BOLZANO HA LA NUOVA GIUNTA

Adesso la giunta c’è. E merita qualche considerazione.
Ci sono voluti 2 tornate elettorali e 7 mesi di travaglio per ridare un governo alla città. Questo tormentato processo lascia sul campo molte macerie. Una città divisa, una maggioranza risicatissima, una coalizione unita ma assai frammentata. Non basta certo una normale “ripartenza”. Ci vorrebbe un “lancio lungo e correre”. Ci vorrebbe un colpo d’ala. Ci vorrebbe un sogno.
Il dibattito della seconda serata offre qualche piccola speranza. L’opposizione, senza rinunciare a nulla del suo antagonismo, ha dato segni di volontà “non ostruzionistica”. La maggioranza, senza rinunciare a nulla della sua responsabilità di governo, ha dato segni di consapevolezza “non trionfalistica”. La replica finale di Spagnolli ha onorato l’opposizione con una attenzione che è stata apprezzata dall’opposizione stessa. Il clima finale è stato civile e gli auguri reciproci di buon lavoro suonavano come augurio alla città.
L’elezione della giunta coincide con la chiusura della partita giudiziaria sull’esito elettorale. Gli avvocati del centrodestra hanno infatti concluso che «non ci sono gli estremi per presentare un ricorso contro le operazioni elettorali … abbiamo rilevato una serie di errori, ma di carattere formale e non di sostanza … si è trattato solo di errori materiali di trascrizione nei verbali che non avrebbero in alcun caso modificato l’esito finale della consultazione elettorale. E il lavoro della commissione centrale guidata dal presidente Zanon è stato ineccepibile». Bontà loro! Ma anche questo è un segno di normalizzazione della dialettica politica.
Questa mattina si è inaugurata la tradizionale “festa delle api”. Via Resia era piena di gente e di sole. Si respirava un’aria molto … bolzanina. Ho avuto la sensazione che si possa riprendere un discorso interrotto da troppo tempo.
8 Dicembre 2005 alle 7:48 pm
Bene, dal tuo commento, pur condividendone la premessa, intuisco che però la ripartenza è avvenuta. Questo è un dato positivo e da questo occorre ripartire per ridare la corretta dimensione della politica nella nostra città. La giunta è innovativa, fresca. Se porrà il dialogo e il confronto alla base del suo agire politico potrà contribuire alla necessaria innovazione della nostra autonomia.
Buon lavoro a tutti.
9 Dicembre 2005 alle 8:50 am
caro mauro, è bello sentire il tuo ottimismo ma mantenendoci nel’orrenda terminologia sacchiana (bassetti è anche milanista) non c’è stata e per un po’ non ci sarà nessuna ripartenza. le ripartenze (contropiede!) le devono vedere tutti, allo stadio o in tv, per adesso, se va di culo, si tratta solo di una chiacchiera di spogliatoio. non si vede nemmeno lo schemino alla lavagna. tutto bene ma sarà durissima, io non riesco proprio ad essere ottimista leggendo nomi e funzioni di questa giunta, altro che ripartenze! cordialit
9 Dicembre 2005 alle 9:11 am
Savonarola mi ha preso con le mani nel sacco, anzi nel Sacchi!
9 Dicembre 2005 alle 12:07 pm
sarà durissima, è vero, ma io più che pessimista sono possibilista, nella specifica accezione di “seguace del possibilismo”. il termine “possibilismo”, infatti, viene coniato originariamente nel XIX secolo per denominare quella corrente di impronta riformista sorta in seno al partito operaio francese. da qui poi per estensione si dice “possibilista” quell’ “atteggiamento politico alieno da preclusioni e disponibile a soluzioni o ad alleanze diverse per conseguire finalità immediate che si ritengono opportune o positive” (De Mauro).
davanti a “nomi e funzioni di questa giunta”, se il pessimismo serve a poco , il possibilismo pare l’invece unico atteggiamento in grado di garantire quella ripartenza da noi tutti auspicata. ripartenza che questa giunta variegata - dall’SVP a RC - può approntare, appunto, solo lasciando da parte preclusioni e preconcetti e mirando a finalità immediate, opportune e positive.
le finalità ci sono, gli uomini pure: nè pessimista, nè massimalista, ma possibilista.
marco b.
