COSA SUCCEDE IN VALLE DI SUSA ? E QUI DA NOI?

I moti popolari della Valle di Susa contro l’apertura dei cantieri del tunnel del Frejus ci impongono serie riflessioni sul nostro tunnel prossimo venturo: il tunnel di base del Brennero.
Per ora mi limito ad alcune considerazioni comparative tra le due situazioni.
Entrambi i tunnel sono destinati alla ferrovia e sono inseriti nei programmi europei di riqualificazione del sistema infrastrutturale continentale. Il tunnel del Frejus è parte del “corridoio europeo n. 5” ed è finalizzato al collegamento ad alta velocità (TAV) Torino-Lione. Il tunnel ferroviario del Brennero è parte del “corridoio europeo n. 1” Berlino-Palermo e ne costituisce il cuore strategico, tant’è che la Comunità europea lo ha classificato come obiettivo prioritario e partecipa al suo finanziamento
Entrambe le opere sono in fase avanzata di progettazione e si approssimano le aperture dei cantieri. Ma in Valle di Susa la popolazione locale si oppone duramente, impedendo l’avvio delle operazioni di perforazione per le indagini idro-geologiche. In Val d’Isarco, invece, le indagini idro-geologiche sono praticamente concluse e nessuno ha impedito le perforazioni. Ed è in preparazione l’appalto per il cunicolo esplorativo (la prima delle tre canne di cui sarà formato il tunnel).
Mi risulta che per il Frejus il Governo, dopo i durissimi scontri di Venaus, ha concesso una sospensiva e ha promesso l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA). Alla buon’ora! Per il Brennero la procedura VIA è stata già compiuta e le opere hanno ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni ambientali, sia in sede italiana che austriaca.
Mi risulta che il movimento di opposizione alla TAV nelle vallate piemontesi vede la mobilitazione diretta dei sindaci di tutti i comuni interessati dall’opera che lamentano la mancanza di informazione e di coinvolgimento decisionale. Per il tunnel del Brennero tutti i comuni della Val d’Isarco (e di Bolzano) sono stati coinvolti fin dalle prime fasi del progetto e tutti i sindaci hanno partecipato e acconsentito alla procedura di inserimento del tracciato nei rispettivi piani urbanistici comunali.
Pare che in Piemonte le popolazioni locali siano state sistematicamente escluse da ogni forma di conoscenza e di controllo sull’opera. Nella nostra provincia le popolazioni locali sono state ripetutamente coinvolte in varie forme e a tutti i livelli (dalle assemblee elettive ai comitati tecnici, dai convegni tecnico-scientifici fino alle assemblee di paese). Ne sono stato in parte testimone diretto: in tutte le sedi ho apprezzato l’alto livello di informazione, senza però mai rinunciare a richiedere con forza di intensificare ulteriormente i processi partecipativi della comunità locale.
Per oggi mi fermo qui. Ma vorrei invitare tutti ad approfondire il nostro livello di conoscenza sull’operazione tunnel di base perché sarà comunque “il problema” del nostro immediato futuro, nel bene e nel male.
Però, tanto per essere chiaro, dico subito che del “Progetto Brenner Basis Tunnel – BBT SE” io sono un convinto estimatore (lo conosco molto bene, perché me lo sono sempre studiato a fondo, e lo considero un progetto eccellente) e un convinto sostenitore (lo considero una straordinaria occasione potenziale per il “sistema locale”). Ma sono molto preoccupato che esso possa restare totalmente “estraneo” al sistema locale. Ne risulterebbero vanificati i caratteri di eccellenza e le potenzialità positive. Ne resterebbero solo gli esiti di danno ambientale e di rapina.

vignetta di Claudio Polo
11 Dicembre 2005 alle 6:22 pm
.. alcuni miei amici piemontesi mi dicono che la maggiore preoccupazione per gli abitanti è l’amianto e materiale radioattivo trovato nei precedenti scavi…. Non è un caso che protestino anche i primi cittadini dei comuni interessati.
11 Dicembre 2005 alle 7:34 pm
trovato oggi sul mio computer…
vorrei un tuo commento
@bbracci
Domenica, 11 dicembre 2005
Ieri, sabato 10 dicembre il consigliere provinciale dei Verdi-Grüne-Vërc Riccardo Dello Sbarba è intervenuto al convegno “TAV e modello di sviluppo”, svoltosi presso la Camera del Lavoro Cgil di Torino, alla presenza di circa 1.000 partecipanti, tra cui molti amministratori locali piemontesi e della Val di Susa, partiti, sindacati, associazioni ambientaliste e comitati anti-TAV.
Nel suo intervento, Riccardo Dello Sbarba ha messo in evidenza le numerose similitudini tra i due progetti di tunnel di base del Frejus e del Brennero:
Entrambi fanno parte del progetto del governo per l’alta velocità, mentre la legge Finanziaria taglia i finanziamenti per l’intera rete ferroviaria.
Entrambi costeranno alla mano pubblica decine di miliardi di euro.
Entrambi sconvolgeranno l’ambiente di intere vallate.
Entrambi rimarranno costosissime cattedrali nel deserto, poiché non sono accompanati da alcuna politica coerente di spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia.
Soprattutto, entrambi vengono proposti mentre le linee storiche, sia al Brennero che al Frejus, sono utilizzate solo al 30% della loro capacità e sarebbero in grado, con gli opportuni interventi di ammodernamento, di smaltire - in tempi rapidi e con una spesa largamente inferiore - il traffico previsto per diversi decenni .
In queste condizioni, puntare tutto sui megatunnel, esaurendo in tali pozzi senza fondo ogni risorsa finanziaria, significa in realtà rimandare di 20 anni la soluzione del problema del traffico che già oggi è una vera emergenza sociale e sanitaria.
Nel suo intervento, seguito con grande attenzione e accolto con applausi calorosi, Riccardo Dello Sbarba ha proposto al movimento piemontese contro l’Alta Velocità la elaborazione di una piattaforma comune per tutto l’arco alpino, basata su cinque punti:
Sospensione per cinque anni dei progetti di megatunnel attraverso le Alpi;
Piano quinquennale per il pieno utilizzo delle ferrovie storiche, volto al raddoppio del trasporto merci attraverso i valichi ferroviari esistenti, accompagnato dalle necessarie misure di protezione dell’ambiente e della salute;
Introduzione di una tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni su tutta la rete stradale e autostradale, sul modello della “TTPCP” svizzera;
Dichiarazione delle Alpi come “zona sensibile”, con l’adozione di misure aggiuntive di protezione ambientale e limitazione dei transiti, ai sensi della “Convenzione delle Alpi” e del “Libro bianco sui trasporti dell’Unione Europea”;
Verifica tra 5 anni degli obbiettivi raggiunti, dei volumi di traffico previsti, della capacità delle linee esistenti e eventuale riconsiderazione della necessità di nuove infrastrutture ferroviarie.
Alla fine del convegno è stato stabilito di mantenere un contatto permenante tra Piemonte e Sudtirolo, al fine di coordinare la lotta per la ferrovia e contro i megatunnel attraverso le Alpi, mentre dalla val di Susa arrivava la notizia che le forze di poliizia, che da giorni presidiavano la valle, si stavano ritirando.
11 Dicembre 2005 alle 8:34 pm
La Valsusa parla anche di noi
Penso che quanto è avvenuto e sta tuttora avvenendo in Val di Susa
offra numerosi spunti per una riflessione seria anche per noi.
E penso al tunnel del Brennero.
Non si tratta soltanto di manifestare la nostra solidarietà con la lotta dei
valligiani e di protestare per il modo barbaro e fascista con cui sono stati
trattati dal governo, ma di saper cogliere quello che con la loro opposizione
Alla Tav che sconvolgerebbe la loro valle ci stanno insegnando.
La quasi totalità del sistema politico-economico-masmediatico stanno
dipingendo la popolazione della Val di Susa come retrograda e rinchiusa
su sé stessa in difesa dei proprio miope interesse localistico.
E se fosse vero proprio il contrario?
Che cioè proprio loro partendo dalla loro situazione concreta stanno indicando a tutti l’esistenza di un problema che non può più essere eluso.
Che cioè questo modello di sviluppo basato su una produzione e su uno
scambio di merci sempre più irrazionalmente enorme sta portando il pianeta alla distruzione.
Diceva qualche sera fa ad una trasmissione televisiva Luciana Castellina
“Come si fa a non rendersi conto che il vero problema è l’irrazionalit
di un sistema economico che, per fare un esempio, prevede che tonnellate
di uova siano prodotte in Francia per essere vendute in Italia e contemporaneamente altrettante tonnellate di uova siano prodotte in Italia per essere vendute in Francia”.
Che senso ha un’economia che funziona in questo modo?
Per fortuna non tutti sono assuefatti a questa logica.
Vi segnalo due articoli che sono apparsi su “Liberazione” e che potete trovare anche sul sito http://www.rifondazionebz.it.
Fabrizio Giovenale parla della necessità di contrapporre al modello economico
della globalizzazione un modello di “ciclo corto” e Lidia Menapace ricorda
la proposta dello “sviluppo autocentrato” dell’economista Samir Amin.
Vogliamo cominciare a parlarne anche qui da noi?
Sarebbe un modo per riprendere il dibattito sul senso del traforo del Brennero
e quindi un modo concreto e non ideologico di sostenere e allargare
la lotta del popolo della Val di Susa.
Fabio
11 Dicembre 2005 alle 9:17 pm
Cari voi, vi prego di riflettere anche sul risvolto generazionale della questione.
Combattere le grandi infrastrutture europee - e parlo di quelle e non di inutili obbrobri come il Mose a Venezia o il ponte sullo stretto - vuol dire sancire e dichiarare la fine della presenza dell’italia dall’economia, dallo sviluppo, dal lavoro in Europa.
Capisco che chi ha oggi 60 anni e più, senta questa questione meno importante della difesa degli idilliaci paesaggi alpini ove cogliere funghi o appartarsi a passare una serena pensione; purtroppo un trentenne che sente sulla propria pelle la precarietà di una condizione economica congiunturale e strutturale tutt’altro che rosea è costretto a indugiare in analisi anche diverse. Analisi che comprendono considerazioni quali competitività su scala continentale, competizione con le coeve generazioni europee e non, costruzione di una prospettiva di lavoro e di sostentamento proprio, della propria famiglia, delle generazioni precedenti meritatamente a riposo.
Scusa Fabio, ma il mio sostegno ideale (e non!) va ai calabresi e siciliani che vedono il proprio territorio e il proprio tessuto socio-economico in progressivo (e ulteriore) disfacimento con ogni risorsa dirottata sul giocattolone viabilistico da plastico del trenino; va ai veneziani (e io in parte lo sono) che vedono Venezia impossibilitata ad essere manutenuta in quanto nulla viene più finanziato della “legge speciale” in quanto ogni denaro finisce nell’inutile e deturpante mose.
I corridoi europei sono, scusatemi, tutt’altra cosa!! Vanno potenziati i sistemi di controllo preventivo e in itinere per arginare e mitigare l’impatto ambientale dei cantieri prima e dell’opera dopo. Vanno dispiegate misure di compensazione che permettano alle comunità insediate di avere “il giusto” in cambio del servizio che forniscono - attraverso la cessione parziale del loro territorio - all’intera comunità nazionale e trans-nazionale. Ma questo non significa che si debba BLOCCARE (e magari cestinare) i due principali progetti di sviluppo infrastrutturale che interessano l’Italia. Scusate tanto, ma senza il corridoi 1 e 5 l’italia chiude bottega; anche perchè il corridoio 5 verrebbe fatto ugualmente, secondo il progetto originale, tra l’altro, passando sopra l’arco alpino. I’1 invece verrebbe cassato senza problemi; almeno la parte italiana, di cui gli amici europei possono fare tranquillamente a meno.
Porto sempre l’esempio localissimo della Merano-Bolzano. Se il movimento ambientalista/verde/ocosaltro invece che combattere l’opera pregiudizialmente e incrollabilmente avesse intavolato una trattativa e offerto un approfondimento, magari oggi avremmo una me-bo che invece di passare su argini fluviali cementificati appositamente, invece di attraversare un ex-biotopo oggi totalmente deturpato, sarebbe magari potuta passare su un tracciato migliore, più compatibile, magari su qualche ex-melo (clonato e totalmente artificiale) invece che su un ex-biotopo!!!
Scusate tanto, ma sono un sognatore. Credo nello sviluppo, attento, compatibile. Ma credo nello sviluppo. Le teorie palesemente o celatamente de-sviluppiste mi danno l’orticaria. Oltre che rendere il mio futuro di uomo e lavoratore ancora più incerto.
11 Dicembre 2005 alle 9:50 pm
Sapevo di toccare un problema serio e di toccare nervi sensibili. Bisogna discuterne. Io, senza falsi pudori, ribadisco che sul Frejus ne so troppo poco e quel poco che so depone a favore delle popolazioni locali. Sul Brennero ne so abbastanza per ribadire che il tunnel di base è cosa buona, a condizione che sia il sistema locale a “presidare” la qualità e i modi dell’operazione. Fin qui è stato fatto qualcosa, troppo poco, bisogna fare di più.
11 Dicembre 2005 alle 10:43 pm
caro carlo b
sono sempre stato per il trasporto su treno ho 36 anni e non sono un de-sviluppista. ma non capisco che relazione ci sia fra le tue preoccupazioni sulla precarietà congiunturale e esistenziale delle giovani generazioni e le megaopere come la tav. le questioni generazionali non c’entrano proprio niente. C’entrano le arroganze di un misto fra tecnocrazia assoluatamente a-democratiche , di potentati economici transnazionali e di uno stato parafascista che ormai serve solo per manganellare la gente e criminalizzarla. Questo è quello che sta avvenendo in val Susa. Che differenza esiste fra ponte sullo stretto e tav? perchè la sinistra è contro al primo mentre invece, salvo verdi e prc , è favorevole alla seconda? Anche la sicilia senza Ponte rimane tagliata fuori o no? Siamo in una nazione dove se voglio andare da Bolzano a Napoli o Lecce non trovo neppure più un treno diretto perchè nel Bolzano Lecce c’erano le cimici e mi vengono a parlare di alta velocità? ma mi facciano il piacere!!!
11 Dicembre 2005 alle 11:57 pm
luigi,
concordo ovviamente e totalmente sulla tua osservazione riguardo la necessità di un potenziamento complessivo e modulare che veda, ad esempio, il superamento contestuale, o precedente, di altri problemi enormi (le cimici e l’intero iceberg di cui esse sono l’apice).
Non nego affatto che in val Susa la questione sia stata enormemente ingigantita dall’inettitudine degli attuali governanti, che la faccenda sia ulteriormente inquinata dagli interessi “galleristici” del Ministro Lunardi, che l’intervento notturno della polizia in libera uscita fascistoide sia stato uno scandalo inaccettabile (ho letto anche io delle porcate simil-genova che sono avvenute), ma questo non deve impedire di vedere l’oltre della questione. L’oltre della questione è la necessità di potenziamento infrastrutturale ferroviario a livello continentale.
Sul lato francese i problemi sono stati affrontati prima, in maniera più organica e strutturata, meglio in generale. I tavoli coordinati dai prefetti francesi hanno portato alla contrattazione delle opere complementari e di mitigazione degli effetti negativi locali. Le popolazioni sono state informate e coinvolte con tecniche scientifiche, diffusamente. Ovviamente anche lì rimangono problemi, oltre che una legittima opposizione residuale.
Che ancora una volta il vero bubbone infetto della questione sia il baraccone berlusconiano, le prevaricazioni di rozzi e superficiali interessi veniali su interessi ampi e diffusi è fuori discussione.
Sono dell’idea che si debba riniziare da molto in dietro. Sono anche convinto che serva prima uno stop. Ma a questo stop deve seguire una ripartenza, decisa, equilibrata, partecipata, democratica.
La triste e sciagurata pagina del berlusconismo finirà, me resteranno i problemi di arretratezza tecnologica, infrastrutturale, di sviluppo equilibrato e compatibile.
Rimboccarsi le maniche, dispiegare le migliori competeze, coinvolgere e partecipare. E eseguire le nuove infrastrutture.
12 Dicembre 2005 alle 10:37 am
Riguardo alla determinazione con la quale gli abitanti della Val Susa si oppongono alla galleria, non sono venute a galla alcune questioni fondamentali:
1. La montagna da perforare è piena di amianto, e si prevede lo stoccaggio a cielo aperto di tale materiale, come reagiremmo noi?
2. Il progetto riguarda il traffico merci, i passeggeri continuerebbero ad usare la vecchia tratta. Cosa c´è di tanto importante da trasportare da Lisbona a Kiev da giustificare un simile investimento?
3. La ditta incaricata dei lavori è la stessa del Ponte di Messina, sono davvero così bravi? Allora diamogli anche il Brennero!
Ovviamente le informazioni di cui dispongo sono di parte, resta comunque il fatto che nei resoconti della stampa e tv gli abitanti della Val Susa siano stati dipinti come un branco di egoisti nemici del progresso.
12 Dicembre 2005 alle 4:32 pm
Ne so troppo poco della TAV Val di Susa (fonti giornalistiche e qualche fonte istituzionale europea), ne so invece assai di più sul tunnel del Brennero. Più che le analogie mi colpiscono le differenze.
