si devono dare al quartiere altre deleghe per arricchire il decentramento e parlare di democrazia
partecipata oltre che di bilancio partecipato. Saluto e ringrazio.

Guido Margheri (11.02.06)
Carissimi, durante la settimana uso il computer in ufficio e quindi vedo solo adesso quello che avete discusso. Mi limito a dire che ho molti dubbi sulle cose che leggo. A me sembra che la situazione vada vista in modo da poter rispondere ai problemi di Oltrisarco. Sul traffico e l’inquinamento avevo già intenzione giovedi alla prrima riunione della Commissione consiliare di porre il problema e di farne anche una cosa pubblica. Sulla questione Mignone occorre non solo vincere anche il secondo round, ma riuscire a proseguire lungo la strada tracciata dal Piano di Attuazione attuale. Su Maso della pieve occorre che la Giunta e la maggioranza decidano di proseguire lungo il progetto esistente sulla base della sollecitazione che Silvio ha già fatto approvare all’unanimità in sede di Consiglio di Circoscrizione. Poi c’è da riprendere la questione dell’Asilo della Dante Alighieri in relazione al passaggio al Comune e alla conseguente messa a disposizione di una parte del Giardino al quartiere. Poi in base al compromesso raggiunto in Consiglio Comunale nello scorso ciclo amministrativo occorre riprendere il lavoro sulle politiche giovanili. La vicenda del progetto relativo alle aree della Parrocchia mi sembrava già risolta nell’ambito di OHA, sia per quanto riguardava la necessaria apertura degli spazi e delle strutture ad una gestione pubblica e comune sia per quanto riguarda la necessità di un approfondimento sui diversi pezzi e le loro finalità, parcheggio compreso. Si sta andando in quella direzione, anzi come dice Silvano mi sembra che il problema sia che nulla si muove! Che cosa è cambiato da allora ? Quali sarebbero i rischi dell’operazione? se dovesse diventare un gigantesco regalo ad un privato saremmo sempre in tempo a fermarlo in qualsiasi momento perchè anche Don Gigi sa che il rapporto con il Comune tiene fino a che si rispettano gli accordi. Siamo noi, scusate Giuliano e Salvatore, che con le polemiche gli stiamo dando una mano a divenire vittime di uno scontro ideologico d’antan !! Dove sono le sovrapposizioni di cui continuate a parlare ? La sala polifunzionale ? L’apertura degli spazi verdi ? Le strutture per le associazioni ? Gli spazi sportivi ? Il parcheggio (che gestito bene è l’unico modo per fare le ciclabili) ? Può dispiacere, ma parliamoci chiaro. Non c’è un polo di servizi analogo in nessun’altra parte del quartiere e le sovrapposizioni sono governabili virtuosamente perchè riguardano solo la questione dei giovani.. Non credo che il Comune possa acquistare alcunchè e quindi mi porrei il problema di non perdere l’occasione ponendo tutte le questioni che ci sono anche nel documento dei consiglieri di sinistra della circoscrizione e diventando protagonisti della progettazione. Altrimenti il risultato sarà che qualcosa si farà ugualmente, ma ridimensionato, non pubblico e gestito da altri. Certo in OHA c’erano anche altre cose e si dovrà riporle all’attenzione del Consiglio di Circoscrizione e non solo, ma insomma mi sembra che il nucleo fondamentale sia legato al procedere delle cose che qui schematicamente ho elencato. Scusatemi, ma io la vedo così anche perchè agli occhi dei cittadini se non si cominciano a muovere concretamente alcune cose anche piccole (vedi passaggio pe l’Asilo oppure sistemazione Parco Mignone) sembra che parliamo di cose incomprensibili. Lunedì al gruppo ds presenterò anche una proposta che mi è venuta in mente discutendo con alcuni cittadini per riprendere in mo che abbia un senso il progetto OHA e po se sarà valida la porteremo all’attenzione di Sindaco, maggioranza e Giunta. Magari ci vediamo una sera tra di noi per parlarne prima.

Giuliano Gobbetti (11.02.06)
Caro Silvano, nessun problema a collocare nel Blog e a far circolare queste cose. Avevo
già in mente di mio, ma fai pure. C’è un’altra questione che vorrei sollevare nel Blog non appena riesco a sintetizzarla in un numero decente e leggibile di righe e riguarda “l’indecente” questione del polo bibliotecario. Confido nella pausa di fine settimana. Ciao e buon lavoro.
(P.S. Mi stuzzica assai anche un serio discorso sul Partito Democratico ma, come sempre, non riesco a individuare l’Agorà dove passare le sere a “conversare” di ciò).

