Dove eravamo rimasti?
I ritmi ferragostani (comprese le ferie lontane del mio WM) e insopportabili problemi di spam informatico (solo oggi 84 messaggi di disturbo!) hanno costretto il blog ad un lungo silenzio.
Ma sono qui per riprendere i discorsi interrotti. Dove eravamo rimasti?
Le Pascoli.
Buone notizie, a mio avviso. Dopo l’esito del concorso e proprio in relazione ad esso, la procedura si è fermata. Troppo grandi erano le contraddizioni e il malessere. Seppur da posizioni diverse, molte voci si sono levate a ribadire che doveva restare vivo il progetto del polo bibliotecario ma che esso doveva conciliarsi con una operazione di rispettosa conservazione di un brano significativo delle scuole Pascoli. Il senso di responsabilità civile e culturale di questa posizione ha fatto breccia ed è diventata posizione condivisa tra molti con conseguente “allineamento” di posizioni tra Comune e Provincia. Si sta dunque lavorando su un’ipotesi virtuosa: prendere in considerazione tutta l’area Pascoli-Longon-Carducci, conservando il corpo principale delle Pascoli collocandovi (con i necessari ampliamenti) la nuova sede del Carducci già destinato a demolizione e ricostruzione e ricollocando lì - ma in posizione diversa - la grande biblioteca. Ci sono buone possibilità e, già lavorando in questa direzione, ha vinto la ragione e il senso di responsabilità.
Aree ferroviarie
L’11 luglio la Giunta Comunale ha approvato le bozze dei protocolli sulle aree ferroviarie. Il 25 agosto il documento è stato firmato da Spagnolli per il Comune, Durnwalder per la Provincia e Moretti per RFI/FS. Ho lavorato su questo tema per 10 anni come presidente dell’INU e 5 come assessore. Dunque lasciatemi dire con un EVVIVA la mia grandissima soddisfazione.
Ma cosa sono questi protocolli: sono le regole concordate tra i tre soggetti per governare il processo di decisione-pianificazione-attuazione di un intervento organico e unitario di riqualificazione urbanistica di circa 30 ettari che le ferrovie hanno comunque destinato alla dismissione e alla trasformazione. Io ho sempre lavorato affinché si impedisse l’avvio spontaneo di disordinati processi di vendita frazionata e di conseguente speculazione immobiliare, per puntare invece ad una operazione urbanistica strategica gestita dalla mano pubblica in una prospettiva di interesse collettivo e di riqualificazione di un’intera e consistente parte della città. In questo consisteva il progetto FerroPlan del comune di Bolzano.
Questo si è ottenuto, dopo anni di intense e complesse trattative, e ora il processo può partire con il piede giusto. Nota bene: non partono mica i cantieri, ma parte il processo di elaborazione+decisione. E, a mio avviso, parte davvero bene: con un ruolo finalmente riconosciuto come paritetico al comune di Bolzano.
Ma è solo il primo passo: sono solo le “regole di ingaggio” (scusatemi la metafora bellicosa). E nel processo che si avvia ci vorrà tanta vigilanza, tanta partecipazione, tanta democrazia, tanta visione strategica, tanta creatività progettuale … tutta roba preziosa che non ce la regala nessuno!
PUC
Anche il PUC, pur con qualche sbuffo, è partito. Un “promemoria quadro” è stato approvato dalla giunta municipale già il 7 febbraio, ma solo l’8 agosto u.s. è stato approvato un “promemoria tecnico” ed è oggi in elaborazione un “promemoria politico”. Ma tant’è: almeno è in funzione il “tavolo tecnico”, cioè un gruppo di 10 tecnici a cui è dato il mandato (fortemente limitato nei tempi e nei contenuti) di costruire in tre-quattro mesi un primo canovaccio di temi e problemi da mettere nell’agenda per il nuovo PUC. Non sono dunque incaricati di “fare il piano” ma di creare le condizioni di analisi e di interpretazione che permettano l’avvio di un ampio “processo decisionale partecipato” in cui la città e tutte le sue rappresentanze politiche, sociali, economiche, culturali dovranno esprimersi da autentici protagonisti, sia nell’esplicitazione delle domande (esigenze, attese, aspettative) sia nella declinazione democratica delle risposte migliori possibili (unità della città e pari dignità delle sue parti, qualità urbana, servizi pubblici, quantità e forme della edificazione, salvaguardia e innovazione, sviluppo economico e sostenibilità ambientale).
