Archivio di Aprile 2006

PENSIERINI DEL PRIMO MAGGIO

Domenica, 30 Aprile 2006

Capo Horn
L’Unione ha doppiato capo Horn. Navigando in un mare tempestoso e schivando minacciosi iceberg, il centrosinistra ha tenuto saldamente la rotta e alla fine ha eletto i presidenti di Camera e Senato. Checchè ne dica il centrodestra abbiamo fatto il pieno dei voti disponibili (e perfino qualcuno di più). Adesso aspettiamo il governo, Berlusconi permettendo! Intanto confesso qualche momento di commozione per il discorso di insediamento di Bertinotti. Sarò un inguaribile romantico, ma Marzabotto, la Resistenza, la Costituzione, Calamandrei, don Milani …..

Festa del lavoro e festa dei lavoratori
Quale lavoro e quali lavoratori, oggi? Noi di sinistra siamo cresciuti nell’alveo del movimento operaio e nella considerazione dei valori universali di cui era portatrice la classe operaia. Ma cos’è oggi il movimento operaio, chi è la classe operaia? Le mutazioni epocali hanno profondamente modificato le strutture economiche, gli assetti sociali e la struttura delle classi. L’economia tardo-industriale o persino post-industriale vive una profonda dicotomia tra lavoro e finanza. Gli operai sono diventati un’esigua minoranza. Siamo un popolo di pensionati e di giovani precarizzati confusi in un magmatico ceto medio. Un ceto medio che subisce forti processi di proletarizzazione, di impoverimento, di esclusione.
Bene ha fatto dunque Bertinotti a dedicare la sua elezione alle operaie e agli operai. Ma è necessario allargare l’orizzonte e farsi carico delle nuove complessità sociali e culturali. E’ il banco di prova del futuro governo Prodi.

Quote rosa
E tra le nuove complessità socio-culturali c’è la differenza di genere. Lo scontro sulle “quote rosa”, anche nel nostro consiglio comunale, ne è la dimostrazione palese. Facciamo fatica a progredire sulla via del pieno riconoscimento e della piena realizzazione delle pari opportunità. Con la prima parzialissima modifica dello statuto comunale è stato fatto un primo piccolo passo, tra mille contraddizioni e gravi ritardi. Partiamo da lì, per andare avanti. Ci sono buone pratiche da mettere in atto anche prima di modificare lo statuto. Nel governo della città, come nel governo del paese.

Centri commerciali
Mentre aspettiamo con speranza il nuovo governo e l’applicazione delle quote rosa, non perdiamo d’occhio la cronaca politica locale. E scopriamo che qualcuno ha inventato la ricetta per fare i centri commerciali: trasformare i Piani di Bolzano in “zona residenziale” con una variante al PUC. Sic!
Attenzione, siamo di fronte ad un giro di carte truccate. Si cerca di scaricare sul Comune e sul suo PUC una contraddizione tipicamente legislativa di competenza provinciale. La Provincia non ha il coraggio di sciogliere il nodo legislativo che attualmente impedisce il commercio al dettaglio in zone produttive. E allora vorrebbe che il Comune risolvesse la contraddizione con un trucco nel PUC.
Perché lo chiamo “trucco”? Perché è vero che, allo stato attuale, l’unica zona di PUC che consente il commercio al dettaglio (e dunque i centri commerciali) è la “zona residenziale” che vincola il 60% della cubatura alle abitazioni e lascia libero il 40% alle altre attività (commercio e terziario). Ma un conto è introdurre una nuova zona residenziale “vergine” che permette nuovi interventi urbanisticamente organici e funzionalmente misti. E un altro conto è cambiare in residenziale aree già edificate (come ai Piani) per permettere a qualcuno (Electronia, Fercam, ecc.) di farci commercio al 100%. E un orrendo trucco a cui io personalmente non intendo prestarmi.

CATTOCOMUNISMO ?

Martedì, 25 Aprile 2006

Dalle letture della liturgia cattolica di domenica 23 aprile … con un pensiero al 25 aprile.