9 Dicembre 2005 alle 12:28 pm
Cari amici,
cercando di individuare il “tema del momento” e banalizzando per semplicità e mancanza di tempo i commenti che sentono in giro, anche da parte di amici che ci hanno sostenuto, l’argomento è uno solo: lo strapotere della SVP che è regina assoluta e farà del nostro sindaco e della giunta ciò che vuole..questo è ciò che si dice tra la gente comune…dobbiamo cercare di dimostrare che non sarà così (mi illudo?) e che invece la SVP parteciperà attribuendo pari dignità ai “confratelli” della coalizione ed in particolare agli italiani nella gestione della cosa pubblica, rispettando gli accordi preelettorali. Segnale positivo in tal senso è la composizione della triade SVP in giunta (con l’esclusione di Rizzolli-Ellecosta) ma negativo quello che è successo in consiglio di circoscrizione a Gries alla prima seduta.
Su questo argomento siamo tutti attesi al varco.
9 Dicembre 2005 alle 1:38 pm
Dedalus, delle definizioni date del De Mauro sul possibilismo, ha scelto le più confacenti a sostenere la sua tesi, tralasciando però quella, sempre del De Mauro, che recita ” tendenza ad adattarsi alle circostanze, a transigere in fatto di principi, di ideali, di convinzioni, ecc.”. Quando si dice punti di vista!
9 Dicembre 2005 alle 2:05 pm
caro dedalus, possibilisti sempre! cordialit
9 Dicembre 2005 alle 7:18 pm
@roberto
certo, ognuno tira l’acqua al suo mulino.. però quella che citi tu è la terza definizione, io cito, invece, quella più propriamente “politica”. ciò nonostante la “tendenza ad adattarsi alle circostanze” mi sembra il requisito minino per ogni azione politica, quel tanto di pragmatismo che evita pericolose ricadute dogmatiche e pesanti buchi nell’acqua. e poi in un’ampia coalizione, quale di fatto è quella che tiene i fili di questa giunta, l’invito a “transigere in fatto di principi, di ideali, di convinzioni” mi sembra una cosa per nulla detestabile, anzi direi auspicabile. se ciò significa mettere in discussione i propri principi, verificare la tenuta e l’efficacia dei propri ideali, porre in dubbio le proprie convinzioni più radicate e radicali, sono pronto a sottoscrivere anche la parte della definizione che, secondo te, avrei tralasciato in maniere opportunistica.
se non c’è disponibilità a mettere realmente in gioco i propri principi, se si pone l’evidenza dei propri ideali prima di tutto e di tutti, una coalizione che tiene insieme varie anime e varie tradizioni politiche, non solo perde la possibilitò di incidere sul reale, ma si impantana alla prima questione “seria”.
marco b.
9 Dicembre 2005 alle 9:58 pm
“ … D. Che situazione ha trovato in Comune, dopo gli ultimi mesi di commissariamento? R. Senza grandi sorprese devo dire. Resta semmai il preoccupante nodo di fondo legato alle risorse, non tanto o non solo perché sono poche quanto perché sulla loro entità si vive sempre nell’incertezza e ciò non aiuta nella programmazione ed a stare sereni.
D. Si dice anche che il Comune sia molto indebitato. R. L’indebitamento non è un problema in sè anche perché sono state fatte opere importanti e vitali per la città (…)”
(Dall’intervista di Orfeo Donatini al Sindaco pag. 17 Alto Adige 9 dicembre 2005)
Alcune considerazioni dopo il 7 dicembre.