Spero si discuterà molto e, soprattutto, spero che ci si confronterà sui contenuti.
Per ora pare che il dibattito (e la curiosità) si fermi ai nomi. Allora eccoli: Francesco Sbetti (coordinatore), Carlo Azzolini, Claudio Lucchin, Wolfgang Piller, Lia Nadalet, Helene Hoelzl, Alessia Politi, Elena Mezzanotte, Peter Plattner, Luigi Scolari.
28 Agosto 2006 alle 4:48 pm
Caro Silvano
Anche se la notizia è di oggi, mi stupisce che nessuno prima di me abbia risposto, evidentemente alle buone notizie non si reagisce mai così in fretta come a quelle cattive!
Comunque oggi ci dai tre buone notizie: la salvaguardia di una parte importante dell’identità urbana, la prospettiva di ampliare la città su un’area centrale di vitale importanza e la prospettiva di un nuovo strumento urbanistico elaborato di concerto con le varie istanze.
Beh, non c’è che dire!
Da parte mio ho solo un suggerimento per il nuovo gruppo di lavoro sul PUC (o per coloro che lavoreranno in futuro alla sua stesura) ed è la lettura della “Nuova Carta di Atene”, un documento redatto di recente dagli urbanisti europei, che presenta la Visione delle città europee nel nuovo millennio. Il documento non vuole fornire soluzioni preconfezionate, ma indica un concetto di città che si può coniugare a tutte le realtà urbane in Europa.
Esso prefigura una (rete di) città in grado di:
- conservare la ricchezza e le diversità culturali, risultato dalla loro lunga storia, in modo da garantire una stretta relazione tra passato e futuro;
- essere collegate all’interno di reti funzionali efficaci;
- rimanere creativamente competitive, ma allo stesso tempo garantire complementarietà e co-operazione;
- contribuire efficacemente al benessere dei propri abitanti ed utenti;
- integrare le componenti antropiche e naturali dell’ambiente.
Questo concetto si esplica nella visione di una “città integrata” (“Connected City” nella versione originale del testo), che implica interconnessioni, collegamenti, integrazioni non solo di tipo strutturale, bensì sociale, economico, territoriale e temporale, per creare una città futura in connessione coerente con ogni suo elemento, ad ogni suo livello ed in ogni momento.
Bolzano è un bellissimo esempio di città europea che si presta – a mio avviso – perfettamente ad implementare la visione di “connected city”.
Virna Bussadori
Urbanista
P.S. L’edizione italiana della Nuova Carta di Atene è di Alinea (Firenze).
29 Agosto 2006 alle 3:05 pm
grazie Virna!
30 Agosto 2006 alle 5:24 pm
che bello ritornare dopo tanti mesi di lontananza e ritrovarvi qui!
Un abbraccio affettuoso Lina
15 Settembre 2006 alle 1:02 pm
settembre è storicamente tempo di migrazioni. quella verso il partito democratico porta al silenzio del blog? rinnovate cordialit
18 Settembre 2006 alle 3:08 pm
A quanto pare è una migrazione difficile……il mare in tempesta ( Tiozzo )….dimissioni da segreerie ed altri mali di stagione ritardano l’ evento.
Abbiate fede gente…….anche questo evento così importante per la nostra terra avrà esito felice e tutti vivremo felici e contenti.
Cordialit
18 Settembre 2006 alle 10:17 pm
Sarebbe anche ora! fino ad adesso del partito democratico se n´è parlato solo per via della gente che ne sta scappando
19 Settembre 2006 alle 10:49 am
Mi sembra che alcuni scappati siano o fossero “pezzi da novanta…..quindi…nalizzandone i motivi se li vogliono esplicitare, si può meglio capire cosa si fa a fondare. Io di destra sono incuriosito ma non distaccato da un progetto che potrebbe anche interessarmi…perchè no?
Lo sarò ancor di più se mi apparirà come un partito nuovo e veramente democratico.