Come ho scritto nel post (e lo ribadisco) mi sorprende (e mi indigna) che ci sia voluta la lotta di Venaus per avere la VIA (valutazione di impatto ambientale) che è obbligatoria e che per il Brennero è stata fatta a tempo debito; che nelle valli piemontesi i sindaci e le popolazioni non siano state coinvolte già in fase di progetto, mentre nelle nostre valli i sindaci e le popolazioni siano state interessate e coinvolte, sia a livello istituzionale (varianti PUC) che assembleare; ecc.
Con ciò intendo dire che, mentre esprimiamo la nostra solidarietà alle popolazioni piemontesi, partiamo dai livelli di conoscenza e di consenso sul Brennero ed aumentiamo fin da subito il tasso di PARTECIPAZIONE. Chi di noi conosce il progetto del tunnel di base … scagli la prima pietra. O tiriamo sassi alla cieca? Chi sa ad esempio che mentre la Torino-Lione è un TAV (tracciato ad alta velocità) il tunnel del Brennero è un TAC (tracciato ad alta capacità)?
La BBT SE è la società europea preposta alla elaborazione del progetto del tunnel del Brennero e alla sua gestione: per statuto ha anche l’obbligo di informare. Essa ha sede a Bolzano ed è una formidabile fonte di informazione. Usiamola, in modo critico, ma usiamola.
Se a qualcuno interessa, io sono disponibile ad organizzare un incontro con i tecnici della BBT SE per … guardare le carte.
12 Dicembre 2005 alle 5:20 pm
sono stupito dall’assoluto silenzio in questo blog sulla presenza del vicesindaco Elmar Pichler Rolle alla manifestazione di San Paolo degli Schuetzen per celebrare i terroristi degli anni sessanta. Pichler Rolle accanto a Ulli mair, sepp Mitterhofer, Pius Leitner ed Eva Klotz in mezzo agli schioppi. Che quadretto idilliaco. L’Obmann è andato a sdebitarsi con la destra etnica tedesca per l’appoggio - fondamentale per l’elezione di spagnolli al primo turno - alle elezioni comunali. Capisco che la cosa sia imbarazzante Silvan. meglio parlare della Tav, che intanto è in Val di Susa… Però, che tristezza: di là avranno pure Seppi e la Biancofiore, ma anche di qua, non si scherza. Meglio Donato o la Ulli Miar? Baci e abbracci.
12 Dicembre 2005 alle 6:07 pm
Ho avuto il piacere di collaborara con il recente numero di Parametro (storica rivista di architettura) sulla TAV e la relazione tra sviluppo, paesaggio e alta velocità.
Al di fuori delle solite malefatte organizzative italiane e di tante pecche quello che mi preme e dare il giusto nome a questi treni che non sono (solo) ad ALTA VELOCITA’, ma sono ad ALTA CAPACITA’, ovvero possono caricare sui binari molto peso e quindi rendersi competitivi formando convogli lunghi contro il trasporto su gomma che altrimenti è destinato a salire di più del 50% nei prossimi 15 anni.
Queste infrastrutture si potrebbero far meglio di certo, ma chi oggi si schiera contro non solo lavora per tagliar fuori il nostro paese dallo sviluppo economico, ma di fatto sta lavorando per raddoppiare il numero di TIR sulle nostre strade, il che non mi pare sostenibile né ecologicamente nè come qualità della vita visto che muoversi diventerà un inferno più di quello che è già ora.
Conosco abbastanza bene la sittuazione di Trieste (ci sono nato, la frequento) dove il traffico passegeri è nullo (e veniteci a trovare qualche volta dai…) e l’alta velocità serve meno che niente costando tantissimo e dovendosi fare con 35 km di tunnel, ma in compenso l’alta capacità è basilare per pensare al funzionamento del porto.
Ovviamente ci sono ritardi enormi (il progetto li manco c’è) e la Croazia sta battagliando per cercare di fare un bizzarro passante in slovenia per tenere fuori Trieste. Dicono che dietro ci siano soldi dei porti del nord europa per farlo per eliminare il mediterrano (o poterlo controllare) ora che con lo spostamento sui mercati asiatici il mondo sta girando la faccia all’est. Prospettive di crescita del porto senza alta capacità? sotto zero perché 4 gg di nave per arrivare a rotterdam costano meno che caricare treni piccoli e i Tir stanno venendo giustamente tassati in paesi come l’Austria (e tra pochissimo molti altri).
Qui c’è in ballo una bella fetta di paese e il livello delle polemiche mi pare molto molto basso.
Parliamo di tracciati, di sviluppo, di modelli per finanziare tutto questo, di chi tira fuori i soldi e come, non di ambiente perché schierarsi CONTRO IL FERRO e a favore dell’intasamento dei Tir non mi pare molto ambientalista.
scusate lo sfogo sostenuto, ma credendo nello sviluppo (sostenibile, sensato, equilibrato, pensato, progettato e chi più ne ha più ne metta che c’è bisogno) sono assai colpito in questi giorni.
12 Dicembre 2005 alle 6:08 pm
io sono un sostenitore del progetto per il tunnel del Brennero, così come per il progetto di potenziamento della tratta Torino -Lione. Molti sono gli aspetti comuni che caratterizzano i due megaprogetti ma l’errore fondamentale in Val di Susa è stato la mancanza di partecipazione ad ogni livello nell’iter decisionale del progetto. I risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti. Troppo spesso la “partecipazione”, come pure la “VIA”, è consoderata un fardello in Italia. Questo errore viene spesso compiuto nel nostro Paese e analogamente potrei citare le roventi polemiche e manifestazioni che hanno avuto luogo a Napoli contro la realizzazione di un termovalorizzatore. Un progetto simile è in corso anche a Bolzano dove il vecchio inceneritore dovrebbe essere sostituito da un nuovo termovalorizzatore. Anche in questo caso la mancanza di informazione è stata l’elemento scatenante delle proteste dei cittadini. Vorrei quindi sottolineare l’importanza dell’informazione e del coinvolgimento della cittadinanza nelle procedure di decisione, senza additare qualcuno evitando di sollevare sterili polemiche nei confronti di Ministri o della Polizia.
12 Dicembre 2005 alle 7:02 pm
Avanti con il dibattito su TV e BBT: ma insisto il progetto del BBT merita di essere conosciuto a fondo e c’è il modo per conoscerlo. Anzi l’obbligo, considerato il suo stato di avanzamento e la sua altissima incidenza sul nostro territorio. Non sono giustificabili le posizioni “a priori”, nè contro nè a favore. Io sono a favore, ma “a posteriori”. E invoco (e auspico e pretendo!) informazione vera, comunicazione piena, coinvolgimento reale e diffuso, controllo popolare, co-progettazione, co-decisione … cioè partecipazione, prima, subito, sempre!
Sulla presenza di Pichler Rolle alla manifestazione degli schetzen a San Paolo, confesso che, sentite le sue moderatissime dichiarazioni, non ne sono scandalizzato. Mi è sembrato un modo serio di “fare i conti” con quel pezzo della sua (e nostra) storia. Sarò un illuso, ma per me la storia è sempre una … roba complicata.
12 Dicembre 2005 alle 7:06 pm
Caro il Mio Gallo di 36 anni vorrei ricordarti che un provedimento approvato a livello istituzionale ed una legge passata in parlamento va rispettata chi non le rispetta va punito così funziona almeno penso in uno stato democratico di qui la legittimità della rimozione dei manifestanti l’azione come chiama Lei parafascista del governo vallo a spiegare anche a quei 12 poliziotti feriti che non guadagneranno quello che guadagnerà Lei con appena 200 voti ma che svolgevano il loro lavoro
12 Dicembre 2005 alle 7:25 pm
Silvano, Elmar non è andato a “fare i conti con la storia”, è andato a dire “grazie”. Questa politica del doppio binario, del doppiopesismo nel giducicare le derive etniche della Svp, mi sconcerta. E l’autocritica sul disagio? già archiviata?
12 Dicembre 2005 alle 7:33 pm
Franco,
condivido nel principio primo le tue considerazioni sulla legalità. Sono d’accordo con Cofferati, per intenderci.
Non sono invece d’accordo con la tua convinzione che la polizia nello svolgere le sue funzioni possa avere mano libera e manganello facile. E’ innegabile in quanto testimoniato e soprattutto documentato dalle fotografie che in val Susa sono state compiute azioni squadristiche e assolutamente e ingiustificatamente violente. Non molte come a Genova, fortunatamente, ma con le stesse orrende e fascistodi (ebbene si) caratteristiche. E’ alla cronaca ad esempio l’immagine di un caposquadra che in tenuta antisommossa, in piedi sul cofano di una macchina, incitava la “squadra” a “Dargliele di santa ragione a quegli straccioni”. Le foto della signora di paese (e l’aspetto e l’abbigliamento non lasciano dubbi) con il viso insanguinato e il naso rotto da una manganellata è stata pubblicata da vari giornali e siti. Eccetera.
Anche nell’ipotesi che gruppi di manifestanti avesse condotta violenta (da sempre gli squatter combattono la TAV) questo non significa che l’uso della forza pubblica possa non essere misurato, disciplinato, moderato in quantità e forma. Solo così potrà essere la mano della democrazia. Altrimenti è squadrismo istituzionalizzato.
Per finire vorrei ricordarti che anche l’emonumento delle cariche pubbliche è garanzia di democrazia e legalità. Altrimenti si ci sarebbe (ancor di più) il mercato delle vacche. Tra l’altro Gallo è stato appena insediato per cui certamente non è un ricco politico che si è riempito le tasche con il compenso assessorile.
Ti invito infine, seppur nella durezza e intransigenza, a provare ad essere meno aggressivo. Questo è una considerazione personale. Da WebMaster non ho da eccepire. Duro ma regolare.
ciao
12 Dicembre 2005 alle 7:40 pm
Se ci si vuole informare, in effetti al sito: http://www.bbt-ewiv.com ci sono sette volumi bilingui in .pdf da scaricarsi. Dalle ragioni del progetto alle previsioni di traffico, fino a finanziamenti e concessioni.
12 Dicembre 2005 alle 7:41 pm
Sono anch’io convinta che la principale causa dell’opposizione alla realizzazione della Torino-Lione in val di Susa vada ricercata nell’assoluta mancanza di partecipazione e coinvolgimento al progetto delle popolazioni interessate. E’ fondamentale che su un’opera di questa natura le comunità locali siano consultate e garantite sugli eventuali effetti negativi per l’ambiente, la salute, ecc. e nello stesso tempo pretendano di ottenere degli effetti positivi di ricaduta territoriale di tipo economico, infrastrutturale.
I grandi corridoi infrastrutturali europei d’altronde, fra cui il potenziamento dell’asse Berlino-Palermo che prevede la realizzazione del tunnel del Brennero, sono quanto mai fondamentali per lo sviluppo economico dell’Italia, se non vogliamo che venga emarginata dagli altri paesi europei nelle relazioni commerciali con paesi africani, asiatici e con la Cina.
12 Dicembre 2005 alle 7:46 pm
@ franco c. e carlo
io eccepisco anche sul fatto che alla legge non ci si possa opporre con la lotta popolare: la disobbedienza civile è un diritto “altrettanto inviolabile” ed è l’unico modo per contestare e contrastare scelte e leggi sbagliate
lo dice uno che di lotte ne ha “fatte” tante e tante ne deve oggi “subire”
12 Dicembre 2005 alle 7:57 pm
@ spartaco
Secondo me (insisto), Elmar è andato a “fare i conti con la storia”. Secondo te (insisti), è andato a dire “grazie” e la stessa cosa la dice anche Holzmann. Come vedi la storia è e resta una roba complicata e io non sono assolutamente d’accordo con l’interpretazione semplicistica tua e di Holzmann. Quest’ultimo è lo stesso che propone il riconoscimento dei repubblichini di Salò. Io sono tra quelli che chiedono la grazia per Adriano Sofri. Qualcuno lo chiama revisionismo storico. Qualcuno (da una parte e dall’altra) lo chiama tradimento. Tu la chiami politica del doppio binario, del doppiopesismo nel giudicare le derive etniche della Svp e me ne dolgo. L’autocritica sul disagio? Prosegue, senza nulla concedere nè a chi lo nega, nè a chi ci sfrucuglia. Ciao.
12 Dicembre 2005 alle 8:21 pm
caro silvano, è vero, la storia è cosa complicata ma non credo che la presenza di Pichler Rolade dagli Schuetzen abbia contribuito a renderla più chiara. se fossi malevolo andrei pure a pensare che stia iniziando a pagare qualche conto a chi non ha presentato proprie liste alle comunali ma non sono malevolo e quindi mi limito a pensare che abbia fatto solo una sciocchezza ma non piccola.
egregio franco c., disobbedire è spesso il reato più utile.
cara chiara, caro silvano e altri, eccoci/vi a parlare di “buchi”. folle ed illegale(perché la polizia non ha menato nessuno?) il buco senza VIA e partecipazione ma quel buco lì andrebbe bene se fosse partecipato e pronti VIA? le mie grandi perplessità vengono da quel poco che ho capito leggendo e dall’Alta Velocità. noi abbiamo tratte fondamentali con un solo binario e treni che spesso fanno cagare (li uso spesso e non ho problemi di stitichezza). chi ha detto che progresso significhi sempre “più veloce”? a volte, spesso, il meglio è “più lento”.
12 Dicembre 2005 alle 11:16 pm
Caro Carlo, se ti viene l’orticaria fatti una tisana di erbe. Scusami tanto, ma da quello che scrivi il vecchietto ottocentesco mi sembri tu con le tue lodi alle magnifiche sorti e progressive.
ciao
fabio
12 Dicembre 2005 alle 11:48 pm
Questo dibattito sta diventando sempre più interessante, anche se sarebbe meglio se qualcuno limitasse un po’ la sua logorrea.
Dunque, c’è chi dice che i progetti TAV o TAC sono indispensabili perchè altrimenti tra 15 anni il traffico su gomma sarà aumentato del 50%. Ma l’altra sera in televisione ho sentito dire che questi progetti contano di essere realizzati tra non meno di 15 anni, tempo destinato a crescere piuttosto che a diminuire. Inoltre c’è qualcuno che mi sa dire come sarà la situazione del petrolio tra 15/20 anni? Quanto costerà quello che sarà ancora rimasto?
Qualcuno mi vuole spiegare il senso di questo spostarsi caotico di una massa sempre più crescente di merci ingiro per il mondo? Non basta chiamarlo progresso per dargli un senso.
Inoltre mi viene il sospetto che per qualcuno la causa di tutto è il governo Berlusconi, come a dire che se ci fosse stato un bel governo dell’Ulivo la popolazione della Val di Susa ce la saremo intortata ben bene (mi pare d’aver sentito fare un discorso del genere a Bersani a Ballarò).
E dulcis in fundo non manca neppure il richiamo al rispetto della legalità modello Cofferati.
Coraggio avanti col dibattito che ne sentiremo di belle.
fabio
13 Dicembre 2005 alle 1:19 am
contare fino a 10 e poi rispondere al Signor Franco c.
sono da giovedi scorso un dipendente Vostro ,signor Franco. Come dice Beppe Grillo lo sono tutti gli eletti a partire dai ministri, anche Lunardi che fa affari con la sua ditta di famiglia e Pisanu,ministro di polizia che espelle immigrati assolti dai giudici. Non mi venga a fare il Pasolini dopo 40 anni, che è ridicolo. ( che nobilitazione paragonarla al Pasolini che commentava gli scontri di Valle Giulia e difendeva la polizia proletaria contro i giovani contestatori borghesi.). é così assurdo pretendere di avere una polizia democratica?o siccome prendono poco di stipendio si devono sfogare picchiando la gente?cos’è, salario complementare?1300 euro al mese + un bonus di manganellate?guardi non so se il web master me la passerà ma mi lasci dire che a quelli come LEi augurerei tutto il bene del mondo ma anche un bel corridoio nr 5 Kiev -Lisbona all’ altezza della finetsta della sua cucina. ah , no ,non si offenda ,è’ il progresso che le passa accanto
cordialit
13 Dicembre 2005 alle 8:09 am
Nel 2007 sarà aperta la galleria di base del Loetschberg di 34,6 km, mentre nel 2015 assisteremo all’inaugurazione della galleria di base del Gottardo di 57 km. Quella della Val di Susa avverrà nel 2018. Attualmente tutta la logistica nel nord Italia si sta riorganizzando per servirsi dell’asse del Loetschberg e del San Gottardo e “studi” affermano che, quando, fra 15-20 anni la TAV (o meglio TAC) della Val Susa sarà terminata, il mercato sarà già prosciugato. Si rischia quindi di investire in un’opera che potrebbe rimanere per il 50-60% inutilizzata. Si fa sempre notare, in questi “studi”, la possibilità di rafforzare la linea locale attuale e che la linea costiera Mentone – Ventimiglia è a binario unico. Il raddoppio di quest’ultima, meno costoso, più vicino come realizzazione, meno “impattante”, avvicinerebbe anche la penisola iberica. Quindi come al solito, punti di vista: interessi delle popolazioni o futuri presunti interessi nazionali e prossimi sicuri interessi dei mega-costruttori.
