Archivio di Luglio 2006

IL LUPO E L’ACQUA SPORCA

Sabato, 22 Luglio 2006

L’incontro nella “tana del lupo” è stato assai duro. “Voi bolzanini siete sempre gli stessi. Non mantenete gli accordi. Non avete coraggio. Andate in cerca di una manciata di voti…. Comunque, se non ci date le Pascoli, noi alziamo la Tessmann e il polo bibliotecario non si fa più.” La Provincia beve l’acqua a monte e noi a valle siamo quelli che sporchiamo l’acqua.
Io non ci sono stato a questa favola e ho raccontato quella in cui l’acqua la sporcano tutti e due. E ne escono entrambi perdenti. (Ma era pur sempre una brutta favola di lupi e di agnelli … di differenze etniche, di identità statiche e confliggenti, di potenti e di deboli, di vincitori e vinti …).
Questo scontro (ennesimo e ancora una volta etnico) non ci porta da nessuna parte.
Considero una grave sconfitta per la città e per la convivenza non fare il polo bibliotecario.
Non intendo rassegnarmi e mi batterò per una soluzione.
Non si tratta di cambiare idea, si tratta di avercela un’idea.
Faccio appello al cervello e al cuore di tutti: cerchiamo insieme una soluzione condivisa.

NELLA TANA DEL LUPO

Venerdì, 21 Luglio 2006

Tra un’ora si inaugura la mostra sui progetti del polo bibliotcario. E’ ovviamente programmata come manifestazione di pubblicizzazione dell’esito del concorso.

Doveva essere la celebrazione del progetto vincitore e del definitivo decollo dell’operazione. Diventerà necessariamente luogo di confronto tra posizioni diverse e confliggenti. Segnerà un’altra fase di stallo, perchè il Comune non ha ancora deciso la sua posizione ufficiale. Ci saranno Durnwalder e Mussner, March e Mayr Fingerle. Ci saranno tanti architetti. E ci sarò anch’io.

Mi sentirò “nella tana del lupo”, perchè sosterrò le ragioni opposte all’esito del concorso: dirò che non ritengo accettabile la demolizone delle Pascoli, ma dirò con altrettanta forza che credo nel progetto del polo bibliotacario. Dirò che proprio dal concorso ho imparato che non è vero che “conservazione e trasformazione” sono incompatibili. Dirò che non è accettabile invocare l’autonomia dell’architettura fino al punto di “ferire” sentimenti diffusi nei cittadini. Dirò che la politica ha l’obbligo di trovare una mediazione.

Spero di non essere da solo nella tana del lupo.

VOLTAGABBANA

Martedì, 18 Luglio 2006

Qualcuno mi accusa di essere un voltagabbana per aver cambiato idea sulle Pascoli.
Me lo dicono da destra, perchè finalmente ho capito che avevano ragione loro. Me lo dicono da sinistra, perchè così faccio il gioco della destra.
Io le idee le cambio perchè cerco di non avere pregiudizi. Le idee me le costruisco di giorno in giorno.
Ho cambiato idea sulle Pascoli mano a mano che vedevo crescere un perverso incrocio tra chi difendeva le Pascoli per non fare il polo bibliotecario e chi voleva il polo bibliotecario per demolire le Pascoli. Rumor di sciabole tra pregiudizi contrapposti. Guerra di simboli. Le Pascoli simbolo dell’identità italiana. Il polo bibliotecario simbolo della grandeur provinciale.
La mia nuova idea, per naturale e coerente evoluzione, è semplice: sostengo il polo bibliotecario e la conservazione sostanziale delle Pascoli.
Ero convinto che le due cose difficilmente potessero convivere e allora ero disposto a sacrificare le Pascoli pur di fare la nuova bibliotaca. Oggi sono sicuro che possono utilmente convivere. Ne sono convinto proprio grazie al concorso che finalmente ha permesso un vero e approfondito confronto tra due progetti alternativi e possibili. E quando ho verificato che si può fare una buona biblioteca conservando le Pascoli, allora ho deciso che questa possibilità diventa una necessità. Anche simbolicamente.
Continuerò la mia battaglia politica e culturale per questa soluzione contro tutti quelli che “non voltano mai la gabbana” perchè coltivano e alimentano pregiudizi: contro chi in nome del polo bibliotecario vuole demolire le Pascoli e contro chi in nome delle Pascoli vuole impedire il polo bibliotecario.

LE PASCOLI e I CALCOLI POLITICI

Domenica, 16 Luglio 2006

Ho inviato oggi all’ALTO ADIGE una mia ulteriore riflessione sul Polo Bibliotecario e qui la propongo a tutti.

