RIPARTE FERROPLAN ?

6 Maggio 2006

La notizia
La stampa locale pubblica con evidenza la notizia diffusa attraverso un comunicato stampa della Provincia: il Presidente Durnwalder e l’ing. Moretti di RFI, ai margini di un vertice a Salisburgo per la galleria del Brennero, hanno annunciato l’accordo per l’intervento sulle aree ferroviarie della stazione di Bolzano.
Nulla di più, nulla di meno. Niente dettagli sui contenuti dell’accordo. Solo l’annuncio.

Un commento a caldo
Non mi aspettavo l’annuncio in questa forma e in questi tempi. Ma conosco perfettamente i contenuti dell’accordo annunciato. I contenuti sono definiti in una bozza di “protocollo d’intesa” che è stata elaborata con la partecipazione diretta del Comune di Bolzano e che attende di essere pariteticamente firmata da Comune, Provincia e Ferrovie. C’era tra i tre contraenti un vincolo di riservatezza che ci ha impedito una pubblicizzazione preventiva dell’accordo in corso d’opera. E noi abbiamo onorato il vincolo di riservatezza, avendo piena consapevolezza che i contenuti dell’accordo garantiscono:
 la valorizzano del ruolo della città e delle sue attese di riqualificazione attraverso un processo pianificatorio organico e unitario;
 il riconoscimento della potestà territoriale del Comune e la sua pari dignità nella gestione dell’intero processo di trasformazione e valorizzazione delle aree ferroviarie e dei relativi impianti;
 l’affermazione del primato dell’interesse pubblico nella gestione dell’intera operazione anche nei suoi risvolti finanziari ed economici;
 l’apertura di un processo decisionale trasparente, paritetico e pienamente rispettoso delle regole democratiche, …
In attesa di poter diffondere il testo integrale del documento, per quanto mi riguarda, conoscendo il testo della bozza, posso fin d’ora dichiarare che personalmente lo condivido fino all’ultima virgola in quanto costituisce la miglior sintesi auspicabile di tutto il lavoro svolto in questi ultimi anni con il cosiddetto “Progetto FerroPlan”, le cui elaborazioni sono sempre state rese pubbliche e costantemente sottoposte al giudizio della città. E mi auguro dunque che il protocollo d’intesa possa essere rapidamente formalizzato aprendo su di esso un vasto processo di coinvolgimento dell’intera città.

Post Scriptum
Come è noto il processo era fermo da più di due anni. Bloccato a Roma, come molti hanno osservato. In tempi non sospetti avevo ipotizzato un’accelerazione del processo non appena superata la fase elettorale. Facile profezia? Avevo anche raccomandato di non farci trovare impreparati …

IL PRECONCETTO ANTIMODERNISTA

4 Maggio 2006

E’ fuor di dubbio che Bolzano sia attraversata da una polemica antimodernista. Ne è espressione la battaglia per la difesa delle Pascoli, ma non solo. La mobilitazione di Italia Nostra contro la “cubizzazione”, fa riferimento alle nuove architetture rappresentate dalla scuola professionale di via Roma (ex-Fiera) e dal progetto di ampliamento del Museo Civico. Il forte pregiudizio popolare contro le “case alte” del Firmian, contro la “alta densità edilizia” delle nuove espansioni urbane fa da contraltare alla forte rivendicazione di tutela di pezzi di edilizia certamente minore e di nessuna qualità intrinseca, quale il piccolo bar della zona industriale.

Non sono così cieco da non vedere alla base di questa polemica una forte dose di strumentalità politica. Non è un caso che la destra si dia molto da fare per alimentare queste polemiche, con l’evidente intento di utilizzare in funzione di opposizione politica un reale disorientamento culturale di massa. Ed è tipico che quella stessa destra concentri su alcuni pezzi di architettura bolzanina degli anni ’30 il transfert simbolico del “disagio degli italiani”.

Ma, al di là di ogni strumentalizzazione, non si può negare la presenza di un malessere reale e di una giusta preoccupazione dei cittadini di fronte alle mutazioni urbane, che agiscono direttamente sull’immaginario collettivo e che vengono sempre percepite come una turbativa delle percezioni consolidate. E’ sempre stato così. Le mutazioni producono turbamento. L’istinto dominante è conservativo. La permanenza dell’universo urbano è consolatoria. I cambiamenti spiazzano, disturbano, rovinano, peggiorano.

Lo sapevate che la magnifica via Cassa di Risparmio fu a suo tempo oggetto di feroci polemiche? Quel pezzo di città così genuinamente bolzanina e sentita da noi tutti come pezzo irrinunciabile della “bolzaninità”, è sottoposta oggi a tutti i possibili vincoli protezionisti. Eppure quando fu costruita, all’inizio del ‘900, fu percepita come un intervento sciagurato! Apparve come uno scempio architettonico che rovinava lo stile dominante dell’architettura bolzanina. A fronte del composto storicismo classicista che aveva fin lì dominato, i bolzanini percepirono con fastidio una rottura di stile, di cultura, di immagine. Nei nuovi interventi si concretizzava la rottura del rigoroso ordine precedente di impronta neoclassica e Biedermeier. Soffiava il vento nuovo della scapigliatura eclettica. Il decoro diventava invadente e ridondante, con una sarabanda di erker, di pinnacoli, di guglie, di torrette. I bolzanini si indignarono di fronte a quello che sarcasticamente condannarono come Zuckerbäckerstil…. stile del pasticcere! E oggi quella è la Bolzano da cartolina!

