NELLA TANA DEL LUPO

Tra un’ora si inaugura la mostra sui progetti del polo bibliotcario. E’ ovviamente programmata come manifestazione di pubblicizzazione dell’esito del concorso.

Doveva essere la celebrazione del progetto vincitore e del definitivo decollo dell’operazione. Diventerà necessariamente luogo di confronto tra posizioni diverse e confliggenti. Segnerà un’altra fase di stallo, perchè il Comune non ha ancora deciso la sua posizione ufficiale. Ci saranno Durnwalder e Mussner, March e Mayr Fingerle. Ci saranno tanti architetti. E ci sarò anch’io.

Mi sentirò “nella tana del lupo”, perchè sosterrò le ragioni opposte all’esito del concorso: dirò che non ritengo accettabile la demolizone delle Pascoli, ma dirò con altrettanta forza che credo nel progetto del polo bibliotacario. Dirò che proprio dal concorso ho imparato che non è vero che “conservazione e trasformazione” sono incompatibili. Dirò che non è accettabile invocare l’autonomia dell’architettura fino al punto di “ferire” sentimenti diffusi nei cittadini. Dirò che la politica ha l’obbligo di trovare una mediazione.

Spero di non essere da solo nella tana del lupo.

4 Commenti a “NELLA TANA DEL LUPO”

  1. Marco Martintoni Scrive:

    E’ certo che salire da Via Amba Alagi passando per Via Cesare Battisti (irredentista ma Trentino) lasciando sulla sinistra l’ex Cinema Corso ed attraversando Corso Libertà (una coincidenza che l’asse Sud Nord o Nord Sud si chiami Italia mentre quella Est Ovest Libertà???) ed arrivare al Fantasy a bere una birra sarà per tutti i Bolzanini, senza più le scalinate delle Magistrali, sicuramente un’altra cosa. Senza pensare al Decadentismo, a Pascoli e D’Annunzio, e all’effetto depressivo o tonico/euforico delle sostanze alcoliche. Veniamo al problema. In una città senza il senso dell’ appartenenza un gruppo di studenti e cittadini scopre che se gli tolgono il loro “ricordo” perdono la loro identità. Trasformano un “luogo o periodo” di incontro, istruzione e formazione nonché di “somma di rapporti” in un qualcosa di immobile, fermo, un testimone, un monumento. E trovano un terreno fertile in cui molti vanno a seminare. E guarda caso si tratta di buttare giù una scalinata per far posto ad una biblioteca. Non so se, in una città dove una sola piazza, invece che luogo di aggregazione, è stata e continua ad essere il “luogo” della divisione, sia preferibile fare cultura con i libri o continuando ad inventare ed a mettersi nuovi monumenti nella testa. Se poi la divisione costituisce o sostituisce l’identità allora ben vengano anche i monumenti, ma dal punto di vista politico non mi sembra che ciò costituisca un’operazione magistrale. Occhio a dove bevi fuori dalla tana del lupo.
    Marco Martintoni

  2. Carlo B. Scrive:

    Marco, non solo comprendo le tue considerazioni ma le condivido. Sono valide in assoluto. Ma a Bolzano purtroppo, come tu per altro già sottolinei, c’è anche dell’altro. E di quest’altro non possiamo non curarcene. Non possiamo considerarlo indegno dell’agenda politica.

    Di fondo io ci leggo la “tracotanza” della SVP, che non esita per i propri fini, spesso alti, a volte infimi, a calpestare le volontà, le sensibilità, le necessità politico-strategiche, non (o non solo) degli italiani in generale (quelli del disagio, ricordi…?) ma anche dei suoi stessi alleati, di volta in volta in Provincia, in Comune, nelle Circoscrizioni.
    Rafforzando così le destre (di entrambi gli schieramenti!), rinfocolando rancori, malumori, vecchi pregiudizi. E sono proprio questi rancori che portano ampie fette della popolazione a fare battaglie (miopi? di retroguardia? livorose? non importa!) per salvare una brutta scalinata di una mediocre architettura (dopo che la città ha perso di ben più bello e storicamente significativo).
    Lo stesso ragionamento è trascrivibile per Piazza della Vittoria e per molte altre cose. Perfino per gli idioti caroselli fascistoidi in occasione delle notti mondiali!

    Bisogna intervenire sul clima generale, sugli umori, sulle sensibilità e sensazioni. Ho l’impressione che questo i nostri alleati del partito di raccolta non lo abbiano capito. O la obbiano capito ma percorrano miopemente altre strade.

    Vogliamo parlare di Ferroplan? O del fuoco di sbarramento per depotenziare il processo di PUC? O anche dei banchetti del pane? O di mille altre cose.

    Di tutto questo ne faranno le spese, la nostra terra, la convivenza, la qualità culturale/economica della nostra comunità. E, magari cosa meno importante, noi, alleati di centro-sinistra della SVP massacrati da destra, da sinistra, da fuori, da dentro…

    Vogliamo iniziare a capire che o si cambia veramente o si perde veramente?! Chi lo spiega al Luis e all’Elmar?

  3. pérvasion Scrive:

    Die Politik hat nicht nur die Verpflichtung – a posteriori – zu vermitteln, sondern hätte sie auch a priori, die Stimmung nicht aufzuheizen. Mein Eindruck ist, dass die postfaschistischen Parteien nach der knappen Wahlniederlage Sehnsucht nach einem neuerlichen »Friedensplatz« – und deshalb die Stimmung bewusst aufgeheizt haben.

    Wir brauchen uns nur zu fragen:

    - Wurde das Thema eher politisch missbraucht oder wurde es aus architektonischen/städtebaulichen Blickwinkeln beleuchtet?

    - Wurde nicht die Stimmung durch Emotionalisierung (Veröffentlichung der Fotos alter Schulklassen etc.) bewusst gelenkt, anstatt eine tatsächliche öffentliche Diskussion zu fördern?

    - Werden wir auch in Zukunft städtebauliche Entscheidungen erhitzten Gemütern überlassen, anstatt sie in ein Gesamtbild einzufügen?

    All das tut zwar der m. E. ehrlichen Meinung Herrn Bassettis keinen Abbruch, doch die Höhle des Löwen ist woanders, geben Sie Acht!

  4. Federico V. Scrive:

    Condivito pienamente la risposta di Carlo B. a Marco Martinoni. Chi politca è delegato a farla dai cittadini e non può sempre fare a mneo di ascoltarli. Del problema “Pascoli” si era parlatto ampiamente anche durante la campagna elettorale per il Comune. Quello di cui si parla adesso non è una novità…quindi fa bene l’ Assessore a non mollare. Il Polo va fatto ma alcuni suggerimenti vallo recepiti anche dalla “potente” Provincia.

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