Cordialit
19 Settembre 2006 alle 5:06 pm
Buon giorno a tutti.
Se per “pezzi da novanta” come citato da Federico V. si intende over 90 Kg mi sento tirato in causa.
Se può interessare qualche indiscrezione sul progetto che verrà presentato in tempi ormai rapidissimi, posso dare un contributo.
Si è cercato di affibbiarci prima i ruolo di cuscino della SVP, poi quello del movimento di destra, poi il ruolo di chi è alla ricerca del centro del centro (come al gioco delle freccette).
Niente di tutto ciò e forse vi è un nostro difetto di comunicazione che parte da una certa inesperienza nel trattare con i giornalisti e che ammetto senza problemi.
Posso assicurarvi che fare emergere la verità non è semplice, soprattutto perchè non sempre chi ti ascolta condivide le tue idee.
In due parole posso anticiparvi che il nostro progetto verte prevalentemente sull’analisi che destra e sinistra non esistono più a livello nazionale, figuratevi a livello locale.
Esempio: Le privatizzazioni sono diventate un cavallo di battaglia del centrosinistra e le ultime notizie sono che il centrodestra si trova a difendere i pensionati dall’”attacco indisciminato alle pensioni”.
Di fronte a questi paradossi politici che senso ha più il muro che divide il centrodestra dal centrosinistra?
Non è molto più serio e semplificativo proporre un programma locale fatto di cose concrete e cercare una condivisione trasversale indipendentemente dal quello che ognuno di noi pensa del muro di Berlino, di Fidel Castro, di Mussolini, di Bush, di Prodi, di Berlusconi, ecc..
In altre parole, se io e te pensiamo che questa strada, questo piano urbanistico, questa scelta politica è da fare per il bene della collettivit
che mi importa se ti è più simpatico Prodi o in Berlusconi?
Tanto a loro di noi non interessa nulla!
Nella sua semplicità questo concetto è distruttivo per i partiti tradizionali e per chi vuole relazionarsi nel classico contesto politico, per cui veniamo ostacolati in maniera feroce ed io ne sono l’esempio più classico.
Anche se la mia presa di distanza dalla Margherita e successiva revoca non sono riferibile unicamente a scelte di natura politica…
27 Settembre 2006 alle 11:36 pm
a proposito di LUB :
ma siamo sicuri che questa sia veramente una università libera,
o piuttosto la fabbrica dei figli dell’autonomia ?
28 Settembre 2006 alle 11:12 am
Benissimo Marco,
azzerriamo tutto, abbattiamo i confini,facciamo qualcosa di effettivamente rivoluzionario perchè ( dici tu ) le ideologia classiche di una volta sono finite.
L’ Europa, la BCE. Mastricht, ci ha incastrati e costretti a parlare, destra o sinistra che sia solo di economia, di cifre da rispettare ed altro.
A livello locale più o meno la stessa cosa con l’ aggravante della questione etnica, che checchè se ne dica affiora sempre, e lungi da essere superata, va a finire nello strapotere ( Bizzo dice ancora per poco ) gestionale della SVP.
Un unico partito o movimento quindi…se non ho capito male.
Utopistico mi sembra, ma ne sarei felice se si realizzasse.
Ciao.
28 Settembre 2006 alle 2:01 pm
Assessore: il muro la supera. Per un architetto, dev’essere il colmo!
28 Settembre 2006 alle 3:08 pm
Per curiosità, per sola innocente curiosità:
premessa la possibilità che io sia diventato orbo, come mai ci è voluta una settimana o più per pubblicare il commento di Delli Zotti?
C’entrano qualcosa le tende e i cellulari, o è un banale disguido “tecnico”?
Se la cosa è riferibile…ovviamente.
28 Settembre 2006 alle 8:16 pm
Lasciando perdere il precedente commento da ficcanaso, posso fare alcune osservazioni in merito agli interventi di Marco e Federico.