Lo sapevate che il “grattacielo” di piazza Sernesi fu costruito in mezzo alle polemiche? Quel pezzo di architettura moderna oggi è classificato tra gli elementi costitutivi di un insieme da tutelare. Eppure l’architetto Luis Plattner dovette difendersi con tutto il suo prestigio di fronte ad una fortissima polemica antimodernista. Quell’architettura che si elevava al disopra dello skyline della città storica fu considerata uno sfregio del paesaggio urbano bolzanino. Quel linguaggio architettonico moderno ed essenziale, privo di concessioni allo storicismo decorativista, fu considerato in forte contrasto con il contesto e con la storia della città… Eppure divenne il “grattacielo” di Bolzano!

Potrei continuare con molti altri esempi più recenti di trasformazioni, che io considero virtuose, come la bella casa d’angolo tra via Grappoli e via Conciapelli (Gigi Dalla Bona), l’elegante casa con erker all’angolo tra via Francescani e via dei Vanga (Adolfo Natalini), l’esemplare intervento sull’ex-Gil dell’Accademia Europea (Klaus Kada), la nobilissima architettura della Curia in via Alto Adige (Othmar Barth), ecc.

Semplicemente per dire che non dobbiamo avere paura della città che cambia. E per dire che dobbiamo avere fiducia della modernità di cui siamo parte. Ma senza tacere l’obbligo di presidiare il cambiamento con la vigilanza culturale e con il protagonismo civico in cui anche le preoccupazioni dei cittadini hanno pieno diritto di espressione. Per produrre sintesi alta e coraggiosa, senza cedimenti retrogradi al preconcetto antimodernista.

ANCORA SUI CENTRI COMMERCIALI

2 Maggio 2006

L’assemblea annuale dell’Unione del Commercio parrebbe aver prodotto la quadratura del cerchio: si fa un centro commerciale ai Piani attraverso la variazione del PUC che cambia le zone produttive in zone residenziali. Su questa proposta pare raggiunto l’accordo unanime, come si legge dalle varie dichiarazioni riportate dalla stampa. Pur con dei distinguo si schierano Frick e Pichler Rolle, Duzzi e Pavan.

A me, molto sinceramente, questa proposta pare una vera “bufala”. E mi spiego.

Va detto subito che non esiste nelle legge urbanistica provinciale nessuna zona giudiricamente predisposta in quanto tale ad accogliere un centro commerciale. Dobbiamo dunque andare a ricercare le zone in cui sia legittimo localizzare il commercio al dettaglio. Infatti un centro commerciale altro non è che una organica concentrazione di attività di commercio al dettaglio in un unico complesso. Orbene, allo stato attuale, la legislazione provinciale impedisce drasticamente e giustamente il commercio al dettaglio nelle zone agricole e, salvo eccezioni, nelle zone produttive. Viceversa lo ammette solo in due “zone urbanistiche”: da sempre nelle “zone residenziali” e, da qualche tempo a determinate condizioni, nelle “zone per opere ed impianti pubblici” (vedi Palazzone di Via Alto Adige). In entrambi i casi però il commercio al dettaglio (assieme al terziario) è considerato attività complementare a quella principale ed è percentualmente limitata rispetto alla cubatura totale. Ciò significa che in tutte le “zone residenziali” la funzione primaria è ovviamente la residenza, che deve coprire almeno il 60% della cubatura totale, con possibilità di destinare al commercio il residuo 40%. Così detta chiaramente la legge urbanistica provinciale.

Ragioniamo dunque sulla manovra proposta per i Piani di Bolzano.

Vero è che il Comune può variare il PUC, trasformando il regime urbanistico delle varie zone. Può ovviamente cambiare una “zona produttiva” in “zona residenziale”, ai Piani come altrove, ma con la finalità primaria di realizzare alloggi e solo parzialmente anche commercio. Una simile manovra è plausibile (e persino virtuosa) su dei terreni non ancora edificati, ovvero su aree destinate ad una intensa trasformazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione. In queste condizioni il cambio di regime urbanistico attiverebbe operazioni immobiliari miste, formate da almeno il 60% di alloggi e con una cubatura massima del 40% per altre funzioni, comprese quelle commerciali, ma senza trascurare le necessarie attrezzature di servizio per la residenza.
Cosa significa invece una simile operazione su aree già densamente edificate e spesso coperte al 100% da edifici costruiti recentemente e specificamente progettati per attività del tutto diverse da quelle residenziali? Per esempio, cosa significherebbe, rendere residenziale il lotto della FERCAM a Campiglio, attualmente in costruzione, o il lotto dell’Electronia in via Macello: significherebbe forse demolire il 60% di quanto in fase di costruzione o di quanto già solidamente costruito, per trasformarlo in residenza come obbliga la legge? Oppure si pensa fin d’ora alla scappatoia di derogare da quanto prevede la legge per fare delle “zone residenziali anomale” che di residenziale non hanno nulla? Orribile trucco e pessima operazione urbanistica. Saranno d’accordo tutti, ma, per quello che conta, l’assessore all’urbanistica del Comune di Bolzano si chiama fuori da questo gioco truccato.

Ma, siccome io concordo pienamente sull’esigenza di realizzare a Bolzano almeno un centro commerciale (o magari due, come per altro previsto negli accordi di coalizione della Giunta Spagnolli), non mi esimo dal proporre una soluzione.

Al posto della mostruosità urbanistica di una “zona residenziale anomala”, propongo una ben più semplice e coerente “zona produttiva speciale”. Basta una piccola norma aggiuntiva nella legge urbanistica provinciale che preveda, laddove ne esistano le esigenze e le condizioni, la categoria tecnico-giuridica delle speciali “zone produttive ad alta vocazione commerciale” in cui sia ammesso il commercio al dettaglio, anche nella forma concentrata di “centro commerciale”, con esplicite regole di quantità e di qualità.

Troverei esemplare e assolutamente coerente inserire, con adeguata e puntuale valutazione urbanistica, qualche “zona commerciale speciale” nel PUC di Bolzano. Ai Piani e, perché no, anche al MeBOCenter di Ponte Adige, per risolvere finalmente con trasparenza, con coraggio e con adeguati strumenti urbanistici la questione dei centri commerciali.

