IL CONCORSO PER IL POLO BIBLIOTECARIO
In mezzo a tanti commenti propongo il testo integrale del Comunicato stampa riguardante il verdetto della Commissione giudicatrice
Nelle giornate dell’11 e 12 luglio 2006 si è riunita la Commissione per l’esame dei 5 progetti ammessi alla seconda fase del Concorso per il nuovo Polo Bibliotecario. La Commissione al completo ha valutato analiticamente i singoli progetti rielaborati dai progettisti in base alle indicazioni fornite dal Bando di Concorso e dal colloquio di approfondimento del 19 aprile 2006. L’esame analitico dei singoli progetti ha affrontato sistematicamente i vari aspetti urbanistici, architettonici e funzionali. La Commissione ha tenuto in grande evidenza il valore simbolico che il Polo Bibliotecario ha per la città capoluogo e per l’intero territorio provinciale come centro di riferimento innovativo e dinamico di tre diverse culture. Nell’esame della Commissione è stata inoltre costantemente presente la problematica sollevata dal dibattito cittadino sulla storia del luogo.
Si sono presentate due diverse visioni architettoniche e urbanistiche che hanno evidenziato, da una parte la scelta progettuale di trasformazione del luogo con conseguente demolizione degli edifici esistenti (4 progetti), e dall’altra parte la scelta progettuale di conservare la memoria storica del sito mantenendo una parte significativa degli edifici esistenti integrandoli con cubature aggiuntive (1 progetto).
Sulla prima scelta progettuale, la Commissione dopo vari approfondimenti, ha individuato il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle come la soluzione complessivamente migliore sotto il profilo architettonico e funzionale.
A questo punto si è proceduto ad un esame comparativo tra questo progetto ed il progetto dell’Arch. Ludwig Karl, che ha proposto una soluzione conservativa.
Gli elementi di migliore qualitá architettonica e funzionale hanno fatto prevalere a maggioranza il progetto dell’Arch. Christoph Mayr Fingerle, che viene proclamato vincitore (5 voti contro 4).
E’ un testo scarno e burocratico, ma offre un resoconto eloquente e fedele del contenuto e della qualità della contesa.
Si sono finalmente confrontate apertamente le due opzioni antagoniste per la realizzazione del polo bibliotacario: fare tabula rasa per costruire liberamente un nuovo edificio che, oltre a funzionare da “biblioteca perfetta”, esprima l’alto contenuto simbolico e celebrativo dell’operazione culturale; ovvero, intervenire sull’esistente, salvando il salvabile, per aggiungere nuova architettura all’architettura storica, facendone la “miglior biblioteca possibile”, raccontando anche architettonicamente la complicazione e l’imperfezione della convivenza multi-culturale che segna la nostra terra e la nostra città.
Due operazioni diverse, entrambe legittime, di cui ho fortemente rivendicato la pari dignità nell’esame in sede di concorso, confidando nella positività del confronto culturale.
Così è stato. E non è stato facile, perchè ho continuamente verificato lo scontro aprioristico tra due pregiudizi simmetrici: tra chi rivendicava a priori la conservazione delle Pascoli, caricando il sito e l’architettura storica di significati ideologici non negoziabili, e chi altrettanto a priori ne dava per scontata la radicale demolizione per poter liberamente progettare il nuovo (non senza alimentare il sospetto di ansia iconosclasta, magari per fare piazza pulita delle derive etno-ideologiche).
La seconda fase del concorso ha, almeno formalmente, fatto giustizia delle posizioni aprioristiche, portando ad un vero e proprio “ballottaggio” due progetti emblematicamente rappresentativi delle due opzioni legittime e possibili.
Ha vinto (sic!) di stretta misura (5 a 4: ai rigori?) l’opzione radicalmente trasformativa-innovativa di un architetto bolzanino, contro l’opzione conservativa-integrativa di un architetto bavarese. Aggiungendo un pizzico di paradosso a tutta la vicenda.
