PUC – BLP: la fabbrica del piano

Il processo di elaborazione del nuovo PUC è in corso ed è segnato da una fitta serie di documenti raccolti sotto il titolo unificante di PUC-BLP la fabbrica del piano. Si tratta di testi, talvolta di impostazione politico-programmatica, altre volte di programmazione operativa, altre ancora di resoconto di attività in corso di svolgimento. Essi sono stati variamente approvati e diffusi attraverso i canali istituzionali. Ma raramente e solo parzialmente tali documenti hanno trovato spazio nei media, ovviamente con il prelievo di argomenti giornalisticamente più interessanti. Si tratta infatti di documenti di una certa complessità, spesso segnati dal tecnicismo e non alieni dal … politichese. Ma sono comunque documenti ufficiali, comunque posti alla base del lavoro che l’amministrazione e i suoi numerosi consulenti sta svolgendo, sempre densi di implicazioni politiche e culturali. Per queste ragioni tali documenti (almeno i principali e più significativi) necessitano di diffusione anche nel loro testo integrale, almeno per chi avesse voglia di leggerli e di giudicarli nel merito.

Provvedo dunque a pubblicarne un’ampia selezione in questo BLOG offrendoli alla attenzione e alla discussione.

Propongo, in sequenza cronologica, 5 documenti che contribuiscono a definire il filo conduttore delle principali attività decise, in corso e programmate (i titoli sono linkati e rimandano a dei documenti pdf):

LA FABBRICA DEL PIANO 6
I capisaldi del PUC - Die Eckpunkte des Bauleitplans

LA FABBRICA DEL PIANO 7
Stato di avanzamento del processo di rielaborazione del PUC

LA FABBRICA DEL PIANO 9bis
Riepilogo sintetico delle “questioni” proposte alla base del PUC

LA FABBRICA DEL PIANO 11
Opzioni strategiche e gestione politica del PUC attraverso le politiche del bilancio comunale del 2007

LA FABBRICA DEL PIANO 12
Proposte per un progetto integrato di comunicazione&partecipazione nella elaborazione del nuovo PUC

Aggiungo un fondo di Paolo Campostrini (Alto Adige, 7 dicembre 2006) che, tra tutti i contributi giornalistici, mi pare particolarmente interessante in quanto supera la mera “registrazione in cronaca” e si misura apertamente con la complessità e con talune novità del processo.

8 Commenti a “PUC – BLP: la fabbrica del piano”

  1. sergio camin Scrive:

    adesso ci organizziamo noi. un fine settimana di lettura e poi si commenta. cordialit

  2. Silvano Bassetti Scrive:

    povero me: comincia la buriana … speriamo che il tuo primo commento sia una vignetta, tanto per ricominciare

  3. sergio camin Scrive:

    caro silvano, considerando lo stato del blog avrei forse fatto meglio a farti una telefonata ma non si sa mai. quello che segue non è e non potrebbe essere un documento serio e ragionato, sono solo poche righe, qualche nota e un tentativo per vedere se la morte di questo blog è o no solo apparente.

    come è giusto che sia (le regole io non le amo ma so che ci sono) hai messo sul blog quanto presentato ed approvato fino ad oggi, i “documenti ufficiali”. li ho letti, consapevole già dopo l’esame dei titoli, che indubbiamente c’è dell’altro, ci deve essere dell’altro. non è che io voglia sminuire nulla e poi ho trovato indicazioni di metodo e logiche di scelta di sicuro interesse ma è tutto un po’ ….. come dire?….oggettivamente prerituale. è un po’ come se si dovessero dare indicazioni ad un atleta per vincere i 100 metri e si partisse dicendogli di correre eretto sulle due gambe evitando di farlo a gattoni. l’indicazione sarebbe corretta ma……..
    non so come stiate andando avanti ma la sensazione è che nei tavoli di lavoro manchi un musicista (non sono cosa da poco le armonie ed i cambi di tempo) e che soprattutto manchi il tempo, l’idea stessa del tempo. nulla a che fare con quelli geologici ma comunque i tempi di modifica, crescita, sviluppo, cambiamento di una città sono altri rispetto a quelli del’uomo. l’uomo con il suo tempo, del tempo della città ne vive la parte che gli è toccata in sorte. già gli risulta difficile essere parte del suo quotidiano e allora, anche solo per leggere pagine che raccontano tempi che non vivrà, ha bisogno dei “quando” e non solo dei “come”. è il bizzarro intreccio tra i come ed i quando che può riuscire a trasformare i sogni in speranze. ma non è questo il luogo purtroppo per giochetti filosofici e me ne scuso. procediamo quindi saltellando.

    ci sono cose che non capisco.

    credo che siamo tutti d’accordo sull’esigenza di una molteplicità dei luoghi centrali (città policentrica) ma personalmente credo non si tratti della progettazione di luoghi autonomi ma di luoghi la cui dignità/ruolo venga affermata dalla presenza di oggetti/funzioni “centrali” non per il singolo luogo parcellizzato ma per l’insieme dei luoghi, il luogo città. a bolzano fino ad oggi (università, polo bibliotecario,etc) è avvenuto l’esatto contrario.

