LUOGHI COMUNI

Comunismo

L’elezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della repubblica ha suscitato molte e diverse reazioni. A me ha provocato una sincera emozione per la qualità e la storia della persona. Qualcuno ha gridato all’egemenia comunista. Ma non credo che vedremo i cavalli cosacchi abbeverarsi alle fontane del Quirinale.

Cubismo

Qualsiasi nuova costruzione a Bolzano viene ricondotta alla nuova categoria estetico-criminale: il cubismo! L’ultima iscrizione nel libro nero è la nuova palestra delle Tambosi, come non esita a titolare l’Alto Adige. Peccato che si commettano 3 pasticci in un colpo solo: 1. si demonizza il cubismo (quello di Picasso e compagni); 2. si criminalizza il cubo (figura aurea della geometria); 3. si sputtana l’architettura contemporanea (sempre, comunque, a prescindere).

Palazzoni

Gli edifici contemporanei sono fatti di cemento (oltre che di molti altri materiali), ma le parole sono … pietre. Ecco allora che nelle cronache, nelle lettere ai giornali e nelle conversazioni ogni costruzione diventa una “colata di cemento”. Sarà. Ma che la palazzina prevista in via Palermo (e da me caparbiamente bocciata, in attesa di sentenza del Consiglio di Stato) sia definita nei titoli giornalistici “palazzone” è davvero troppo. In realtà sarebbe solo una “palazzina”.

Poeti

In poesia, se devo scegliere tra Pascoli e Carducci, io scelgo Leopardi. Ma nel panorama dell’architettura bolzanina non ho capito perché tutti si schierano a favore del Pascoli senza battere ciglio per il Carducci. Per chi non se ne fosse accorto il Carducci è già destinato a completa demolizione nell’universale silenzio. Eppure è una scuola italiana in cui sono passate alcune generazioni di bolzanini (luogo della memoria?); è un’architettura italiana di sicura qualità (valore architettonico?); è opera di Marcello Aquilina, un importante architetto italiano (identità culturale?) … e il nuovo progetto aumenta la cubatura (colata di cemento?) ed è di forme moderniste (cubismo?). Forse il difetto del Carducci é di non essere degli anni ’30?

20 Commenti a “LUOGHI COMUNI”

  1. Guglielmo F. Scrive:

    Siccome anche la vita della città è fatta di luoghi frequentati dai cittadini, quindi di luoghi comuni, sarebbe bello che questi fossero costruiti in armonia col benessere della gente oltre che con la soddisfazione di chi amministra e di chi progetta o intraprende iniziative edilizie.
    Per cui forse, se si continua a parlare di cubi o di colate di cemento qualcosa da cambiare c’è.
    In particolare mi pare un metodo furbetto quello di far scomparire le vecchie costruzioni del ventennio fascista, per poter costruire nuovi edifici moderni ma anche anonimi (per es. il vecchio cinema Corso, il ponte Druso in passato e magari in futuro la stazione ferroviaria, i palazzoni di Piazza Vittoria e corso Libertà, la scuola Pascoli etc.).
    Penso che in futuro neanche i cavalli degli antichi Romani torneranno ad abbeverarsi in piazza Tribunale, per cui forse lasciare qualche traccia di memoria in chi ha sempre vissuto a Bolzano potrebbe anche essere una cosa buona ed equilibrata.
    Mi viene in mente la piazza del Tribunale anche perchè negli ultimi tempi è diventata una bella piazza ed è stata stranamente risparmiata da questo genere di polemiche.
    Mentre mi crea qualche dubbio lo stile di qualche palazzone della zona della Stazione, dove la presenza di qualche lucertolone che si scalda al sole non attenua le linee severe di una struttura dagli aspetti pesantemente nordici.
    Forse a Bolzano bisogna inventare un nuovo stile di costruire che, armonizzi le diverse caratteristiche, permettendo a ciascuno di vivere bene l’armonia dei luoghi comuni.