La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro in comune. … Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.
Atti degli Apostoli (At. 4, 32-35)

°°°°°
ne approffitto per ricordare:

oggi 25 aprile alle ore 20.30 - Auditorium Roen:
“Voci di vento. La voce delle donne nella Resistenza”

domani 26 aprile alle 20.00 - Sala di rappresentanza del Comune
incontro con il frate brasiliano Frei Betto, un grande testimone di giustizia

URVILLE: la città, i giovani, l’utopia e … la scalinata delle Pascoli

Lunedì, 24 Aprile 2006

Urville ha più di 150 grattacieli, 500 chiese cattoliche, 57 sinagoghe, 14 moschee e otto templi buddisti. E’ il terzo polo industriale francese, vanta una delle migliori piattaforme aeroportuali del paese con 104 milioni di passeggeri l’anno, un sincrotrone all’avanguardia e una delle reti di telecomunicazione più sviluppata d’oltralpe. La sua storia affonda le radici nel XII secolo …. Un passato intenso che l’ha vista teatro delle guerre di religione durante il Cinquecento, piegarsi durante il crack economico del ‘29, e sopportare l’occupazione nazista che ha strenuamente combattuto grazie a una resistenza attiva e coraggiosa… Oggi è alle prese con la costruzione della grande biblioteca …

Urville esiste solo nei disegni di Gilles Trehin, un ragazzo francese di 34 anni che la sta costruendo da quando ne aveva cinque. Prima con i Lego poi, visto che lo spazio della sua cameretta non bastava più, su fogli di carta. Sviluppandone non solo l’estensione, ma anche la storia e l’economia.

In effetti è lo scopo della sua vita, iniziata non troppo felicemente con la diagnosi della sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo che gli ha permesso di non isolarsi completamente dal mondo.

Sono stato immediatamente rapito dai disegni di Urville, apparsi il 18 aprile su repubblica.it. Ho fatto un giro nel sito di Urville per capire meglio la profondità della storia. E lo consiglio vivamente.

E poi ho pensato ai giovani studenti delle Pascoli che lottano per salvare una vecchia scalinata. Mi sono apparsi molto generosi verso il passato. Fin troppo. Possibile, mi son detto, che non abbiano voglia di lottare per il futuro?

TORNIAMO A NOI: PASCOLI e DINTORNI

Domenica, 23 Aprile 2006

Dopo l’orgia propagandistica della contesa elettorale e la tragicommedia post-elettorale, torniamo a noi. Torniamo a Bolzano e alle sue vivaci polemiche. A partire, emblematicamente, dalla questione delle Pascoli.

Lasciatemi dire in premessa che ho altamente apprezzato il fondo di Paolo Campostrini sull’Alto Adige del 22 aprile. Dice, tra l’altro, che “ questa storia delle Pascoli ci ha restituito una Bolzano per certi versi sorprendente. Per cominciare, sulla loro sorte si è confrontata e non scontrata. La memoria non è stata brandita come un randello ma distesa come un lenzuolo su un tavolo di riflessione comune. Più che urlare, in tanti hanno tentato di ascoltare: il Comune le ragioni di Italia Nostra, i professori quelle degli studenti, gli architetti la gente comune. Quanto accaduto è forse più importante del destino di una scalinata.”

E’ con questo spirito di ascolto e di confronto che ritorno sull’argomento. Lo faccio con una serie di interrogativi a cui attribuisco il compito di fare “chiarezza problematica” sulle questioni in gioco. E, distintamente, propongo la mia risposta a ciascun interrogativo, non con la presunzione della verità, ma come manifestazione di una posizione personale su cui chiedo il beneficio della buona fede e del fondamento razionale.

1. Serve un polo bibliotecario provinciale?
Certamente si! E’ un progetto culturale che viene da lontano ed è altamente innovativo. Affronta in maniera organica il servizio pubblico bibliotecario a livello provinciale, con una grande struttura che unifica le tre biblioteche oggi esistenti: biblioteca provinciale tedesca, biblioteca provinciale italiana e biblioteca civica. E’ una preziosa iniziativa unitaria concertata tra Provincia e Comune. E’ la prima operazione segnatamente inter-etnica proposta dal sistema autonomistico. Implementa il ruolo di Bolzano come città capoluogo e come città universitaria.