Le mie perplessità sul progetto di D.Z. riguardano l’intenzione di raccogliere trasversalmente gli «italiani» dell’Alto Adige (Marco, non li hai mai citati in quanto tali!?) e SOLO quelli in un movimento fotocopia della SVP. Non stiamo percorrendo la strada sbagliata? Lo «strapotere gestionale» della Stella Alpina non va combattuto a colpi di comparti stagni o improbabili compromessi ideologici. Secondo la mia idea, con un «partito degli italiani» non combattiamo l’emarginazione del gruppo italiano (qualcuno lo definisce disagio), o, meglio, lo scarso radicamento al territorio sudtirolese che non permette una chiara compartecipazione degli “italiani” alle decisioni che li riguardano; semmai li alimentiamo. Perché accetteremmo passivamente il modello sinora proposto di “raccolta differenziata” dei gruppi linguistici. Posso comprendere che le divisioni politiche non ci aiutano un gran che, e prendo atto che le bagarre nazionali importate a Bolzano ci hanno causato più problemi che benefici in termini di democrazia, ma proprio per questo non dobbiamo disdegnare ambiziosi (utopistici?) progetti che superino il muro del suono che ci impedisce di raccogliere sotto un unico simbolo tutti, ma proprio tutti, ladini, tedeschi, italiani, migranti e compagnia bella. Questo è un qualcosa su cui è valido discutere. O pensate solo e unicamente al muro contro muro o al dispetto a Durni?
29 Settembre 2006 alle 10:58 am
Ciao a tutti.
Per Valentino: Dopo avere letto il tuo commento, ho riletto il mio precedente intervento per vedere se ho sbagliato qualcosa, cosa sempre possibile. In realtà non abbiamo mai inteso proporci come partito degli italiani (né tantomeno partito di centro) , cosa che invece ci viene quotidianamente attribuita.
Ciò però è comprensibile perché fino a ieri non era stato reso pubblico il manifesto costitutivo che su questi punti è abbastanza chiaro.
Pensa che tra le adesioni che stanno pervenendo vi sono persone notoriamente della SVP deluse dalle ultime scelte di campo del partito di raccolta e che credono (giustamente!) che al nostro interno non vi siano discriminazioni etniche.
Non ti nascondo però che governare questo momento non è semplice…
Tradurre in proposta politica l’idea che non ce ne frega niente se chi aderisce è più sbilanciato a dx o a sx se è tedesco o italiano, se è cristiano o mussulmano, se è maschio o femmina, ma che ci interessa confrontarci su alcune idee molto più pratiche su come risolvere o affrontare ad esempio l’inevitabile crisi economica a medio termine che incombe su tutte le economie occidentali e che investirà anche la nostra ricca provincia, o l’annoso problema dei costi delle abitazioni (causato molto spesso da un eccessivo costo dei terreni edificabili e non solo dalla esosità dei costruttori), o il problema (che personalemente ho toccato con mano) degli sperperi nella pubblica amministrazione, ecc., trasmettere questi concetti è complicato, ma con il tempo speriamo di riuscire a rapportarci correttamente con la gente di tutti i giorni anche perchè noi siamo, la gente di tutti i giorni.
A Federico V. invece vorrei dire che non ci sogniamo nemmeno di fare un partito che sostituisca indiscriminatamente tutti gli altri, sono assolutamente daccordo con te che sarebbe pura utopia solo ipotizzarlo.
E’ semplicemente un progetto diverso dai soliti maquillage dei partiti tradizionali in vista delle scadenze elettorali, un progetto di cambiamento radicale che si confronta con chi vuol cambiare il nome del partito sperando in una rinnovata verginità politica.
Grazie a tutti (naturalmente anche al creatore di questo blog) per i suggerimenti!
3 Ottobre 2006 alle 2:25 pm
A DARIO D.Z.
Se funzionasse lo scioglimento, se non di tutti ma almeno di alcuni partiti, avverrebbe o per decisone autonoma di ” mettersi in liuidiazione” o a seguito di un successo elettorale del nuovo parito o movimneto, che democraticamente li convincerebbe a mettersi da parte e definitvamente sciolgliersi.
La particolarità locale potrebbe anche ottenere il miracolo.
4 Ottobre 2006 alle 9:27 am
A Federico:
spesso la politica si trasforma in un ufficio di collocamento per persone che non riescono a ottenere sbocchi nella “vita reale”.