Simpatica è la discussione che ne deriva, tra Rifondazione e DS, sul concetto di progresso; cosa di poco conto presumo, visto che se ne discute non prima di unirsi in coalizioni, ma in seconda battuta. Personalmente concordo con il Signor Visentin, solo che mi pare il suo un risveglio alquanto tardivo. Bersani ne ha dette anche di peggio. Egli, ad esempio, sul “mercato del lavoro” ritiene poco utile intervenire in futuro perché, testuali sue parole in un’intervista radiofonica, “non si può far ballare il rock’n’roll alla gente”. Cioè basta con questo avanti-indietro legislativo. Che i lavoratori si tengano le attuali tipologie contrattuali, che per Bersani preferiscono piuttosto che cambiarle nuovamente anche se a loro favore. Quindi, Signor Visentin, a volerne vedere di belle, Le garantisco che lo si potrebbe fare da anni. Almeno che questo tipo di discussione non si collochi all’interno del possibilismo (vedi altrove sui questo blog).
Che si collochino sempre all’interno del possibilismo anche le spiegazioni date dai partner di giunta circa la presenza di Pichler Rolle ad Appiano? Faceva i conti con la storia anche quando definì “fascisti”gli elettori benussiani di maggio? Dott. Bassetti, il Suo mi pare un giustificazionalismo inadatto al momento politico locale.
13 Dicembre 2005 alle 9:52 am
[nota di moderazione]
Stamane in moderazione c’erano commenti piuttosto spigolosi. Sono stati tutti approvati. Ribadisco comunque l’invito alla collaborazione pacifica per evitare che il blog diventi un vespaio.
alcune osservazioni puntuali:
@ fabio: c’è chi eccede in logorrea e chi in prosopopea. A tutti il diritto di parola. De gustibus…
@ luigi: il webmaster osserva e approva, ovviamente. Forse qualche passaggio diversamente articolato poteva evitare la polemica pura a favore dei contenuti. Invito ad evitare i contraddittori a due.
@ roberto: opinioni valide le tue ma anche quelle degli altri. La realtà è complessa, le diverse opinioni legittime. O no?
13 Dicembre 2005 alle 10:27 am
Che parte della sinistra e degli ambientalisti siano diventati recentemente pessimisti rispetto al progresso è un dato sconfortante ma sicuramente di breve periodo.
Come sostiene a ragione da sempre la sinistra: nella società diviene opinione prevalente quella della classe dominante.
Sono convinto (ottimista?) che a breve nel nostro paese prevarrà la classe del lavoro rispetto alla classe della speculazione e dunque gli scenari dello sviluppo saranno riequilibrati verso soluzioni più sostenibili ridando ottimismo anche a quanti oggi tendono al catastrofismo.
Fatta questa premessa banale ma forse non inutile, da qualunque parte vogliamo vederla la questione dei corridoi, per me è chiaro che il futuro è nel trasporto ferroviario e credo che questo non venga messo in discussione neanche in Val di Susa.
Prioritario alla TAV e ai mega-tunnel è però la definizione concordsata di una politica precisa sul trasporto nazionale che tenga conto dell’intera dimensione dei corridoi.
Anche da noi, lungo il corridoio Nord-Sud, ritengo prioritario un programma di interventi che risolvano i vari imbuti esistenti e il controllo degli effetti dell’alta capacità.
Sono convinto che il passante ferroviario di Bolzano, quello di Trento e la soluzione dei problemi di tracciato fino al nodo di Verona da riprogettare integralmente, sono prioritari al nuovo Tunnel !
Se mancano i fondi per il nuovo Tunnel, chi ci garantisce che vi saranno i fondi per i passanti urbani ? In questo senso la protesta della Val di Susa non deve essere criminalizzata, in assaenza di garanzie finanziarie e progettuali coerenti, meglio potenziare e migliorare l’esistente.
Ma una cosa mi sembra indiscutibile: la mobilità con tempi certi e più rapidi di quelli medioevali contaddistingue lo sviluppo della società moderna e non è nè di destra nè di sinistra. -clodi-
13 Dicembre 2005 alle 10:38 am
una natura senza biodiversità sta morendo, una società senza pluralità è già morta. cordialit
13 Dicembre 2005 alle 11:09 am
Con molta umilta’ e disponibile al confronto e anche ad eventuali ripensamenti provo a dire qualcosa. Siamo proprio sicuri del fatto che il Tunnel del Brennero sia un modello di partecipazione e di informazione e che se in Val Susa si fosse fatto quacosa di analogo non avremmo avuto i moti popolari? A sentire i miei amici valsusini credo di no. La Valutazione di Impatto Ambientale era stata fatta anche in Val di Susa. Ora i Sindaci hanno ottenuto solo un supplemento ulteriore sulla questione dello scavo di eventuali metalli pericolosi. Vorrebbero anche una riconsiderazione dei costi economici dell’opera alla luce di quanto e’ gia’ stato detto da molti sulle possibili alternative e sullo sviluppo del valico del san Gottardo con la Svizzera. Anche su questo blog si continua a parlare delle alternative dimenticandosi pero’ che l’idea di una grande rete ferroviaria europea ad alta velocita’ per le merci e per le persone non e’ di una qualche bieca multinazionale, ma appartiene al Libro Bianco del socialista cristiano Jaques Delors una delle proposte piu’ serie e concrete mai fatte per costruire un’Europa alternativa al pensiero liberista anche dal punto di vista ecologico. Si puo’ comunque, come i Verdi, essere contro l’idea della Rete, ma non si puo’ essere contro una parte sola di essa. Le alternative in termini di raddoppio delle ferrovie esistenti non sono affatto alternative alla rete sono complementari. E l’idea di una riconversione ecologica dell’economia e’ piu’ forte con lo sviluppo delle reti che non in assenza di esse. Per cui se si e’ a favore del Brennero non si puo’ essere contro la TAV in Val di Susa. Certo, conta il come si costruisce e come si discute e certo la militarizzazione del territorio, Lunardi e Pisanu rappresentano modelli di comportamento assolutamente condannabili. Ma penso anche che TAV e Brennero siano scelte di sinistra nel senso che la trasformazione delle modalita’ di trasporto e’ assolutamente necessaria e auspicabile per affermare un nuovo concetto di sviluppo. Occorrera’, pero’, trovare ragioni in comune anche con chi considera TAV e Brennero, secondo me sbagliando, dei mostri simboli di uno sviluppo che e’ comunque da cambiare. Ha ragione Carlo alcune grandi opere sono assurde, ma le grandi opere non lo sono per principio. Ciao. Guido
13 Dicembre 2005 alle 11:13 am
Per completezza di informazione.
I nove luoghi comuni della TAV
1. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL’EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena
2. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!
3. LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese
4. Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell’opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l’ 1% dell’attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio
5.I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA.
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.
6.LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d’asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non… figurarsi per la realizzazione dell’opera!
7.LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).
8. QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.
9. CHI E’ CONTRO LA TORINO-LYON E’ CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l’inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l’esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa.”
Facilmente consultabile al link seguente
(http://www.cub.it/htm-news/322-9buoni-motivi-per-dire-NO-TAV.htm)
della Confederazione Unitaria di Base
13 Dicembre 2005 alle 3:38 pm
grazie maurizio. ottima informazione. spero ne arrivi di altrettanto circostanziata sul Brennero e anche da altri punti di vista, come è giusto e utile che sia.
a roberto d. voglio invece dire solo che quello che lui non ha dubbi nel chiamare il mio “giustificazionalismo indatto al momento storico locale” è solo una riflessione piena di dubbi che non presume di essere la verità.
13 Dicembre 2005 alle 5:46 pm
per totale complettezza dell’informazione:In un’intervista all’Espresso Marco Ponti, professore al Politecnico di Milano, uno dei maggiori esperti di economia dei trasporti in Europa e consulente della Banca Mondiale ha fatto queste interessanti affermazioni:
“… il sistema italiano è largamente sottoutilizzato. Su una linea normale a doppio binario possono transitare 240 treni al giorno, su una ad AV fino a 350. Non ha senso aggiungere su alcune tratte una tale enorme capacità, poiché non esiste una domanda di trasporto ferroviario di queste dimensioni. Si aggiunga che le linee ad AV sono costosissime”.
“…le linee in Italia debbono correre tutte su viadotto o in galleria. E i costi salgono a livelli stratosferici. Inoltre, mentre l’AV francese è un’AV ‘leggera’, solo per passeggeri, il modello che abbiamo scelto noi è misto, passeggeri e merci, e assai più dispendioso”.
“Non ha (questo modello) alcuna motivazione razionale: la capacità della rete esistente è molto esuberante rispetto alla domanda e le merci che viaggiano in ferrovia non hanno alcun bisogno di andare a 300 all’ora, bastano e avanzano i 180. Le gallerie hanno costi proporzionali al quadrato del loro raggio: farle un po’ più larghe raddoppia la spesa. Se si vuole che i treni corrano veloci occorre che i trafori siano abbondanti, altrimenti si produce un ‘effetto ariete’ che li rallenta. Conclusione: o si fa come nel tratto AV tra Bologna e Firenze, che non viene ultimato perché i costi sono saliti in modo demenziale per fare gallerie ampie, oppure se ne fanno di normali, come nel progetto Frejus, ma allora i treni dovranno andare a non più di 120-150 all’ora. Alla faccia dell’AV”.
“Esiste già un’AV che non costa nulla allo Stato: i voli low-cost. Imbattibili sopra i 500 km. Per andare da Torino a Parigi difficilmente si prenderà la Torino-Lione. Ma ciò renderà ancor più improbabile quadrare i conti: l’AV ha bisogno di flussi enormi di traffico per essere giustificata. Ne siamo lontani. I treni giornalieri a lunga distanza tra Milano e Torino sono 30 e viaggiano mezzi vuoti; quelli previsti dalle stime ufficiali sul Frejus sono una dozzina”.
“Si è partiti promettendo che (il progetto AV) si sarebbe ripagato al 60 per cento. Poi si è scesi al 40 e infine è stato stabilito che bastava il 40 dei costi, esclusi quelli per i ‘nodi’ in prossimità delle città, molto dispendiosi. Secondo le mie simulazioni si arriverebbe al 20 per cento; altri stimano il 23. Il sistema è destinato al default: pagherà lo Stato. Molti di questi lavori verranno inaugurati ma poi non ci saranno i soldi per proseguirli e saranno ri-inaugurati a ogni tornata elettorale. La Torino-Lione è un monumento alla dissipazione: costerà almeno 13 miliardi, come 3 o 4 ponti sullo Stretto. Werner Rothengatter, presidente mondiale degli esperti di trasporti, nel suo ‘Megaprojects’ ha però calcolato che alla fine i costi di queste grandi opere aumentano in media del 30-40 per cento”.
“Per sviluppare l’innovazione si deve puntare sulle tecnologie, non sul cemento. Quanto all’occupazione, oggi le grandi opere hanno un moltiplicatore modesto: non si mobilitano più, come nell’Ottocento, i braccianti. È poi evidente che il nostro è un territorio con un grande valore turistico per il futuro. Quindi ci sono modi più redditizi per spendere. A meno che qualcuno non si riprometta, per se stesso, grandi affari sulle grandi opere”.
fonte: Espresso.
da http://www.beppegrillo.it
13 Dicembre 2005 alle 6:29 pm
due soluzioni contapposte: portare avanti il piano europeo delle infrastrutture oppure buttare tutto al vento? quando mi trovo davanti ad una scelta binaria, il mio cervello non produce risposte. ho l’impressione che ogni soluzione prospettata, in quanto unilaterale, sia in realtà in sè inadeguata o per lo meno insuffciente.
è facile - e forse inevitabile - che in questione di tale importanza si sconfini in discussioni sopra i massimi sistemi (progresso o non progresso?), i toni si inaspriscano e si perda di vista la questione. la questione è: il progetto di sviluppo delle infrastrutture di trasporto in Europa va porato avanti o abbandonato? abbiamo i mezzi (finanziari e non) per farlo? qual’è l’impatto amientale? ma soprattutto qual è la proporzione problemi risolti/problemi creati?
io queste risposte non le ho. però, i nostri “dipendenti” europei è da anni che ci lavorano. la conferenza di Helsinki è del 1997 e il “libro bianco” è consultabile da tutti in internet*.
ora, cerco di riassumere in tre punti le mie personali considerazioni:
1) il progetto ha senso se e soltanto se tutto i trasporti su strada vengono convertiti in trasporti su rotaia. non basta una banale petizione di principio, ci vogliono delle garanzie. Marco Ponti** dice: “la capacità della rete esistente è molto esuberante rispetto alla domanda”. la domanda va creata e il trasporto su rotaia va incentivato dallo stato, altrimenti il progetto non ha senso
2) è necessaria l’alta velocità (300 km/h)? forse non bastano i 180 km/h? una galleria che garantisce i 300 km/h deve essere molto più grande e il rapporto raggio/costo è direttamente proporzionale.
3) problema: Ponti ha il “timore che vengano meno i fondi europei per gli investimenti italiani nel corridoio”
un progetto razionale e partecipato che tenga conto (anche) di questi punti fodamentali secondo me risolve molti più problemi di quelli che crea.
* http://europa.eu.int/comm/energy_transport/it/lb_it.html
** Marco Ponti, professore al Politecnico di Milano, uno dei maggiori esperti di economia dei trasporti in Europa e consulente della Banca Mondiale. i suoi articoli in merito si possono leggere qui: http://www.lavoce.info/authors/view.php?id=9&cms_pk=1857&from=index&aut_pk=30
13 Dicembre 2005 alle 8:17 pm
TAV:dalla teoria della resistenza a quella keinesiana,passando per il non sviluppo.
La protesta della popolazione in val di susa è da condividere.
Un grande progetto come è il tunnel del Moncenisio che fa parte del Corridoio 5, che va da Lisbona a Kiev, passando sotto le alpi in territorio italiano è una grande opportunità per il nostro paese.
Ma grandi progetti significa grandi conflitti; soprattutto quando il progetto viene calato dall’alto,senza coinvolgere la popolazione, i sindaci, le istituzioni provinciali e regionali, le associazioni imprenditoriali, sociali e ambientaliste.Si generano dei conflitti, che però possono sfociare in qualcosa di buono.
L’esempio della val di susa ci indica che il conflitto generato ha prodotto un maggiore livello di democrazia.
Una democrazia partecipata ai piu’ diversi livelli, una democrazia senza delega.
Le ragioni dell’uno e dell’altro sono però condivisibili.
Da una parte ci sono la salute dei cittadini che deve essere salvaguardata, come è auspicabile per la flora e la fauna, dall’altra il corridoio 5 è una opportunità infrastrutturale unica.
Noi diciamo che è necessario garantire uno sviluppo che sia compatibile,ma sviluppo compatibile per come lo conosciamo noi occidentali è un Ossimoro.La domanda allora è: ci possiamo sviluppare, progredire senza arrecare danno all’ecosistema?
Vi rispondo SI, è possibile, ma solo regredendo. Facendo un passo indietro, un non sviluppo.
L’occidente deve frenare il proprio sviluppo, perchè il ritmo di crescita dei paesi asiatici presto raggiungerà lo standard di sviluppo occidentale, con un raddoppio dei danni che verranno provocati all’ecosistema.
Allora un progetto che tiene conto di questa nefasta per noi prospettiva,non è il male peggiore, ma il contributo ai nostri figli, l’eredità immateriale da tramandare, un concetto di vita senza opulenza. Però è evidente che solo con i buoni propositi l’Italia non si governa, il prossimo governo dovrà predisporre una legge che incentivi il trasferimento dalla strada alla rotaia, una legge che indichi la riduzione della costruzione dei tir in favore dei locomotori e dei carri per il trasporto combinato.
Una legge chiara.
Il tunnel di base del brennero è una opera mitigatrice, la differenza sostanziale tra le due opere è stata fino ad ora la comunicazione.
La comunicazione nella val d’Isarco è stata la caratteristica democratica di fondo.Quando nel 1999 fu costituita la società per la progettazione preliminare, senza avere nulla da comunicare, iniziò il dialogo, il confronto con i cittadini, con i sindaci, la provincia le associazioni, da quelle imprenditoriali a quelle sociali e ambientaliste. Le assemblee nelle case comunali di Fortezza, Vizze, Campo di trens, Varna e Aica sono state l’esempio di come un conflitto latente, nel caso del brennero, è stato trasformato in un momento di altissima democrazia, condivisione e di proposta. Il dialogo costante, quotidiano, la fiducia reciproca, ha prodotto una vera democrazia economica senza delega.Non è la velocità che ci interessa , ma la capacità della nuova linea ferroviaria di assorbire un maggiore numero di passaggi di treni, merci e viaggiatori. IL sistema promisquo,merci/passeggeri, non comporta alcuna difficoltà e aggravio dei costi, permette solo un utilizzo della linea ferroviaria oculata.La linea del Brennero una volta ultimato l’intero potenziamento compresa la costruzione della galleria di base e le tratte di accesso nord e sud,potrà quasi triplicare il numero dei treni che oggi vi transitano(legge permettendo).
IL futuro di questa opera dipenderà anche dalla possibilità di finanziarla. Il prossimo governo dovrà trovare le risorse necessarie, sapendo che la comunità europea per la costruzione verserà il 20% del costo complessivo che ammonta a 4,8 miliardi di euro.Dovrà, sempre il nuovo governo,decidere l’ingresso di nuovi soci nell’attuale società che sta definendo la progettazione e mettendo a punto la procedura per lo scavo del cunicolo esplorativo.L’A22 potrebbe essere un socio molto importante visto che la legge finanziaria del 1998 gli ha permesso di accantonare gli utili detassati per destinarli al potenziamento della linea del brennero galleria compresa.