Ma è una vittoria un 5 a 4, quando tra i 5 voti a favore della totale demolizione delle Pascoli ci sono tre voti dei “funzionalisti puri”, cioè degli esperti bibliotacari alla ricerca della macchina bibliotecaria perfetta? E’ una vittoria plausibile quella che, senza dimostrata necessità, agisce totalmente “a prescindere” dai sentimenti pur confusi e contraddittori di larghi strati della pubblica opinione? (Mentre comunicavo i sentimenti della cittadinanza, una commissaria non bolzanina mi ha contestato pesantemente, dicendo: “Ma, assessore, non vorrà mica far decidere il popolo su una questione di architettura?”)
I 4 voti a favore dell’opzione conservativa sono particolarmente qualificati e qualificanti (un altissimo funzionario provinciale, il rappresentante dell’ordine degli architetti, il rappresentante dell’ordine degli ingegneri, un assessore comunale). Ne esce la prima e irreversibile verifica che “anche conservare si poteva e si potrebbe”. Lo dimostra un progetto onesto, concreto, realista, sensibile. Certo meno sontuoso e meno celebrativo di quello trasformativo. Ma dove sta scritto che le Pascoli debbano essere con tanta leggerezza sacrificate alla sontuosità e alla celebrazione?
Io ho sempre messo in conto che il polo bibliotacario valeva anche la demolizone delle Pascoli. Dalla prima fase del concorso sono uscito con la convinzione che la nuova biblioteca fosse incompatibile con la sopravvivenza delle Pascoli. Da questa seconda fase del concorso esco con la convinzione che invece la convivenza è possibile e che ne vale la pena, anche a prezzo di qualche sacrificio di funzionalità e di monumentalità. Anzi sono convinto che l’integrazione tra vecchio e nuovo, tra architettura italiana storica e architettura tedesca contemporanea, tra passato e futuro … sia la più alta rappresentazione della complessità storica e culturale della nostra terra.
Sono grato a questo concorso che mi ha fatto capire molte cose e che mi ha fatto cambiare idea. A questo servono i concorsi e le sfide culturali: non sono una lotteria, sono un laboratorio.
Da questo laboratorio esco con la convinzione che vale la pena lavorare ancora, tenendo aperta la discussione, per arrivare ad una decisione più alta, più matura e più condivisa. Ci credo e ci spero. Perchè le grandi operazioni culturali (e architettoniche) non possono nascere da una … vittoria di Pirro!
13 Luglio 2006 alle 11:33 pm
Il primo commento è il comunicato del Sindaco Spagnolli che è stato diffuso dalle agenzie:
Data comunicato 13/07/2006 12:37:12
Titolo: Sindaco di Bolzano Spagnolli su esito concorso polo bibliotecario
In riferimento all’esito del concorso internazionale per la progettazione del nuovo polo bibliotecario nell’area ex Longon, il Sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli fa sapere che: “Se da un punto di visto tecnico nulla si può eccepire sulla qualità dei cinque progetti presentati che risultano tutti contenere aspetti migliorativi rispetto alla prima stesura, nel contempo è bene sottolineare che la decisione della giuria non può in alcun modo essere ricondotta ad una mera questione di contrapposizione linguistica o tra enti (Comune-Provincia), come invece qualcuno vuol far apparire soffiando sul fuoco della contrapposizione etnica ed invocando un referendum che allo stato appare del tutto inutile. Infatti è chiaro a tutti che la cittadinanza non vuole l’eliminazione totale della scuola ex Longon. Il voto all’interno della giuria rispetto alle varie opzioni si è espresso in maniera del tutto trasversale. Inoltre il progetto per così dire “conservativo” porta la firma di un architetto bavarese, mentre quello indicato dalla giuria come il più idoneo, che non conserva traccia dell’attuale configurazione dell’edificio, è opera di un architetto bolzanino. Ciò premesso -prosegue il Sindaco di Bolzano Spagnolli- ritengo che i membri della giuria che non hanno preso nella dovuta considerazione il progetto conservativo, non abbiano voluto in alcun modo dare ascolto al volere della cittadinanza, limitandosi a prendere in esame solo aspetti tecnico-logistici”. Si tratta per Spagnolli di un fatto grave. Una totale mancanza di rispetto nei confronti del volere e della sensibilità della comunità cittadina espressa in più occasioni e a chiare lettere. “Ora -conclude il Sindaco- la palla torna nelle mani delle istituzioni politiche. L’auspicio è che la politica possa trovare una via che salvaguardi la volontà dei bolzanini”.