A febbraio del 2005 l’advisor europeo sancì che la nostra città aveva ottenuto un rating molto elevato. L’amministrazione comunale, a giudizio dell’advisor, in tutte le sue articolazioni riusciva (e riesce) a riscuotere in tempi brevi i suoi crediti ed ad onorare i suoi debiti. Accertata la situazione corretta dei conti e dei bilanci, l’advisor (un pool di banche europee fondato sul sistema di accreditamento dei verificatori indipendenti) prospettava per Bolzano la possibilità di poter emettere un prestito obbligazionario sotto forma dei buoni ordinari comunali. La proposta oggi è attualissima. Essa potrà consentire, se attuata, di non smantellare il welfare community e nel contempo di programmare|controllare la spesa pubblica secondo i criteri di efficienza. La sottoscrizione dei cittadini dei BOC, se finalizzata ad obiettivi programmatici ed a progetti condivisi, potrà essere uno strumento per superare le divisioni etniche. Non solo. A mio parere,la sottoscrizione del BOC può essere uno strumento per coinvolgere la città! ( A Roma, leggo sul Venerdì di Repubblica, la giunta Veltroni nella borgata Tor Bella Monaca, quartiere periferico a rischio, viene inaugurato un teatro. E se chiedessimo ai bolzanini di sottoscrivere i futuri BOC per un teatro nella periferia?). I BOC non devono, insomma servire, per coprire le (eventuali) perdite: essi devono servire ad abituare il cittadino a partecipare e collaborare attivamente, anche finanziariamente (scusate la rima) alle vicende della città. Ovviamente il controllo sulla gestione del gettito deve essere effettuato dalle banche (che garantiscono il prestito obbligazionario) e dai revisori dei conti del Comune. Utopia?
…Ed alcune sgradevoli considerazioni (purtroppo!).
Perché il Vice-Sindaco ha partecipato alle cerimonie dei terroristi sudtirolesi? C’era bisogno di manifestare la solidarietà a pseudo eroi che si macchiarono di delitti contro cittadini inermi? Odio la violenza da qualunque parte provenga e non mi piacciono le generalizzazioni, tuttavia: la scelta è speculare a chi rivendica l’italianità, il nazionalismo di questa terra. I due estremismi si congiungono e si incrociano mettendo in crisi la convivenza.
Questa riflessione si collega alla seconda sgradevole considerazione:
Perché si sono divise le presidenze dei due quartieri a maggioranza del centro-sinistra in tempi etnici? Mi rendo conto che le trattative post elettorali per governare la città sono state lunghe, spossanti, faticose, debilitanti.(In tal senso, non si finirà mai di ringraziare la delegazione dei DS) Però, si è insinuata la spartizione etnica in totale contrasto con l’idea, l’impostazione, la ri-lettura politica e storica che noi diessini abbiamo sempre dato dello Statuto di Autonomia. ( per il bisogno; superamento degli steccati; cittadinanza attiva ed europea; e così via). Si spera che i Presidenti dimezzati non faranno gli interessi dei rispettivi gruppi etnici. ( Heinrich Corradini della SVP Presidente in pectore di Gries-San Quirino per due anni e mezzo, ad esempio, nel quinquennio 2000-2005 quale vicepresidente di Gries-San Quirino, ha dimostrato di essere un politico serio, di posporre gli interessi del gruppo tedesco agli interessi collettivi. Un ottimo amministratore!) Tuttavia, il precedente……Proposta provocatoria ( ma non tanto) :perché non modificare il regolamento del decentramento e far eleggere il presidente direttamente dai cittadini? Ad ottobre del 2000 in giunta comunale avevo affermato che i consigli di quartiere sarebbero diventati organi di autogoverno politico: apriti cielo! Il vice sindaco minacciò una crisi di governo! (scherzava, ovviamente!, figurarsi se….)
Un caro saluto e che Dio (per parafrasare l’Inghilterra) aiuti Bolzano
Tonio Testini
p.s
etnia per etnia: perché anche al quartiere centro non si è scelta la strada del “dimezzamento” tedesco-ladino.?
9 Dicembre 2005 alle 11:40 pm
Mentre Dedalus e Roberto discettano finemente sul termine “possibilismo”, riprendo due argomenti posti da Antonio.
BOC e dintorni.