Alcune indiscrezioni dicono che queste opere, compreso il ponte sullo stretto, non sono altro che una rinnovataapplicazione della teoria keinesiana; scavare una buca per poi riempirla.
Sono certo che c’è molto di piu’. saluti
13 Dicembre 2005 alle 8:28 pm
Ringrazio Michelangelo, molto. Preciso e illuminante, almeno per me.
Lo ringrazio anche dell’indirizzo web che lascia insieme alla mail nei suoi commenti, di cui però pochi si accorgono (si clicca il nome).
Lo scrivo quindi in chiaro:
http://www.bbt-se.com/
Si tratta del sito BBT-SE. Ancor più illuminante.
14 Dicembre 2005 alle 9:41 am
…non capisco, leggendo gli ultimi posts è aumentata enormenmente in me la stima per quelle persone che si oppongono con forza a questo progetto (se ancora ce ne fosse bisogno), quello che non mi è chiaro è perchè cotante motivazioni non siano ancora sufficienti; posso capire che alcune considerazioni siano di parte, posso capire che in tutte le grandi opere ci siano interessi notevoli, posso anche capire che la miopia sia in aumento…ma non riesco a capire perchè e come si sia già arrivati così avanti senza riuscire a vedere cosa ci sarà domani, ma anche ieri…sono confuso e sempre piuttosto ignorante
Nino (stefano c.)
14 Dicembre 2005 alle 10:45 am
È senz´altro positivo che nella Val d´Isarco si sia proceduto democraticamente, tramite il dialogo con i cittadini alla discussione sul tunnel del Brennero. In Val di Susa invece si voleva passare sulla testa degli abitanti senza nemmeno la verifica dell´impatto ambientale. Ma per quanto riguarda altre questioni, come l´inceneritore/termovalorizzatore, l´aeroporto, la variante in galleria, l´Ischia Frizzi, si è tornati al metodo classico, cioè l´imposizione bella e semplice. A dire il vero, si è fatta un´assemblea a Pineta di Laives, che è servita essenzialmente a togliere le castagne dal fuoco alla Provincia quando ci si è resi conto che il secondo lotto della variante così come era stato progettato era praticamente indifendibile. Non è per caso che il metodo della concertazione si applica solo dove si è sicuri di non trovare opposizione?
14 Dicembre 2005 alle 1:15 pm
Mi permetto di segnalare un’articolo su http://www.lavoce.info di A. Boitani e M. Ponti (voce infrastrutture). L’articolo è di metà novembre, ma è stato updatato.
14 Dicembre 2005 alle 1:29 pm
caro nino l’opione pubblica non vuol far conoscere le ragioni del no tav,vuole renderci tutti dei veri ignoranti… in mediaset è un continuo sparare a zero suo manifestanti, su italia uno adirittura oggi un pseudo opinionista a chiesto ai ” VECCHI” di varie città cosa ne pensano della tav e naturalmente è stato un plebiscito a favore della tav con motivazioni assurde (dire no alla tav è come dire no al computer), non è differente il discorso alla rai dove molte volte si dipingono i manifestanti con folclore quando di folcloristico non c’è purtroppo niente….ma ormai l’informazione si fa su internet ,che è l’unico vero modo di essere liberi, percui spegnamo le televisioni e accendiamo i computer…DOBBIAMO APRIRE GLI OCCHI
14 Dicembre 2005 alle 1:40 pm
Lettera del sindaco di Condove (val di Susa) Barbara Debernardi a Mercedes Bresso, già membro della direzione nazionale dei Democratici di Sinistra e oggi presidente della regione Piemonte.
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Cara Presidente Mercedes Bresso,
scusa il tu, forse troppo confidenziale, dovuto al fatto che, pur se fra grandezze incommensurabili, ci troviamo ad essere colleghe nel delicato compito di amministrare la cosa pubblica.
E’ la prima volta che ti scrivo, anche se non è la prima volta che mi sento profondamente offesa dalle tue argomentazioni in merito al tema dell’alta velocità.
Tuttavia, poiché per abitudine evito di esprimere giudizi su cose che non conosco direttamente, fino ad oggi ho tenuto per me il disappunto e il disagio.
Martedì, però, alla trasmissione “10 minuti” di RAI 2 purtroppo c’ero. Ero seduta lì, insieme ai miei colleghi sindaci e ho potuto ascoltarti in diretta quando hai raccontato agli italiani che i valsusini non sono in maggioranza contrari il TAV. Ti ho sentita bene, quando hai detto loro che il rifiuto dell’opera viene dalla scarsa conoscenza dei progetti. E ho fatto un salto sulla sedia quando hai chiuso vagheggiando di treni veloci che porteranno gli sciatori sulle nostre montagne. Treni che di certo non potranno essere quelli destinati a correre sulla nuova Torino-Lione, che come sai è oggi immaginata per il traffico merci. Ma questo è un dettaglio che sapientemente hai taciuto.
Vorrei poterti raccontare la frustrazione di quei dieci minuti di trasmissione, in cui non ci è stato dato il modo di replicare e di raccontare al resto dell’Italia che la grande maggioranza della Valle è contraria all’opera e che i progetti li conosciamo bene, fin nei più sordidi dettagli. Ho qui sulla mia scrivania l’ultima alzata d’ingegno della Ingerop, recapitataci un mese fa. Tu, piuttosto, quel progetto, con un nastro trasportatore di 30 Km per portare a spasso lungo la Valle lo smarino, lo hai visto?
Se non lo hai visto, ti conviene dargli una sbirciatina, prima di esprimere giudizi affrettati.
Se invece lo conosci quanto noi, allora martedì sera, sapendo di mentire, hai mentito a noi e agli italiani. E ciò offende la tua e la nostra intelligenza, la tua e la nostra dignità.
Parlare di frustrazione per una serata televisiva andata in malora tuttavia non ci porta da nessuna parte. E allora ti faccio una promessa e una proposta.
La promessa è che non mi lascerò più trascinare in teatrini come quello allestito l’altra sera su RAI 2, in cui alle “verità” precostituite si cerca di attribuire la veste dignitosa di unconfronto fra pari.
La proposta è di poterci finalmente incontrare, senza i comodi filtri televisivi. Tu ed io, attorno ad un tavolo. E sul tavolo i progetti, le carte, gli studi che in anni si sono accumulati. Tu, con tutta la tua matura esperienza politica, io con tutta la mia recente esperienza di chi è ancora convinto che la politica possa essere una cosa alta e pulita.
Voglio poter discutere con te di questi progetti e voglio poterti guardare dritto negli occhi, mentre mi dici che quei progetti ad alta velocità sono il bene dell’Italia e anche della mia Valle, così come hai detto l’altra sera.
E sai perché sogno questo confronto? Perché spero ancora di vedere apparire, nel fondo dei tuoi occhi, la sana ombra dell’incertezza e il coraggio del dubbio.
Il coraggio di dire che forse le ottantamila persone che ieri hanno camminato con me, tra Bussoleno e Susa, potrebbero aver ragione.
Il coraggio di dire che forse sull’alta velocità in Valle di Susa ti sei sbagliata.
Spero di incontrarti presto.”
Barbara Debernardi Sindaco di Condove
14 Dicembre 2005 alle 2:34 pm
@ maurizio
ci vogliono le fonti! essendo quella che tu riporti una lettera tra due persone e dai toni molto informali, mi sono chiesto, come fai tu ad averla? ho cercato in internet: si tratta, a quanto pare, di una del 17 novembre che si può trovare sul sito del “Comitato spontaneo almesino contro il TAV/TAC”.
in realtà ho capito il tuo intento: la tua abile mossa sta tutta nelle tre righe di intoduzione: mercedes bresso è dei DS. wow!
sulla nobiltà della tua provocazione “ai posteri l’ardua sentenza”, ma invece sull’utilità mi permetto di chuedere: cui prodest?
dal 17 novembre sono successe tante cose, forse è meglio parlare di quelle, non credi? rimaniamo sui contenuti, lasciamo da parte il teatrino.
marco b.
14 Dicembre 2005 alle 3:10 pm
INCIUCIO
di Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione degli autori
Dicono gli annali della politica che il primo a parlare di «inciucio» fu Massimo D’Alema. «Una cosa - disse a “Repubblica” - mi inquieta: l’inciucione, ma glielo racconto un’altra volta…» Era il 28 ottobre 1995, dieci anni fa. Poi, invece di raccontarlo, tentò di farlo. Con il governissimo Maccanico e poi con la Bicamerale. O forse - come ha rivelato nel 2002 in piena Camera Luciano Violante - l’aveva già fatto nel ‘94 promettendo a Silvio Berlusconi di non toccargli quanto ha di più caro: le televisioni. Nel Dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro (Paravia), alla voce «inciucio» si legge: «Nel linguaggio giornalistico, accordo informale fra forze politiche di ideologie contrapposte che mira alla spartizione del potere». Dieci anni dopo, in questo libro, raccontiamo gli inciuci che hanno portato alla spartizione della televisione pubblica da parte dei partiti di destra e di sinistra, e all’occupazione militare di quella privata da parte di un signore che, per inciso, è anche capo del governo. Con tanti saluti alla libertà d’informazione, alla libera concorrenza, alla separazione dei poteri. Quante volte ci siamo domandati: ma come ha potuto Silvio Berlusconi arrivare dove sappiamo? Lui dice che si è fatto da solo, ma pecca di ingratitudine verso i tanti che gli han dato una mano. Certo, la loggia P2. Certo, i suoi misteriosi finanziatori degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Certo, Bettino Craxi e tutto il Caf. Ma tutto questo è finito nel 1993. E poi? Negli ultimi dodici anni, dopo la «discesa in campo», il Cavaliere ha governato 7 mesi la prima volta e 54 la seconda. Cinque anni e poco più. In mezzo, per sei anni e poco più, ha governato il centrosinistra. E proprio in quei sei anni Silvio Berlusconi, dato politicamente per morto, ha risolto brillantemente tutti i suoi problemi finanziari, riservandosi di sistemare quelli giudiziari nel suo secondo governo. Missione compiuta. Secondo Bill Emmott, direttore di un settimanale non proprio sovversivo come l’«Economist», «Berlusconi è una creatura dell’opposizione». E, aggiungiamo noi, viceversa. In questo libro, che è il seguito naturale di Regime, raccontiamo che cosa è accaduto nell’ultimo decennio: da quando quel cadavere politico fu rianimato dai suoi sedicenti oppositori con respirazioni bocca a bocca, promosso padre costituente, beneficiato prima con provvidenziali «distrazioni» che gli consentirono di quotare in Borsa i suoi debiti, poi con leggi su misura (vedi alla voce Maccanico) e leggi insabbiate (vedi alla voce conflitto d’interessi) che salvarono il suo monopolio dichiarato incostituzionale dalla Consulta fin dal ‘94. Lo facciamo mettendo in fila i fatti, con qualche retroscena e documento inedito. Per esempio i rapporti dei «Comitati corporate» del Biscione, cioè delle riunioni del 1993 a Milano2 in cui Berlusconi e i suoi boys pianificavano l’ occupazione della Rai per salvare la Fininvest. Per esempio i carteggi segreti degli emissari in Italia delle major americane, che informavano allibiti i big boss di Hollywood di quanto stava accadendo con il duopolio che diventava monopolio. Raccontiamo come la rinata partitocrazia di destra e di sinistra s’è mangiata la televisione «pubblica» (per non parlare delle Authority) con un inciucione bipartisan che ha la faccia di Claudio Petruccioli, il presidente diessino della Rai scelto dal padrone di Mediaset. Raccontiamo le nuove censure del regime che declina, sempre più patetiche e disperate: le ultime (si spera) raffiche dei gerarchi in fuga contro Enzo Biagi, Michele Santoro, Massimo Fini, Oliviero Beha, Report di Milena Gabanelli, Carlo Freccero, i ragazzi di XII Round, Daniele Luttazzi, Corrado e Sabina Guzzanti, Beppe Grillo, Paolo Rossi, Dario Fo, Paolo Hendel, Monica Guerritore, Adriano Celentano e i tanti militi ignoti della fu informazione. Raccontiamo le nuove gesta del Tg1-Pravda di Clemente J. Mimun e degli altri Cinegiornali Luce anni 2000. Raccontiamo vita e miracoli degli Inciucio Boys, gli eterni galleggianti che piacciono a tutti perché servono a tutti, anzi servono tutti: i Vespa di destra, i Vespa di sinistra, i Vespa contemporaneamente di destra e di sinistra, buoni per tutte le stagioni. E dunque, oltre al capostipite di Porta a Porta, Enrico Mentana, Giovanni Floris, Barbara Palombelli, Klaus Davi, Lucia Annunziata e il forzista dalemiano Inciucio Agostino Saccà con l’amico del cuore Claudio Velardi. Raccontiamo i talk show ridotti a salotti di chiacchiere fra politici e soubrettes, con il semiconduttore di turno che dirige il traffico delle opinioni e garantisce l’assenza di notizie e fatti. Raccontiamo infine gli assalti a due giornali politicamente lontani mille miglia, ma ancora faticosamente liberi: la cacciata di Furio Colombo dall’«Unità», reclamata a gran voce da Berlusconi e prontamente concessa dalla Quercia; e la scalata al «Corriere della Sera» tentata dai «furbetti del quartierino» ben appoggiati dalla finanza berlusconiana, dalla finanza fazista e dalla finanza rossa, e fortunatamente fallita grazie alla Procura di Milano. Ogni notizia, affermazione, citazione contenuta nel libro è accompagnata da una nota che ne indica la fonte. Sui fatti, dunque, chiediamo di essere giudicati ed eventualmente smentiti. Non su categorie dello spirito come «demonizzazione», «girotondismo», «riformismo», «radicalismo», che francamente sfuggono a noi umili cronisti. Alla fine della lettura - è capitato a noi alla fine della scrittura - viene una gran voglia di usare le mani. Per fare qualcosa di buono, s’intende. Noi proponiamo un paio di esercizi semplici semplici. Sottoscrivere l’appello che Sabina Guzzanti e un gruppo di giornalisti, artisti e intellettuali hanno lanciato per liberare la televisione dal cancro dei partiti. E aderire al progetto di legge di iniziativa popolare per un sistema televisivo di respiro europeo che un gruppo di esperti, riuniti intorno a Tana de Zulueta, ha approntato per offrirlo ai leader del centrosinistra che si candidano a governare dal 2006. È un libro contro Berlusconi e l’Unione? Un libro qualunquista che vuole dimostrare che, a destra come a sinistra, «sono tutti uguali»? No, non lo è. È un libro che racconta fatti (purtroppo) realmente accaduti. Con quali scopi? Soprattutto due. Primo: tentare di spiegare come mai nel 2004 e nel 2005 l’Italia è precipitata nella classifica di Freedom House (letteralmente «Casa della libertà», ma americana) sulla libertà d’informazione fra i paesi «parzialmente liberi»: prima al 74° e ora al 77° posto, fra la Bulgaria e la Mongolia. E perché negli ultimi anni il nostro Paese è stato ammonito, redarguito, condannato dall’Onu, dal Parlamento europeo, dal Consiglio d’Europa, dall’Osce e da Reporters sans frontierès. Secondo: descrivere le nostre classi dirigenti di destra e di sinistra per quel che sono e per quello che han fatto. Sappiamo che la libertà d’informazione ha un nemico pubblico numero uno: si chiama Silvio Berlusconi e l’abbiamo vivisezionato in tanti, forse troppi libri. Finché c’è lui in politica, sappiamo almeno per chi non votare. Ma siamo certi che, caduto lui, l’Italia riconquisterà come per incanto le libertà perdute? Sarebbe disonesto raccontare simili fiabe della buonanotte. Se Berlusconi è arrivato fin qui, è perché a sinistra tanti, troppi gliel’hanno permesso. Non sappiamo perché l’han fatto. Ma sappiamo che l’han fatto. Non sappiamo se l’han fatto gratis oppure no. Ma,nell’un caso e nell’altro, c’è poco da stare allegri. Se chi ha fatto inciuci nella passata legislatura e poi, nel 2001, ha perso le elezioni fosse andato a casa, come avviene dappertutto fuorché in Italia, potremmo permetterci il lusso di attendere con fiducia il ricambio, l’alternanza. Non è così: quanti si candidano a governare l’Italia dopo Berlusconi (ammesso che il dopo Berlusconi non si chiami più Berlusconi) sono gli stessi che, messi alla prova per sei anni e più, si sono ben guardati dal liberare il mercato della televisione, cioè della magna pars dell’informazione. Rivedendoli all’opera retrospettivamente, appare chiaro che non si erano «sbagliati», non si erano «distratti». Erano scelte consapevoli: è la loro politica. Non è che non siano riusciti a risolvere il conflitto d’interessi, a varare una legge antitrust e a levare le zampe dalla tv per una congiunzione astrale sfavorevole o per le avverse condizioni meteorologiche. Non hanno voluto farlo. Perché trovano assolutamente normale che sia la politica a comandare sulla Rai. Tramite direttori-manutengoli a cui telefonare gli ordini di scuderia, o a cui nemmeno telefonare perché gli ordini li conoscono già. E tramite carrozzoni turbolottizzati modello commissione di Vigilanza e Authority per le Comunicazioni. Se Bertinotti è il politico più invitato a Porta a Porta, se