2. Serve un polo bibliotecario così grande?
Probabilmente si! Il programma funzionale e spaziale è imponente e assai ambizioso. Deriva dal ruolo di centralità strategica attribuita al polo. E’ il risultato di un lungo lavoro unitario di elaborazione da parte di tutti i tecnici provinciali e comunali, con qualificate consulenze scientifiche che ne certificano la dimensione e la qualità. Deriva dall’ipotesi funzionale di una grande biblioteca moderna, con una robusta dotazione di fondi librari e documentari anche di tipo multimediatico, con grandi sale di lettura, con ricche attrezzature di consultazione informatica e telematica, con spazi attrezzati per incontri pubblici e seminari di studio, con ampi spazi di socializzazione (bookshop, caffetteria, conversazione, ecc.).

3. E’ corretta la sua localizzazione?
Sostanzialmente si! Pur derivata da pre-condizioni date (scuole in dismissione e proprietà pubblica), la localizzazione presenta aspetti assai favorevoli. Rispetta il criterio di forte centralità urbana ma, finalmente, senza proporre per l’ennesima volta un intervento in centro storico (teatro, auditorium, musei, università,…). Valorizza virtuosamente la “città nuova” (vogliamo chiamarla “città italiana” di impianto fascista?). Si colloca al centro del più forte insediamento scolastico di tutta la città, a distanza pedonale da tutte le principali scuole superiori bolzanine e dall’università. E si colloca in un’area urbana fortemente servita dal trasporto pubblico.

4. E’ compatibile con la conservazione del complesso scolastico Pascoli-Longon?
Forse! Comunque in forma assai problematica e senza scorciatoie. L’unica vera maniera per conservare gli edifici esistenti stava nella conferma della destinazione scolastica (da tempo superata da consolidate e incontestate decisioni) ovvero nella scelta di una improbabile destinazione funzionale più “leggera” (museo, uffici provinciali, ecc.). Appare assai difficile conciliare la conservazione del vecchio edificio con i 73 mila metri cubi e con la specialità tipologica della biblioteca. E, comunque, la difficile soluzione del conflitto tra conservazione e innovazione mi pare correttamente da affidare alla responsabilità culturale e alla creatività artistica del progetto architettonico e del suo autore. A patto però che la questione sia posta in termini propriamente culturali ed architettonici.

5. E’ semplicemente “culturale e architettonico” il conflitto?
Evidentemente no! Il conflitto, come spesso accade a Bolzano, ha assunto innegabili connotati emotivi, politico-culturali, etno-politci e direttamente partitici.
Suscita emotività l’ipotesi della demolizione. Si mobilita un’opinione pubblica (e gli studenti con essa) che individua nella possibile scomparsa delle Pascoli un’ulteriore perdita di un pezzo di città a cui si è affezionati. E che percepisce un eccessivo disordine nei processi di trasformazione urbana. Ma rischia di non distinguere la qualità e la portata strategica di questa operazione, che non può essere assimilata ad una qualsiasi iniziativa privatistica e speculativa, quale ad esempio fu la sciagurata demolizione del Cinema Corso.
La vicenda alimenta anche la indispensabile battaglia culturale delle associazioni protezionistiche, giustamente allarmate da una generale indifferenza politica alle attività di indiscriminata sostituzione del patrimonio storico della città. Ma rischia di portare gloriose associazioni come Italia Nostra ad una battaglia ambigua di inaccettabili toni anti-modernisti.
Ma, soprattutto, sulla delicata questione organizzano l’arrembaggio politico i difensori dell’italianità o, simmetricamente, i fanatici iconoclasti. Si fa presto a fare delle Pascoli l’ultimo simbolo dell’italianità: lo fanno AN e Unitalia che lo vogliono difendere; lo fanno gli Schuetzen che lo vogliono cancellare. E torna a galla il “disagio degli italiani”, chiudendoci tutti nell’ennesimo cul de sac.

6. Come se ne esce?
Chissà! Mi auguro che Bolzano se ne esca con un bellissimo progetto architettonico, capace di dare una adeguata forma fisica al grande progetto culturale della biblioteca, una significativa forma simbolica ad una grande istituzione inter-culturale e una risposta alta alla domanda di identità plurale della nostra Bolzano.
Vorrei un progetto bello, sensibile, amorevole. Bello in sè, sensibile alla memoria del sito, amorevole verso la città.

UNIONE 19.002.598 vs CDL 18.977.843

Sabato, 22 Aprile 2006

Numeri scarni ma ufficiali in quanto decretati dalla Cassazione. La vittoria dell’Unione e di Prodi è certa e legittima, con uno scarto assolutamente esiguo di 24.755 voti. Esiguo, ma certo e legittimo.