PENSIERINI DEL PRIMO MAGGIO

30 Aprile 2006

Capo Horn
L’Unione ha doppiato capo Horn. Navigando in un mare tempestoso e schivando minacciosi iceberg, il centrosinistra ha tenuto saldamente la rotta e alla fine ha eletto i presidenti di Camera e Senato. Checchè ne dica il centrodestra abbiamo fatto il pieno dei voti disponibili (e perfino qualcuno di più). Adesso aspettiamo il governo, Berlusconi permettendo! Intanto confesso qualche momento di commozione per il discorso di insediamento di Bertinotti. Sarò un inguaribile romantico, ma Marzabotto, la Resistenza, la Costituzione, Calamandrei, don Milani …..

Festa del lavoro e festa dei lavoratori
Quale lavoro e quali lavoratori, oggi? Noi di sinistra siamo cresciuti nell’alveo del movimento operaio e nella considerazione dei valori universali di cui era portatrice la classe operaia. Ma cos’è oggi il movimento operaio, chi è la classe operaia? Le mutazioni epocali hanno profondamente modificato le strutture economiche, gli assetti sociali e la struttura delle classi. L’economia tardo-industriale o persino post-industriale vive una profonda dicotomia tra lavoro e finanza. Gli operai sono diventati un’esigua minoranza. Siamo un popolo di pensionati e di giovani precarizzati confusi in un magmatico ceto medio. Un ceto medio che subisce forti processi di proletarizzazione, di impoverimento, di esclusione.
Bene ha fatto dunque Bertinotti a dedicare la sua elezione alle operaie e agli operai. Ma è necessario allargare l’orizzonte e farsi carico delle nuove complessità sociali e culturali. E’ il banco di prova del futuro governo Prodi.

Quote rosa
E tra le nuove complessità socio-culturali c’è la differenza di genere. Lo scontro sulle “quote rosa”, anche nel nostro consiglio comunale, ne è la dimostrazione palese. Facciamo fatica a progredire sulla via del pieno riconoscimento e della piena realizzazione delle pari opportunità. Con la prima parzialissima modifica dello statuto comunale è stato fatto un primo piccolo passo, tra mille contraddizioni e gravi ritardi. Partiamo da lì, per andare avanti. Ci sono buone pratiche da mettere in atto anche prima di modificare lo statuto. Nel governo della città, come nel governo del paese.

Centri commerciali
Mentre aspettiamo con speranza il nuovo governo e l’applicazione delle quote rosa, non perdiamo d’occhio la cronaca politica locale. E scopriamo che qualcuno ha inventato la ricetta per fare i centri commerciali: trasformare i Piani di Bolzano in “zona residenziale” con una variante al PUC. Sic!
Attenzione, siamo di fronte ad un giro di carte truccate. Si cerca di scaricare sul Comune e sul suo PUC una contraddizione tipicamente legislativa di competenza provinciale. La Provincia non ha il coraggio di sciogliere il nodo legislativo che attualmente impedisce il commercio al dettaglio in zone produttive. E allora vorrebbe che il Comune risolvesse la contraddizione con un trucco nel PUC.
Perché lo chiamo “trucco”? Perché è vero che, allo stato attuale, l’unica zona di PUC che consente il commercio al dettaglio (e dunque i centri commerciali) è la “zona residenziale” che vincola il 60% della cubatura alle abitazioni e lascia libero il 40% alle altre attività (commercio e terziario). Ma un conto è introdurre una nuova zona residenziale “vergine” che permette nuovi interventi urbanisticamente organici e funzionalmente misti. E un altro conto è cambiare in residenziale aree già edificate (come ai Piani) per permettere a qualcuno (Electronia, Fercam, ecc.) di farci commercio al 100%. E un orrendo trucco a cui io personalmente non intendo prestarmi.

CATTOCOMUNISMO ?

25 Aprile 2006

Dalle letture della liturgia cattolica di domenica 23 aprile … con un pensiero al 25 aprile.

La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro in comune. … Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.
Atti degli Apostoli (At. 4, 32-35)

°°°°°
ne approffitto per ricordare:

oggi 25 aprile alle ore 20.30 - Auditorium Roen:
“Voci di vento. La voce delle donne nella Resistenza”

domani 26 aprile alle 20.00 - Sala di rappresentanza del Comune
incontro con il frate brasiliano Frei Betto, un grande testimone di giustizia

URVILLE: la città, i giovani, l’utopia e … la scalinata delle Pascoli

24 Aprile 2006

Urville ha più di 150 grattacieli, 500 chiese cattoliche, 57 sinagoghe, 14 moschee e otto templi buddisti. E’ il terzo polo industriale francese, vanta una delle migliori piattaforme aeroportuali del paese con 104 milioni di passeggeri l’anno, un sincrotrone all’avanguardia e una delle reti di telecomunicazione più sviluppata d’oltralpe. La sua storia affonda le radici nel XII secolo …. Un passato intenso che l’ha vista teatro delle guerre di religione durante il Cinquecento, piegarsi durante il crack economico del ‘29, e sopportare l’occupazione nazista che ha strenuamente combattuto grazie a una resistenza attiva e coraggiosa… Oggi è alle prese con la costruzione della grande biblioteca …

Urville esiste solo nei disegni di Gilles Trehin, un ragazzo francese di 34 anni che la sta costruendo da quando ne aveva cinque. Prima con i Lego poi, visto che lo spazio della sua cameretta non bastava più, su fogli di carta. Sviluppandone non solo l’estensione, ma anche la storia e l’economia.