I partiti sono i veicoli attraverso i quali queste persone raggiungono tali obbiettivi, per cui prima di mollare la presa ne passertà del tempo…
L’importante per noi è procedere a testa bassa.
I risultati li valuteremo strada facendo.
12 Ottobre 2006 alle 12:02 am
DA QUELLO CHE MI PARE DI AVER CAPITO OGGI SUI GIORNALI MI SEMBRA CHE CI SIA UN PO DI CONFUSIONE DI RUOLI NEI PARTITI DI SINISTRA NELLA NOSTRA PROVINCIA. CARO SILVANO QUELLO CHE E ACCADUTOOGGI DA PARTE DELLA SVP E DELA VOGLIA DI FEREALISMO NEL VOLER ELIMINARE O MEGLIO ACORPARE IL RUOLO DEL PREFETTO AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA,SI CAPISCA ORA MA GIA SI POTEVA INTUIORE CHE IL PARTITO DI LKINGUA TEDESCA NON FACCIA PARTE DI UNA COALIZIONE DI SINISTRA MA DI DETRA COME è STORICAMETE. DA CIO SI PUO DEDURRE DE SIA UN PARTITO COME IL VETO UN GIORNO TIRA DI QUA E UNO DI LA A SECONDA DI COSA SI DA IN CAMBIO. TI SEMBRA COERENTE?
12 Ottobre 2006 alle 12:32 pm
Caro Luca G.
capisco le tue preoccupazioni, anche se……….senza offenderti mi sembri un po ingenuo, tu e quanti altri credono ancora ed hanno creduto che la SVP fosse diversa dal partito che mai così palesamente dimostra di essere.
Ma non perdere la speranza, la speranza è sempre l’ ultima a morire.
19 Ottobre 2006 alle 5:06 pm
ok sperare ma uno c’è morto a furia di sperare
Comunque, ai popsteri l’ardua sentenza
20 Ottobre 2006 alle 7:33 pm
Due diverse concezioni di governo stanno dominando la scena di questo momento storico. Al governo dei popoli secondo la concezione derivata dalla rivoluzione francese si contrappone la pura applicazione di una presunta volontà divina.
La teocrazia, applicata peraltro per interposta persona, non è certamente più applicabile ,né auspicabile.
Ma le moderne democrazie occidentali soffrono di una irreversibile crisi di rappresentatività. In effetti, per giungere ad occupare posizioni di potere è necessario avere alle proprie spalle un movimento politico e disporre di ingenti disponibilità finanziarie che spesso sfociano nel lobbysmo.
Il suffragio universale , pur riconoscendone gli indubbi meriti, porta sulle sue spalle la responsabilità di questo stato di cose. Per raggiungere l´agognata maggioranza dei voti necessaria per governare, i candidati sono costretti ad un opera di convincimento e a promesse che rasentano la prostituzione.Inoltre per chi giunge al governo la priorità assoluta non viene considerata la soddisfazione dei cittadini, bensì la costruzione del consenso necessario ad una rielezione.
D´altra parte se nel corso della storia la politica si è in qualche modo sempre adeguata al progresso scientifico, tale corrispondenza pare si sia arrestata al momento di recepire politicamente il principio di indeterminazione.e la teoria dei quanti.
Possiamo senz´altro affermare che il caso ha, nella vita dei singoli e delle collettività, una influenza molto maggiore di quanto non lo abbia la politica, intesa nel suo senso più generale.
Il Partito per Tutti intende affidare al caso, ritenendolo allo stato attuale delle nostre conoscenze l´elemento più affidabile al quale riferirsi, il governo della società.
Il Partito per Tutti propone che i rappresentanti della popolazione, e gli organi e le cariche destinate al governo, vengano assegnate tramite sorteggio .