Sono assolutamente convinto che la finanza pubblica debba fare un salto di qualità ed entrare finalmente nell’era moderna. In questa direzione vanno i Buoni Obbligazionari Comunali, ovvero le varie forme di Azionariato Popolare, ma anche le cosiddette PPP (public private partnership) e le operazioni di Projekt Financyng. E così pure le pratiche di “perequazione urbanistica” al posto dei costosissimi espropri. Senza queste politiche innovative la finanza pubblica è asfittica e rischia di scaricare i suoi esiti nefasti sulla restrizione degli investimenti sul sociale.
Alternanza nei quartieri.
E perchè allora non si fa l’alternanza di presidenza anche nei quartieri (Europa e Don Bosco) in cui ha vinto la destra?
10 Dicembre 2005 alle 12:51 am
Bella provocazione Silvano!!!! Ma non penso accada.
Ho riflettuto molto sulla scelta di ruotare le Presidenze nei quartieri. I miei compagni di partito conoscono le mie paturnie sulle Istituzioni al cui rispetto sono stato sdoganato ai tempi delle mie frequentazioni universitarie. All’inizio, devo essere sincero, la pensavo una mediazione politica corretta ma pur sempre mediazione politica.
Ora invece ho parzialmente cambiato idea.
Come diceva qualcuno “io sono orgoglioso dei miei cambi di idea”.
Ora sono convinto invece che questa scelta si pone, politicamente e socialmente, a garanzia di un benefico, se vogliamo sperimentale, pluralismo istituzionale tendente alla valorizzazione delle particolarità di ogni singolo quartiere. Si possono tranquillamente inquadrare in quel disegno politico e sociale che ha portato alle scelte elettorali per le politiche e per le ultime comunali. Quindi non scelta meramente etnica o etnicistica, ma scelta politica innovativa e coraggiosa.
E’ chiaro che i vice presidenti pro tempore dovranno avere un ruolo politico molto più importante e riconosciuto da tutte le forze politiche. Questo elemento, oltre a rafforzare il decentramento, rafforza la politica amministrativa rappresentando, anche nella carica tendenzialmente più vicina ai cittadini, la scelta politica più importante, l’evoluzione della autonomia.
Se ben impostata quindi l’alternanza alla carica di Presidente potrà rafforazare l’affectio societatis fra gli appartenenti ai singoli quartieri e magari offrire spunti e occasioni di forte elaborazione politica.
Caro Savonarola io devo essere ottimista, sono interista.
10 Dicembre 2005 alle 9:14 am
Va detto con chiarezza che l’alternanza a Gries e a Oltrisarco è una mediazione difensiva: l’SVP infatti pretendeva a Gries l’intera presidenza in virtù di un innegabile primato elettorale. Ma, in prospettiva, mi pare che il metodo dell’alternanza potrebbe essere interessante e in qualche misura utile se generalmente applicato agli istituti di rappresentanza. Merita ricordare che in molte strutture rappresentative aventi una base “cocretamente interetnica” (i tre sindacati confederali, gli ordini professionali, ecc.) l’alternanza nelle cariche apicali è una pratica consolidata. Sarebbe bene estendere questa pratica a molte istituzioni che invece prevedono il presidente tedesco “per legge divina”…..
10 Dicembre 2005 alle 9:57 am
è brutto iniziare scusandosi ma vi sono costretto proprio dalla passione con cui tutti voi parlate delle “circoscrizioni”.
MASSIMA SINTESI:
l’intera nostra ridente cittadina ha meno abitanti di una singola circoscrizione di una grande città, un presidente, alternato o meno, equivale a poco più di un amministratore di condominio e forse per questo più che alternarsi si altera.
il mio mancato affetto per le circoscrizioni NON MI IMPEDISCE di essere un grande fautore della partecipazione e del decentramento, che non credo però si possano cercare in una logica di divisione territoriale, che, soprattutto considerando le nostre dimensioni, diventa una logica da isolato (brandello di città) e da isolati (lasciati soli).
credo invece fermamente nel decentramento partecipato dei “problemi”. sogno una macchina organizzativa trasversale, che superando le facili divisioni (recinti? confini?) territoriali, sappia essere uno strumento del territorio.