Salvatore Falcomatà (11.02.06)
Caro Guido, io non sono della compagnia delle opere, informati su cosa stanno facendo in giro e cosa ha fatto ad Appiano, a Merano ect, la curia sta richiedendo soldi anche a S.Giacomo., nonostante ci siano strutture comunali vuole rifinanziare le sue attività per cui non accetto che si spendano dei soldi pubblici per finanziare la parrocchia,l’ oratorio e il cinema, ricevano già finanziamento per anziani, per giovani ,per campeggi per ristrutturare la chiesa, cosa vogliano ancora fare un centro giovanile.
Mi dispiace questo lo farà il Vaticano, ma se lo fa il Comune di Bolzano passerà sul mio cadavere.
Tutti i soldi che hanno risparmiato sull’ Ici, li possono dirottare là.
Ma se facciamo una cosa coi soldi pubblici non solo voglio la convenzione ma la proprietà o garanzie su 50anni° almeno, che potrò usare le strutture private della parrocchia. Che facciano una colletta tra i loro adepti.
Mi dispiace che sul progetto Oha si parlasse di questo ma ti ricordo che si possono anche fare passi indietro. Specialmente in momenti di carestia come questi, la collettività ha gia finanziato per la chiesa circa 800 milioni, se questi illustrissimi invece di mettere portoni di bronzo mettevano il riscaldamento era meglio. Pertanto sono pronto a rivedere e ridiscutere il progetto ma non voglio doppioni.Prima il Rosembach-Mignone,poi finiamo le strutture che Maso D. Pieve ha da ultimare e poi se avanzano soldi vediamo, per il cinema. Ma non dire che se no vanno ad altri quartieri.
Sono disposta a fare una riunione di coalizione fuori dal consiglio con tutti voi, parlandoci liberamente.
Infine sono anch’io d’accordo a discuterne, ma si devono stabilire che le regole valgano per tutti , il presidente porta il parroco in consiglio di quartiere senza averci interpellato, presenta un progetto e io devo accoglierlo.
Ho tolto la mia fiducia Barborini per me è sfiduciato, la Margherita ha rotto i c……Basta ma cosa vuole ancora? Mi dispiace Rifondazione non ci sta e richiede di avere la casa del popolo, sono pronto a fare un referendum, basta chiedere i voti alla chiesa, che si li tenga , faccio senza.
Rispetto la tua idea ma non la condivido.

ATTUALITA’: ANCORA SULLA CANDIDATURA PETERLINI

Giovedì, 9 Febbraio 2006

Savonarola rimane sulla spinosa questione della candidatura di Peterlini nel collegio senatoriale Bolzano-Bassa Atesina. WM

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA

Sabato, 4 Febbraio 2006

Paolo Valente pone oggi sull’Alto Adige tre interrogativi di fondo, preliminari e distintivi rispetto alla polemica sulla petizione dei sindaci e ai conseguenti effetti sul dibattito politico generale (di cui ci sono ampie e controverse tracce in questo blog).

Stralcio testualmente le tre domande.

1.
la convivenza di culture diverse (tedesca, italiana, ladina) su uno stesso territorio (l’Alto Adige) è un valore o un disvalore? E’ una risorsa o un problema? E’ un arricchimento per tutti o un intollerabile ferita alla purezza etnica?
2.
l’Alto Adige (o Sudtirolo) è una terra dalla vocazione plurilingue oppure la situazione attuale è solo un’aberrazione della storia cui porre rimedio appena se ne presenti l’occasione?
3.
E’ importante sapere se il tale partito, la tale associazione, il tale personaggio stanno lavorando per una terra multilingue, in cui ogni gruppo si possa sentire a casa, oppure se stanno operando per una progressiva epurazione di tutto ciò che è diverso e per un ritorno ad un passato che in realtà non è mai esistito.

Per quanto mi riguarda rispondo senza se e senza ma.