  2. samuele f. Scrive:

    Non si può pretendere che l’Alto Adige dia lezioni di semantica. La parola cubismo è effettivamente abusata: suggerisco di sostituirla con “cubame”. La parola, oltre ad una curiosa assonanza con “letame”, meglio si presta a definire gli ultimi e fulgidi esempi di architettura applicata a Bolzano. Sempre in tema, suggerirei anche di etichettare la nuova palestra delle Tambosi con l’epiteto di parallelepipidume: l’immediata assonanza con “putridume” rende altrettanto bene l’idea dello scempio estetico. In proposito, ho già condotto una personalissima indagine prima che se ne occupasse l’Alto Adige e quant’altro. Mentre sorgeva la nuova palestra, ho chiesto ai numerosissimi “vecchietti” che quotidianamente portano a spasso i nipotini nei giardinetti antistanti le elementari, che cosa ne pensassero della nuova costruzione: da un emilianissimo “ma va a cagher” fino ad un veronese “par na motta (montagna) di mattoni”, il giudizio è stato unanime ed unanimemente espresso. Per carità, trattasi di comuni cittadini: sicuramente non in grado di apprezzare le doti estetiche dei nostri valenti architetti, siano essi assessori o non.

  3. dedalus Scrive:

    premesso: i) il lucertolone che si scalda al sole lo trovo semplicemente delizioso ii) le scuole di via roma non mi disturbano affatto, anzi iii) ai palazzoni (e ai carducci-pascoli-leopardi) preferisco il Palazzeschi.

    detto questo mi chiedo: questo che centra? il destino della città deve dipendere dai miei gusti personali, dalle bizze del mio vicino, dalle fantasie di mio cugino? gli architetti devono seguire la mie personali preferenze estetiche, le mie idiosincrasie, le mie manie? e se si, questo non significa necessariamente non seguire quelle di un altro?

    il fatto è che un palazzo di fronte alla stazione poteva pur essere costruito, l’intervento sull’ex-gil aveva pur la sua necessità, l’università doveva pur avere una sua sede fisica, una scuola in via roma poteva pur essere fatta, e infine un polo bibliotecario bilingue dovrà pur essere prima o poi realizzato. costruire nuovi edifici è una delle parti fondamentali dello sviluppo di una città: una banalità, ma forse è il caso di ricordarlo.

    ora il vero problema è: come costruirli? “no ai cubi”: dunque cilindri, sfere e piramidi: no, piramidi no, “siamo pur sempre in italia”. niente “elementi nordici”, quelli a noi non ci piacciono: bolzano sta a sud. poi “stop al cemento”: dunque i muri in legno e i tetti in marzapane. e infine “basta palazzoni”: facciamo casette e casettine, tante piccole sfere lignee decorate con motti latini del sud.

    non riesco a spegarmi perchè è così diffusa l’idea che un nuovo edificio debba necessariamente essere “palazzone anonimo”, “cubo di cemento”, addirittura “letame” e “putridume”. o meglio, non riesco a spiegarmi perchè si dia per scontato che i propri gusti personali abbiamo un che di oggettivo e siano di conseguenza sicuramente migliori di quelli degli architetti che di mestiere progettano le case. il palazzo dell’eurac non è, dal mio punto di vista, nè anonimo nè letame. lo stesso vale per il palazzo con lucertola al sole e per altre costruzioni contemporanee.

    per ultima cosa ricordo - mi si corregga se sbaglio - che l’assessore all’urbanistica e la commissione da lui presieduta, non hanno il potere di bocciare il progetto di un edificio sulla base di considerazioni di ordine estetico. il metro di giudizio, potremmo dire così, è puramente quantitativo e non qualitativo. trattasi del resto di una “commissione edilizia” e non di una “commissione artistica”. nel caso dell’interveto sulle scuole pascoli, poi, la cosa è ancora diversa: trattasi di un concorso pubblico con una speciale commisione incaricata di giudicare i diversi progetti proposti.

    marco b.

  4. Valentin[o] Scrive:

    Dedalus, grandioso!…sottoscrivo.