Il Centrosinistra ha infine vinto e non ci sono più pretesti o alibi per nessuno.

Né per Berlusconi che, con i suoi capricci da bambino viziato, pretende di tenersi il giocattolo; né per Prodi che “deve” fare subito e bene un governo forte e stabile. Né per il centrosinistra che della vittoria risicata (ma certa e legittima) deve farsi carico con il più alto senso di responsabilità e con la massima coesione (che non è un optional!); né per il centrodestra che dalla risicata sconfitto deve trarre altrettanto senso di responsabilità facendo un’opposizione seria e incalzante.

Il compito è altrettanto arduo, per chi ha vinto e per chi ha perso. La situazione è seria e il paese chiede governabilità, riforme, rilancio dell’economia, innovazione, equità. Proprio a partire da questa “vittoria senza festa” (come l’ha definita Ezio Mauro su la Repubblica) si misurerà la “nobilitade” degli uni e degli altri.

Sul nostro versante, alcuni fatti paiono promettere bene:

1. il passo indietro di D’Alema, che chiude la tensione sulla presidenza della camera, dimostra ancora una volta l’altissimo senso di responsabilità dei DS e del suo presidente che subordinano una propria legittima aspirazione all’unità della coalizione;
2. la decisone di fare i gruppi parlamentari unitari dell’Ulivo, sia alla camera che al senato, segna un passo in avanti nel processo di formazione del partito democratico;
3. il sì di Padoa Schioppa all’assunzione di responsabilità ministeriale per il Tesoro mette una prima fondamentale “pietra angolare” alla base del nuovo governo.

Mettiamoci tutti al lavoro, perchè il governo si fa a Roma, ma la politica si fa sul territorio.

FREI BETTO a Bolzano il 26 aprile

Sabato, 22 Aprile 2006

Frei Betto, a Bolzano su invito del Centro per la Pace, terrà un incontro pubblico la sera di mercoledì 26 aprile (ore 20) nella sala di rappresentanza del Comune dove verrà intervistato da Rodrigo Rivas, economista cileno che fu deputato in parlamento con Salvador Allende dopo aver fatto la campagna elettorale con Pablo Neruda, sul tema «Il diritto alla felicità. Per una globalizzazione della speranza».

Frei Betto è, insieme al presidente Lula, uno dei personaggi più conosciuti e amati dalla società civile brasiliana e dal movimento per i diritti umani a livello internazionale. La sua “storia” iniziò alla fine degli anni Sessanta quando venne imprigionato dalla dittatura nel famigerato carcere di Tiradentes a San Paolo. Insieme ad altri nove domenicani, accusati di stare dalla parte del leader comunista Marighella, venne torturato e accusato di essere un temibile sovversivo. Fu una vicenda straziante che Betto raccontò in libri famosi come “Dai sotterranei della storia” e “Battesimo di sangue”. Il mondo si commosse quando uno dei nove domenicani, Frei Tito, si suicidò subito dopo la liberazione appendendosi ad un albero davanti al convento di Lione, in Francia, dove aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai fantasmi dei torturatori. Durante gli anni Ottanta e Novanta Frei Betto ha continuato a testimoniare l’etica della solidarietà divenendo uno dei teologi della liberazione più letti dalle comunità di base. Ha partecipato, insieme a Lula, alla fondazione del Partito dei Lavoratori (PT) che ha portato il leader sindacalista alla guida del Paese. Per questo Lula ha voluto che nel suo governo ci fosse anche Frei Betto al quale ha affidato la campagna “Fame Zero”. Più volte proposto per il premio Nobel per la Pace, Betto continua la sua azione al servizio della pace e per il diritto alla felicità di tutti i popoli della terra.