nei salotti trash di Masotti e La Rosa non manca mai una folta rappresentanza del centrosinistra, se l’opposizione non è riuscita ad assentarsi nemmeno per un giorno dagli strapuntini della Rai mentre ne venivano cacciati i giornalisti e gli attori liberi, se nei programmi fin qui abbozzati dall’Unione non c’è una parola sulla libertà d’informazione (a parte quelle solitarie di Romano Prodi), se le uniche proteste contro la tv riguardano un mancato invito nel salotto di turno o un sondaggio sgradito, un motivo c’è. E non è, purtroppo, la distrazione. È l’allergia alla libertà, un’allergia paurosamente contagiosa. Come il conflitto d’interessi «epidemico» di cui parla Guido Rossi. Ora gli stessi leader invecchiati di un lustro, messi di fronte agli stessi problemi incancreniti da cinque anni di regime mediatico, tenderanno naturalmente a riprodurre gli stessi comportamenti. Cioè a non fare la legge sul conflitto d’interessi, la legge antitrust, la legge chi libera la tv dal giogo dei partiti. Chi pensa che, appena la sinistra vincerà le elezioni, automaticamente i partiti usciranno da Viale Mazzini con le mani alzate, si illude. Dovranno essere i cittadini a costringerli, pretendendo impegni precisi prima delle elezioni. E, dopo, evitare di sedersi sugli allori, ma vigilare giorno per giorno per evitare che vada a finire come l’altra volta. Mentre si discetta sul pericolo di un «berlusconismo senza Berlusconi», se ne trascura un altro: il berlusconismo di parte del centrosinistra con Berlusconi, sia esso all’opposizione (come nel 1995-2001) o al governo (come dal 2001 a oggi). Perché il Cavaliere anche se dovesse perdere, non se ne andrà a Tahiti né alle Bermuda: resterà come la volta scorsa in Parlamento o - potendo - al Quirinale. Per condizionare la maggioranza (la riforma elettorale serve a garantirgli quantomeno un’ampia minoranza) e salvare un’altra volta la sua roba, seduto su un patrimonio di almeno 10 milioni di euro e - se non cambierà nulla - su tre reti Mediaset e una rete e mezza della Rai. Così, a chiunque tentasse eventualmente di scalfire il suo monopolio incostituzionale, tremerebbero ancora le gambe. E sarebbe inevitabile un nuovo inciucio. Tutti i dibattiti pelosi degli ultimi mesi su «quanto conta la tv nella politica», che di solito si concludono con la risposta «la tv nella politica non conta, infatti Berlusconi ha perso le elezioni europee e regionali», sono finalizzati a questo: a spianare la strada all’ennesimo inciucio, assicurando una congrua «buonuscita» a chi peraltro non ha alcuna intenzione di uscire. Nessuno in possesso delle sue facoltà mentali può davvero pensare che «le tv non contano»: anzi, tutti sanno che contano moltissimo. Contano per dettare l’agenda unica ai cittadini, espellendo gli argomenti scomodi dal teleschermo e dunque dalle nostre teste. Servono per tenere artificialmente in vita partiti e uomini politici che, senza «apparire» in tv, sarebbero già spariti da un pezzo. Servono per premiare i «buoni» e punire i «cattivi». Servono per firmare contratti con gli italiani senza gli italiani, e poi per farli dimenticare quando li si è platealmente traditi. Servono – lo dicono gli esperti veri - a spostare dal 3% (secondo Alessandro Amadori) al 6% (secondo Giovanni Valentini e Renato Mannheimer) dei voti di quei milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) soltanto azionando il telecomando, senza mai sfogliare un giornale, leggere un libro, navigare su internet. Se le tv non contassero il Cavaliere, che almeno di tv s’intende, non le terrebbe tutte per sé, non farebbe epurare tutti i personaggi più scomodi, non tenterebbe di smantellare la par condicio.Lui sa bene che, senza le tv, nel ‘93 non avrebbe nemmeno pensato di fondare un partito e oggi nessuno parlerebbe più di lui. E non avrebbe mai vinto le elezioni del ‘94 (quando, secondo Luca Ricolfi, la tv influenzò il 10% degli elettori). E nel ‘96 non avrebbe portato in Parlamento una minoranza così nutrita e minacciosa da poter ricattare, politicamente, l’esigua maggioranza di Prodi. Anche la famosa «Rai dell’Ulivo» era per metà controllata da berlusconiani (Rai1 a Saccà e Vespa, Tg2 a Mimun), oltre a tutta Mediaset, anche se oggi molti smemorati raccontano che «nel 2001 Berlusconi vinse senza le televisioni». Ma quella frase demente - «le tv non contano» - è il ritornello preferito di chi, a destra e a sinistra, spera di perpetuare il sistema anacronistico che consente a pochi eletti (da se medesimi) di continuare a occupare abusivamente la Rai, chiudendosi in una stanza e giocando a Risiko con la nostra libertà. Anche le recenti campagne di alcuni commentatori del «Corriere» e delle maestrine dalla penna rosso-nera come Lucia Annunziata contro il ritorno dei «demonizzatori», dei «radicali», dei «Michael Moore italiani», dei giornalisti e attori di denuncia che «spaventano le classi medie» e «fanno perdere le elezioni alla sinistra» a questo puntano: a livellare la siepe a colpi di cesoie, a segare i rami sporgenti, cioè i pensieri forti e dunque diversi, i personaggi autorevoli e dunque incontrollabili, siano essi di destra, di centro o di sinistra, o magari di nessuna parrocchia. Una guerra preventiva a chi non ha guinzaglio e non accetta bavaglio, perché i soliti quattro gatti possano seguitare a gestire nelle solite quattro stanzette ciò che è pubblico, cioè del pubblico. Perché c’è ancora chi pensa, sovieticamente, che l’informazione e la satira servano a far vincere (o perdere) le elezioni, e non semplicemente a informare, con linguaggi diversi, i cittadini. Per impedire questo, è giusto raccontare e sapere tutto. Scendere fino in fondo al baratro in cui ci hanno sprofondati. Per sapere che bisognerà risalire molto, e con gran fatica. Guai a pensare che l’Italia sia la stessa di cinque anni fa e che quello attuale sia il livello-base dal quale ripartire. Dieci anni fa chi accendeva la televisione - pur lottizzata - poteva trovare in prima serata Biagi e Montanelli, Santoro e Ferrara, Deaglio e Minoli, Riotta e Funari, Feltri e Guzzanti (padre), Zavoli e Augias, Vespa e Beha, Lerner e Annunziata, oltre a quasi tutti i comici oggi desaparecidos. Ce n’era per tutti i gusti. Oggi si dice che la punta più avanzata sia il povero Floris, e il guaio è che forse lo è davvero: il che la dice lunga su come siamo caduti in basso. Fermo restando che dev’esserci spazio per chiunque abbia qualcosa da dire e qualcuno che lo stia ad ascoltare, pensare di «ripartire da Ballarò» sarebbe triste e deprimente. Significherebbe perdere la partita in partenza. Una parte importante dell’opinione pubblica, molto più avanti dei suoi presunti rappresentanti, l’ha capito da un pezzo. Il boom di film come Viva Zapatero! e di programmi come Rockpolitik, ma anche i 4 milioni e mezzo di votanti alle primarie dell’Unione, per citare tre casi recentissimi, indica una gran voglia di partecipazione, di democrazia, di libertà. La censura è già stata sconfitta nella società. Ora bisogna cancellarla dai palazzi del potere. Per non morire berlusconiani, con o senza Berlusconi.
14 Dicembre 2005 alle 3:17 pm
La fonte della lettera alla Mercedes Bresso è la seguente:
http://www.beppegrillo.it
14 dicembre 2005 - La voce della val di Susa/8
Confermo che Mercedes Bresso, governatore del centrosinistra della regione del piemonte, è a tutt’oggi massima espressione dei vertici della dirigenza DS nazionale e della regione, oggi come il 17 novembre 2005, data della presunta scrittura della lettera da me pubblicata.
Aggiungo anche che la medesima posizione della Bresso è peraltro sostenuta ed espressa dal sindaco di Torino Chiamparino, anch’egli DS.
MG
—
Il fatto che la dirigenza DS del Piemonte, dalla Bresso a Chiamparino, sia a favore della TAV e per la TAV si stia battendo come una muta di caccia leonina, pone a mio parere un grossissimo problema politico.
Qualcuno sul blog, credo Luigi Gallo, ha citato Pasolini: che in un’intervista con Enzo Biagi disse testuale “Io sono e sarò sempre a favore del progresso, ma sono e rimarrò sempre contrario a questo tipo di sviluppo”.
Considerato che tutti (compresi io e i DS) siamo a favore del progresso, dicano i democratici di sinistra qual’è il loro modello di sviluppo. Bresso e Chiamparino l’hanno già in parte spiegato: che lo dicano chiaro e per bene anche gli altri esponenti di spicco, da Fassino a Violante, passando per Bersani e possibilmente prima delle elezioni. In modo che ci si possa regolare di conseguenza.
14 Dicembre 2005 alle 4:05 pm
Io credo che la cosa più fastidiosa di tutte il polverone che si è alzato riguardo al discorso TAV, manchi di un elemento fondamentale: una controparte.
Mentre i i contrari al progetto stanno spiegando con numeri e dati le ragioni del no, i favorevoli si dichiarano “d’accordo col progetto”. Punto. Non argomentano, o al massimo lo fanno dicendo che non possiamo esser tagliati fuori dal progresso. Ma che significa? Come è magnificamente spiegato nel blog di Beppe Grillo (ho visto delle cose riportate anche su questo blog) si sta cercando qualcuno che spieghi scientificamente perchè la TAV è buona. Ma niente, oltre ai costi faraonici dell’impresa sappiamo ben poco.
Poi se vogliamo, possiamo anche far discorsi di altro tipo, come andare a vedere a chi è stata subappaltata la costruzione della galleria, o pensare come sia possibile che se non riusciamo nemmeno a migliorare la tratta Verona Bologna pensiamo di costruire bene una linea ad alta veolocità.
Le ferrovie italiane dopo la privatizzazione stanno peggiorando moltissimo (io viaggio spesso in treno) e noi pensiamo a costruire cattedrali nel deserto?
Infine: sarà utile guadagnare fra 20 anni 2 ore sulla torino-lione, quando le merci poi rimangono settimane negli interporti?
14 Dicembre 2005 alle 4:35 pm
Maurizio, credo che, ad esempio, con Fulvia Bandoli (Sinistra Ecologista), anch’ella “a tutt’oggi massima espressione dei vertici della dirigenza DS nazionale” potresti trovare qualche elemento di sintonia.
O il fatto che sia “a tutt’oggi massima espressione dei vertici della dirigenza DS nazionale” la rende comunque non considerabile?
http://www.dsonline.it/associazioni/sinistraecologista/index.asp
Un’ultima cosa: anche venendo a sapere che le posizioni dei Fassino o dei Bersani sono diverse da quelle dei Pecoraro Scanio o di altri, ammesso e non concesso che la coalizione arrivi ad una posizione di sintesi e mediazione e ancor ammesso e non concesso che tale posizione di mediazione non ricalchi esattamente le posizioni mie o di qualcun’altro, che si fa? Si vota Berlusconi… ?
14 Dicembre 2005 alle 4:56 pm
Mai avuto problemi di sintonia con i DS: anzi, li ho sempre capiti con la massima chiarezza.
Ciò detto, Fulvia Bandoli, al pari di Gloria Buffo, di Fabio Mussi e di tutta quella parte della Dirigenza DS che si identifica nel “correntone”, è stata già definita da più commentatori politici come il gruppo dei cosiddetti “cani da pagliaio”, definizione certamente “pesante” ma della quale io sono solo un ambasciatore senza porto di pena.
Fu in primis data da Eugenio Scalfari nei confronti del ruolo dell’UDC all’interno della Casa delle Libertà, ma in seguito è servita a designare certuni tipi di opposizioni interne che, come i cani da pagliaio, abbaiano ferocissimi ad ogni estraneo, finchè da questi non ricevano una bella polpetta succulenta. In altre parole, che ci siano posizioni opposte alla TAV all’interno dei DS è cosa nota, e aggiungo, ci mancherebbe!. Tutto sta a vedere quanto queste posizioni, e il correntone che ad oggi le supporta, siano in grado di far mutare rotta a tutti i DS: Fulvia Bandoli, e a questo punto dico purtroppo, non è nè la presidente della regione Piemonte, nè il sindaco di Torino. E nemmeno il segretario dei DS.
Purtroppo.
PS
Altro discorso, già trito e ritrito. “Ti invito ad essere un pò meno sarcastico/aggressivo nei tuoi interventi nei miei confronti: a parte suscitarmi un fastidio assolutamente personale, non aggiungi nulla alla qualità del dibattito.” Ti ricorda niente?
14 Dicembre 2005 alle 5:29 pm
caro maurizio,
non è solo “la dirigenza DS del Piemonte, dalla Bresso a Chiamparino, è a favore della TAV”, ma c’è un organo che sia chiama Unione Europea, c’è il “libro bianco” che spiega in lungo e in largo i perchè, ci sono infine anni di lavoro e di discussione (il primo incontro Francia-Italia sulla TAV risale al 1990).
con questo non voglio certo dire che devi essere pro-TAV, voglio solo farti notare che non tutti quelli che hanno lavorato e lavorano per il “piano europeo per lo sviluppo dell’infrastrutture”, sono una banda di cialtroni, e questo gli articoli di marco ponti lo mostrano benissimo. il lavoro c’è stato e dall’altissimo profilo umano, intelletuale e scientifico. tra queste basi - a mio avviso molto buone, ma pur sempre contestabili, modificabili e perfettibili - e il disastro che sta succedendo in questi giorni, si sono messi di mezzo numerosi casi di malgoverno, di gestione politica autoritaria, di amministrazione pressapochista e dilettantesca. in poche parole è mancata la politica!
riguardo il modello di sviluppo: il passaggio dal trasporto su strada al trasporto su rotaia è il modello di sviluppo. questo modello di sviluppo è quello che un giorno consentirà di vivere senza le automobili e senza l’impiego del petrolio. che ne dici?
marco b.
P.S. sul sito http://www.notavalmese.org/ del “Comitato spontaneo almesino contro il TAV/TACl” la lettera di Condove a Bresso è datata, ripeto, 17.11.2005 e non 14.12. mi sembra fonte attendibile.
14 Dicembre 2005 alle 5:57 pm
Per il webmaster
Non esiste dilemma che tu dici, che per inciso significa due lemmi: in altre parole, non è che l’alternativa ai DS della TAV sono i berlusconiani della TAV. A memoria cito: Partito della rifondazione comunista, Partito dei comunisti italiani, Verdi, Italia dei Valori, Margherita (UDEUR, abbiate pazienza, no!).
Come puoi vedere, c’è più scelta a sinistra dei DS piuttosto che a destra: non ti fa venire qualche dubbio tutto ciò?
Per Dedalus, alias marco b.
Registro che non ci sono da parte tua risposte nel merito a quanto ho affermato sui DS, ovvero sulla loro attitudine pro TAV e sul problema politico che ciò rappresenta. Riguardo alle ragioni pro TAV dell’Unione europea, la definizione di cialtroni allo studio e al lavoro è roba che tenti di mettermi in bocca tu: mai pensato nulla del genere, nè mi permetterei.
Per concludere, semplifichi in eccesso la definizione sul modello di sviluppo: passi che dai per certo che il trasporto su rotaia, quando affermato, sostituirà il trasporto su gomma, e ti voglio passare questa affermazione epocale. Ma il trasporto su rotaia e la TAV sono la stessa cosa? Forse che non c’è la prima senza la seconda? Veda il centrosinistra, e soprattutto i DS, di investire, se saranno eletti (e lo spero) nelle ferrovie in generale: con i costi della TAV Torino Lione e del Ponte di Messina (tanto per fare un esempio) sommati insieme e spesi nelle infrastrutture, ne beneficierebbero tutti i cittadini. Oltre a quelli della val di Susa, ovviamente.
14 Dicembre 2005 alle 8:27 pm
non ho dubbi, il tema TAV è rilevante ma intanto gli studenti che scioperano contro la moratti scioperano anche contro la provincia? forse è il caso che qualcuno si faccia sentire perché è un po’ complicato stare con gli studenti stando in giunta provinciale. non vorrei riprendesse la schizofrenia diessina, non serve e fa anche male. molto meglio prendere posizioni chiare se ci sono. cordialit
15 Dicembre 2005 alle 10:06 am
Vorrei aggiungere, alle interessanti e numerose citazioni fino a qui lette, anche una illuminante inchiesta del settimanale “Diario”. Si può leggere integralmente sul sito http://www.diario.it dopo una specifica richiesta degli abitanti della Val di Susa di metterla a disposizione di tutti.
Estrapolo una parte: “…Il tunnel sotto la Manica è costato meno, 13 miliardi, ed è fallito non una, ma due volte. Per mancanza di traffico. E serve a unire Parigi e Londra, non (con tutto il rispetto) Torino e Lione. La superlinea che scavalcherà le Alpi è del tutto sovradimensionata, rispetto ai bisogni. Potrebbe convogliare su rotaia merci addirittura per 100 milioni di tonnellate l’anno, con previsione di farne passare 40 milioni: ci vorrebbero 350 treni al giorno, uno ogni quattro minuti, alla velocità di 120 chilometri all’ora, alternati a treni passeggeri da 220 chilometri all’ora”.