    Federico V. [ http://www.silvanobassetti.it/?p=139#comment-2723 ], non mi sono dimenticato di Lei. La risposta al suo commento non tarderà ad arrivare, glielo assicuro. Ma prima La inviterei a illuminarmi con le sue eventuali perplessità riguardo la figura del sottoscritto. Magari scoprirei aspetti o curiosità sulla mia persona di cui nemmeno io sono a conoscenza.
    Con rispetto

    «non ragiona quando scrive
    ma scrive quando ragiona»
    VALENTINO LIBERTO il RITORNO

  5. samuele f. Scrive:

    Fa piacere sapere che “l’assessore all’urbanistica e la commissione da lui presieduta, non hanno il potere di bocciare il progetto di un edificio sulla base di considerazioni di ordine estetico.” Ma almeno ci risparmi le lodi al “cubame”. Vizio italico ormai immemore: separarsi dal ruolo quando comoda. Affermare prima l’ode al cubismo, salvo poi, dopo le “pettinate” ricevute (vedi Fattor sull’Alto Adige - parente dell’altro architetto ex assessore, i suppose), invocare la scusa della mancanza di potere “estetico” in commissione edilizia. Ma ci piglia per il o siamo noi che ci facciamo pigliare da lei per il?

  6. Silvano Bassetti Scrive:

    L’unica cosa vera è che i due Fattor sono fratelli. E con ciò? Il resto sono opinioni libere e gratuite. Comunque di tutto mi si può accusare, ma non certo di non assumermi tutte e fino in fondo le mie responsabilità (e talvolta me ne affibbiano anche di non mie). Ed è di questo che pago il prezzo.

  7. dedalus Scrive:

    @ samuele f.

    i) non è una “scusa” come tu dici, ma è una legge. una legge che definisce e circosrive l’ambito di azione della commissione edilizia. dura lex, sed lex.
    ii) inserita in questo circoscirtto ambito di azione, la commissione edilizia sfugge di fatto a qualsiasi accusa riguardo alllo scarso profilo estetico dei nuovi edifici. giudicare cosa è bello e cosa no, molto sempicemente non è di sua competenza. quindi quello che tu chiami “separarsi dal ruolo quando comoda” di fatto non ha alcun senso: tale ruolo non sussiste per legge.
    iii) ad “invocare la scusa” (di fatto una legge), in ogni caso sono stato io. e a dispetto dell’identico cognome, sono persona ben diversa e autonoma (nonostante la condivisione del 50% del codice genetico) rispetto all’assessore bassetti.
    iv) “lodi al cubame”: se con questo intendi un apprezzamento delle moderne costruzioni bolzanine e, più in generale, dell’architettura contemporanea, non vedo dove stia il problema. trattasi di un giudizio di un libero cittadino che è architetto e urbanista da circa quarant’anni. esprimere un giudizio in qualità di architetto e rispettare le leggi in qualità di assessore come può essere “una presa per il”?
    v) abbiamo capito che i cubi non ti piacciono. mi piacerebbe sapere dunque qual’è l’architettura che prediligi, quale architettura pensi sia oggi la più appropriata per la città di bolzano, quale forma sia oggettivamente bella e funzionale. tu una soluzione a queste questioni ce l’hai di sicuro e nonostante questo te la tieni per te. peccato, potresti finalmente metterci tutti d’accordo.

  8. teresa f. Scrive:

    cari assesore, sig. dedalus e sig. samuele, mi scuso se intervengo su una risposta di dedalus a samuele,ma vorrei dire che anche a me i cubi di cemento non piacciono. non perchè prediliga un’ altra architettura ma perchè inserire alcatraz in via roma, i blocci dell’ università, le palazzine anonime con più o meno curve come quelle di via orazio, l’ arca di noè in via vittorio veneto , la palestra delle tambosi ecc. sono un apporto di trasformazione dei quartieri non calibrato sulla gente che li vive.
    c’è un momento per tutto, anche per la trasformazione urbanistica della città. questo non è il momento. sono ferite in una città che è già spaccata, che non si riconosce più, che perde il legame con il territorio. perchè ? sono arrivati gli stranieri( fenomeno avvenuto più tardi che in altre città europee e ancora da metabolizzare), la separazione etnica in quartieri è ancora troppo netta, la destra fomenta le spaccature, la sinistra crede di saperne più del diavolo, la città non è così moderna come la vorrebbero gli architetti. allora non è solo questione di gusto, di modernità, di urbanistica ma è una questione sociale.
    a fare gli avveniristi si perde il rispetto per chi dall’ avvenire anche architettonico si aspetta tracce del proprio passato, non di quelle dei politici, degli urbanisti, degli speculatori. Per trovare tracce del passato e quindi identità bisogna avere una grande tradizione culturale, che il gruppo italiano non ha, e un senso di appartenza che hanno prevalentemente il gruppo tedesco e gli stranieri. Per questi motivi a me non piacciono i cubi: portano via i pochi punti fermi che possono essere il trampolino per una cittadinanza più consapevole e più attiva e inseriscono nel contesto sociale note di disamore verso la città.