Il Partito per Tutti individua il Sudtirolo come il luogo dove attuare la propria piccola e pacifica rivoluzione. Il Sudtirolo ha a disposizione un´ ampia e consolidata autonomia agganciata internazionalmente che lo mette al riparo da pericolose svolte autoritarie. D´altra parte presenta una situazione politica tra le più ingessate del pianeta, dove lo stesso partito è al governo dal secondo dopoguerra, senza soluzione di continuità. L´appartenenza al suddetto partito garantisce così, una alta probabilità di ricoprire cariche pubbliche, e specularmente la militanza in partiti d´opposizione la rende pressocchè impossibile. L`introduzione del sorteggio porterebbe con sé l´indubbio vantaggio di una maggiore rappresentatività della politica, che verrebbe così liberata dall´attuale immobilismo. Allo stesso modo, persone che al momento attuale, pur disponendo di notevoli capacità politiche ed amministrative, non si rendono disponibili in quanto non appartenenti ad organizzazioni di partito, potrebbero certamente proporsi e sottoporsi al sorteggio, anziché a campagne elettorali dall´esito scontato e vieppiù senza reale significato e intrise di tedio.
22 Ottobre 2006 alle 10:19 am
Ho letto con interesse gli articoli dell’ Alto Adige di questi giorni sulla presenza dei ragazzi immigrati nelle scuole e lo scontro di opinioni fra Fregona e Repetto. Innnanzitutto ho una sgradevole e –lo ammetto-malevole sensazione che spero possa essere smentita. Non vorrei cioè che la questione immigrazione diventasse non solo elemento dello scontro etnico locale- come teme Barbara Repetto- ma addirittura elemento di lotta politica interna al gruppo italiano e nei non idilliaci rapporti fra assessore provinciale e stampa locale. Sarebbe misera cosa. Soprattutto perchè il tema immigrazione è argomento un “pochino” più rilevante di noi tutti messi insieme.
Dunque il giornale denuncia una forte presenza di ragazzi immigrati nelle scuole professionali italiane. Su questo non ci sarebbe molto da aggiungere. È un dato. I dati alle volte li mettete fra le “brevi”, altre volte ci fate un’ “apertura” di giornale, con qualche aggettivo accrescitivo. Tant’è. Vostra libertà di giornalisti ma anche vostro potere di giornalisti e quindi è giusto forse il richiamo di Barbara Repetto a “ maneggiare con cura”…..
Andiamo alla sostanza. Perché alle professionali? Perché è purtroppo normale- ancorché odioso- che in una società che mantiene una forte selezione di classe (si può dire?) i figli degli operai o delle donne di pulizia finiscano alle professionali. Di qualunque etnia siano. Il figlio dell’operaio che diventa dottore è ancora un sogno egualitario di noi arcaici comunisti o di qualche liberale ingenuo. Perché in quelle italiane sono di più? Per due motivi. Ha ragione Fregona che la società sudtirolese a livello politico –economico ha deciso di lasciare un pezzo dell’ immigrazione agli italiani ( Africa, Sudamerica , in parte Asia) e di scegliersi il pezzo Europeo che sta fra l’ altro diventando maggioritario . Questo è innegabile e non da oggi. Basta vedere le “chiamate nominative dall’ estero” negli ultimi 10 anni e capire che alberghiero , agricoltura e artigianato (non urbano) scelgono prevalentemente lavoratori “white - catholic”. Ma di fronte a questa scelta che definisco razzista cosa avrebbe dovuto fare la scuola italiana? Rifiutare gli arabi e i pakistani? E quindi il fatto che la scuola italiana abbia accolto di più e meglio non dovrebbe essere un motivo di orgoglio per il gruppo italiano ? Dai crogiuoli possono anche nascere cose interessanti. Il futuro non sta nelle purezze etniche o sulle punte degli schioppi degli Schutzen. Io preferisco la Mischung italo –araba alle sezioni speciali per gli stranieri che vorrebbe il presidente della Provincia! Vuote parole le mie? Chiacchiere che a Don Bosco non capirebbero? Può darsi ma il “politically correct” non c’entra nulla. Forse ci sono alla base idee diverse di cosa debba essere la scuola. Per esempio io non condivido affatto certe affermazioni della sovrintendente Rauzi. Dove sta scritto che la scuola debba essere italiana europea e cristiana? Per me la scuola deve essere repubblicana e LAICA, punto. Paventare che i ragazzi arabi danneggino l’ identità italiana è un linguaggio che non capisco. Qual è l’ identità italiana? Qual è l’ identità araba? Qualche difensore della patria sa darmene una definizione, sa stabilirne i confini? Quello che mi sento di dire è che l’ unica identità che possiamo condividere è quella repubblicana che deriva dal rispetto dei valori costituzionali. E’ questa l’ unica possibile identità comune italiana che dobbiamo difendere sia da chi incasella gli immigrati nelle gabbie sudtirolesi sia da chi vede l’ immigrazione come calamità naturale così come –certamente- anche da chi volesse imporre identità originarie non rispettose dei nostri valori democratici costituzionali.