Peccato però che il traffico ferroviario transalpino sia in calo costante dal 2000, fatta eccezione per il Sempione e il Gottardo. Dal Frejus oggi passano merci per appena 7 milioni di tonnellate l’anno (erano 10 milioni nel 1997) e non c’è alcun segnale di svolta, né realistiche previsioni di una crescita così vertiginosa. Gli scambi Italia-Francia sono da lungo tempo consolidati, sono un business maturo in cui non si prevedono nuovi, clamorosi sviluppi. Del resto è già in corso il potenziamento della linea esistente che porterà a triplicare la sua capacità, fino a oltre 20 milioni di tonnellate: a che cosa servirà, allora, la nuova linea?”.
A salvaguardare il mercato europeo dalla invasioni estere?
Per principio neppure io sono contraria alle grandi opere.
Ma, per i motivi che ha già ben esposto Maurizio Gelletti, in Italia la TAV non avrebbe ancora motivo d’esserci.
Le ns. infrastrutture sono indietro di decenni rispetto al resto d’Europa.
Progresso significherebbe prima il raddoppio delle linee ancora ad un binario, il miglioramento delle infrastrutture esistenti, e del trasporto integrato per i pendolari. Lo sfruttamento ed il miglioramento degli interporti per la distribuzione delle merci, un incentivo alla distrubuzione su larga scala dei prodotti locali (in loco) con una diversa politica dei prezzi (mentre l’Unione Europea, qui tanto decantata, ci sta facendo andare esattamente dalla parte opposta), ecc…ecc…ecc…
L’Italia dunque, ha un altro registro rispetto a Germania e Francia ed è ovvio che la discussione tra le anime verdi di quei paesi, porti a conclusioni completamente diverse (quindi a vedere con favore la TAV, come accade in parte in Francia).
Ho anche altre grandi perplessità in merito alle ultime politiche dell’Unione Europea, che, per favorire uno sviluppo dei trasporti sostenibile (leggi piano di sviluppo del trasposto UE), cerca di uniformare oltremodo le realtà nazionali (tra l’altro è appena stata costituita l’Agenzia Ferroviaria Europea che a novembre ha avuto un primo congresso proprio a Milano e la cui sede è a Lille, in Francia), perdendo troppo di vista le grandi specificità economiche ed infrastrutturali dei singoli paesi.
E non credo sia un caso (leggere per intero l’inchiesta di Diario).
Ma questa è la strada intrapresa. Ed è realisticamente impossibile per una singola comunità di Valle, o per un singolo paese, modificare tout court progetti di questa portata.
Anche se ho grande rispetto per una battaglia che non ha a che fare solo con la TAV, ma con trent’anni di vessazioni che gli abitanti di quella valle stanno subendo. (che altro gli rimane da fare?)
Il caso Val di Susa, infatti, non è un problema esclusivamente legato alla velocità ma bensì a tutto un sistema inquinante che affligge quella valle. Hanno un’autostrada che passa in fondovalle, trent’anni fa gli hanno raddoppiato la linea ferroviaria (che avrebbe dovuto avere un traffico di 15 milioni di tonnellate di merci che non sono mai state raggiunte). Esiste un’acciaieria che ricicla materiali ferrosi provocando, pare, tassi di mortalità tra i più alti d’Italia.
Ci sono in atto inchieste sullo smaltimento di rifiuti proibiti. Esiste la più grande cava di amianto a cielo aperto d’Europa e le montagne che questo progetto andrebbe a bucare ne sono piene.
E’ ovvio e giustificato che gli abitanti di quella valle si ribellino. Lo farei anch’io, lo fareste anche voi, credo. E che spingano le loro amministrazioni ad essere garanti della tutela della loro salute e della qualità della loro vita. (a margine invece, si potrebbe aprire un ampio dibattito, per nulla scontato, sul fatto che al supermercato mangio gli asparagi spagnoli invece di quelli di Zambana, e chiamo progresso e tutela ambientale il fatto che gli asparagi spagnoli arrivano sulla mia tavola, in giornata, su rotaia invece che su strada).
Distinti saluti
15 Dicembre 2005 alle 7:23 pm
[1]Mi unisco all’appello di Savonarola… sarebbe ora di voltare pagina, magari con un articolo sulla (paradossale?) protesta degli studenti italiani -ma soprattutto tedeschi- che chiedono alla Provincia maggiori garanzie nel recepire la Riforma Moratti.
[2]Curiosità: nel suo ultimo commento, Guido Margheri ha lasciato insieme alla mail l’indirizzo web http://carlosonoio/(cliccate sul nome);
…dopo la misteriosa “incursione” è necessaria una parola d’ordine(?)…
Valentino Liberto
15 Dicembre 2005 alle 7:36 pm
Bravo Valentino, hai scoperto il nostro piccolo trucco. In realtà l’altra metà della parola d’ordine è scritta nella mail che è visibile solo a me.
Ti ricordo, inoltre, che è necessaria l’iniziale del cognome (se non il cognome per esteso).
15 Dicembre 2005 alle 11:13 pm
Dove sarà finito il Bassetti, mentre infuria il dibattito sulla TAV? E’ finito in un uffico del Comune a fare l’assessore a tempo pieno (e che pieno!). Arrivo a malapena ad aprire il blog a tardissima ora. Mi leggo gli interventi, spesso lunghi, anche molto articolati, talvolta “tagliati e copiati” da altrui testi (largheggia il Travaglio, ma non solo: forse basterebbe rinviare alla fonte per chi vuol leggersi il tutto?). Non ce la faccio a starci dietro, come vorrei. Eppure si dovrà pur sentire, prima o poi, le ragioni della “controparte” (come qualcuno ha invocato)…
Intanto devo dire che mi è molto piaciuto (più di Travaglio, se mi posso permettere) l’articolo di Riccardo Dello Sbarba di ieri sul Corriere dell’Alto Adige.
Ho pensato che stamperò tutto il dibattito (e ci aggiungerò) l’articolo di Riccardo e consegnerò tutto alla “controparte”, che per il Brennero esiste (eccome se esiste), sollecitando un adeguato contraddittorio. Di più, a gennaio, utilizzando il mio ruolo assessorile cercherò di promuovere un confronto pubblico con BBT e FS sul tunnel di base e sui suoi “annessi” bolzanini: circonvallazione merci e areale ferroviario.
Di più, per ora, non so e non posso fare. E, mentre continuerà certamente il dibattito, torno alle mie incombenze assessorili (certamente “minori”, ma …). Anzi cercherò di fare un post proprio sul mio “lavoro minore”, tanto per darne un’idea (a chi interessasse).
16 Dicembre 2005 alle 9:21 am
Posto il fatto che la TAV è un argomento serissimo, credo che la vicenda di malaffare finanziario che stiamo vivendo meriti la dovuta attenzione: riporto alcune interessanti dichiarazioni di Massimo D’Alema (Presidente DS) rilasciate in questo ultimo periodo ai vari organi di informazione. Mi permetto di evidenziarne la coerenza….
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“Sono contento che quella di Unipol sia una solida realtà finanziaria, tra l’altro quotata in Borsa, che nasce dal movimento cooperativo. Ma questo non incide minimamente sul futuro di Bnl: vedremo se vincerà il Golia rappresentato da una grande banca spagnola o il Davide che è l’Unipol. L’esito non dipende certo dalla politica. E’ comunque assurdo dire che è uno scandalo che anche Unipol sia in corsa per acquistare Bnl” (Massimo D’Alema, Ansa, 15 luglio 2005).
“Io nell’operazione Unipol non c’entro nulla. Quella è un’azienda, una grande azienda risanata e quotata in borsa da anni, con il 70 per cento di azionisti risparmiatori, tra le meglio gestite del panorama italiano. Se l’operazione che sta facendo sarà buona o cattiva lo giudicherà il mercato. A me sembra un’operazione del tutto limpida, fatta con tre grandi banche internazionali. Il fuoco di sbarramento è dovuto a determinati interessi contrastanti. Se andrà in porto, se ne gioverà il pluralismo della nostra economia… Ma sa che le dico? Che nei confronti dell’Unipol c’è una campagna razzista” (Massimo D’Alema, la Repubblica, 21 luglio 2005).
“Unipol è un’azienda seria e gestita con grande efficacia. Posso capire che dia fastidio che le cooperative entrino nel salotto buono ma vorrei che si guardasse loro con rispetto. Sono una grande risorsa del Paese” (Massimo D’Alema, la Repubblica, 1° settembre 2005).
“Consorte e io siamo amici da 25 anni, non è reato, ci siamo sentiti per dirci dove saremmo andati in vacanza… (Le cooperative rosse e Unipol) sono quasi una riserva di etica protestante” (Massimo D’Alema, Corriere della sera, 3 settembre 2005).
“(Contro Ds e Unipol) c’è una campagna politica e giornalistica che risponde a certi interessi e a certi salotti… I Ds non favoriscono nessuno… Che cos’ha che non va Gnutti? E’ socio anche di Olimpia (la finanziaria che controlla Telecom Italia, ndr) e nessuno ha mai detto niente. In queste critiche c’è un evidente elemento di ipocrisia. La sostanza dell’operazione Unipol-Bnl è chiara” (Massimo D’Alema, Il Sole-24 ore, 5 agosto 2005).
“Con D’Alema parliamo di questioni politiche, legislative, finanziarie” (Giovanni Consorte, amministratore delegato di Unipol, Corriere della sera, 8 settembre 2005).
“Dobbiamo pensare che tutti i cittadini che chiedono un prestito alla Banca Popolare di Lodi devono essere indagati, ci sarebbero delle retate… Consorte è un cittadino privato che chiede un prestito alle banche e credo sia in grado di ottenere tutte le garanzie per un prestito privato, visto che credo guadagni molto, molto più dei politici. Se uno chiede a una banca cifre anche consistenti, ma può dare le garanzie… Un comportamento lineare, fino a prova contraria. C’è un limite oltre il quale viene meno il rispetto delle persone” (Massimo D’Alema, La7, 2 settembre 2005).
“Si è aperta una competizione e sono state presentate due offerte con pari dignità da un importante gruppo bancario spagnolo e da Unipol, che è una società quotata in borsa. A decidere è il mercato, come è giusto che sia. Ha vinto Unipol perché l’offerta degli spagnoli era carta contro carta, mentre Unipol offriva denaro” (Massimo D’Alema, Ansa, 23 settembre 2005).
“Una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di quattro persone accusate di aggiotaggio su azioni Unipol privilegiate è stata presentata dal pm di Milano Eugenio Fusco, titolare di un’altra inchiesta su aggiotaggio su Unipol e per la quale è in corso il processo a Milano dove tra gli imputati figurano il finanziere Emilio Gnutti e Giovanni Consorte. Il pm Fusco questa volta ha chiesto il processo per Stefano Dall’Aglio e Carlo Cimbri, dirigenti dell’area finanza di Unipol, Emilio Tonini ora direttore generale di Mps (all’epoca direttore generale della fondazione Mps) e un trader. L’inchiesta nasce da una segnalazione della Consob su fatti avvenuti all’inizio del 2003 e che hanno coinvolto la holding di controllo di Unipol Finsoe e la Fondazione Mps” (Ansa, 5 dicembre 2005).
“Si allunga l’elenco, nel registro degli indagati della Procura di Milano, degli iscritti nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata ad Antonveneta. Da qualche giorno i pm Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco hanno iscritto per concorso aggiotaggio anche il presidente e amministratore delegato di Unipol Giovanni Consorte e il vicepresidente Ivano Sacchetti. Secondo l’ipotesi d’accusa, Consorte e Sacchetti avrebbero preso parte al rastrellamento dei titoli dell’istituto di credito padovano insieme agli altri ‘concertistì già indagati, appoggiando quindi l’ex Ad di Bpi Gianpiero Fiorani nel tentativo di acquisire la banca veneta” (Ansa, 7 dicembre 2005).
“Ci sono altri sette conti sospetti nell’integrazione della denuncia presentata la scorsa settimana dai legali di Bpi alla Procura di Milano. Tra questi conti ci sono anche quelli che riguardano il presidente e l’Ad di Unipol Giovanni Consorte e il vice presidente Ivano Sacchetti. Da quel che risulta sui conti di Consorte e Sacchetti è stato segnalato in entrambi i casi un addebito di 794 mila euro avvenuto nel 2002″ (Ansa, 7 dicembre 2005).
“Unipol segue le sorti dei suoi vertici ed ora appare in difficoltà anche la sua Opa su Bnl. La compagnia assicuratrice bolognese è stata infatti iscritta nel registro degli indagati dai pm di Milano Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco per la violazione della legge 231, quella sulla responsabilità amministrativa delle società, che secondo la normativa non avrebbe predisposto i modelli organizzativi per evitare la commissione dei reati” (Ansa, 7 dicembre 2005).
“Unipol è una questione della quale nulla so: ci sarebbe da interrogarsi su come l’informazione per tutelare gli interessi specifici della proprietà finisca per deformare la realtà. L’informazione deve poter tutelare gli interessi specifici che sono legittimi, ma bisogna che ci sia la trasparenza” (Massimo D’Alema, Ansa, 11 dicembre 2005).
16 Dicembre 2005 alle 11:52 am
Ok Gelletti, Berlusconi lo hanno inventato i DS, la corruzione, lo stato disastroso del sistema Bancario, la fame nel mondo e l’immancabile estinzione dei dinosauri sono sempre opera dei Democratici di Sinistra (e del Signor D’Alema come sosteva qualche anno fa’ l’illluminante Liguori da Studio Aperto)!E’ sospetto, molto sospetto, che nella vicenda “banche” che stiamo seguendo, ti stia dimenticando di due nomi:fiorani e fazio!Ma guarda un po’ che strano.. forse anche loro sono “soci occulti” dei DS?? O forse eri troppo distratto ad assemblare il tuo “dossier”: I tuoi “taglia e incolla” sono suggestivi.. hai delle fonti di prima scelta.. che lavoro fai ??agente Sismi?? No perchè altrimenti mi spiego molte cose….
16 Dicembre 2005 alle 12:01 pm
Caro Silvano,
appoggio al 100% la tua idea di promuovere un confronto pubblico con BBT e FS sul tunnel di base. Sono temi che mi interessano molto, soprattutto per capire l’ impatto che il tunnel del brennero avra’ su Bolzano e tutto l’asse Brennero-Salorno.
Grazie e auguri.
Gabriele.
P.S.: Sei riuscito a scoprire cosa blocca l’ inizio dei lavori per l’ allargamento del sottopasso ferroviario in zona funivia del Renon?
16 Dicembre 2005 alle 12:32 pm
Mi sembra che si stia esagerando. Ha ragione Sergio, Gelletti sta trasformando il blog in un blob e quindi urge almeno par condicio. Invio testo di un’intervista (autentica) di D’Alema di oggi. Guido
P.S. Come Marcon condivido proposta Silvano e appena riusciamo a superare questa fase di rodaggio prenatalizia, penso, a gennaio mi impegno a nome di tutto il gruppo consiliare ad operare in quel sens.
16 Dicembre 2005
D’Alema: le indagini non sono sentenze. Serve subito chiarezza
di Alberto Gentili - Il Messaggero
«Bravo Fassino, bravo Piero, quando il partito è aggredito, il segretario si fa sentire…». Seduto alla scrivania nel suo studio al sesto piano del Parlamento europeo, Massimo D’Alema scorre la rassegna stampa sul caso-Fiorani, sorseggia un caffè e commenta le parole del segretario diessino sui rapporti tra la Quercia e l’Unipol di Consorte. Poi, il presidente ds prende il cellulare:
«Ciao Piero, ti ho letto. Sei stato grande. Mi hanno detto che non hai neppure perso le staffe nonostante l’aggressione tv». Finita la telefonata, D’Alema – a Strasburgo per le votazioni sul Bilancio europeo – torna alla lettura dei giornali. «Leggo che i Ds sono tesi. Follie. Io le sembro teso?».
Senz’altro tesa è la situazione italiana. Il capo di Unipol, Consorte, è indagato dalla Procura di Roma per la scalata a Bnl. L’accusa: aggiotaggio, manipolazione del mercato e ostacolo all’autorità di vigilanza. Cosa le sembra?
«Non posso commentare indiscrezioni lasciate trapelare, altrimenti dovrei dire cosa penso di questo metodo. Sul fatto, insomma, di fare uscire notizie coperte da segreto istruttorio. Dico solo una cosa: bisogna fare chiarezza e occorre farla al più presto. Siamo di fronte a cose che lasciano decisamente interdetti».
La Malfa sostiene che questa indagine è motivo di grande imbarazzo per i Ds…
«Imbarazzo? Non mi pare proprio. Nessun imbarazzo. A La Malfa non vorrei replicare polemicamente».
Da Roma rimbalza anche l’eco di forti preoccupazioni di una Tangentopoli 2 per una campagna elettorale avvelenata. L’accusa che ha portato in manette Fiorani e altri manager della Banca Popolare di Lodi parla di “appropriazione indebita per finanziare politici nazionali”. Ci sono molti omissis anche se qualche nome è trapelato…
«Sia per la natura di queste questioni, in cui sono in gioco interessi legittimi e rilevanti, sia per le connessioni con la vita politica, come dicevo c’è un dovere della magistratura a fare presto e ad appurare con rapidità come stanno le cose. E’ evidente che il perdurare di una situazione di veleni, di sospetti, di voci, potrebbe risultare molto pesante per l’economia e per la vita politica in un momento estremamente delicato».