1.
La compresenza e la convivenza di più culture (intendo culture antropologiche e, senza falsi pudori, culture etniche storicamente determinate, vecchie e nuove, quelle pure e quelle miste, quelle autoctone e quelle migranti) è un valore, è una risorsa. È un arricchimento per tutti. Anche e soprattutto quando queste culture “devono”, per destino storico, condividere il medesimo territorio.
2.
L’Alto Adige Südtirol è l’esito di una vicenda storica complessa (anche aberrante, in quanto risultato di eventi bellici) ma è oggi una realtà geo-politica, territoriale e antropologica, consolidata nella sua peculiarità multi-culturale e pluri-lingue, riconosciuta e armonizzata a livello istituzionale in una formula autonomistica costituzionalmente garantita. In quanto tale non è un’aberrazione a cui porre rimedio, bensì è una realtà da governare per il massimo dispiegamento delle sue enormi potenzialità positive.
3.
Il sistema politico e istituzionale locale non ha corrisposto a sufficienza a queste prospettive di dispiegamento positivo del modello di convivenza potenzialmente insito nel modello della “autonomia territoriale”. Ne ha gestito prevalentemente gli elementi di garanzia, aridamente proporzionalista; ne ha coltivato le condizioni di equilibrio statico; ne ha stabilizzato i fattori di distinzione tra i gruppi; ne ha privilegiato i fattori di vantaggio economico. E, simmetricamente, ha compresso le possibili e necessarie dinamiche di sviluppo culturale verso una nuova e originale “identità plurale” della comunità locale. Ne è sortita una autonomia dimezzata, figlia di un pensiero debole e di una convivenza fredda, in cui continuano a fermentare i veleni etnici.

Dunque considero la multiculturalità una risorsa; considero la questione sudtirolese un problema risolvibile attraverso l’autonomia; considero imperfetta e distorta l’autonomia fin qui realizzata.

In questo quadro provo sentimenti, esprimo ragionamenti, tento azioni politiche, come so e come posso. E in questo quadro ho patito la petizione, ci ho ragionato e ho tentato azione politica. Da sudtirolese italiano quale sono. Perché, che ci piaccia o no, oggi nella questione sudtirolese è aperta anche una specifica “questione degli italiani” che nessuno può permettersi di liquidare come tema di destra o come mero fumo mediatico. Anzi, la considero questione centrale dell’autonomia, tema di sinistra, questione di democrazia.

Non posso dilungarmi, ma richiamo solo alcune delle parole pronunciate da Giorgio Pasquali nelle conclusioni ad un recente convegno delle ACLI. Sono parole che ho già pubblicato nel post IL “MINORE VANTAGGIO” del 13.01.06, a cui rinvio per il testo integrale e che (stranamente?!) è rimasto con zero commenti in questo blog tanto animato su questi temi. Richiamo quelle parole perché ritengo Giorgio Pasquali uno dei padri nobili della nostra autonomia e perché le condivido fino in fondo.

“Oggi l’Autonomia deve farsi carico dei nuovi squilibri e delle nuove disuguaglianze, come si fece carico degli squilibri e delle disuguaglianze più antiche. Deve ri-orientare il modello di sviluppo modulando sulle nuove emergenze i suoi progetti di equità, di solidarietà e di inclusione. E, in egual misura, deve ri-orientare a quei valori originali il suo modello istituzionale. Intendo con ciò affermare che siamo tutti sollecitati a pensare che, nei programmi futuri, una maggiore attenzione dovrà essere riservata a particolari problemi del gruppo di lingua italiana e, in generale, dei gruppi che subiscono le condizioni di ‘minore vantaggio’ dall’autonomia.”

Ecco da che parte stare! Io sto dalla parte degli italiani e degli immigrati, che sono oggi il soggetto debole nel sistema di poteri dell’autonomia. Come sono stato “dalla parte dei tedeschi” quando l’autonomia è servita per riequilibrare a loro favore il sistema locale. E intendo lottare, nel quadro dell’autonomia e senza nulla concedere al nazionalismo (né italiano né tedesco), per l’equilibrio del sistema locale. Non è questione di poltrone (o di strapuntini). E’ questione di democrazia. E’ questione di equità, di solidarietà e di inclusione. E’ questione di pari dignità e di pari opportunità per tutti (italiani, tedeschi, ladini, immigrati, … puri o misti che siano) sul terreno dei diritti civili e politici, del lavoro, della casa, della qualità della vita,… Perché oggi non è così, né di fatto né di diritto, né nella sostanza né nelle simbologie! E la petizione è venuta ad abundantiam come un atto di arroganza (ancorché simbolica) da parte del soggetto forte contro i soggetti deboli.

Questo è il mio pensiero, autonomista e di sinistra. Se poi qualcuno (come Riccardo Dello Sbarba, dalla sua alta cattedra di ortodossia interetnica) mi accusa di pensiero viziato di etnicismo, vuol proprio dire che non ci capiamo.

ATTUALITA’: PARTITO DEMOCRATICO

Giovedì, 2 Febbraio 2006

Savonarola rilancia con la vignetta di oggi il tema del Partito Democratico (territoriale) trattato nell’intervista di oggi di Silvano sull’AA. Crediamo sia un tema che meriti uno specifico dibattito.
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