IL 25 APRILE A BOLZANO

Sabato, 22 Aprile 2006

Ore 9.30 Palazzo Municipale
Onore ai caduti per la Patria, la Libertà e la Pace

Ore 9.45 Via dei Vanga
Onore al Maestro Franz Innerhofer

Ore 9.55 Cimitero civile d’Oltrisarco
Onore ai Caduti per la Libertà

Ore 10.00 Parco Rosegger
Via Marconi - Onore alla Medaglia d’Oro Salvo d’Acquisto

Ore 10.10 Cimitero Ebraico
Onore agli ebrei della regione, deportati e uccisi

Ore 10.20 Piazza IV Novembre
Onore alle Medaglie d’Oro Longon e Manci e ai Martiri d’Ungheria

Ore 10.30 Via Siemens
Onore ai martiri della Libertà

Ore 10.40 Piazza Adriano
Onore ai Caduti per la Liberazione

Ore 10.50 Via Volta
Onore ai Caduti Stabilimento Lancia

Ore 11.05 Via Resia – Muro del Lager
Riconsegna alla città di Bolzano della parte del muro restaurata a cura del “Comitato di salvaguardia Muro ex Lager”

Ore 20.30 Auditorium Roen
“Voci di vento. La voce delle donne nella Resistenza.”
Voce Marina Coli, fisarmonica Lorenzo Munari
Spettacolo musicale e letterario organizzato a cura del Circolo culturale dell’ANPI, con il Patrocinio del Comune di Bolzano

SCARSISSIMA. AGOGNATA. SICURA.

Sabato, 15 Aprile 2006

Finalmente chiuso l’orrendo tormentone. I voti contestati erano una piccola manciata. Non 45.000 ma 2.500, anzi 2.131. E’ stato il colpo di coda dello sconfitto che non ha perso l’ultima occasione per tentare di delegittimare in un colpo solo il voto popolare e l’intero sistema democratico. Non ha esitato a parlare di brogli, di lati oscuri, di risultati che devono cambiare … salvo poi dichiarare che non ci sono né vincitori né vinti, invocando di conseguenza un governo di larga coalizione. Ma ora la farsa è finita.

Ma è una farsa ridurre persino i risultati elettorali ad una questione di opinione? Non è forse l’ultimo (per ora) danno prodotto dalla cultura mass-mediatica di cui il berlusconismo è insieme causa ed effetto? Non è forse l’ultimo (speriamo per sempre) atto di demagogia populista e di arroganza del potere che caratterizza il Cavalier Banana (secondo la sublime satira di Altan)?

Ma alla “fin della fiera” …. finalmente la vittoria è del centrosinistra: scarsissima, agognata, sicura.

Adesso si tratta di governare e governare bene. L’esiguità del vantaggio elettorale ci offre/impone due importanti condizioni:

1. la coesione dell’Unione è condizione indispensabile per governare; non ci sono margini per giochi di disimpegno, per distinzioni sulle piccole differenze, per egoismi di parte, per narcisismi di partito, …

2. la forza dell’avversario è condizione di serietà e di responsabilità per tutti; per noi che dobbiamo imparare a interpretare meglio la complessità che dobbiamo governare; per loro che non possono usare metà degli italiani come carne da macello per il “tanto peggio tanto meglio”.

VITTORIA. SCARSISSIMA VITTORIA.

Martedì, 11 Aprile 2006

ricevo e pubblico. grazie savonarola.

SCARSISSIMA ma AGOGNATA VITTORIA

Confesso che non ce la facevo proprio a staccare gli occhi da quel televisore … ero ancora lì, quando alle 3 di notte, pur mancando ancora 30 sezioni, eravamo sopra di 20.000 voti. Era fatta. E’ comparso in diretta un Fassino più affilato che mai. Poi Prodi con un sorriso stanco sul palco di piazza Apostoli. La camera era del centrosinistra. Al senato eravamo sotto di 1 seggio e mancavano gli italiani all’estero. Ce la siamo data vinta, con una gioia al limite dello strazio, dopo 12 ore da incubo. Ci eravamo bevuti gli exitpol da sogno. Avevamo incassato le proiezioni in caduta libera. Ci siamo ingoiati i dati reali in continua regressione. Ci siamo trovati sotto. Siamo rimasti sopra per un pelo e non sapevamo se ridere o se piangere. Increduli e frastornati.

Abbiamo creduto agli exitpol perchè erano credibili. Ma non siamo proprio capaci di decifrare quest’italia che ci pare senz’anima. Abbiamo vinto usando la “porcata” che gli altri ci avevano preparato. Abbiamo vinto aggrappandoci ad una manciata di giovani che hanno votato solo alla camera. Abbiamo vinto, senza crederci, aggrappandoci ai nostri concittadini all’estero.

Adesso prepariamoci alla ri-conta, proprio come ci era successo alle nostre comunali. E tiriamoci su le maniche: c’è un casino di lavoro da fare.

Mi sento svuotato.