  9. samuele f. Scrive:

    Pregevolissimo assessore. In attesa di risolvere l’antinomia tra cubismo (di Picasso) e cubame (di Bolzano), questa mia per chiederle che fine ha fatto la sua solenne promessa post elettorale di evidenziare tutte le cariche di “sottogoverno” del Comune (compresi emolumenti e nominativi attuali, ovviamente).

  10. Silvano Bassetti Scrive:

    pregevolissimo samuele f.
    dichiaro solennemente che nessuna delle nomine eminenti (cioè di autentico potere e di significativo emolumento economico) è fin qui scaduta e dunque nessuna ancora è stata rinnovata da questa amministrazione.

  11. Silvano Bassetti Scrive:

    trovo particolarmente seria e incalzante la riflessione di teresa f. che giustamente sposta l’asse del discorso sul versante socio-culturale. qui si che si va al cuore del problema. non ho l’ardire di aggiungere qualcosa nel merito, ma giuro che mi interessa e mi coinvolge molto…

  12. samuele f. Scrive:

    E non ha risposto un’altra volta. Ma lei è una biscia (in senso dialettico, off course): non occorre aspettare la scadenza. Ci basta una semplice tabellina, magari entro l’estate, di tre misere colonnine: nome, incarico, emolumento. La promessa l’aveva fatta lei: non mi dica che da architetto mi diviene marinaio.

  13. Carlo B. (webmaster) Scrive:

    [nota di moderazione]

    Samuele, vedi tu o meno se quello che ti dico può essere un’attenuante ai tuoi attenti e insistenti occhi. Silvano stenta a trovare mezz’ora da dedicare a suo figlio (io) quando il suddetto (o sottoscritto) gli chiede qualche insegnamento in campo urbanistico-professionale. Per lavori rigorosamente lontani dagli orizzonti bolzanini, naturalmente.

    ora, eseguire un censimento ex-post delle nomine è, immaginiamo, lavoro complicato. forse l’assessore è meglio faccia altro. compreso magari dedicare mezz’ora al giovane figlio architetto.

    mi sembra che la proposta (ma temo sia un prendere o lasciare) sia che PUNTUALMENTE E PEDISSEQUAMENTE quando la giunta procederà a nomine di sottogoverno, Silvano ce ne renderà informati. con emonumenti, naturalmente. vogliamo piena soddisfazione…

    io prendo. Samuele, spiegaci la tua insoddisfazione e il tuo dissenso e poi chiudiamo l’argomento. fino alle prime nomine.

    riguardo alle biscie e ai marinai, come sai io preferisco toni e allusioni più bonari. ma vedi tu. anche riguardo al mio discrezionale intervento in moderazione.

  14. Silvano Bassetti Scrive:

    Le mie doti di marinaio (per altro assai scarse) sono costretto ad impiegarle, più che a violare promesse o a schivare impegni (biscia?), a navigare in un mare davvero tempestoso. Il fatto è che, invece di chiamarmi in causa per la rotta di navigazione, molti si accaniscono a darmi colpa per la tempesta. E poi ci si mette Samuele che mi chiede conto dello stipendio degli ufficiali.

  15. Valentin[o] Scrive:

    [Ora basta]

    Le polemiche bolzanine sono eccessive, fuori luogo, prive di un senso compiuto. Una città obiettivamente problematica non può interrogarsi per secoli sulla demolizione e/o costruzione di 3-4 edifici in croce. Non è parte della vita, della quotidianità di una città normale trattenersi su simil-problemi per trascurarne altri ben più gravi. Insomma, penso che ci siano cose su cui si debba riflettere seriamente, e che sull’architettura si sia aperto un dibattito “di pochi su poco”, allontanando sempre di più la politica e l’informazione dalla portata di giovani, famiglie e anziani, a cui non credo interessino un gran che le “nuove linee brutaliste” o neo/già razionaliste (con “già” mi riferisco a tutta la parte nostalgica della questione).