    il quadro legislativo provinciale davvero non è modificabile e davvero è possibile pensare ad una città diversa senza la necessità di modificarlo?penso ad esempio all’esigenza di interventi di tipo intercomunale ma indubbiamente c’è anche altro.

    pensando alla riqualificazione di aree degradate o dismesse, lo spostamente della ferrovia ma anche del’autostrada diventano indispensabili. è giustissimo lavorare per la città dei figli dei nostri nipoti ma va detto in modo chiaro. vedi quanto conta sempre il tempo?

    ho già detto che questo non è un documento serio ma un banale post su un blog morto e quindi mi fermo con due cose sul progetto di comunicazione.
    al comune serve complessivamente un intervento serio di riqualificazione del sito, che può davvero diventare il primo degli strumenti anche per il lavoro del piano. il badget che destinate alla comunicazione del piano è ridicolo e penso che tu lo sappia già. un consiglio rispetto agli sponsor: benissimo gli operatori economici ma assolutamente non locali. servono grandi aziende e non rischi di accuse future di complicità pelose.

    vivissime cordialit

  4. dedalus Scrive:

    alcune considerazioni sparse:

    a) doveroso, a mio avviso, seppur noioso, pedante ecc. (questa comunque non è la mia opinione) il “pre-rituale”. sono convinto poi che il “rituale” nell’ambito della vita politica, per quanto noioso e pedante (comunque non è la mia opinione), sia in quanto tale luogo di professione e di pratica democratica da tutelare come bene prezioso, non semplice ed antiquato suppellettile. è il duro (a volte certamente insopportabile) lavoro della democrazia. mi scopro conservatore e inattuale, in un paese in cui sono all’ordine del giorno spallate che mirano a trasportare il governo della cosa pubblica fuori dai “palazzi della ragione”, verso lussuose ville immerse nel verde privato. ormai quasi solo il “preistorico” Ciampi parla di saggezza delle istituzioni.
    b) in quanto tale il documento 6 può essere considerato la carta costituente in cui affonda le radici il Puc. fondamentali le prime 10 righe e il riferimento al “mandato democratico”. come la vita democratica italiana senza la Costituzione del ‘47 sarebbe pericolosa aria fritta, così il Puc senza “I capisaldi”
    c) si tratta del resto di una progressione evidente e ben ragionata (della quale, non a caso, la numerazione è indice), non di un puro pistolotto moraleggiante volto a spiegare l’ovvio (”correre eretto sulle due gambe”): dal documento 6 al documento 12 c’è dall’ “astratto” al “concreto”, dalla “teoria” alla “prassi”, dal “progammatico” al “pragmatico”. è la cultura del programma, della progettazione, della Politica, a porre uno scarto decisivo tra sè e la cultura dell’improvvisazione, del “tanto al chilo”, della deregolamentazione.
    d) ora, è vero, è questioni di tempi, di modi. si sente il bisogno di un’accelerazione, di una “fase 2″. ci si gioca tutto, sembrerà una banalità, nel passaggio dalla fase 1 (programmatica) alla fase 2. tutto sta nel legare in maniera attenta, critica ed efficace la teoria alla prassi, le quali, insegnava Marx, sono come la testa e il cuore del medesimo organismo, la politica appunto.
    e) nella “fase 2″ sarà centrale la questione della comunicazione. e non a caso il documento 12 prende in considerazione questo aspetto. i più attenti osservatori non hanno mancato di evidenziare la scarsa capacità di comunicazione dell’attuale governo nel corso del tortuoso iter della finanziaria. con questo si spiega come mai nell’opinione pubblica sia passata l’idea di una “finanziaria senza anima”, oppure come mai si sentano dire cose del tipo “ci sono solo tasse, manca una missione”. questo è un esempio eclatante della centralità della comunicazione nella politica: o un cosa viene comunicata in maniera adeguata, o viene travisata e regalata in quanto tale all’aversario. la mia idea è che questo Puc un’anima ce l’abbia e che compito fondamentale dell’amministrazione sia quella di comunicarla alla cittadinanza in maniera chiara. anche l’aspetto della “missione” non è da sottovalutare, le dinamiche del senso sono intimamente legate a dinamiche narrative: no narrazione, no senso. quale dunque la missione del Puc? perchè l’attuazione del Puc può portare ad un “lieto fine”?
    f) se questo blog è morto, è per colpa nostra. se questo blog rinasce, sarà per merito nostro.

    marco b.