non credo sia possibile superare l’isolamento storico del consiglio comunale creandone delle piccole copie decentrate. è certamente più semplice ma non serve.
il tema è complesso e non possono bastare poche righe su un blog per affrontarlo ma credo sia intrigante e importante. non esistono solo omogeneità recintabili, molte di più e più rilevanti quelle diffuse, quindi trasversali.
i modi? questo non è mica un progetto. parliamone.
cordialit
10 Dicembre 2005 alle 10:54 am
queste lodi all’alternanza delle cariche non mi convincono.
non nascondiamoci che il discorso in atto nelle circoscrizioni è il frutto dell’applicazione della pura logica dei rapporti di forza da parte della SVP. Su questa poi si fanno delle mediazioni (per la SVP) di poco conto.
Sull’estensione della pratica dell’alternanza per i vertici di istituzioni e società pubbliche, sapete come la penso (cioè all’incirca come molti di voi), ma credo sappiate anche come la pensa la SVP…
In ogni caso, anche laddove l’alternanza è un fatto positivo e consolidato (ad es. sindacati), io sono favorevole all’alternanza tra mandati (almeno 4 o 5 anni), ma non a quella all’interno dei mandati (tipo 2 anni ciascuno).
Ciò ostacola l’assunzione di un ruolo preciso, la programmazione, la stabilità di indirizzo, con riflessi sul funzionamento dell’organizzazione.
Certo si può in teoria ovviare con il rafforzamento del ruolo dei vice, creando delle “coppie di comando”, ma ciò solleva problemi di altra natura (compatibilità caratteriali, politiche ecc.).
saluti andrea
10 Dicembre 2005 alle 12:09 pm
Il possibilismo forse appartiene ad ogni ambito della vita, ed il riconoscimento della parte altra è la prima manifestazione dell’intelligenza critica. Nella discussione politica questo atteggiamento deve essere dunque un fondamento. Riconosciuto questo senza nessuna difficoltà, nella pratica si pone però la questione dei limiti, dove cioè finisce “quel tanto di pragmatismo” oltrepassato il quale si sconfina nel ministerialismo, nel trasformismo, nel consociativismo, nella camarilla. Il possibilismo è importante più per strappare consensi agli avversari che per ottenere riforme concrete. Questo ricorderei a chi traduce i termini “principi, ideali e convinzioni” in “pericoloso dogmatismo”. Il discorso dell’ ”adattamento alle circostanze” come requisito politico minimo sarebbe perfetto se queste circostanze fossero determinate sempre da motivi politici (o meglio sarebbe dire interessi pubblici) e non da altro. Se nel dibattito intellettuale fine a sé stesso, i presupposti dai quali si parte più sono “confusi” e più sono stimolo alle intelligenze, nel caso di semplice amministrazione le circostanze devono essere chiare, molto chiare. In questo campo, il continuo adeguamento a circostanze determinate dal pragmatismo determina con il tempo la formazione prima di strutture, poi il consolidamento di sovrastrutture le quali determinano, da quel momento in poi, tutte le circostanze future. Se interessi diversi da quello pubblico stabiliscono le circostanze prime, la discesa diventa pericolosa e termina in un baratro, la strada è unica e non permette ritorni. Quindi il possibilismo è pericoloso quanto lo sterile dogmatismo, se non pone un limite alla possibilità insita nel suo significato di “transigere a”, se non è attento alle derive. Personalmente, derive dettate da circostanze altre dall’interesse pubblico, suffragate dal possibilismo, ne riconosco troppe. Quindi nell’amministrazione della cosa pubblica né possibilismo né dogmatismo, ma chiarezza. Non deve essere permesso l’uso di un termine al posto di un altro: la differenza, ad esempio, tra interesse privato ed interesse pubblico deve essere chiara, e chiara a tutti. Altrimenti tutto il dibattito politico viene giudicato come una semplice copertura, come troppo spesso dimostra di essere. A chi, in modo lapidario, afferma “possibilisti sempre” ricordo il significato che il termine può assumere: “Atteggiamento conciliante, più per opportunismo che per sicurezza di sé o tolleranza” (Devoto-Oli).