In effetti è lo scopo della sua vita, iniziata non troppo felicemente con la diagnosi della sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo che gli ha permesso di non isolarsi completamente dal mondo.

Sono stato immediatamente rapito dai disegni di Urville, apparsi il 18 aprile su repubblica.it. Ho fatto un giro nel sito di Urville per capire meglio la profondità della storia. E lo consiglio vivamente.

E poi ho pensato ai giovani studenti delle Pascoli che lottano per salvare una vecchia scalinata. Mi sono apparsi molto generosi verso il passato. Fin troppo. Possibile, mi son detto, che non abbiano voglia di lottare per il futuro?

TORNIAMO A NOI: PASCOLI e DINTORNI

23 Aprile 2006

Dopo l’orgia propagandistica della contesa elettorale e la tragicommedia post-elettorale, torniamo a noi. Torniamo a Bolzano e alle sue vivaci polemiche. A partire, emblematicamente, dalla questione delle Pascoli.

Lasciatemi dire in premessa che ho altamente apprezzato il fondo di Paolo Campostrini sull’Alto Adige del 22 aprile. Dice, tra l’altro, che “ questa storia delle Pascoli ci ha restituito una Bolzano per certi versi sorprendente. Per cominciare, sulla loro sorte si è confrontata e non scontrata. La memoria non è stata brandita come un randello ma distesa come un lenzuolo su un tavolo di riflessione comune. Più che urlare, in tanti hanno tentato di ascoltare: il Comune le ragioni di Italia Nostra, i professori quelle degli studenti, gli architetti la gente comune. Quanto accaduto è forse più importante del destino di una scalinata.”

E’ con questo spirito di ascolto e di confronto che ritorno sull’argomento. Lo faccio con una serie di interrogativi a cui attribuisco il compito di fare “chiarezza problematica” sulle questioni in gioco. E, distintamente, propongo la mia risposta a ciascun interrogativo, non con la presunzione della verità, ma come manifestazione di una posizione personale su cui chiedo il beneficio della buona fede e del fondamento razionale.

1. Serve un polo bibliotecario provinciale?
Certamente si! E’ un progetto culturale che viene da lontano ed è altamente innovativo. Affronta in maniera organica il servizio pubblico bibliotecario a livello provinciale, con una grande struttura che unifica le tre biblioteche oggi esistenti: biblioteca provinciale tedesca, biblioteca provinciale italiana e biblioteca civica. E’ una preziosa iniziativa unitaria concertata tra Provincia e Comune. E’ la prima operazione segnatamente inter-etnica proposta dal sistema autonomistico. Implementa il ruolo di Bolzano come città capoluogo e come città universitaria.

2. Serve un polo bibliotecario così grande?
Probabilmente si! Il programma funzionale e spaziale è imponente e assai ambizioso. Deriva dal ruolo di centralità strategica attribuita al polo. E’ il risultato di un lungo lavoro unitario di elaborazione da parte di tutti i tecnici provinciali e comunali, con qualificate consulenze scientifiche che ne certificano la dimensione e la qualità. Deriva dall’ipotesi funzionale di una grande biblioteca moderna, con una robusta dotazione di fondi librari e documentari anche di tipo multimediatico, con grandi sale di lettura, con ricche attrezzature di consultazione informatica e telematica, con spazi attrezzati per incontri pubblici e seminari di studio, con ampi spazi di socializzazione (bookshop, caffetteria, conversazione, ecc.).

3. E’ corretta la sua localizzazione?
Sostanzialmente si! Pur derivata da pre-condizioni date (scuole in dismissione e proprietà pubblica), la localizzazione presenta aspetti assai favorevoli. Rispetta il criterio di forte centralità urbana ma, finalmente, senza proporre per l’ennesima volta un intervento in centro storico (teatro, auditorium, musei, università,…). Valorizza virtuosamente la “città nuova” (vogliamo chiamarla “città italiana” di impianto fascista?). Si colloca al centro del più forte insediamento scolastico di tutta la città, a distanza pedonale da tutte le principali scuole superiori bolzanine e dall’università. E si colloca in un’area urbana fortemente servita dal trasporto pubblico.

4. E’ compatibile con la conservazione del complesso scolastico Pascoli-Longon?
Forse! Comunque in forma assai problematica e senza scorciatoie. L’unica vera maniera per conservare gli edifici esistenti stava nella conferma della destinazione scolastica (da tempo superata da consolidate e incontestate decisioni) ovvero nella scelta di una improbabile destinazione funzionale più “leggera” (museo, uffici provinciali, ecc.). Appare assai difficile conciliare la conservazione del vecchio edificio con i 73 mila metri cubi e con la specialità tipologica della biblioteca. E, comunque, la difficile soluzione del conflitto tra conservazione e innovazione mi pare correttamente da affidare alla responsabilità culturale e alla creatività artistica del progetto architettonico e del suo autore. A patto però che la questione sia posta in termini propriamente culturali ed architettonici.

5. E’ semplicemente “culturale e architettonico” il conflitto?
Evidentemente no! Il conflitto, come spesso accade a Bolzano, ha assunto innegabili connotati emotivi, politico-culturali, etno-politci e direttamente partitici.
Suscita emotività l’ipotesi della demolizione. Si mobilita un’opinione pubblica (e gli studenti con essa) che individua nella possibile scomparsa delle Pascoli un’ulteriore perdita di un pezzo di città a cui si è affezionati. E che percepisce un eccessivo disordine nei processi di trasformazione urbana. Ma rischia di non distinguere la qualità e la portata strategica di questa operazione, che non può essere assimilata ad una qualsiasi iniziativa privatistica e speculativa, quale ad esempio fu la sciagurata demolizione del Cinema Corso.
La vicenda alimenta anche la indispensabile battaglia culturale delle associazioni protezionistiche, giustamente allarmate da una generale indifferenza politica alle attività di indiscriminata sostituzione del patrimonio storico della città. Ma rischia di portare gloriose associazioni come Italia Nostra ad una battaglia ambigua di inaccettabili toni anti-modernisti.
Ma, soprattutto, sulla delicata questione organizzano l’arrembaggio politico i difensori dell’italianità o, simmetricamente, i fanatici iconoclasti. Si fa presto a fare delle Pascoli l’ultimo simbolo dell’italianità: lo fanno AN e Unitalia che lo vogliono difendere; lo fanno gli Schuetzen che lo vogliono cancellare. E torna a galla il “disagio degli italiani”, chiudendoci tutti nell’ennesimo cul de sac.