14 Luglio 2006 alle 9:24 am
Caro Silvano
Condivido appieno quanto scrivi, ma rimango letteralmente di sale quando leggo la frase della commissaria non bolzanina (“Ma, assessore, non vorrà mica far decidere il popolo su una questione di architettura?”). Appunto, non è una mera questione architettonica, ma è molto di più! È innanzitutto una questione urbanistica e per i non addetti ai lavori questo significa che nell’azione del polo bibliotecario, ovvero nell’intervento di modifica di una parte così rilevante di contesto urbano, ben altri elementi oltre a quelli architettonico-funzionali dovrebbero (avrebbero dovuto) essere soppesati; non dico che non siano stati considerati, il tuo intervento lo dimostra, ma probabilmente non hanno avuto “pari dignità” rispetto ad altri ben più visibili o quantificabili. L’intervento su parti di città consolidate è azione difficile e pericolosa, nel senso che va a modificare strutture, funzioni, equilibri esistenti, ma soprattutto si ripercuote sull’immagine personale e sulla memoria collettiva dei fruitori di tali parti di città. E a Bolzano tali azioni assumono connotati che travalicano a volte il mero sentimento affettivo per scivolare su questioni etniche (ahimè, ancora così nel 2006, nell’Europa unita e nel pieno della globalizzazione!), che però non vanno assolutamente sottovalutate, proprio per non destabilizzare certi equilibri così precari.
Il Consiglio Europeo degli Urbanisti ha recentemente riscritto la vecchia Carta di Atene, presentando quella che dovrebbe essere la visione di città del 21° secolo, la quale si concretizza nel concetto di “Città Integrata”. Il concetto di città integrata implica che siano attuati meccanismi d’interconnessione che agiscono a diversi livelli, non solo strutturali o funzionali, ma anche ad esempio sociali e temporali e questo soprattutto quando si va ad incidere ed a modificare parti consolidate di tessuto urbano. Riporto qui di seguito una piccola parte dal testo: “Il futuro si realizza costantemente attraverso le azioni quotidiane, così come quelle del passato offrono lezioni d’inestimabile valore. [..].
Qual è dunque il principale problema delle città di oggi?
È la mancanza d’integrazione e connessione, non solo in termini fisici, ma anche temporali ciò che affligge le strutture sociali ed appiattisce le differenze culturali. Per connessione non s’intende soltanto la continuità dei caratteri dell’ambiente costruito, ma anche il mantenimento dell’identità, che rappresenta un importante valore da proteggere in un mondo in continua evoluzione.”
Ritornando alla frase della commissaria, che non voglio commentare oltre dato che si commenta da sola, aggiungo solo con una battuta che quando l’ho letta mi ha ricordato la frase (peraltro di falsa attribuzione) di una regina francese, che nella scarsa considerazione del suo popolo ci lasciò la testa, e non vorrei che la data di oggi (14/07) fosse di cattivo auspicio al futuro di questo progetto che già tanto ha fatto discutere e che di sicuro continuerà a farlo.
Virna Bussadori - urbanista
14 Luglio 2006 alle 9:44 am
bolzano manca da anni ormai di una riflessione vera, seria, approfondita, disciplinare e condivisa sulla qualità e sul disegno degli spazi urbani.
la famosa scalinata delle pascoli è un pretesto puro e semplice per tentare di affermare, abusando di un aspetto leggittima, il radicamento attarverso la memoria un radicamento, un modello di conservazione dell’architettura etnico. chi oggi si indigna dove era quando il cinema corso fu demolito da un imprenditore?