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Cito testualmente dall’ALTO ADIGE di sabato 15 luglio:

Il vicesindaco Elmar Pichler Rolle la butta lì: «Bassetti si è impegnato per la conservazione delle Pascoli, forse anche per calcolo politico». Sono in molti a crederlo, la giunta avrebbe fatto dietro-front appena si è accorta del successo ottenuto dalle raccolte firme promosse dalla destra italiana. Non tutta la giunta, però. La Svp non sposta di un millimetro la propria linea. Ancora Pichler Rolle: «La biblioteca è più importante delle Pascoli. … sarebbe un peccato perdere un’occasione così, la biblioteca centrale è un passo verso il futuro della città».

Eccoci al dunque.

E’ vero ho cambiato idea e ha ragione Pichler Rolle a pensare che l’ho fatto “per calcolo politico”. I politici agiscono per calcolo politico. Per cosa altrimenti: per interesse personale, per ispirazione divina, per spocchia intellettuale, …. ? Anch’io di lui ho pensato che ha agito per “calcolo politico” quando ha partecipato alle onoranze degli irredentisti sudtirolesi e ha sollecitato le firme dei sindaci SVP all’appello degli Schuetzen.
Calcolo politico vuol dire ragionamento, analisi della situazione, valutazione dei pro e dei contro, individuazione di un obiettivo, scelta di una strategia, ricerca del massimo consenso, assunzione di responsabilità, proposta del miglior compromesso possibile. Questo è dunque stato il “calcolo politico” che mi ha indotto ad assumere una nuova (?) e dialettica posizione sulle Pascoli. E, per chiarezza, rendo ancora più esplicito il mio ragionamento politico e, se mi è consentito, culturale.

1. Considero il Polo Bibliotecario unificato una innovativa proposta politico-culturale e una grande opportunità per l’avanzamento dei processi di sviluppo della autonomia e della convivenza nella nostra terra e nella nostra città.
2. Condivido le scelte fin qui fatte unitariamente da Provincia e Comune circa la tipologia, il dimensionamento e la localizzazione del nuovo Polo Bibliotecario.
3. Considero le ex-scuole Pascoli un esempio di buona architettura razionalista italiana del ‘900 e un luogo significativo della memoria bolzanina degli anni ’30, ma non di tale qualità da meritare un “vincolo formale di conservazione” né tale da costituire una pregiudiziale alla sua sostituzione con il Polo Bibliotecario.
4. Considero legittimo e rilevante il movimento di opinione che ha con forza sollecitato la politica a non sacrificare le Pascoli. Ho, con preoccupazione, verificato che larga parte di questa opinione pubblica esprimeva progressivo disamore rispetto al Polo Bibliotecario al punto da contrapporgli seccamente la pura e semplice conservazione delle vecchie scuole fino a opporsi esplicitamente alla nuova biblioteca.
5. Ho considerato la procedura concorsuale il giusto metodo per verificare le soluzioni architettoniche migliori e più congrue a risolvere il problema. Ed è dal concorso di architettura che ho progressivamente maturato le mie valutazioni, tenendo nel giusto conto l’urbanistica, l’ architettura, la funzionalità, ma anche la sensibilità della cittadinanza e l’oggettiva qualità del sito.
6. La prima fase del concorso ha fatto prevalere in me, pur con molti dubbi, la convinzione che la conservazione delle Pascoli fosse impossibile per oggettiva contraddizione funzionale e dimensionale con il Polo. Ma fin da allora il dubbio mi ha indotto ad “impedire” la decisione definitiva. Ho agito in commissione perché non fosse proclamato il vincitore e la questione restasse aperta a nuove e più approfondite verifiche.
7. La seconda fase del concorso, pur senza vincoli formali ma con un forte richiamo etico-culturale al rispetto del sito e della sua memoria, ha dimostrato l’esatto contrario: si può fare un’ottima biblioteca (anche se “imperfetta”) e un’ottima architettura (anche se “imperfetta”) salvando integralmente il corpo principale delle Pascoli (non solo brani di facciata e di scalinata). E i 4 voti per il progetto “conservativo” dimostrano la fondatezza culturale di questa concreta possibilità, contro i 5 a favore di chi ha optato per la “perfezione” ottenibile attraverso la radicale demolizione.

Questo è stato ed è il mio calcolo politico da cui deriva schematicamente il seguente quadro di alternative politiche ma anche profondamente culturali:

a. la “biblioteca unificata” viene costruita a tutti i costi nella sua forma “perfetta e distruttiva”, tra il disamore di larga parte della cittadinanza e nel fuoco di un conflitto antagonista robustamente segnato da connotati etnici (alla faccia della biblioteca “unificata”!);
b. la “biblioteca unificata” viene costruita nella sua forma “imperfetta e semi-conservativa” in un clima riappacificato e nel segno di un rispetto reciproco portatore di contenuti ulteriormente unificanti.