    L’architettura moderna di Bolzano non ha niente a che vedere con quelle di grandi città europee o italiane. Sia ben chiaro ai nostri lettori che Bozen-Bolzano è e rimane (aimè) una città impostata solo e esclusivamente sulle linee teutoniche-medioevali dall’una, italiche-razionaliste dall’altra, nonché, nelle nuove aree, di impianto contemporaneo-speculativo. Gli interventi degli ultimi anni e mesi riguardano sciocchezze su cui altrove non ci si interroga più da tempo, anzi. Verrebbero percepiti come cambiamenti apprezzabili e utili, sintomi di rinnovamento. Ma così non è. Perché?
    Non mi pare giusto considerare tutto cubo e schifezza, cemento e tristezza. Un’equazione che fa parte di una mentalità invecchiata e viziata. A parte l’Università di P.zza Sernesi, io i cubi non li vedo. Vedo le vetrate, la luce, il nuovo. Ma i cubi no. Sarà perché sono “troppo” giovane?

    Sono anch’io d’accordo (in parte) con teresa f.: le ragioni delle contestazioni vanno ricercate in altre più gravi e radicate questioni socio-etniche della nostra città. Motivo? Polemiche di questo genere non si riscontrano in alcuna località della provincia, fuorchè Bolzano. Come mai a Bressanone o Merano nessuno ha mosso un dito per certi interventi che definirei vere stranezze (dalle nuove costruzioni della periferia brissinese a certi strafalcioni del luminare Thun nelle superlodate terme)? Perchè a Brunico nessuno ha battuto ciglio (tra gli italiani) per certi abbattimenti? Infine a Laives, hanno per caso protestato a gran voce per il Nuovo Municipio? Non mi pare. Eppure io giudicherei discutibili facciata e funzionalità del Rathaus; sul quotidiano Alto Adige si è discusso invece del gradino su cui inciampano gli anziani in piazza. Allora: i bolzanini hanno uno spiccato interesse per l’architettura mentre nel resto del Sudtirolo (paesi compresi) si ha poca sensibilità architettonico-paesaggistica? Io la penso in un’altra maniera.
    Sul Zett, edizione domenicale del Dolomiten, c’è una rubrica intitolata “So eine Sauerei” (letteralmente: «così una porcata»): anche i sudtirolesi si lamentano dei pugni nell’occhio, degli abusi, degli errori. Ma la faccenda si chiude lì, con buona pace degli amministratori, costretti a prendere atto della brutta figura e cercando magari di rimediare. La forza della stampa? Può darsi, sta di fatto che in città ogni cosa viene ricordata e ritirata fuori puntualmente, non con spirito costruttivo ma con tono vendicativo. Ogni lampione è motivo di litigio, su una fontana ci si può arrabbiare per mesi. E anche quando si cerca di risolvere il fattaccio, la leggenda metropolitana prosegue imperterrita, tramandata di generazione in generazione. Si può vivere così tormentati?