il mio punto di vista: lo spazio compreso tra i due fronti di corso libertà e la scuola non è altro che uno spazio di risulta. lo “sfondamento” della quinta urbana del corso per arretrare e creare una sorta di transetto le cui testate erano il cinema corso e la scuola pascoli nasce già irrisolto. il disegno piacentiniano di forte coerenza sui fronti principali decade in spazialità marginali e disarticolate sui retri. nè la salvaguardia della scalinata nè il nuovo progetto risolvono l’assenza di “urbanità” di quel luogo. l’altro braccio /ex cinema corso/ è ormai degenerato ad una melma di parcheggi, di disequilibri urbani.
quello che leggo di questa città è l’attitudine, da sempre, alla disorganicità degli interventi, all’incapacità di rapportarsi al contesto per produrre strutture urbane integrate ed in equilibrio tra di loro.
la lettura dei fenomeni urbani è ascrivibile alla pura addizione volumetrica. e la considerazione dello spazio pubblico scema in un nulla. ma vi rendete conto che gli unici marciapiedi di misura decente a bolzano siano quelli delle città di perathoner e di piacentini? viale druso è da piazza adriano in giù una sempile catasta di volumi e posteggi, lasciando ai pedoni porzioni di terreno irrisorie.
a questo punto lancio l’iniziativa: avviamo una riflessione sulla qualità urbana della città, sulla capacità degli spazi di diventare elementi generatori di valori urbani, quali occasione d’incontro e di aggregazione positiva e costante. dobbiamo agire sulla città del presente per avere la città del futuro ma dobbiamo farlo in maniera pacata, intelligente, sensibile e non certo per mezzo di categorie lingusitico-manichee. bolzano ha bisogno di rinascimento urbano /o meglio di rinascita/.
bolzano ha bisogno di disegno degli spazi non di distruzione delle spazialità urbane /come ad esempio stanno facendo le griglie dei parcheggi/.
ad esempio ci siamo mai fermati a ragionare su cosa debba essere quello spazio politicamente ingombrante di piazza vittoria? soffocata di macchine con un parchetto abandanonato a se stesso? continuamo a fare finta che non ci sia. lasciamo che gli aspetti “tecnici” prendano il sopravvento sulla trasformazione dello spazio. gli spazi urbani sono un fatto culturale e che cultura esprime una città che tira su facciate a lucido e lascia i retri in condizioni caotiche e im-pietose?
usiamo l’elaborazione del puc come occasione di crescita umana e culturale di bolzano.
14 Luglio 2006 alle 10:55 am
Londra e Parigi, città europee di notevole storia ed architettura, veri laboratori di innovazione urbanistica, si comportano in modo del tutto diverso rispetto all’innovazione, all’architettura moderna.
Parigi, capitale francese (forse un pò sciovinista?) ha concentrato il “moderno” in una nuova cittadella, la Defance, mentre nel centro storico, con rare eccezioni prevale la conservazione a tutti i costi.
Londra, sicuramente da più tempo internazionale e multiculturale, inserisce il “moderno” senza grandi perplessità (a parte quelle del principe retrogrado) nel centro, in periferia, in ogni dove.
Ricordo queste due diverse predisposizioni culturali per sottolineare che non è l’Urbanistica con la U maiuscola, ma molto più il ruolo dell’Identità a determinare la scelta.
Sono alcuni anni che m’impegno a contestare l’importanza esiziale dell’identità come primo valore su cui costruire rapporti sociali!
Nella nostra provincia, nella nostra città il gioco sulle identità continua a produrre più danno che vantaggi!
Davvero riteniamo di valore identitario il complesso delle Pascoli?
Per me no, e se anche lo fosse per la maggioranza dei bolzanini di lingua italiana, non me ne sento politicamente, culturalmente, architettonicamente coinvolto.
Sono convinto che si debba lottare per identità meno costrette, meno definite e per un maggiore spirito di apertura verso un futuro che sarà comunque multietnico e multiculturale indipendentemente dagli integralismi vecchi e nuovi.
Claudio Polo - urbanista
14 Luglio 2006 alle 12:32 pm
Quegli studenti che con la propria intelligente protesta ottennero l’appoggio del Comune di Bolzano nella tutela del patrimonio storico delle Pascoli si chiedono:
CHE SI FA ORA?