Al primo scenario, di algida decisione burocratica, corrisponde un reale pericolo che l’intera operazione salti, costringendo il Comune ad atti di disimpegno dolorosi. Resteremmo forse con le Pascoli ma senza Biblioteca.

Al secondo scenario, di nobile compromesso, corrisponde un doppio successo: avremmo la nuova Biblioteca e conserveremmo le Pascoli. E, anche sotto il profilo architettonico, avremmo un esempio di convivenza culturale.

Lo so che il concorso ha avuto un suo esito. Ma il gioco al massacro non si fa a maggioranza (per altro risicatissima). Basta annullare tutto e ricominciare. Se Parigi val bene una messa, la Convivenza val bene la fatica della condivisione e il tempo necessario per costruirla.

IL CONCORSO PER IL POLO BIBLIOTECARIO

Giovedì, 13 Luglio 2006

In mezzo a tanti commenti propongo il testo integrale del Comunicato stampa riguardante il verdetto della Commissione giudicatrice

Nelle giornate dell’11 e 12 luglio 2006 si è riunita la Commissione per l’esame dei 5 progetti ammessi alla seconda fase del Concorso per il nuovo Polo Bibliotecario. La Commissione al completo ha valutato analiticamente i singoli progetti rielaborati dai progettisti in base alle indicazioni fornite dal Bando di Concorso e dal colloquio di approfondimento del 19 aprile 2006. L’esame analitico dei singoli progetti ha affrontato sistematicamente i vari aspetti urbanistici, architettonici e funzionali. La Commissione ha tenuto in grande evidenza il valore simbolico che il Polo Bibliotecario ha per la città capoluogo e per l’intero territorio provinciale come centro di riferimento innovativo e dinamico di tre diverse culture. Nell’esame della Commissione è stata inoltre costantemente presente la problematica sollevata dal dibattito cittadino sulla storia del luogo.
Si sono presentate due diverse visioni architettoniche e urbanistiche che hanno evidenziato, da una parte la scelta progettuale di trasformazione del luogo con conseguente demolizione degli edifici esistenti (4 progetti), e dall’altra parte la scelta progettuale di conservare la memoria storica del sito mantenendo una parte significativa degli edifici esistenti integrandoli con cubature aggiuntive (1 progetto).
Sulla prima scelta progettuale, la Commissione dopo vari approfondimenti, ha individuato il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle come la soluzione complessivamente migliore sotto il profilo architettonico e funzionale.
A questo punto si è proceduto ad un esame comparativo tra questo progetto ed il progetto dell’Arch. Ludwig Karl, che ha proposto una soluzione conservativa.
Gli elementi di migliore qualitá architettonica e funzionale hanno fatto prevalere a maggioranza il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle, che viene proclamato vincitore (5 voti contro 4).