    A Parigi, Napoleone demolì mezza city, per far posto a quegli edifici e a quelle strade che oggi sono il simbolo della capitale francese. A Roma si fece lo stesso nel Ventennio, con Via dei Fori Imperiali e Via della Conciliazione, di cui sarebbe difficile oggi fare a meno, visto che il Colosseo o la Cupola di San Pietro ne fanno visivamente parte. A Vienna, nel periodo asburgico, avvennero fenomeni simili. Furono interventi dettati dalla necessità di quegli imperatori/regimi/monarchie di dimostrare la propria forza, sacrificando memorie, identità, opere artistiche e culturali precedenti. Nonostante ciò, si sono ottenute soluzioni urbanistiche lodevoli e al passo con i tempi, ma pur sempre con la violenza. Bisogna arrivare al sangue pure nel capoluogo altoatesino? Per far posto al Nuovo, dovremo demolire il centro storico come voleva fare il duce&co.? Non è forse arrivata l’ora di “ragionare”, di “comprendere” che se non si attua una certa strategia, si arriverà tragicamente a nuove sofferte soluzioni di forza per la espansione cittadina (e penso all’avvenuto abbattimento delle Semirurali o alla progressiva distruzione dei meleti)? Che i piccoli cambiamenti, come la Biblioteca, il Museo Civico, Via Roma, sono l’opposto di quelli radicali (quindi opere dovute, necessarie a non “imbalsamare” un ambiente urbano)? Non so se mi spiego. Con queste parole mi rivolgo a entrambe le parti. Ai politici per ribadire quanto sia necessario ripensare il volto cittadino tenendo conto di questi aspetti cruciali, non solo accelerando l’elaborazione del PUC, ma avviando sin d’ora un confronto vero e serio con la cittadinanza che non sia relegato ai giornali; ai contestatori, se veramente hanno ragione d’essere, consiglio di cercare una via d’uscita che provi a destrumentalizzare una faccenda che purtroppo ha risvolti ideologici notevoli; non significhi questo zittire le proteste, bollandole per “fasciste”, ma al contrario dare spazio ad un movimento d’opinione che, come è giusto che sia, deve aver voce in capitolo nella scelte urbanistiche del comune capoluogo. Bolzanini, evitate però di nascondervi dietro blog, quotidiani, associazioni o comitati, con gli insulti, ma portate IDEE, la cui carenza si fa sentire. Fatevi avanti, partecipate agli incontri pubblici e convegni. Se le tesi sostenute saranno forti e condivise, è certo che un passo indietro (di chi conta sul serio) non mancherà. Io continuo a sperare in un segno di rinnovata serenità proveniente da tutte le componenti sociali e politiche cittadine. Esso tarda ad arrivare e la cosa mi preoccupa. Solo un gruppo di studenti (ex-magistrali) è riuscito a concretizzare quanto da me indicato. Insufficiente…

    Un’ultima riflessione. A mio parere l’identità di un gruppo non si può costruire attaccandosi a ogni singola facciata, casa, muretto, scuola, via del proprio quartiere, della propria vita. La difficoltà intrinseca degli abitanti di Bolzano è di pretendere, per es., che i figli crescano nello stesso identico ambiente urbano in cui gli stessi genitori hanno vissuto la propria infanzia, convinti che solo in questo modo sia possibile conservare la “tradizione” della famiglia e quindi del gruppo culturale (ed etnico) a cui si appartiene. Il fattaccio è che facendo così si tralascia l’unica possibile soluzione: costruire quei rapporti interpersonali al di fuori dei quali non si può stabilire un attaccamento col territorio intero (e non con una parte di esso). Rapporti con l’altro, qualunque esso sia, daranno l’identità tanto agognata agli italiani di questa terra. Ricercarla nel passato o nei mattoni non servirà a nulla.

    Spero che il mio appello non rimanga per l’ennesima volta inascoltato, cadendo in un dimenticatoio fatto di pregiudizio, superficialità, vergogna.

    - VALENTINO LIBERTO -

  16. alessandro borzaga Scrive:

    Mi voglio congratulare con lei per la presa di posizione contro l’inceneritore: in tal modo lei si dimostra coraggioso come politico nei confronti dello strapotere della provincia e rivela di essere onesto,attento e coerente nei confronti del suo elettorato nonchè di tutta la cittadinanza.Sono queste le azioni e le risposte che ci aspettiamo dai politici.