1] Come salvaguardare il complesso delle Pascoli-Longon dato che la Provincia pare intenzionata a procedere con la demolizione?
2] Come farà il Comune di Bolzano, in tali circostanze, a dare il proprio appoggio nella realizzazione di un nuovo e indispensabile Polo bibliotecario?
3] Come evitare un referendum (€ 300.000 buttati all’aria)?
Bisognerà ripensare tutto? Stralciare il progetto della biblioteca dai programmi della Giunta comunale? Indire un nuovo concorso (ipotesi alquanto improbabile)? Si potrebbe ripescare il progetto di Ludwig Karl?
Siamo tutti un po’ smarriti, nel senso che ci è difficile immaginare quale scenario si possa profilare nei prossimi mesi. Uno scontro tra il Comune e la Provincia non porterebbe a niente…
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ARCHITETTURA. Il progetto di Ludwig Karl non è affatto esaltante. Pur di conservare ogni minimo dettaglio della struttura scolastica esistente (la pianta ad S, per esempio), si “umilia” la biblioteca stessa, relegata in pratica al cortile su via Longon. Un miglior progetto conservativo (tipo EURAC) era auspicabile.
Ho fatto un giro nel sito del Concorso [ http://www.provinz.bz.it/hochbau/Bibliothekenzentrum/suche_i.asp?PRICE=yes&pm=x ]. A dire il vero quello di Karl non era l’unico progetto atto a mantenere facciata e scalinata. Anzi: ce ne erano altri ben più ambiziosi e pregevoli. Solo alcuni esempi: partecipanti 1027, 1028, 1029, 1046 (bello), 1064 (bello), 1075, 1086 e 1113 dalla Germania, 1051 dall’Austria, 1056 (bello) da Venezia e 1058 da Bressanone. Mi stupisce che tra i riconoscimenti non ce ne sia neanche uno.
Il mio è un giudizio puramente estetico, non funzionale. Mi sembra però che il dibattito sia imperniato più sull’aspetto visivo che su quello dell’utilità. D’altronde cosa ci sia di tanto complicato in una serie di scaffali tanto da rendere necessaria la presenza di esperti bibliotacari che, come dice Bassetti, sono «alla ricerca della macchina bibliotecaria perfetta»? Perchè non scegliere tra i progetti conservativi? Magari abbinando il giudizio della commissione a quello della gente (a cosa serve se no il sito della Provincia?). Anche questa è democrazia partecipata.
Inoltre, a colpo d’occhio, il progetto di Mayr Fingerle non è che un energumeno di metallo e vetro. Tra i finalisti è a mio giudizio più apprezzabile Dürschinger (bella l’idea di Via Longon pedonale) ma anche Sandra Morello-Zoderer/feld72 non è da buttare. Pure tra i partecipanti buoni esempi. Curiosità: il 1052 e il 1081 puntano ad una curva stile Pascoli per la facciata verso Corso Libertà, pur radendo al suolo l’originale. Una versione moderna delle Pascoli. Anche questa poteva essere una strada percorribile. Ma liberateci dallo spigolo. Di spigoli ne abbiamo già abbastanza a Bolzano. In tutti i sensi.
Valentin[o]
Qualcuno mi spieghi il partecipante 1079
http://www.provinz.bz.it/hochbau/Bibliothekenzentrum/teilnehmer_bilder_i.asp?PART_NUM=1079
14 Luglio 2006 alle 1:23 pm
ho lettoquasi tutto quello pubblicato sul tema Pascoli-polo bibliotecario sia sui giornali che su vari blog, con i vari commenti pro o contro i vari progetti.
secondo me tutti hanno dimenticato una cosa essenziale e cioè che gli eletti in consiglio comunale sono stati eletti per fare tutto nell’inetesse del cittadino.
I Cittadini (nella maggior parte) di Bolzano hanno detto chiaramente che vogliono tenere in vita le Pascoli e visto che è possibile (vedi progetto conservativo e adesione di bassetti e Spagnolli) i nostri politici da noi eletti dovrebbero fare l’interesse dei loro elettori. Almeno in questo caso non dovrebbero avere dubbi.