Le indiscrezioni riferiscono di soldi di Fiorani finiti nelle tasche di politici della Lega e di Forza Italia…
«Non commento neppure queste indiscrezioni ma il quadro delle accuse è molto grave. Segnala una situazione sicuramente preoccupante, che rischia di colpire la credibilità di un settore molto delicato nella vita economica del Paese. D’altro canto anche la conclusione dell’indagine della magistratura sullo scandalo Cirio, che ha colpito tanti risparmiatori italiani, delinea un quadro allarmante, coinvolgendo i vertici di alcune delle maggiori banche del Paese. Quindi, ripeto, è interesse dell’opinione pubblica che sia fatta chiarezza al più presto, sia per quanto attiene alla tutela dei risparmiatori, sia per quanto riguarda eventuali connessioni con il mondo politico. E figuriamoci quanto interesse possa avere io, e i Democratici di Sinistra ingiustamente additati come quelli che erano dietro a certe operazioni, ad avere chiarezza. Non appena si toglieranno gli omissis, sarà più chiaro il quadro delle eventuali complicità politiche di cui tanto si è parlato. Magari ci potremo togliere la soddisfazione di denunciare qualcuno di quelli che in questi mesi hanno lanciato accuse infamanti e prive di qualsiasi consistenza».
Si riferisce al caso Unipol-Consorte? Fassino ha detto: “Non sono il compagno di merende di nessuno”. Lei è il compagno di merende di qualcuno?
«Fassino ha reagito con la giusta nettezza. Sta avvenendo una cosa singolare: di fronte all’emergere di responsabilità e connessioni politiche che sono in tutt’altra direzione rispetto a ciò che era stato auspicato da tanta parte degli osservatori, adesso si invoca che bisogna colpire a sinistra. Come se la giustizia fosse lì a distribuire un colpo al cerchio e uno alla botte, e non invece ad accertare illeciti e responsabilità personali. Qui manca la cultura giuridica, altro che garantismo. Calma, ragazzi. La magistratura faccia il suo dovere. Noi abbiamo difeso, e difendiamo, il diritto delle cooperative di muoversi sullo scenario economico come altri soggetti, senza dover essere sottoposte a una pregiudiziale per ragioni politiche o ideologiche. Dopo di che, se ci sono illeciti, responsabilità delle persone, la giustizia faccia il suo corso. Noi non abbiamo nulla da nascondere, né alcuno da proteggere. Però, ciò che è intollerabile è leggere su un giornale della destra, Libero: “Ora tocca a loro”. Sono cose da pazzi. Non è tollerabile che ci possa essere una giustizia che si muove a comando perchè sugli spalti una tifoseria urla: “Colpisci quello”. La magistratura individua responsabilità personali e illeciti, non ha il compito di pareggiare i conti tra la destra e la sinistra».
Continua nella difesa…
«In questi mesi sono state dette cose incredibili. E’ stata costruita non solo una campagna di criminalizzazione del movimento cooperativo, che è una grande realtà economica del Paese che conta milioni di soci e tante aziende tra cui Unipol. Tante aziende che producono ricchezza e lavoro. Ma anche una campagna di criminalizzazione del maggior partito italiano».
Sembra però che Consorte abbia anche operato con Fiorani nella scalata di Antonveneta. Ci sono due indagini e le parole di Fiorani…
«Le indagini sono indagini fino a quando non sono sentenze e le parole restano parole fino a quando non sono provate. Comunque una cosa è avere relazioni con queste persone, un’altra è commettere illeciti. Insomma, una cosa è intrattenere rapporti economici, un’altra è l’avere compiuto insieme degli atti illegittimi».
Fiorani in una telefonata si è definito “sangue del sangue di Consorte”. Insomma, qualcosa di più di una relazione economica. Una vera e propria amicizia.
«Ripeto, le indagini sono in corso e bisogna soltanto sperare che si faccia piena luce al più presto, rimuovendo gli omissis in modo che tutti possano sapere di che cosa si tratta».
Tabacci l’ha accusata di aver coperto politicamente Consorte. Cosa risponde?
«Ho una grande stima personale di Tabacci. L’ho difeso anche quando era oggetto di accuse molto gravi e quindi mi dispiace che lui mi aggredisca sul piano personale. Mi ferisce proprio rispetto alla natura dei nostri rapporti».
Lei ha difeso la scalata di Unipol su Bnl. Ma ci sono perplessità anche a sinistra. Il Segretario della Cgil, Epifani, parla di “passo più lungo della gamba”.
«Ho sostenuto alcuni mesi fa che Unipol è una società quotata in borsa e che ha diritto di prendere le iniziative che normalmente si prendono in questo campo: Opa, acquisizioni e quant’altro. Ho anche detto che rifiuto l’idea che si faccia un dibattito politico su questo perché a giudicare è il mercato, cioè gli azionisti di Unipol e gli organi competenti ad autorizzare o meno queste operazioni sulla base dei criteri previsti dalla legge. Infine ho sostenuto che Unipol è una società che ha ottenuto dei grandi successi, quindi fin qui è stata gestita molto bene. Aggiungo che non spetta a me giudicare: sarebbe del tutto sballato pensare che Unipol si muova sulla base di input politici. Se seguisse le direttive del partito, fallirebbe: noi non abbiamo competenze in questo campo. Insomma, non ho le certezze di Epifani che evidentemente è un esperto di società finanziaria. Ma noi abbiamo posto un altro problema, abbiamo respinto un linciaggio politico verso il movimento cooperativo, quasi che il movimento cooperativo non fosse “autorizzato”. Abbiamo ricordato che Unipol è una società quotata in borsa che ha tra i suoi compiti fare assicurazioni e banche. In altre parole, abbiamo respinto un’aggressione politica. Ma per il resto non mi occupo né di Opa né di scalate né di niente».
Non ha parlato del governatore di Bankitalia Fazio.
«Da tempo ritengo che il governatore avrebbe dovuto rinunciare all’incarico. E secondo la mia opinione gli ultimi sviluppi confermano l’insostenibilità della situazione. Ma i problemi vanno al di là della Banca d’Italia, siamo di fronte a una crisi di credibilità che investe tutto il Paese. Penso al declassamento dell’Italia deciso da Standard & Poor’s. Un fatto allarmante. Ma Berlusconi dirà che questa società di rating è la nuova sede del Cominform, presieduta, come è noto, da Stalin».
Una domanda fuori dalla querelle bancaria. De Benedetti ha cominciato a pensare al futuro. Ha indicato un ticket “giovane”: Rutelli-Veltroni. L’ingegnere l’ha dimenticata…
«Il centrosinistra non è per sua natura gerontocratico. Abbiamo candidato Rutelli alla guida del Paese nel 2001, quando era giovanissimo. Fece un’ottima campagna elettorale, ma non vinse. Questo forse vuol dire che l’età non è un fattore così determinante nella valutazione elettorale. E Veltroni era il leader del maggior partito e oggi sia Walter che Francesco continuano a essere tra i maggiori protagonisti del centrosinistra, ma il leader è Prodi, perché scelto da milioni di persone».
D’Alema tagliato fuori?
«D’Alema, per quanto possa dare fastidio, continua ad esserci. C’è poco da fare, per quanto esista nell’Italia che conta una certa ostilità nei miei riguardi ci sono ancora tanti cittadini che invece manifestano simpatia. Che vuole fare? Se la politica vive di consenso e di idee, uno che è in grado di avere consensi e di proporre delle idee, sta sul mercato».
Farà il ministro degli Esteri?
«Ho una notevole passione per politica internazionale di cui mi occupo e continuerò ad occuparmi, anche se non facessi nulla. Ma ciò non significa che prenoti qualcosa. Perché sono meridionale, e partecipare a un dibattito su chi deve fare cosa dopo le elezioni porta male. Malissimo. E perché, nel caso in cui dovessimo vincere le elezioni, sul governo deciderà Prodi».
16 Dicembre 2005 alle 2:20 pm
Per Sergio Bonagura occorre una precisazione. Nessuno attenta alla purezza “calviniana” dell’imprenditoria in orbita DS: ci pensano benissimo gli assidui rapporti tra il tesoriere dei DS Ugo Sposetti e Consorte (che non è la di lui moglie, ma il presidente dell’UNIPOL), tra Consorte e Bersani, tra Consorte e D’Alema, ecc. ecc.
Riguardo all’invocato Fiorani, detto Consorte è lo stesso Consorte che il 19 luglio 2005 scambiava con lui queste battute:Fiorani: “Gianni, io mi sento sangue del tuo sangue…tu sai che io sono sempre pronto e disponibile e lavoro anche un po’ sott’acqua come tu hai capito bene…”
Consorte: “Giampi devi fare due tre pensate su un presidente di prestigio (di BNL, ndr)… che noi dovremmo avvicinare”.
Peraltro, e al fine di rassicurare il Bonagura sia sull’inesistenza del grande vecchio, che del gran complotto (spero sappia già che “Il protocollo dei savi di Sion” non era il diario segreto dei futuri sionisti, ma l’aveva inventato la Gestapo; se del caso, lo tranquillizzo anche su questo), pubblico il link dei ritagli: i quali non sono del Sismi, ma del giornalista preferito di D’Alema, ovvero Marco Travaglio:http://www.repubblica.it/2003/k/rubriche/cartacanta/16dic/16dic.html?ref=hprub
Tornando al ben più fondante discorso della TAV, credo che dal dibattito manchi un punto essenziale, comunque benissimo centrato dall’intervento ultimo di Paola F. Il vero problema della TAVsusina (che ricordiamo, viene fatta soprattutto per le merci) è proprio questo: le merci. In altre parole serve diminuire la dipendenza del costo delle merci dal luogo di produzione, affinchè possa diventare ancor più conveniente vendere a Bolzano le arance di Siviglia piuttosto che quelle siciliane. Qual’è il risultato di tutto questo: che le grosse catene di rivendita “strozzano” i produttori locali sulla concorrenza dei prezzi proprio attraverso il continuo calo del costo del trasporto. Ricordo benissimo ad una conferenza di padre Alex Zanotelli, come i contadini dell’Equador ricevessero 6, 7 centesimi di euro per un chilo di banane, salvo trovarci poi le stesse ad 1,70 euro sui banconi di A&o e Despar (circa i banconi della Coop, lo saprò dire quando aprirà anche a Bolzano). Vada per le banane, che in sicilia proprio non ne vogliono sapere di crescere: ma gli aranci? Dobbiamo comperarli per forza dagli spagnoli?
Orbene, che i DS non siano più lì a predicare la rivoluzione marxista, sta bene: ma che incoraggino “leoninamente” infrastrutture che per lo più servono a mettere in competizione esclusivamente il costo del lavoro, si spiega da sè. A quando una bella TAV con la Cina, magari direttamente con i campi di concentramento LaoGai, dove la manodopera, addirittura schiava, produce a spron battuto almeno il 10% dei prodotti made in china che si vendono in Italia?
Ma oltre che dire e predicare sinistra da sera a mane, fate una buona volta qualcosa di sinistra, per la miseria! Fine dello sfogo (come tutti gli altri, inutile).
Non mi resta che suggerire una consultazione anche di questo linkhttp://www.report.rai.it/2liv.asp?s=223
dove la solita Milena Gabanelli spiega a tutti come un chilo di ciliegie pagato al contadino (per ora nostrano) 50 centesimi al chilo, arriva al fruttivendolo a 2,9 3 euro. Praticamente sestuplicato il prezzo in sei, sette passaggi. Ora, dato che il contadino sivigliano, di centesimi al chilo per le ciliegie ne chiederà solo 25, aggiungine 15 di trasporto (su una TAV Merci che avranno pagato i cittadini con le loro tasse), e abbiamo guadagnato 10 centesimi per ogni chilo di ciliegia alla fonte.
Ultimo consiglio: la lettura di questo libro.
Coote, C. LeQuesne, La trappola del commercio: povertà e mercato globale delle materie prime, Emi. Chiunque lo legga, troverà anche una spiegazione esemplare della teoria della spirale dei salari: fenomeno che, per l’appunto, sta alla base della delocalizzazione della produzione, la quale, lo ripeto per l’ennesima volta, è consentita anche da strutture di trasporto sempre più all’avanguardia di questo sviluppo.
16 Dicembre 2005 alle 2:42 pm
Egregio dott. Bassetti,
anch’io ci spero proprio in un confronto pubblico serio sul tunnel di base.
Detto questo ugualmente suggerirei che in questo blog si discutesse principalmente (dico principalmente) di argomenti legati alla città e al ns. territorio.
Quasi, ogni altro intervento (compreso il mio ovviamente) spesso pare svilire e appiattire argomenti che avrebbero bisogno di ben altro spessore e che dibattuti in questa sede portano in realtá ben poco arricchimento (a parte alcune coordinate che possono permettere approfondimenti personali).
Distinti saluti
16 Dicembre 2005 alle 3:04 pm
per capire la malattia storica del sistema non serviva purtroppo l’arresto di fiorani né l’avviso di garanzia a cortese, bastava rileggersi gli atti dei processi di mani pulite. in quei giorni, che sembrano lontani, di pietro, con un’intuizione certo maggiore di quella che poi ha mostrato in politica, parlò di “corruzione ambientale”. il nocciolo è lì, nella liceità presunta, nell’illegalità necessaria, diffusa e quindi inesistente al punto da diventare inconsapevole. in quegli anni, dopo un traballamento iniziale, dopo il sacrificio di pochi nomi eccellenti e di una serie di scherani, il sistema seppe rinserrare le file e ripartire se mai si era fermato. l’apparente ondata giustizialista popolare lesse quei giorni come la fine di un sistema politico, “in galera i politicanti!”. perfetto ma nel suo accanimento giustissimo contro i corrotti dimenticò i corruttori, lasciando disperatamente soli i magistrati e di fatto salvando il sistema economico/finanziario, che smise di delegare con la conseguenza inevitabile di un berlusconi che si inventa forza italia. Allo sbriciolamento del lavoro della magistratura contribuì poi in modo decisivo la bicamerale dalemiana, in cui entrò dalla finestra per poi sistemarsi sulla poltrona principale la questione giustizia con relatore/complice il verde Marco Boato. a quel punto anche il sistema politico stava ritrovando un suo riassetto ed il gioco poteva tranquillamente riprendere. riprese infatti e la prima conseguenza fu berlusconi capo del governo. non ci fu chiarezza allora da parte di PDS prima e DS poi, con addirittura il monito a non usare in politica i “guai giudiziari” del cavaliere e non c’è chiarezza ora. non sono qui a dirvi in questo troppo lungo pistolotto, che sono tutti uguali, tutt ladri, tutti complici ma che è il sistema che è dannatamente uguale per tutti e che forse è giunto il mmento di essere anche meno “cortese”. non avrei mai pensato di avere nostalgia dei girotondi. tristi cordiait
16 Dicembre 2005 alle 3:28 pm
maurizio, mi sei veramente simpatico. il tuo dossier è veramente apprezzabile e la passione anti-DS che vi sta dietro è robusta e ben coltivata. però, ti vorrei far notare alcuni aspetti:
gli unici nomi di parlamentari finora emersi dall’inchiesta sulla scalata ad antonveneta sono quelli di luigi grillo (FI), di ivo tarolli (UDC) e di aldo brancher (FI). questi sono solo tre dei cinquanta politici probabilmente coinvolti nell’ “affare”, gli altri sono coperti da misura cautelare. inoltre grillo e tarolli sono stati più volte segnalati come i “due portavoce informali” di fazio in parlamento.
ora, lo stato dei fatti è che: 1) giampiero fiorani, l’allora amministratore della BPI e capocordata della famigerata scalata, è finito in galera (!); 2) il governatore della banca d’italia è indagato, non più “solo” per abuso di ufficio dalla procura di roma, ma anche per insider trading dalla procura di milano, in un’operazione che aveva come fine, oltre ovviamente al proprio “benessere”, quello di fornire informazioni privilegiate a fiorani “proprio nel corso dell’iter di valutazione di competenza della Banca d’Italia nella procedura di autorizzazione dell’Opa lanciata in primavera dalla Popolare di Lodi sull’Antonveneta contesa agli olandesi di Abn Amro”(Corriere della sera di oggi). in sostanza l’accusa rivolta a fazio non è “solo” quella di non aver visto quando invece poteva (e doveva) vedere, ma di essere stato “garante dell’ascesa di Fiorani e della sua associazione a delinquere” (Repubblica di oggi).
sul rapporto, invece, tra fiorani e consorte - numerouno di UNIPOL - si sta indagando e le cose non sono molto chiare. certo è che le numerose telefonate intercettate non fanno sparare nulla di buono e che le quote di UNIPOL in antonveneta sono documentate. sul coivolgimento dei DS in tutto questo nessuno si è pronunciato e allo stato dei fatti sono tutte illazioni. una cosa è la vicenda che vede coivolti fiorani-fazio-maggioranza di governo, un’altra è quella di UNIPOL. sui rapporti tra le due vicende, spero, si farà chiarezza in tempi brevi.
detto questo, e chiedo scusa per la lunghezza, lancio un avviso: a chi non se ne è ancora accorto, questo non è nè un sito di politica nazionale, nè il sito dei DS, nè della procura di roma. questo è il blog informale di silvano bassetti, assessore all’urbanistica del comune di bolzano. il porre provocazioni su presunte vicende che coivolgono alcuni esponenti dei DS, che funzione ha? che senso ha ricopiare i giornali o libri di travaglio? quali risposte si vorrebbe ricevere da un assessore di bolzano, che ha la sola colpa, seppur imperdonabile, di essere un democratico di sinistra?
marco b.