    Saluti e avanti così

    Alessandro Borzaga

  17. Federico V. Scrive:

    Mi ricordo che nelle passate campagne alettorali per il Comune di Bolzano le posizioni erano contrapposte. Il programma di Spagnolli prevedeva l’ inceneritore, quello di Benussi lo vedeva come ” fumo negli occhi” pericoloso per i quartieri Casanova e Firmian.
    Diamo atto quindi a Bassetti di voler approfondire se di pericolosità si tratta o se qualcuno “soffia sul fuoco”.
    La scoperta a posteriori ( forse ) dell’ indegine dell’ APPA però, almeno per il sottoscritto insospettisce.
    Per quanto riguarda l’ atteggiamneto dei “bolzanini”, anche da me sotto certi aspetti, di dire no a tutto e comunque non piace: deriva come il nostro vivere quotidiano ( per chi ci crede ) al famoso “peccato originale di Adamo ingannato da Eva).
    Ci siamo dimenticati che, quantomeno i cittadini di Bolzano di lingua italiana, nache se con un margine ridottissimo avevano eletto un loro Sindaco.
    Meglio sarebbe stato, sempre a mio giudizio avere rispettato questo “volere”e , mettere alla prova ” la novità“.
    Quindi ci vorrà del tempo affinchèi “bolzanini italiani” smaltiscano questo che loro definiscono un torto subito.E’ opinione diffusa ormai, ma credo lo pensiate tutti anche Voi, che Bolzano come gli altri Comuni dell’ Alto Adige o Sudtirolo non hanno autonomie “vere” sono governati dalla Giunta Provinciale, che tiene la “borsa” dei soldi. Prediamone atto e basta.

  18. samuele f. Scrive:

    Carina l’allegoria: non oso immaginare chi o cosa sia il Moby Dick della situazione. La mia (e non solo) curiosità riguardo ai “sottogovernisti” sta tutta nel pezzo magistrale di Margheri sulla spartizione delle poltrone: non l’avessi letto, e non fosse stata resa promessa solenne, non sarei qui a sollecitarne la diffusione.
    PS per WM - Biscia e marinaio, nel linguaggio politico di oggi sono termini blandi al limite dell’affettuoso: che stiamo a moderà, il sesso degli angeli?

  19. leonardo colletti Scrive:

    Commenti sul nuovo polo bibliotecario Pascoli-Longon?

    Intanto ci metto i miei:

    - da cittadino, vorrei conoscere non solo il risultato ma anche le motivazioni dei giurati. Perche’ un progetto e’ meglio dell’altro? Estetica? Funzionalita’? Costi? E’ una cosa pubblica, e in una societa’ aperta il cittadino ha il diritto/dovere dell’informazione. Ci sono dei verbali? Si possono leggere?

    - non ho nulla in contrario all’abbattimento dell’attuale edificio, purche’ quello che verra’ sia effettivamente un progetto valido: un bell’edificio, di costi non eccessivi, che valorizzi la citta’, che avvicini i cittadini alla cultura

    - un interrogativo: ad occhio mi sembra che la cubatura del nuovo progetto sia almeno due/tre volte la somma delle cubature di Tessman, Civica, Claudia Augusta. Mi sbaglio? Non e’ troppo?

    - un dubbio: Le sale della Civica sono vuote…. la Universitaria e’ semi-deserta….

    - Ok, abbiamo visto i progetti degli edifici. Ma dentro, cosa ci vogliamo mettere? Non vorrei rubare il mestiere a nessuno, so che ci sono esperti di biblioteca con tanto di formazione universitaria, ma vorrei comunque dire la mia. Magari si potrebbe investire qualche spicciolo e spedire qualche attento osservatore a visitare le biblioteche di mezzo mondo per poi riferire.
    In California ad esempio ho viste biblioteche quotidianamente affollate: computer e internet
    gratis per tutti, senza prenotazione; salette funzionanti come centri “CAAF” nell’opportuno periodo, cosi’ mentre fai la fila ti leggi un libro; scaffali aperti, cosi’ uno passeggiando scopre libri di cui mai avrebbe immaginato l’esistenza; salette acusticamente isolate dotate di pianoforti, con un via vai di musicisti giovani e non che risparmiano le crisi di nervi ai vicini;
    vendita annuale e a prezzi simbolici (50 centesimi) dei vecchi libri; concertini e pubbliche letture.

  20. Massimo Minighini Scrive:

    Apprezzo il concreto commento di Leonardo, che si indirizza specificatamente alle caratteristiche della nuova opera, all’uso che ne è previsto ed ai benefici per i cittadini.
    Ottime anche le proposte finali.
    Magari fossero così impostate tutte le critiche che ruotano attorno alla vicenda: purtroppo per la destra bolzanina il problema viene visto da un’altra ottica, strumentale alle sue esigenze di creare un altra questione tipo Piazza Vittoria con cui alimentare la sete di italianità del proprio elettorato.

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