Archivio di Agosto 2006

Dove eravamo rimasti?

Sabato, 26 Agosto 2006

I ritmi ferragostani (comprese le ferie lontane del mio WM) e insopportabili problemi di spam informatico (solo oggi 84 messaggi di disturbo!) hanno costretto il blog ad un lungo silenzio.

Ma sono qui per riprendere i discorsi interrotti. Dove eravamo rimasti?

Le Pascoli.
Buone notizie, a mio avviso. Dopo l’esito del concorso e proprio in relazione ad esso, la procedura si è fermata. Troppo grandi erano le contraddizioni e il malessere. Seppur da posizioni diverse, molte voci si sono levate a ribadire che doveva restare vivo il progetto del polo bibliotecario ma che esso doveva conciliarsi con una operazione di rispettosa conservazione di un brano significativo delle scuole Pascoli. Il senso di responsabilità civile e culturale di questa posizione ha fatto breccia ed è diventata posizione condivisa tra molti con conseguente “allineamento” di posizioni tra Comune e Provincia. Si sta dunque lavorando su un’ipotesi virtuosa: prendere in considerazione tutta l’area Pascoli-Longon-Carducci, conservando il corpo principale delle Pascoli collocandovi (con i necessari ampliamenti) la nuova sede del Carducci già destinato a demolizione e ricostruzione e ricollocando lì - ma in posizione diversa - la grande biblioteca. Ci sono buone possibilità e, già lavorando in questa direzione, ha vinto la ragione e il senso di responsabilità.

Aree ferroviarie
L’11 luglio la Giunta Comunale ha approvato le bozze dei protocolli sulle aree ferroviarie. Il 25 agosto il documento è stato firmato da Spagnolli per il Comune, Durnwalder per la Provincia e Moretti per RFI/FS. Ho lavorato su questo tema per 10 anni come presidente dell’INU e 5 come assessore. Dunque lasciatemi dire con un EVVIVA la mia grandissima soddisfazione.
Ma cosa sono questi protocolli: sono le regole concordate tra i tre soggetti per governare il processo di decisione-pianificazione-attuazione di un intervento organico e unitario di riqualificazione urbanistica di circa 30 ettari che le ferrovie hanno comunque destinato alla dismissione e alla trasformazione. Io ho sempre lavorato affinché si impedisse l’avvio spontaneo di disordinati processi di vendita frazionata e di conseguente speculazione immobiliare, per puntare invece ad una operazione urbanistica strategica gestita dalla mano pubblica in una prospettiva di interesse collettivo e di riqualificazione di un’intera e consistente parte della città. In questo consisteva il progetto FerroPlan del comune di Bolzano.
Questo si è ottenuto, dopo anni di intense e complesse trattative, e ora il processo può partire con il piede giusto. Nota bene: non partono mica i cantieri, ma parte il processo di elaborazione+decisione. E, a mio avviso, parte davvero bene: con un ruolo finalmente riconosciuto come paritetico al comune di Bolzano.
Ma è solo il primo passo: sono solo le “regole di ingaggio” (scusatemi la metafora bellicosa). E nel processo che si avvia ci vorrà tanta vigilanza, tanta partecipazione, tanta democrazia, tanta visione strategica, tanta creatività progettuale … tutta roba preziosa che non ce la regala nessuno!

PUC
Anche il PUC, pur con qualche sbuffo, è partito. Un “promemoria quadro” è stato approvato dalla giunta municipale già il 7 febbraio, ma solo l’8 agosto u.s. è stato approvato un “promemoria tecnico” ed è oggi in elaborazione un “promemoria politico”. Ma tant’è: almeno è in funzione il “tavolo tecnico”, cioè un gruppo di 10 tecnici a cui è dato il mandato (fortemente limitato nei tempi e nei contenuti) di costruire in tre-quattro mesi un primo canovaccio di temi e problemi da mettere nell’agenda per il nuovo PUC. Non sono dunque incaricati di “fare il piano” ma di creare le condizioni di analisi e di interpretazione che permettano l’avvio di un ampio “processo decisionale partecipato” in cui la città e tutte le sue rappresentanze politiche, sociali, economiche, culturali dovranno esprimersi da autentici protagonisti, sia nell’esplicitazione delle domande (esigenze, attese, aspettative) sia nella declinazione democratica delle risposte migliori possibili (unità della città e pari dignità delle sue parti, qualità urbana, servizi pubblici, quantità e forme della edificazione, salvaguardia e innovazione, sviluppo economico e sostenibilità ambientale).
Spero si discuterà molto e, soprattutto, spero che ci si confronterà sui contenuti.
Per ora pare che il dibattito (e la curiosità) si fermi ai nomi. Allora eccoli: Francesco Sbetti (coordinatore), Carlo Azzolini, Claudio Lucchin, Wolfgang Piller, Lia Nadalet, Helene Hoelzl, Alessia Politi, Elena Mezzanotte, Peter Plattner, Luigi Scolari.