10 Dicembre 2005 alle 12:49 pm
letto a lungo roberto d. rimpiango con un certo laico malincuore l’antica sintesi di “settimo non rubare”. opportunistiche cordialit
10 Dicembre 2005 alle 5:13 pm
anch’io!
10 Dicembre 2005 alle 5:17 pm
Ich weiß nicht, was unter den von Herrn Bassetti genannten PPP und Project-Financing-, also Projektfinanzierungssystemen zu verstehen ist. Vielleicht deckt es sich bereits mit meinem Vorschlag: Ich bin jdf. der Meinung, dass kommunale Wertpapiere als »Volksaktien« eine gute Idee sind. Sie sollten jedoch durch »solidarische« Wertpapiere ergänzt werden, wo Private die Möglichkeit haben könnten, z.B. zum Allgemeinwohl Geld auch zinsfrei zu »investieren«, oder einzelne Beträge sogar ganz der Öffentlichkeit zur Verfügung zu stellen. Wie im Falle einer Aktiengesellschaft – oder einer Stiftung – sollten die Spender dann in groben Zügen mitbestimmen können, welchen Projekten ihr Geld zugute kommt oder jedenfalls wenigstens eine Kontrollfunktion ausübern können. Das wird dem Unterfangen große Glaubwürdigkeit garantieren und viel Geld verfügbar machen, mit welchen verantwortungsvollst umzugehen sein wird.
10 Dicembre 2005 alle 6:58 pm
Le ipotesi di finanza pubblica innovativa certamente comprendono in primo luogo le manovre di “finanza solidale”, di cui parla Pérvasion, e le emissioni obbligazionarie da parte dell’ente pubblico a fini di autofinanziamento, di cui parlavo io citando i BOC. Ma, più in generale, si riferiscono ad operazioni finanziarie - per la realizzazione di opere pubbliche - condotte in rapporto diretto tra “pubblico e privato”: al “pubblico” compete la decisione, il programma, la regia, il controllo di qualità e la destinazione sociale dell’opera, mentre al “privato” compete il finanziamento e la realizzazione dell’opera con regole di recupero finanziario attraverso la gestione (totale o parziale, comunque a tempo determinato) dell’opera stessa ovvero attraverso altri diritti edificatori interamente privati, concessi in parallelo.
10 Dicembre 2005 alle 7:31 pm
manca il webmaster e siamo passati allo “sportello”. cordialit
12 Dicembre 2005 alle 2:55 pm
Il 30 novembre 2005, alle ore 10:06, Silvano Bassetti ha immesso il seguente commento:
“Al di là delle asprezze (talvolta strumentali e pruriginose?) la questione del cosiddetto sottogoverno (per me “governo”) è seria e fondante. Non ho alcuna difficoltà ad affrontarla nella più totale trasparenza, impegnandomi fin d’ora a raccogliere tutti i dati necessari: cosa non facile, sia chiaro, per complessità oggettiva e non per omertà. Li pubblicherò quanto prima, perchè sono dati pubblici e ufficiali.”
Dato che la giunta è stata fatta, è possibile avere un primo aggiornamento sulla questione sottogoverno, pardon, “governo”?
Grazie.
12 Dicembre 2005 alle 5:11 pm
Pronti via!
Tutto quanto deciso è stato pubblicato sui giornali: è la ripartizione tra le forze di coalizione delle responsabilità apicali (presidenze e consigli di amministrazione) delle società controllate dal Comune. Tutte queste cariche scadono tra un anno e per nessuno dei posti in questione sono stati decisi i nomi.
Per quanto riguarda i DS, le cariche saranno la presidenza della SASA (attualmente del socialista Michielli) e la presidenza dei Mercati Generali (attualmente del margheritino Ravagnani).
La presidenza di AE (attualmente del diessino Calò) andrà per statuto ad un meranese e sarà della Margherita.