E’ un testo scarno e burocratico, ma offre un resoconto eloquente e fedele del contenuto e della qualità della contesa.
Si sono finalmente confrontate apertamente le due opzioni antagoniste per la realizzazione del polo bibliotacario: fare tabula rasa per costruire liberamente un nuovo edificio che, oltre a funzionare da “biblioteca perfetta”, esprima l’alto contenuto simbolico e celebrativo dell’operazione culturale; ovvero, intervenire sull’esistente, salvando il salvabile, per aggiungere nuova architettura all’architettura storica, facendone la “miglior biblioteca possibile”, raccontando anche architettonicamente la complicazione e l’imperfezione della convivenza multi-culturale che segna la nostra terra e la nostra città.
Due operazioni diverse, entrambe legittime, di cui ho fortemente rivendicato la pari dignità nell’esame in sede di concorso, confidando nella positività del confronto culturale.
Così è stato. E non è stato facile, perchè ho continuamente verificato lo scontro aprioristico tra due pregiudizi simmetrici: tra chi rivendicava a priori la conservazione delle Pascoli, caricando il sito e l’architettura storica di significati ideologici non negoziabili, e chi altrettanto a priori ne dava per scontata la radicale demolizione per poter liberamente progettare il nuovo (non senza alimentare il sospetto di ansia iconosclasta, magari per fare piazza pulita delle derive etno-ideologiche).
La seconda fase del concorso ha, almeno formalmente, fatto giustizia delle posizioni aprioristiche, portando ad un vero e proprio “ballottaggio” due progetti emblematicamente rappresentativi delle due opzioni legittime e possibili.
Ha vinto (sic!) di stretta misura (5 a 4: ai rigori?) l’opzione radicalmente trasformativa-innovativa di un architetto bolzanino, contro l’opzione conservativa-integrativa di un architetto bavarese. Aggiungendo un pizzico di paradosso a tutta la vicenda.
Ma è una vittoria un 5 a 4, quando tra i 5 voti a favore della totale demolizione delle Pascoli ci sono tre voti dei “funzionalisti puri”, cioè degli esperti bibliotacari alla ricerca della macchina bibliotecaria perfetta? E’ una vittoria plausibile quella che, senza dimostrata necessità, agisce totalmente “a prescindere” dai sentimenti pur confusi e contraddittori di larghi strati della pubblica opinione? (Mentre comunicavo i sentimenti della cittadinanza, una commissaria non bolzanina mi ha contestato pesantemente, dicendo: “Ma, assessore, non vorrà mica far decidere il popolo su una questione di architettura?”)
I 4 voti a favore dell’opzione conservativa sono particolarmente qualificati e qualificanti (un altissimo funzionario provinciale, il rappresentante dell’ordine degli architetti, il rappresentante dell’ordine degli ingegneri, un assessore comunale). Ne esce la prima e irreversibile verifica che “anche conservare si poteva e si potrebbe”. Lo dimostra un progetto onesto, concreto, realista, sensibile. Certo meno sontuoso e meno celebrativo di quello trasformativo. Ma dove sta scritto che le Pascoli debbano essere con tanta leggerezza sacrificate alla sontuosità e alla celebrazione?
Io ho sempre messo in conto che il polo bibliotacario valeva anche la demolizone delle Pascoli. Dalla prima fase del concorso sono uscito con la convinzione che la nuova biblioteca fosse incompatibile con la sopravvivenza delle Pascoli. Da questa seconda fase del concorso esco con la convinzione che invece la convivenza è possibile e che ne vale la pena, anche a prezzo di qualche sacrificio di funzionalità e di monumentalità. Anzi sono convinto che l’integrazione tra vecchio e nuovo, tra architettura italiana storica e architettura tedesca contemporanea, tra passato e futuro … sia la più alta rappresentazione della complessità storica e culturale della nostra terra.
Sono grato a questo concorso che mi ha fatto capire molte cose e che mi ha fatto cambiare idea. A questo servono i concorsi e le sfide culturali: non sono una lotteria, sono un laboratorio.
Da questo laboratorio esco con la convinzione che vale la pena lavorare ancora, tenendo aperta la discussione, per arrivare ad una decisione più alta, più matura e più condivisa. Ci credo e ci spero. Perchè le grandi operazioni culturali (e architettoniche) non possono nascere da una … vittoria di Pirro!

ARIECCOCI !

Giovedì, 13 Luglio 2006

Manco dal mio blog dal lontano 2 giugno ed ero quasi rassegnato a non trovarlo più … invece scopro che molti hanno continuato a frequentarlo, leggendo cose anche vecchie e qualcuno ha pure continuato a scrivere i suoi commenti e a pormi domande.

Le ragioni della mia prolungata assenza non sono politiche. Nè si è trattato di disaffezione al blog (pur appesantito da un sacco di spazzatura informatica e da qualche eccesso di petulanza di qualche iper-frequentatore). Si è trattato di ragioni strettamente (e seriamente) personali che mi hanno necessariamente costretto - per limiti di tempo e per dominanza di altri (e più seri) pensieri - a scelte di vita e di attenzione del tutto diverse. Scusate la reticenza, ma non intendo dire di più.

Ma ora le suddette vicende personali hanno avuto una svolta e, ritrovando il mio blog ancora vivo, non posso esimermi dal riprenderlo in mano. Arieccoci, dunque.

Certo che in questo mese e mezzo ne sono successe di cose. Il governo ha mosso i suoi primi passi, non senza qualche inciampo ma anche con autentici fuochi d’artificio (il decreto Bersani). La nazionale italiana di calcio ha vinto i campionati del mondo. I no hanno vinto il referendum. Calderoli ha pronunciato le sue schifezze sulla nazionale francese. La polemica sull’inceneritore prosegue tra alti e bassi. Lo scandalo di calciopoli si è mescolato con il doping del ciclismo, travolgendo Iuve e Milan, Tour de France e Ivan Basso. La proprietà della Spideline ha venduto i terreni a Podini. Il terrorismo ha fatto l’ennesima strage in India e si guerreggia sanguinosamente in Palestina. E’ stato dato il primo colpo di piccone per il cunicolo pilota del tunnel di base. E’ stato approvata la bozza del “protocollo d’intesa” per l’areale ferroviario di Bolzano. Si sono conclusi i lavori della commissione di concorso per il polo bibliotacario …

Non è facile riprendere il filo del discorso, ma almeno sugli ultimi due punti non posso certo nascondermi.

Ricomincio dalla questione Pascoli, rinviandovi al post successivo.