14 Luglio 2006 alle 4:32 pm
Andiamoci piano con le maggioranze: la maggior parte dei cittadini di Bolzano, se proprio vogliamo invocare la democrazia diretta, non si è espressa. Le firme raccolte contro l’abbattimento sono un migliaio, cioe’,
a rigore, solo 1 bolzanino su 100 (e gli altri 99? potrebbero essere tutti
a favore!) . Trovo che anche il Sindaco si sia un po’ allargato quando dice “i cittadini non vogliono”. E poi prima di chiedere l’opinione dei cittadini bisognerebbe informarli per bene, mettendo in evidenza anche i possibili vantaggi di una nuova, grande, funzionale struttura bibliotecaria.
14 Luglio 2006 alle 5:25 pm
caro valentino direi che il progetto 1079 affronta un tema certamente scottante ma con un’ironia assolutamente indispensabile.
per parte mia mi permetto un breve incursione polemica: quanto di ciò che sembra agitare la vita dei bolzanini è /symbolon/ e quanto è /eidolon/?
16 Luglio 2006 alle 10:53 am
Due domande forse non strettamente attinenti ma comunque affini:
- Leggevo oggi la proposta di alzare la Tessmann di un piano e di spostare il polo “italiano” alle Longon: in verità l’ipotesi non è poi tanto campata in aria, almeno sul piano culturale. O siamo veramente tutti convinti che il nuovo polo sarà realmente interculturale e che non si creeranno comunque ambienti nettamente divisi, in termini strutturali o comunque sostanziali? Credo che abbiamo tutti dei dubbi a tal proposito…. Se lo scambio culturale si limita a frequentare gli stessi locali lo abbiamo già oggi, visto che nella sala lettura della Tessmann ci sono probabilmente più studenti italiani che tedeschi…. Ma è ovvio che siamo ben lontani dallo scambio culturale. Ho però dei dubbi che basti il nuovo polo per fare dei passi in avanti in questo senso….
- Alla fine è abbastanza vero che il problema logistico più immediato è trovare una nuova sistemazione alla Civica. Il “terzo incomodo”, la bibliotaca provinciale in lingua italiana è infatti una creazione molto discutibile, visto che per svariate ragioni la Civica si poteva in qualche modo già considerare la biblioteca “provinciale” in lingua italiana.
Se il nuovo polo deve rispondere a questa seconda esigenza senza però consentire veramente di raggiungere quello scambio culturale che molti auspicano, forse una soluzione più ridotta non sarebbe (stata) male.
Per quanto riguarda la questione Pascoli credo che sia l’ennesima scusa per tirare strumentalmente fuori il dibattito preferito da noi altoatesini. Se per (giuste) ragioni funzionali sono state tirate giù le semirurali - che in quanto a storia ed identificazione se consentite erano molto più forti delle Pascoli - non credo che tirare giù le Pascoli sia un dramma. E’ ovvio che siamo tutti sentimentalmente legati ai luoghi che abbiamo frequentato in gioventù, ma con questa logica dovevano pure lasciare il fossato dell’orso Pippo e la gabbia delle aquile sul Talvera….
16 Luglio 2006 alle 4:08 pm
le riflessioni di Luca e il vasto dibattito sulla stampa mi ha “ispirato” il nuovo post di oggi a cui rinvio
8 Agosto 2006 alle 3:39 pm
Egregio Assessore all’Urbanistica Arch. Silvano Bassetti,
data la delicatezza della questione “Pascoli”, la pregheremmo di dare informazioni esatte riguardo al ruolo dell’Ordine degli Architetti su tale questione.