La presidenza di ECOCENTER (attualmente del margheritino Berlanda) andrà per statuto ad un tedesco che sarà della SVP.
La presidenza di SEAB è e resta della SVP.
Di più, per ora, non so. Mano a mano che verranno fatti i nomi, naturalmente ne darò notizia.
13 Dicembre 2005 alle 9:23 am
Il pronti via era per una maratona di 150 chilometri, immagino. Allora abbiamo:
Presidenza AE € 74.369,80 lordi
Presidenza SASA € (?)
Presidenza Mercati Generali € (?)
PresidenzaSEAB € (?)
Oops, ma qui manca quasi tutto! I compensi delle presidenze (a parte quanto detto in altro “famoso” commento da Calò, le vicepresidenze e i compensi delle vicepresidenze. Come primo scatto è assai scarsino: vabbè la corporatura, vabbè che sarai fuori allenamento, vabbè infine che è una maratona ma…. forza Silvano, che puoi fare di meglio….
PS
A proposito: avete fatto caso che l’altro Silvano della politica nostrana si è accontentato di una presidenza del consiglio comunale, un posto in AE/EWe uno all’aeroporto di Bolzano? Provate a monetizzare gli incarichi e vi accorgerete che il sottogoverno di AE/EW e Aeroporto rendono un bel pò di più della presidenza del consiglio comunale: diamo le cifre anche qui, magari quanto prima?
13 Dicembre 2005 alle 10:03 am
[nota di moderazione]
Legittimo il tuo intenso interesse per la questione. Forse un po’ a senso unico, ma questa e una considerazione personale e quindi non rilevante.
Non capisco invece la necessità del tono sarcastico-aggressivo (primo scatto scarsino, corporatura, fuori allenamento, puoi fare di meglio, magari quanto prima). La questione viene e verrà trattata, il “famoso” commento di Calò insieme ad alcuni altri credo lo dimostrino.
Il dibattito sta toccando anche altri temi, come puoi vedere in altri post. Alcune persone considerano tali temi perfino più importanti degli stipendi nelle municipalizzate. Potrai dissentire ma è così.
13 Dicembre 2005 alle 11:49 am
Non capisco cosa ci sia di tanto “scandaloso” nel fatto che, per le presidenze, si percepiscano dei compensi. Sono rimasto stupito del compenso (lordo) del presidente AE. Per le rogne che si prende ero assolutamente convinto guadagnasse molto di più.
Concordo con il webmaster per il sarcasmo. Un pò va bene, anche se sarebbe più raffinato usare l’ironia, se proprio si deve.
Troppo sarcasmo risulta noioso e “sopra le righe”.
Fa passare la voglia di leggere e di dibattere.
Paolo
13 Dicembre 2005 alle 12:06 pm
la questione delle “poltroncine” a pagamento è indubbiamente pelosa ma come sempre il problema sta nel rapporto tra prezzo e qualità. le cifre date per questo tipo di presidenze e similari non mi sembrano alte se chi le prende è persona capace. non capisco quindi perché intestardirsi più sulle cifre che sui nomi. la domanda a mio avviso legittima non è “quanto prende” ma”cosa ha fatto” e se la carica è nuova “cosa ha fatto per prenderla, la carica”. ci sono persnaggi bolzanini che della somma di cariche hanno fatto una professione e questo non va molto bene. alla fine, considerando il lavoro da fare, è molto più remunerativo e scarsamente produttivo essere in svariati consigli di amministrazione che avere una presidenza. cordialit
13 Dicembre 2005 alle 3:19 pm
@ gelletti
sarò tutto ciccia e bruffoli, ma faccio quello che posso! io non ho nulla da nascondere e dico quello che so, mano a mano che lo vengo a sapere. ti invito ad andare personalmente alle fonti di questi dati, che sono pubblici. se non te li danno fanne uno scandalo o una denuncia. tu hai altrettanto titolo di me per sapere queste cose e, visto che ti interessano molto (e ne hai pieno diritto), sono sicuro che darai a tutti noi informazioni complete e veritiere. resto in attesa.