6. Come se ne esce?
Chissà! Mi auguro che Bolzano se ne esca con un bellissimo progetto architettonico, capace di dare una adeguata forma fisica al grande progetto culturale della biblioteca, una significativa forma simbolica ad una grande istituzione inter-culturale e una risposta alta alla domanda di identità plurale della nostra Bolzano.
Vorrei un progetto bello, sensibile, amorevole. Bello in sè, sensibile alla memoria del sito, amorevole verso la città.

UNIONE 19.002.598 vs CDL 18.977.843

22 Aprile 2006

Numeri scarni ma ufficiali in quanto decretati dalla Cassazione. La vittoria dell’Unione e di Prodi è certa e legittima, con uno scarto assolutamente esiguo di 24.755 voti. Esiguo, ma certo e legittimo.

Il Centrosinistra ha infine vinto e non ci sono più pretesti o alibi per nessuno.

Né per Berlusconi che, con i suoi capricci da bambino viziato, pretende di tenersi il giocattolo; né per Prodi che “deve” fare subito e bene un governo forte e stabile. Né per il centrosinistra che della vittoria risicata (ma certa e legittima) deve farsi carico con il più alto senso di responsabilità e con la massima coesione (che non è un optional!); né per il centrodestra che dalla risicata sconfitto deve trarre altrettanto senso di responsabilità facendo un’opposizione seria e incalzante.

Il compito è altrettanto arduo, per chi ha vinto e per chi ha perso. La situazione è seria e il paese chiede governabilità, riforme, rilancio dell’economia, innovazione, equità. Proprio a partire da questa “vittoria senza festa” (come l’ha definita Ezio Mauro su la Repubblica) si misurerà la “nobilitade” degli uni e degli altri.

Sul nostro versante, alcuni fatti paiono promettere bene:

1. il passo indietro di D’Alema, che chiude la tensione sulla presidenza della camera, dimostra ancora una volta l’altissimo senso di responsabilità dei DS e del suo presidente che subordinano una propria legittima aspirazione all’unità della coalizione;
2. la decisone di fare i gruppi parlamentari unitari dell’Ulivo, sia alla camera che al senato, segna un passo in avanti nel processo di formazione del partito democratico;
3. il sì di Padoa Schioppa all’assunzione di responsabilità ministeriale per il Tesoro mette una prima fondamentale “pietra angolare” alla base del nuovo governo.

Mettiamoci tutti al lavoro, perchè il governo si fa a Roma, ma la politica si fa sul territorio.

FREI BETTO a Bolzano il 26 aprile

22 Aprile 2006

Frei Betto, a Bolzano su invito del Centro per la Pace, terrà un incontro pubblico la sera di mercoledì 26 aprile (ore 20) nella sala di rappresentanza del Comune dove verrà intervistato da Rodrigo Rivas, economista cileno che fu deputato in parlamento con Salvador Allende dopo aver fatto la campagna elettorale con Pablo Neruda, sul tema «Il diritto alla felicità. Per una globalizzazione della speranza».

Frei Betto è, insieme al presidente Lula, uno dei personaggi più conosciuti e amati dalla società civile brasiliana e dal movimento per i diritti umani a livello internazionale. La sua “storia” iniziò alla fine degli anni Sessanta quando venne imprigionato dalla dittatura nel famigerato carcere di Tiradentes a San Paolo. Insieme ad altri nove domenicani, accusati di stare dalla parte del leader comunista Marighella, venne torturato e accusato di essere un temibile sovversivo. Fu una vicenda straziante che Betto raccontò in libri famosi come “Dai sotterranei della storia” e “Battesimo di sangue”. Il mondo si commosse quando uno dei nove domenicani, Frei Tito, si suicidò subito dopo la liberazione appendendosi ad un albero davanti al convento di Lione, in Francia, dove aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai fantasmi dei torturatori. Durante gli anni Ottanta e Novanta Frei Betto ha continuato a testimoniare l’etica della solidarietà divenendo uno dei teologi della liberazione più letti dalle comunità di base. Ha partecipato, insieme a Lula, alla fondazione del Partito dei Lavoratori (PT) che ha portato il leader sindacalista alla guida del Paese. Per questo Lula ha voluto che nel suo governo ci fosse anche Frei Betto al quale ha affidato la campagna “Fame Zero”. Più volte proposto per il premio Nobel per la Pace, Betto continua la sua azione al servizio della pace e per il diritto alla felicità di tutti i popoli della terra.