Nonostante l’Ordine abbia a suo tempo espresso un parere contrario alla seconda fase del concorso del Polo bibliotecario e di conseguenza comunicato all’ Arch. W. Piller, rappresentante dell’Ordine nella prima fase del concorso, di non essere più rappresentante dell’Ordine nella seconda fase, lei afferma che la giuria possa vantarsi anche di un rappresentate dell’Ordine degli Architetti:
citiamo testualmente dal suo blog l’ articolo che è stato pubblicato Giovedì, 13 Luglio 2006 alle 11:03 pm nella categoria “Programma per la città”:
(…)I 4 voti a favore dell’opzione conservativa sono particolarmente qualificati e qualificanti (un altissimo funzionario provinciale, il rappresentante dell’ordine degli architetti, il rappresentante dell’ordine degli ingegneri, un assessore comunale). (…)
La chiediamo quindi di redigere tale informazione non essendo essa corretta!
Al fine di ribadire la nostra posizione nei confronti di tale concorso, alleghiamo il parere già espresso e pubblicato sui giornali mesi fa.
Cordiali saluti
Consiglio dell’Ordine
Allegato:
L’ordine degli architetti è dell’avviso che l’idea di creare un istituto di pubblica istruzione, in particolare una biblioteca per tutti i tre gruppi linguistici altoatesini sia un intenzione giusta e lodevole e la sostiene a tutti gli effetti. A maggior ragione sarebbe importante applicare una procedura corretta e regolamentata per la sua realizzazione.
Considerato la rilevanza che ha assunto sulla stampa il tema della costruzione del polo bibliotecario di Bolzano, con numerosi interventi più o meno competenti che per altro denotano l’interesse dell’opinione pubblica sui temi dell’architettura e della città, l’ordine degli architetti ritiene doveroso prendere posizione in particolare in merito alle procedure concorsuali adottate.
Come noto ed ampiamente discusso l’area oggetto del concorso è quella delle scuole Longon e Pascoli realizzate negli anni 30 anch’esse con un concorso vinto dall’arch. Pelizzari. Sull’opportunità di porre un vincolo di tutela storico artistico al complesso si è pronunciata in modo autorevole e competente la sovrintendenza alle belle arti la quale si è espressa in modo negativo.
Per quanto un edificio storico possa essere ritenuto valido la sua tutela passa in anzi tutto dalla scelta di una nuova destinazione d’uso confacente alla destinazione originale; una biblioteca moderna difficilmente potrà essere inserita in una struttura scolastica senza stravolgerne l’impostazione e la qualità architettonica originale, come in effetti è stato dimostrato inequivocabilmente dall’esito del concorso.
Si ritiene che il complesso denoti una pregevole qualità nell’inserimento urbanistico e meno sul piano architettonico, peraltro anche la costruzione di un polo bibliotecario di questa rilevanza può rappresentare l’occasione per realizzare un’opera di grande qualità urbanistica ed architettonica valorizzando le funzioni di centralità di questa parte della città di Bolzano; il sacrifico del complesso esistente potrà essere ampiamente compensato dalla qualità della nuova edificazione.
Al concorso europeo indetto nel 2004 hanno partecipato circa 200 studi di progettazione, malgrado l’elevata e qualificata partecipazione la commissione giudicatrice non è stata in grado di individuare un progetto vincitore cui assegnare l’incarico per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo dell’opera. A posteriori può essere rilevato come il dibattito politico, nato nella fase finale del concorso in merito alla tutela dell’edificazione esistente, abbia influenzato negativamente sulla decisione della giuria.
Sono stati assegnati 5 secondi premi pari merito.
L’ente banditore, l’amministrazione provinciale, aveva collaborato con l’Ordine nella definizione del bando di concorso e richiesto, per norma e tradizione, un rappresentante dell’Ordine degli Architetti in giuria.
Ora l’amministrazione provinciale ha invitato i 5 secondi premi all’espletamento di una seconda fase con un nuovo bando di gara senza alcun coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti.
Il consiglio dell’Ordine ritiene che la procedura concorsuale debba ritenersi terminata con l’assegnazione dei 5 secondi premi ex-aequo, dato che l’espletamento di una seconda fase non era prevista nel bando originale.
Se l’ente banditore ritiene di voler comunque proseguire su tale strada il Consiglio ritiene che anche tutti gli altri progettisti che hanno partecipato al concorso debbano avere la possibilità di poter presentare la rielaborazione del proprio progetto alla luce delle nuove richieste del bando di concorso.