ACCADEMIA o POLITICA ?

Venerdì, 7 Aprile 2006

Il dibattito sul FIRMIAN impazza, letteralmente! Su questo blog e su tutti i giornali, che finalmente pubblicano servizi e prese di posizione di varia natura e di diverso tenore. Ma oggi spicca la lettera del Signor Innocente Pedrini che l’amico Samuele si prende la briga di pubblicare integralmente su questo blog e che il WM correttamente abilita.

La lettera all’Alto Adige del signor Innocente Pedrini l’ho letta anch’io e direttamente sul giornale,che, per altro, oltre alla lettera ha pubblicato mille altre cose (alcune assai positive!) e che meriterebbero un mio “taglia e incolla” in questo blog se fosse auto-celebrativo o almeno la citazione per “par condicio” da parte di Samuele…

Lasciatemi dire che nel “positivo” che leggo sull’Alto Adige mi riferisco, non tanto alle auto-difese o alle solidarietà dei professionisti direttamente coinvolti, ma esplicitamente al bel ragionamento di Paolo Campostrini che ringrazio per l’intelligenza dei ragionamenti sulla città che si auto-genera in rapporto dialettico (e non deterministico) con gli esercizi di piano e di progetto. Proprio così! Il piano (e la sua gestione amministrativa) crea solo le pre-condizioni di una possibile qualità urbana. E qui sfido chiunque a dire che nel piano del Firmian non ci fosse la sfida programmatica (esplicita e dichiarata, anzi disegnata e normata) di pre-figurare una qualità possibile. Si badi bene qualità: una tra tante e solamente possibile. Poi vengono i progetti che danno corpo fisico al piano, declinandone “liberamente e creativamente” le potenzialità architettoniche, cioè spaziali e morfologiche. Poi vengono le attrezzature collettive che danno a quel quartiere gli indispensabili gangli nervosi, implementandone le potenzialità di socializzazione e di vitalità. Poi alla fine vengono necessariamente le persone che daranno a quel quartiere la loro anima e la loro identità, attraverso un processo complicato e contraddittorio di appropriazione di quegli spazi, di quelle architetture, di quelle costruzioni, di quelle case, di quei servizi. E’ tutta questione di passaggio dalla potenza all’atto: un processo su cui ciascuno gioca il suo ruolo e la sua responsabilità. Ma se c’è qualcuno che, a priori, vuol criminalizzare la prima fase del processo (cioè il piano), è libero di farlo: ma è accademia o politica! E, se è accademia, bisogna correttamente usare categorie disciplinari. Se invece è politica correttezza vorrebbe che la si facesse apertamente.

Un’ultima e definitiva battuta sull’incidente dell’innalzamento (a parità di cubatura) del complesso Tosolini:
1. si è trattato di un atto legittimo, condotto in totale trasparenza con procedura amministrativa di variante al piano, con preliminare referto tecnico favorevole da parte degli Uffici Comunali, con parere positivo unanime della Commissione Edilizia e con delibera unanime di approvazione da parte della Giunta Comunale;
2. l’atto, pur legittimo e legittimamente gestito, non era un atto dovuto, cioè poteva essere rifiutato dai tecnici, bocciato dalla Commissione edilizia, respinto dalla Giunta e, dulcis in fundo, negato dal sottoscritto.
E’ dunque nel rapporto tra la piena legittimità e la normale discrezionalità dell’atto che si produce ciò che io ho (secondo alcuni troppo generosamente) definito “errore”.

Che tutto ciò si riduca ad “amore per la cadrega”, come brillantemente semplifica l’Innocente (?) Pedrini, o si ingigantisca in accusa di “collusione con Tosolini”, come maliziosamente suggerisce Samuele, è materia di valutazione politica ovvero di giudizio penale. E non di velenose e gratuite illazioni, che respingo ai mittenti. Grazie.

°°°°°°°°
A proposito di politica.
Domenica si va finalmente a votare e io ci vado davvero volentieri, con passione e con rabbia, per cacciare Berlusconi. Voterò per Prodi (e per Tommasini) alla Camera e per Peterlini al Senato. Ieri sera ero in piazza Matteotti. C’erano proprio Christian e Oskar: hanno chiuso questa difficile campagna elettorale e mi sono piaciuti molto. Entrambi. Domenica li voterò con passione e con rabbia, senza se e senza ma.