IL 25 APRILE A BOLZANO

22 Aprile 2006

Ore 9.30 Palazzo Municipale
Onore ai caduti per la Patria, la Libertà e la Pace

Ore 9.45 Via dei Vanga
Onore al Maestro Franz Innerhofer

Ore 9.55 Cimitero civile d’Oltrisarco
Onore ai Caduti per la Libertà

Ore 10.00 Parco Rosegger
Via Marconi - Onore alla Medaglia d’Oro Salvo d’Acquisto

Ore 10.10 Cimitero Ebraico
Onore agli ebrei della regione, deportati e uccisi

Ore 10.20 Piazza IV Novembre
Onore alle Medaglie d’Oro Longon e Manci e ai Martiri d’Ungheria

Ore 10.30 Via Siemens
Onore ai martiri della Libertà

Ore 10.40 Piazza Adriano
Onore ai Caduti per la Liberazione

Ore 10.50 Via Volta
Onore ai Caduti Stabilimento Lancia

Ore 11.05 Via Resia – Muro del Lager
Riconsegna alla città di Bolzano della parte del muro restaurata a cura del “Comitato di salvaguardia Muro ex Lager”

Ore 20.30 Auditorium Roen
“Voci di vento. La voce delle donne nella Resistenza.”
Voce Marina Coli, fisarmonica Lorenzo Munari
Spettacolo musicale e letterario organizzato a cura del Circolo culturale dell’ANPI, con il Patrocinio del Comune di Bolzano

SCARSISSIMA. AGOGNATA. SICURA.

15 Aprile 2006

Finalmente chiuso l’orrendo tormentone. I voti contestati erano una piccola manciata. Non 45.000 ma 2.500, anzi 2.131. E’ stato il colpo di coda dello sconfitto che non ha perso l’ultima occasione per tentare di delegittimare in un colpo solo il voto popolare e l’intero sistema democratico. Non ha esitato a parlare di brogli, di lati oscuri, di risultati che devono cambiare … salvo poi dichiarare che non ci sono né vincitori né vinti, invocando di conseguenza un governo di larga coalizione. Ma ora la farsa è finita.

Ma è una farsa ridurre persino i risultati elettorali ad una questione di opinione? Non è forse l’ultimo (per ora) danno prodotto dalla cultura mass-mediatica di cui il berlusconismo è insieme causa ed effetto? Non è forse l’ultimo (speriamo per sempre) atto di demagogia populista e di arroganza del potere che caratterizza il Cavalier Banana (secondo la sublime satira di Altan)?

Ma alla “fin della fiera” …. finalmente la vittoria è del centrosinistra: scarsissima, agognata, sicura.

Adesso si tratta di governare e governare bene. L’esiguità del vantaggio elettorale ci offre/impone due importanti condizioni:

1. la coesione dell’Unione è condizione indispensabile per governare; non ci sono margini per giochi di disimpegno, per distinzioni sulle piccole differenze, per egoismi di parte, per narcisismi di partito, …

2. la forza dell’avversario è condizione di serietà e di responsabilità per tutti; per noi che dobbiamo imparare a interpretare meglio la complessità che dobbiamo governare; per loro che non possono usare metà degli italiani come carne da macello per il “tanto peggio tanto meglio”.

VITTORIA. SCARSISSIMA VITTORIA.

11 Aprile 2006

ricevo e pubblico. grazie savonarola.

SCARSISSIMA ma AGOGNATA VITTORIA

Confesso che non ce la facevo proprio a staccare gli occhi da quel televisore … ero ancora lì, quando alle 3 di notte, pur mancando ancora 30 sezioni, eravamo sopra di 20.000 voti. Era fatta. E’ comparso in diretta un Fassino più affilato che mai. Poi Prodi con un sorriso stanco sul palco di piazza Apostoli. La camera era del centrosinistra. Al senato eravamo sotto di 1 seggio e mancavano gli italiani all’estero. Ce la siamo data vinta, con una gioia al limite dello strazio, dopo 12 ore da incubo. Ci eravamo bevuti gli exitpol da sogno. Avevamo incassato le proiezioni in caduta libera. Ci siamo ingoiati i dati reali in continua regressione. Ci siamo trovati sotto. Siamo rimasti sopra per un pelo e non sapevamo se ridere o se piangere. Increduli e frastornati.

Abbiamo creduto agli exitpol perchè erano credibili. Ma non siamo proprio capaci di decifrare quest’italia che ci pare senz’anima. Abbiamo vinto usando la “porcata” che gli altri ci avevano preparato. Abbiamo vinto aggrappandoci ad una manciata di giovani che hanno votato solo alla camera. Abbiamo vinto, senza crederci, aggrappandoci ai nostri concittadini all’estero.

Adesso prepariamoci alla ri-conta, proprio come ci era successo alle nostre comunali. E tiriamoci su le maniche: c’è un casino di lavoro da fare.

Mi sento svuotato.

ACCADEMIA o POLITICA ?

7 Aprile 2006

Il dibattito sul FIRMIAN impazza, letteralmente! Su questo blog e su tutti i giornali, che finalmente pubblicano servizi e prese di posizione di varia natura e di diverso tenore. Ma oggi spicca la lettera del Signor Innocente Pedrini che l’amico Samuele si prende la briga di pubblicare integralmente su questo blog e che il WM correttamente abilita.

La lettera all’Alto Adige del signor Innocente Pedrini l’ho letta anch’io e direttamente sul giornale,che, per altro, oltre alla lettera ha pubblicato mille altre cose (alcune assai positive!) e che meriterebbero un mio “taglia e incolla” in questo blog se fosse auto-celebrativo o almeno la citazione per “par condicio” da parte di Samuele…