Tutto facile? Non direi una simile sciocchezza neppure sotto tortura . Ma tuttavia l’esito di questo percorso dipende anche dal percorso stesso. Dipende cioè anche dalla nostra volontà di parlare con i nuovi cittadini e di farli contare nelle scelte. Chiudo con un invito caro Luca Fregona: fate parlare un po’ di più gli immigrati anche sul vostro giornale, andate a sentire le loro storie, forse aiutereste un sacco di gente a conoscerli meglio e ad averne meno paura.
25 Ottobre 2006 alle 10:01 am
Caro luigi riporto pari pari le tue parole…….che racchiudono tutto……un concetto che anch’ io condivido:
“L’ Unica identità che possiamo condividere è quella repubblicana che deriva dal rispetto dei valori costituzionali”
Agli imimigrati senza distinzione da dove porvengono e quale religione ( possono anche non averne) praticano, cultura od altro, dobbiamo fare capire, comprendere, accettare oso dire i principi della nostra Costituzione.
Purtroppo quì sta la difficoltà. La scuola può avere questo compito, sia questa tecnica, prettamente professionale 0 no.
Questo grande compito però deve essere assunto dalla scuola provinciale tutta.
Ti saluto.
25 Ottobre 2006 alle 10:14 pm
La raccolta dei rifiuti umidi, così come prospettata dal Comune di Bolzano, ha già provocato proteste e probabilmente comporterà un aggravio dei costi. Il Partito per Tutti si pregia di presentare un proprio progetto per la suddetta raccolta, il quale abbinerà una sostanziale riduzione di spesa da parte del Comune alla creazione di nuovi posti di lavoro per soggetti svantaggiati.
Ogni condominio che disponga di un giardino privato, verrà dotato di una gabbia di modeste dimensioni, nella quale troveranno posto dei ratti, volgarmente chiamati anche pantegane. Presumendo che la quantità di rifiuto umido prodotta da una famiglia media sia sufficiente per alimentare un ratto, verrà posizionata una gabbia da un metro quadro ogni dieci appartamenti. La pantegana è un animale onnivoro, la cui alimentazione con i residui di cibo degli esseri umani non presenta difficoltà significative, si riproduce molto facilmente ed è, al contrario di ciò che viene fatto credere dall´ideologia dominante, anche socievole ed affettuosa. La sua carne presenta molte analogie con quella di altri roditori di cui normalmente gli esseri umani si cibano, il coniglio ad esempio.
In ogni gabbia condominiale troveranno posto circa 6 esemplari che, una volta raggiunte le dimensioni utili verranno prelevati e sostituiti, se nel frattempo non si saranno riprodotti in modo congruo. Le pantegane prelevate verranno destinate alla produzione di un nuovo prodotto alimentare, denominato “echte Südtiroler Rotznwurst”, in pratica un würstel di pantegana. Tale prodotto, con un adeguato supporto di marketing, incontrerà molto facilmente i favori del mercato.
Ovviamente non sarà possibile raccogliere tutti i rifiuti umidi con il sistema sopraindicato. Saranno quindi costruiti dei recinti su tutte le rotonde cittadine, all´interno dei quali verranno posizionate delle galline, animali anche loro onnivori ma che abbisognano di un fondo terroso sul quale razzolare. Il cibo, cioè i rifiuti umidi, verrà loro somministrato direttamente dai cittadini lanciando un sacchetto di carta all´interno del recinto. Inizialmente questo provocherà un piccolo intralcio alla circolazione, ma con l´abitudine, molti riusciranno a lanciare il sacchetto senza scendere dall´auto, qualcuno addirittura senza nemmeno fermarsi.