  5. sergio camin Scrive:

    caro marco, l’anima pre-esiste? credi differenti da quelli cristiani ne affermano l’esistenza prescindendo dal tempo, l’anima è.
    io ho già qualche difficoltà con la mia, riuscire a scorgerne traccia ancor prima del concepimento mi risulta impossibile, tanto più se si parla dell’anima di un puc.
    così come per i rapporti più evidentemente sessuali e a rischio di procreazione, ritengo anche per i puc determinanti le fasi di approccio, ritualità comprese. ho però certezza, a parte il caso della moglie di un falegname su cui esiste ampia letteratura, che si tratti di fasi non atte ma solo possibile preludio al concepimento, momento in cui, secondo alcuni, inizia la vita e si scorge la nuova anima.
    è possibile che nell’atto sessuale finalizzato al concepimento e quindi alla procreazione, gli attori possano prefigurare come sarà e cosa farà il nascituro da grande ma sono sempre altre le ragioni che determineranno il suo futuro, con o senza anima. questo non nega l’importanza di sapere bene comunicare le buone intenzioni ma comporta anche la massima conoscenza delle ragioni determinanti e l’esigenza di un progetto.
    tornando al puc, al momento non ho avuto modo di vedere nulla di relativo alla ricerca (conoscenza) e, come è normale che sia considerando tempi e modi, nulla di relativo al progetto. rimango quindi in attesa, dopo aver preso atto degli approcci di metodo, che tendenzialmente apprezzo e condivido.
    tutto qui, caro marco, ti assicuro senza polemica e senza bisogno dell’intervento di nessun perry mason.
    tantissimi auguri e cordialit

  6. Silvano Bassetti Scrive:

    grazie carissimi: ma diamoci una calmata perchè parliamo nel vuoto …
    comunque grazie ugualmente perchè ovviamente mi intrigano le vostre considerazioni di cui farò tesoro in una riflessione durante le prossime vacanze. anche se resta un dialogo tra noi e se avrete la pazienza di continuare a “stimolarmi”, io cercherò di farne tesoro. a presto. intanto auguri a miei proverbiali “tre lettori”.

  7. Claudio Polo Scrive:

    I tempi del PUC di Bolzano sono stati sempre tempi lunghi, così lunghi che le visioni, quand’anche proposte, si sono sempre rivelate inutili e superate.
    Erano le visioni dei professionisti dell’urbanistica, non quelle condivise dalla politica e dai cittadini.
    Le visioni su cui si lavora oggi: la città policentrica, il parco fluviale, le nuove direttrici di sviluppo, l’areale della ferrovia, le ipotesi di densificazione ecc. sono state presentate in comune già nel 2004 e da allora non se ne è fatto più nulla nè in giunta nè tantomeno con la popolazione, tranne qualche convegno per pochi intimi.
    Non parliamo poi del Tram, della terza linea Ora-Bolzano, della metropolitana leggera… proposte e studi si ammucchiano da anni.
    Sono tutti studi e programmi che richiedono parecchio tempo per la loro realizzazione. Forse troppo per le ambizioni dei politici.
    Temo che ai politici, a tutti i politici, in questa fase di scanzonata morte delle ideologie, i tempi siano dettati da argomenti assai più contingenti e materiali: bisogna garantirsi una base di consenso più diretto, curare il rapporto con le lobby, evitare scontri con “sensibilità etniche” di varia appartenenza in attesa dei prossimi confronti elettorali.
    Peccato, molti di noi hanno pensato ad un vento diverso, ad una nuova generazione di politici vivaci e intellettualmente pronti a combattere per identità nuove e rapporti diversi.
    Ho una critica diretta: l’assessore all’urbanistica dovrebbe occuparsi di più delle questioni urbanistiche generali, meno della commissione edilizia (la qualità delle costruzioni non sta migliorando nonostante il grosso impegno di tempo ed energia).
    Dovrebbe occuparsi di più della comunicazione delle nuove “visioni” sia con la propria giunta, che con l’opposizione, sia con la città, che con i comuni vicini e con la provincia.
    Dovrebbe occuparsi di più della legge urbanistica provinciale, opponendosi ad interpretazioni assurde come quelle che relegano la multifunzionalità come eccezione da approvarsi con i due terzi del consiglio comunale (quando mai a Bz?).
    Ricordiamoci che il PUC è si una scadenza amministrativa importante ma che da 50 anni con pessimi piani o con piani meravigliosi nulla sarebbe cambiato in città senza una visione condivisa anche solo per parti (università, recupero delle semirurali, arginale ecc.).
    Claudio

  8. Silvano Bassetti Scrive:

    Caro Claudio, trovo nel tuo commento un vena aspra e scettica che mal ti si addice. Non sei un cittadino qualunque, che scrive alla “posta dei lettori” di un quotidiano che registra malumori. Sei un noto urbanista, sei il presidente dell’INU, sei stato 5 anni in commissione edilizia, hai diretto per molti anni un uffico dell’urbanistica provinciale, … Allora se hai da denunciare difficoltà ed insuccessi, fatiche ed impotenze, (e ce n’è in abbondanza), lo devi fare usando il noi per quel tanto di responsabilità che tu condividi con tutto il sistema dell’urbanistica locale.
    Hai ragione. Abbiamo un sacco di “sogni nel cassetto”. Aiutiamoci a tirali fuori. A metterli in ordine. A comunicarli. A trasformarli in progetti. Senza illusioni e semplificazioni, nella consapevolezza della difficoltà, ma senza nasconderci dietro il dito di una responsabilità sempre e solo altrui.

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