16 Dicembre 2005 alle 4:15 pm
[NOTA DI MODERAZIONE]
Condivido la diffusa insofferenza per la piega che ha assunto il dibattito e in particolare quoto in ogni parola il passaggio finale di Dedalus.
La levata di scudi generalizzata mi porta quindi alla seguente determinazione: il dibattito del blog è utile e costruttivo - dal mio personalissimo e insindacabile punto di vista - se si dipana intorno ai temi proposti dal post cui si riferisce. Sono ammesse divagazioni, come lo sono sempre state, e/o veloci riferimenti a questioni altre (off topic). Non saranno invece ammessi metodici cambi di argomento, maggiormente se scelti ed confezionati con palesi (o meno) intenti di denigrazione, attacco, denuncia, eccetera.
Ho notato anche io una certa metodicità negli interventi dell’assiduo Gelletti ma credo che fosse necessario un giro di “ampio confronto”, per evitare (da webmaster) decisioni che potevano essere additate come censorie o antidemocratiche. Adesso si è discusso e deciso. La moderazione dei commenti verrà ulteriormente modificata. Magari nuovi commenti (anche se firmati e non ingiuriosi) non verranno approvati in quanto contrari a quanto appena esposto.
Vi invito infine a evitare di riprendere brani da giornali e/o pubblicazioni; si può essere contrari o meno ma finatnto che vige il diritto di autore, a meno di esplicita autorizzazione, pubblicare in internet materiale protetto costituisce illecito. Nella mia carriera di blogger mi è già capitato di essere contattato da uffici legali di editori che mi invitavano a rimuovere dai miei siti articoli di giornale (altrimenti vie legali…). Gradirei evitare questo tipo di fastidi.
Con questo commento il dibattito sulle attualità bancarie è chiuso. Anche i commenti “confezionati ad arte” (a mio insindacabile giudizio) non verranno più pubblicati.
vi ringrazio
16 Dicembre 2005 alle 4:55 pm
Condivido pienamente l’idea di un iniziativa d’informazione sul BBT. Mi permetto due suggerimenti:
a) un bilancio sociale del progetto (fase di costruzione),
b) invitare anche qualcuno delle ÖBB, dato che da circa 10 anni esiste il passenta ferrovario sud di Innsbruck.
Freundschaft Werner
(innamorato nella nuova stazione ferrovaria di Innsbruck!)
16 Dicembre 2005 alle 5:23 pm
stiamo tutti scrivendo sotto un post del giorno 11, oggi è il 16. in questi 5 giorni sono successe varie cose a bolzano e nel resto del globo. del resto del globo qualcosa si sa, di bolzano molto meno. la giunta con gli ovvi problemi di avvio ha iniziato a lavorare, spagnolli è stato messo in minoranza sulla festa di fine anno (purtroppo), hanno affrontato la questione commercio, hanno deciso di prendere tempo sulla questione di via einstein. cose sul tappeto ce ne sono e capisco che il bassetti abbia i suoi cazzi in comune ma un blog senza post fa normalmente i conti con le notizie del giorno, banche comprese e con chi ha voglia di usarle. concordo invece con la fine delle citazioni, conosco travaglio da anni, l’ho letto, lo leggo e lo stimo ma il sig. gelletti in questo modo non fa un favore né a lui nè alle sue idee. il lavoro di travaglio non consiste mai nel partire da un preconcetto/sospetto per poi trovarne le ragioni in corso d’opera, è esattamente il contrario, l’attento lavoro di un cronista, che raccogliendo dati arriva a delle conclusioni, concetti. cordialit
16 Dicembre 2005 alle 5:28 pm
[1] A mio modo di vedere, il denominatore comune dei post (come dei commenti) deve rimanere BOLZANO, come giustamente affermato da Paola F.
Le vicende della nostra amata Landeshauptstadt (e non solo: vedi Val di Susa), però, ci offrono ogni giorno interessanti spunti per nuove argomentazioni sull’Alto Adige-Südtirol, sul suo territorio (es.BBT) come sulla sua Autonomia.
Sono d’accordo con il webmaster che a tutto c’è un limite; ma aggiungo che la «Cornice Provinciale» potrebbe essere una solida barriera per la divagazione spregiudicata in tematiche nazionali [più o meno politiche].
Gli approfondimenti che rispettano questa linea di confine (oltre che le disposizioni di Carlo) siano ben accetti.
[2] A questo proposito, volevo illustrarvi vita morte e miracoli di St.Valentin von Raetien, vescovo, nato a Nauders nel…
16 Dicembre 2005 alle 8:27 pm
come dice giustamente valentino il centro deve essere bolzano ma cmq non si può vivere in una bottiglia di vetro…vorrei abbassare i contenuti di questa discussione vivace per porre un problema banale ma serio: quando avete deciso le targhe alterne avete considerato il problema di chi va a lavorare al mattino presto? pogo i seguenti esempi: operaio seab che ci pulisce le NOSTRE strade dalle cinque del mattino in poi come arriva al lavoro alle quattro del mattino se ha un’unica automobile..si alle quattro non c’è divieto ma poi come torna a casa??? autobus alle quattro non ce ne sono, attraversare la città alle quattro in bici a -10 mi sembra inproponibile..lo stesso problema ce l’hanno le infermiere ce ci curano ogni giorno( i dottori magari di auto ne hanno due)..non è possibile fare deroghe per queste categorie????
17 Dicembre 2005 alle 12:47 pm
Vorrei proporre un nuovo importante tema che riguarda le donne: stamattina al centro interculturale della donna c’è stata una conferenza stampa del comitato di donne “usciamo dal silenzio”a difesa della legge 194 e dei consultori come strutture laiche di accoglienza,del diritto all’autodeterminazione e della scelta e in primis in difesa della laicità dello Stato. Vi allego il comunicatoCONFERENZA STAMPA DEL NEOCOSTITUITO
COMITATO “USCIAMO DAL SILENZIO” DI BOLZANO
Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una sempre più pesante intromissione degli organismi clericali nelle questioni che riguardano lo Stato italiano in nome di un’etica cattolica considerata come l’unica “verità”, a scapito della laicità dello Stato. Molti sono gli uomini politici che rispondono con sempre maggiore sollecitudine e solerzia agli appelli del Vaticano confidando, forse, in un proficuo appoggio elettorale e in un ritorno in termini di voti. L’ingerenza della chiesa si trasforma in vera e propria crociata quando ad essere in gioco è il corpo femminile e l’autodeterminazione della donna su scelte che riguardano la sua persona e la sua vita.
Ne sono un chiaro esempio il dibattito che si è acceso la primavera scorsa attorno al referendum sulla procreazione assistita, il duro scontro esploso in autunno sulla sperimentazione RU486 (la cosiddetta pillola abortiva) attuata dall’ospedale Sant’Anna di Torino e infine l’audizione parlamentare sui Consultori con la proposta del Ministro Storace di inserire i volontari del Movimento della vita in tutti i Consultori
Di fronte a questo contesto, alcune donne hanno iniziato a mobilitarsi e il 29 novembre a Milano, durante un’assemblea indetta per parlare di autodeterminazione
delle donne e di legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza,
alla quale hanno partecipato più di 1000 donne, si è costituito il comitato
“Usciamo dal Silenzio”, che insieme ad altri comitati e gruppi di donne ha
deciso di indire per il prossimo 14 gennaio una grande manifestazione a Milano.
Anche a Bolzano siamo volute “uscire dal silenzio” e il 12 dicembre in 50
ci siamo riunite per stabilire come reagire anche a livello locale alla marea
montante di attacchi alla legge 194 cui stiamo assistendo. Oltre ad aderire
alla manifestazione nazionale del 14 gennaio, abbiamo previsto di organizzare
iniziative di sensibilizzazione perché siamo convinte che così come la legge 194 è un diritto e uno strumento ineliminabile per l’autodeterminazione delle donne anche la modalità con la quale una donna decide di abortire appartiene alla sfera dei suoi diritti. E poiché la nostra salute ci interessa molto e siamo consapevoli che essere contrari alla legge 194 equivale a favorire l’aborto clandestino, riteniamo che divieti dettati da motivazioni strumentali e ideologiche non servano a nulla, se non ad alimentare l’ipocrisia.
Riteniamo invece utile - come sottolineano le donne che hanno sottoscritto l’appello lanciato da redazione@women.it contro l’interferenza del ministro Storace – aprire spazi di comunicazione tra scienza, cittadine e cittadini che consentirebbero:
1.una maggiore informazione su rischi e benefici di ciascuna tecnologia per permettere alle donne una scelta consapevole tra le diverse opzioni possibili;
2.una maggiore consapevolezza dei livelli di controllo del corpo femminile da parte della classe medica, della classe politica, del mercato e del conservatorismo clericale;
3.di rendere pubblico aperto e trasversale un confronto e un dibattito di come filosofi, scienziati, teologi e pensatori politici hanno rappresentato il corpo della donna e, sulla base di una presunta naturalità, hanno stabilito il ruolo della donna nella procreazione e nella società.
Come comitato bolzanino facciamo un appello affinché anche altre donne di Bolzano e Provincia aderiscano al neocostituito comitato “Usciamo dal Silenzio”.
Per la manifestazione nazionale in difesa della 194 che si terrà il 14 gennaio prossimo a Milano verranno organizzati dei pullman con partenza da Bolzano.
Chi volesse aderire al comitato e/o partecipare alla manifestazione di Milano può rivolgersi al seguente indirizzo di posta elettronica: frauenzentrum@rolmail.net o al cellulare 3292610159.
17 Dicembre 2005 alle 2:54 pm
Lettera bolognese, non come quella viennese: non è scatologica ( significato letterale:da rottura di scatole)
Carissime amiche e Carissimi amici bloggisti,
A Bologna ho visitato insieme ad alcune classi della mia scuola la mostra su Giacomo Matteotti frutto del lavoro affidato dalla vedova Velia al fotografo A. Pastorel. La mostra, aperta sino al 28 gennaio in Piazza Galvani 1, analizza e ripercorre quel tragico momento storico.
Mi sovveniva il ricordo della legge Acerbo. Ricordate? Nel ‘23 Mussolini fece approvare una legge elettorale che consentiva al partito o alle coalizioni che avessero ottenuto il 25% dei voti un premio di maggioranza dei 2|3 dei seggi. Sapete come poi andò a finire: brogli, violenze e poi il sacrificio del segretario del PSU Giacomo Matteotti. Attenzione, compagne e compagni, a stare allerta (sento un tintinnare di spade..come diceva Nenni negli anni settanta prima del tentativo del golpe Borghese) perchè nei prossimi mesi non accada….. ! Ed a proposito degli anni ‘20: se ci saranno alleanze per superare le soglie previste dalla vergognosa legge elettorale che non si usi il termine” listone”. Era l’alleanza fascista-borghese-reazionaria delle elezioni del 30 aprile del ‘24!
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Si dovranno trovare candidati che sappiano rappresentare le istanze dei cittadini sudtirolesi e che siano coinvolti ed “immersi” nella solidarietà, che siano vicino ai più deboli e che rappresentino non il singolo partito ma l’intera colalizione.
Oscar Peterlini deve essere rieletto! Egli ha dimostrato di essere il rappresentante dell’Ulivo; egli ha combattuto le sue battaglie politiche senza distinzioni etniche ma in nome della pace e della salvaguardia dell’Autonomia. Invece Gianclaudio Bressa appena eletto si è sentito il rappresentante della Margherita e non dell’intera coalizione. Consentitemi un’ulteriore riflessione: Luisa Gnecchi, eletta sia nel ’98 che nel 2003 in coalizioni progressiste, ha sempre rappresentato la sinistra alternativa, riformista (che possono convivere, modello sudtirolese) mai rinnegando le sue radici politiche! E’ un suo merito. Sicuramente potrà contare nel 2008 ancora sui miei otto voti! Per chiarezza: non farò convergere i miei otto voti su G. Bressa (e basta con le solite tiritere, sacrificio, responsabilità di partito e bubbolate varie!) Che si cerchi, invece,un candidato unitario e sudtirolese!
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Che i tempi attuali siano difficili per l’autonomia e per il nostro Paese lo segnala il Presidente della Giunta nella sua incisiva relazione sul bilancio di previsione. Egli ci invita a fondare la politica sui valori alti e non sulla demagogia e populismo. Vale la pena di sottolineare questo bellissimo passaggio: “ una politica che perde di vista i propri valori fondamentali, uguaglianza dei diritti, democrazia, responsabilità sociale, libertà- perde le proprie radici ed in fin dei conti la propria credibilità e con essa il sostegno popolare. (…)Durni, il pragmatico, come si autodefinisce, con umiltà riconosce che se “calpestiamo questa fiducia accordatoci dalla popolazione “ rischiamo di distruggere il nostro prestigio acquisito nell’attività amministrativa.
Mala tempora e preoccupazioni per la nostra Autonomia! “Il centro destra-e questo è il pericolo- vuole indicare dove effettuare i tagli.” D. minaccia “che dobbiamo difendere con le unghie e con i denti, la nostra libertà di risparmiare là dove lo riteniamo necessario, di decidere autonomamente dove effettuare dei tagli, negoziando con lo Sato unicamente la somma da economizzare” E’ respinta al mittente l’ingerenza nella nostra autonomia soprattutto se “calpesta il sistema finanziario della nostra Provincia e mina la nostra indipendenza”.
Io consiglio di leggere attentamente la relazione completa e non solo le sintesi giornalistiche. Essa contiene spunti politici interessanti che ovviamente, per questioni di spazio, non posso riportare.
Un caro saluto
Tonio
p.s
per correttezza:questa lettera (molto più lunga perchè contiene alcune mie riflessioni pubblicate sul blog) è stata inviata alla mailing list del mio partito
17 Dicembre 2005 alle 3:36 pm
Anch’io vorrei vedere un post sul neonato comitato”usciamo dal silenzio”di Bolzano.
Per cominciare, Silvano, potresti pubblicare i comunicati dell’Aied e di Lidia Menapace che offrono informazioni e riflessioni interessanti sul tema dell’attacco all’autodeterminazione delle donne da parte del governo e delle gerarchie cattoliche?
17 Dicembre 2005 alle 3:50 pm
@ loredana
un post su “usciamo dal silenzio” lo pubblico volentieri in “prima pagina” (cioè nel posto dei post) se qualcuna di voi donne lo prepara, lo firma e me lo manda
intanto, se ci mandi i documenti citati, certamente li pubblichiamo nell’apposito “archivio documenti” adeguatamente linkato
17 Dicembre 2005 alle 5:02 pm
[ Premesso: ripetizioni (come x 3) e battute infelici (avrà sorriso qualcuno?) del commento di ieri non appartengono al mio repertorio; non abbiatene a male, il virus savonarolax è particolarmente contagioso…]
[1] Forse ho un po’esagerato. Non intendevo certo ridimensionare il valore che ha assunto il blog, «imbottigliandolo». Volevo solamente ricordare come esso è nato e (penso) quale fosse il suo scopo, ovvero raccontare da un punto di vista insolito i concitati momenti che hanno portato all’elezione di Spagnolli e, più in generale, la storia di Bolzano (perché di storia si tratta), della gente che vi abita, delle persone che la governano. I commenti vengono in primo piano qualora essi aiutino a raggiungere questo obiettivo, con sensibilità e opinioni differenti.
Comunque non sta a me giudicare. Credo in questo compito siano più capaci i nostri Carlo e Silvano Bassetti (non dimentichiamolo: a loro spetta il merito di aver portato, con questo innovativo e coraggioso mezzo, una ventata di aria nuova nella finora monotona discussione politica).
[2] Riprendo un’affermazione del dott. Bassetti del 15 dicembre: «…utilizzando il mio ruolo assessorile cercherò di promuovere un confronto pubblico con BBT e FS sul tunnel di base e sui suoi “annessi” bolzanini: circonvallazione merci e areale ferroviario». Dato che il progetto coinvolgerà la popolazione per anni, concordo perfettamente sulla possibilità di organizzare a Bolzano un incontro aperto alla cittadinanza sul Brennerbasistunnel.
Ma ho un piccolo suggerimento: coinvolgere attivamente le scuole della città, magari con un concorso d’idee/disegni o quant’altro (lo hanno già fatto in Valle Isarco) oppure -perché no?- con una giornata d’incontro riservata a informare studenti e insegnanti. Quale strumento migliore se non le istituzioni scolastiche per far conoscere BBT & co.?
[3] Ha ragione il professore Antonio Testini a sottolineare che i tempi attuali sono difficili per l’Autonomia. Avete sentito l’ultima? Nella nuova Finanziaria è previsto che Bolzano e Trento dovranno destinare alle province confinanti diversi milioni di euro; è come se io dovessi risarcire i miei vicini perché dal balcone ho una vista migliore della loro!
[4] Non ho altro da aggiungere
VALENTINO LIBERTO