Al pari delle pantegane, anche le galline giunte al peso desiderato verranno prelevate e sostituite, e saranno destinate alla produzione della versione light del rotznwurst. Nelle rotonde del centro città al posto delle galline verranno posizionati dei tacchini, i quali, oltre ad essere più decorativi, abbisognano anche di una recinzione meno alta. Inoltre il rotznwurst pantegana misto tacchino ( con eventualmente i mirtilli nell´impasto) sarà certamente apprezzato anche oltreoceano, rappresentando una valida alternativa al tradizionale tacchino al forno classico.
Ovviamente siamo disponibili ad apportare le migliorie e le modifiche che ci verranno suggerite. Per la realizzazione di questo progetto il Partito per Tutti incoraggerà la costituzione di un’apposita cooperativa sociale con scopo di lucro, seguendo esempi già consolidati.
Oscar Ferrari - Max Zanellini
10 Novembre 2006 alle 2:31 pm
Qualche settimana fa nelle “lettere” del quotidiano Alto Adige avevo chiesto delle delucidazioni su due problemi che interessano la città. Nella prima chiedevo queli siano i progetti riguardanti la sorte di due edifici situati in via Museo: si tratta di ristrutturazione degli attuali edifici o della loro demolizione e ricostruzione? Nessuno si è degnato di rispondere. La seconda lettera riguardava invece l’areale ferroviario del quale mi sono occupato quando ero redattoredel quotidiani locale. In questo secondo caso chiedevo se per la sua riconcersione non fosse opportuno affidare il progetto globale ad uno studio di architettura di grande fama piuttosto che bandiere il solito concorso al quale proprio i grandi architetti rifiutano in genere di partecipare.
Giovanni Perez
17 Novembre 2006 alle 1:09 am
questa sera passeggiando per la citta mi sonon ritrovato in piazza walther vicinoalla bnl ed ho notato una cosa a dir poco ridicola un paralume che copre i lampioni della piazza. Mi sono chiesto se e inizio dell’allestimento del mercatino e una cosa ridicola tanto che i bambini dell’asilo possonop fare di meglio e mi sono chiesto chi fosse l”ingegnere che ha creqato tali orribili pezzi. Misono chiesto se questi sono i presupposti del mercatino di quest’annocosa ne verra fuori gia e denigrato e insihnificante cioe non e riqualificato adeguatamenteora e una barzelletta.
7 Dicembre 2006 alle 1:12 pm
capisco che adesso di tutto si stanno occupando i saggi ma forse era il caso di lasciare un minimo di spazio anche ai cretini. il tuo blog forse avrebbe potuto servire, almeno a capire. certamente io sono cretino ma continuo a pensare che il puc sia più importante della campagna elettorale. peccato!
8 Dicembre 2006 alle 4:52 pm
Silvano,
alcuni anni fà sono andato a trovare Toni (allora assesore all’urbanistica) nel suo ufficio, per capire come mai si diceva in giro che esisteva una planimetria (in comune) in cui al posto dello stabilimento in cui lavoravo
(Alumix) era stata tracciata una strada (sic!). Questa volta niente planimetria, si parla di un plastico, e tu sei l’assessore all’urbanistica, e io (sfigato!) continuo a lavorare nella stessa area/fabbrica dove lavoravo prima, di molto ridotta, che adesso si chiama per il momento Alcoa). Ti chiedo Silvano, giusto per sapere, nel nuovo PUC non è che è stata prevista una piazza, (alberata spero) un anfiteatro per il cinema all’aperto o per spettacoli vari o invece si è rimasti al progetto originale e si vuole costruire ancora quella maledetta strada.
In verità non ero e non sono così sprovveduto da non sapere quello che tutti sanno ma che nessuno dice. Ma voglio sentire da te una chiara risposta in merito. Il tuo blog e sono d’accordo con S.Camin è sprecato, poichè il futuro di questa città interessa anche i cretini, il tuo blog sarebbe un’occasione non solo per farci capire ma darci modo di poter dire la nostra.
Comunque, non da saggio, in http://www.bzblog.it (in costruzione) ho intenzione di dare voce a chi come me vuole capire e dire la sua su questo e su altri argomenti che interesano la vita di tutti.