Lasciatemi dire che nel “positivo” che leggo sull’Alto Adige mi riferisco, non tanto alle auto-difese o alle solidarietà dei professionisti direttamente coinvolti, ma esplicitamente al bel ragionamento di Paolo Campostrini che ringrazio per l’intelligenza dei ragionamenti sulla città che si auto-genera in rapporto dialettico (e non deterministico) con gli esercizi di piano e di progetto. Proprio così! Il piano (e la sua gestione amministrativa) crea solo le pre-condizioni di una possibile qualità urbana. E qui sfido chiunque a dire che nel piano del Firmian non ci fosse la sfida programmatica (esplicita e dichiarata, anzi disegnata e normata) di pre-figurare una qualità possibile. Si badi bene qualità: una tra tante e solamente possibile. Poi vengono i progetti che danno corpo fisico al piano, declinandone “liberamente e creativamente” le potenzialità architettoniche, cioè spaziali e morfologiche. Poi vengono le attrezzature collettive che danno a quel quartiere gli indispensabili gangli nervosi, implementandone le potenzialità di socializzazione e di vitalità. Poi alla fine vengono necessariamente le persone che daranno a quel quartiere la loro anima e la loro identità, attraverso un processo complicato e contraddittorio di appropriazione di quegli spazi, di quelle architetture, di quelle costruzioni, di quelle case, di quei servizi. E’ tutta questione di passaggio dalla potenza all’atto: un processo su cui ciascuno gioca il suo ruolo e la sua responsabilità. Ma se c’è qualcuno che, a priori, vuol criminalizzare la prima fase del processo (cioè il piano), è libero di farlo: ma è accademia o politica! E, se è accademia, bisogna correttamente usare categorie disciplinari. Se invece è politica correttezza vorrebbe che la si facesse apertamente.

Un’ultima e definitiva battuta sull’incidente dell’innalzamento (a parità di cubatura) del complesso Tosolini:
1. si è trattato di un atto legittimo, condotto in totale trasparenza con procedura amministrativa di variante al piano, con preliminare referto tecnico favorevole da parte degli Uffici Comunali, con parere positivo unanime della Commissione Edilizia e con delibera unanime di approvazione da parte della Giunta Comunale;
2. l’atto, pur legittimo e legittimamente gestito, non era un atto dovuto, cioè poteva essere rifiutato dai tecnici, bocciato dalla Commissione edilizia, respinto dalla Giunta e, dulcis in fundo, negato dal sottoscritto.
E’ dunque nel rapporto tra la piena legittimità e la normale discrezionalità dell’atto che si produce ciò che io ho (secondo alcuni troppo generosamente) definito “errore”.

Che tutto ciò si riduca ad “amore per la cadrega”, come brillantemente semplifica l’Innocente (?) Pedrini, o si ingigantisca in accusa di “collusione con Tosolini”, come maliziosamente suggerisce Samuele, è materia di valutazione politica ovvero di giudizio penale. E non di velenose e gratuite illazioni, che respingo ai mittenti. Grazie.

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A proposito di politica.
Domenica si va finalmente a votare e io ci vado davvero volentieri, con passione e con rabbia, per cacciare Berlusconi. Voterò per Prodi (e per Tommasini) alla Camera e per Peterlini al Senato. Ieri sera ero in piazza Matteotti. C’erano proprio Christian e Oskar: hanno chiuso questa difficile campagna elettorale e mi sono piaciuti molto. Entrambi. Domenica li voterò con passione e con rabbia, senza se e senza ma.

SE PARIGI VAL BENE UNA MESSA …..

31 Marzo 2006

… le polemiche sul Firmian valgono almeno una replica! Ma non sarà più l’assessore Bassetti o l’architetto Bassetti a replicare, tanto nessuno gli crede in quanto “parte in causa”.

Secondo alcuni il Firmian è uno “scempio urbanistico”. Hanno diritto di pensarlo e di dirlo. E i giornali suonano la grancassa. Hanno diritto di farlo. Ma forse non tutti la pensano così. Allora, a replicare dovrebbero essere l’IPES e le Cooperative che costruiscono una buona metà di quel quartiere , oppure gli imprenditori bolzanini che lì hanno deciso di costruire e di vendere alloggi, oppure i molti bolzanini che lì hanno deciso di comperare casa, oppure l’UPAD che lì ci costruisce una sua sede, oppure la Curia che lì ci costruisce una nuova parrocchia, … e magari i numerosi architetti che hanno firmato progetti per oltre mezzomilione di metricubi dando forma architettonica concreta e visibile alle singole costruzioni e dunque al quartiere.

Secondo alcuni il Firmian è un “quartiere dormitorio”, anzi un “quartiere ghetto”. Circa il diritto di pensarlo, di dirlo e di pubblicarlo vale quanto detto sopra. Ma ci sarà pure un giornalista o un architetto o un sociologo o un curioso che si prende la briga di guardare il piano e i progetti. Scoprirebbe che su 17 ettari ci sono 3,5 ettari di parco pubblico oltre al verde diffuso e al verde condominiale; che, oltre alle case, ci sono tutte le scuole (dall’asilo nido alle superiori), c’è un centro parrocchiale, c’è un centro comunale polifunzionale (farmacia, poliambulatorio, centro diurno e alloggi per anziani, centro di formazione permanente, ecc.), c’è una piazza centrale pedonale, … E si accorgerebbe che tutte le strade interne sono dotate di marciapiedi e di piste ciclabili, che sono già previste le fermate della Sasa, che tutti i piani terra privati sulle strade principali sono destinati al commercio e che ci sono già le licenze commerciali per due grandi supermercati, …

Di fronte alle polemiche io non mi tiro indietro, ma dove si sono nascosti tutti quelli che concretamente stanno realizzando questo “scempio urbanistico”?

Cosa ne pensano gli architetti Postal, Palazzi e Moroder, che hanno progettato le cooperative, e gli architetti Donato, Berlanda, Piller, Putzer ecc. che hanno progettato per l’IPES, e gli architetti Gennaro, Visintini, Sulligi, Ambrosini, Zangirolami, Ploerer, Cappuccio ecc. che hanno progettato per i privati, e gli architetti De Lueg (chiesa), Scagnol (scuole), Perosa (Upad e Centro Comunale) che hanno progettato gli edifici pubblici? (Sono sicuro di avere dimenticato qualcuno e non so se scusarmi con chi ho citato o con chi ho tralasciato.) Tutti convinti di aver contribuito ad una schifezza urbanistica? E con l’architettura da voi firmata, come la mettiamo? E sulla questione delle “case alte”, coscienza a posto? Niente da dire sulla cultura anti-urbana e sulla retorica anti-moderna che alimenta la polemica sulla “cementificazione”? Niente da dire ai cittadini e ai giornali per rendere la polemica un po’ meno rozza e per uscire dalla strumentalizzazione politica?

(Per oggi basta! Salvo dire che le stesse domande valgono anche per la polemica Pascoli -Polo Bibliotecario…..)

IL PUC NON E’ UN OPTIONAL

25 Marzo 2006

In coda al post “assessore dannoso” del 16 marzo u.s., si è sviluppato uno scambio di commenti tra Teresa F. e me. Poiché il tema è lo sviluppo della città e il PUC (che particolarmente percuote il mio cuore, nonché le mie responsabilità politico-amministrative), ritengo utile rilanciare tutto in un apposito post, auspicando un vivace seguito.

In un passaggio di una replica al Sindaco, Teresa dice che “i cittadini temono una spinta edificatoria eccessiva sotto la pressione di costruttori senza scrupoli”. Le ho frettolosamente risposto che “al Firmian solo metà delle costruzioni sono dei privati e al CasaNova è tutta edilizia sociale (Ipes e Cooperative).” Intendevo con ciò precisare che la spinta speculativa certamente esiste, ma che non tutto ciò che si fa risponde a quella spinta. Ma prontamente Teresa ribatte: “gentile assessore , mi conceda una replica: la ‘supposta’ di via Roma, l’ abbattimento della casa gemella di via Zara alla quale farà seguito quella di fronte, la prossima demolizione del bell’edificio di via Firenze, l’ acquisto della villa Eccel con parco annesso, la caccia al “fazzoletto” presso il tavolare ecc. ecc. sono o no frutto di una pressione edificatoria?”

Rispondo.

Certamente sì! ci sono le pressioni e crescono le operazioni discutibili e dannose. Ma le ragioni per cui la pressione edificatoria esiste e il modo con cui siamo costretti a subirla non sono certo la mollezza o l’ammiccamento o, peggio ancora, la subordinazione da parte di questo o quel assessore (o sindaco) di fronte agli interesse degli imprenditori (alias speculatori, alias palazzinari). Troppo semplice!

La pressione c’è e la subiamo tutti perchè c’è una costante e crescente domanda di casa, per altro a prezzi assolutamente pazzeschi; perchè la domanda di terreno edificabile si scontra con la strutturale scarsità di suolo del nostro comune e con l’esigenza strategica di usarlo con assoluta parsimonia; perchè abbiamo un PUC (= piano regolatore) scaduto da un anno e completamente esausto; perchè, essendo esauriti tutti i terreni normalmente edificabili, saltano fuori le domolizoni finalizzate a sfruttare di più la cubatura esistente e a costruire gli ultimi dannati residui di cubatura prodotti dai cortili e dai piccoli rimasugli di terreno tra una casa e l’altra; ecc. …. e poi perchè siamo in uno stato dell’occidente capitalistico in cui la proprietà privata dei suoli è sancita dalla costituzione e dove lo stato di diritto impone come ‘atto dovuto’ di dare la concessione edilizia su un terreno che è dotato di cubatura in base al PUC! (ed è per questo che subisco anche le denunce e le citazioni per danni quando, per il bene comune, tento di rifiutare qualche concessione edilizia o qualche intemerato aumento di cubatura).
Dunque le cose che denuncia Teresa sono vere. Altroché se sono vere. E mi pare che l’elenco degli interventi criticabili sia citato da una mia precedente riflessione. Quell’elenco potrei allungarlo molto perchè ormai quasi tutto si costruisce proprio così e, finchè non ci sarà il nuovo PUC, questo fenomeno è destinato a crescere a dismisura. Di ciò sono totalmente cosciente e cerco di informare i cittadini su queste questioni.
E allora?

Allora è venuto il momento di mettere mano al nuovo PUC, senza se e senza ma. E senza menare il can per l’aia. Se saremo capaci di fare un buon PUC si creeranno condizioni più favorevoli per uno sviluppo armonico della nostra città. Niente miracoli: non spariranno le spinte speculative, non cesseranno gli interventi criticabili, non caleranno vistosamente i i prezzi delle case, … ma sicuramente ci saranno condizioni migliori, più regolate, più controllabili, più eque, più eco-sostenibili, …

Sento già la domanda: ‘Ma allora perchè, invece di parlare, caro assessore, non lo fai sto benedetto PUC?’

Rispondo, forte e chiaro, aspettandomi già la solita valanga di critiche da ‘destra e manca’: il processo di elaborazione del nuovo PUC non decolla, perchè pare che interessi solo a me! Qualcuno considera il PUC una mia ‘fissa’. Qualcuno sospetta che io farei un PUC buono per gli speculatori. Qualcun’altro teme che io farei un PUC troppo di sinistra. Qualcuno dice che con il PUC si alimenta la cementificazione e qualcun’altro teme che con il PUC si frena lo sviluppo. Qualcuno dice ‘basta costruire!’ e qualcun’altro dice ‘lasciateci costruire di più′….

Invece il PUC non è un optional: è un atto importante della democrazia di una città, a condizione che i cittadini lo sentano come proprio e se ne occupino direttamente. E allora questo è il momento in cui i bolzanini dovrebbero gridare a gran voce: VOGLIAMO IL NUOVO PUC, LO VOGLIAMO IN FRETTA, LO VOGLIAMO FARE INSIEME. E poi dovrebbero imparare a distinguere tra chi lo vuole e chi no, tra chi spinge per farlo e chi tira per le lunghe, tra chi lo vuole fare insieme ai cittadini e chi vorrebbe farselo nelle … ‘segrete stanze’.

O no?