Dopo l’orgia propagandistica della contesa elettorale e la tragicommedia post-elettorale, torniamo a noi. Torniamo a Bolzano e alle sue vivaci polemiche. A partire, emblematicamente, dalla questione delle Pascoli.
Lasciatemi dire in premessa che ho altamente apprezzato il fondo di Paolo Campostrini sull’Alto Adige del 22 aprile. Dice, tra l’altro, che “ questa storia delle Pascoli ci ha restituito una Bolzano per certi versi sorprendente. Per cominciare, sulla loro sorte si è confrontata e non scontrata. La memoria non è stata brandita come un randello ma distesa come un lenzuolo su un tavolo di riflessione comune. Più che urlare, in tanti hanno tentato di ascoltare: il Comune le ragioni di Italia Nostra, i professori quelle degli studenti, gli architetti la gente comune. Quanto accaduto è forse più importante del destino di una scalinata.”
E’ con questo spirito di ascolto e di confronto che ritorno sull’argomento. Lo faccio con una serie di interrogativi a cui attribuisco il compito di fare “chiarezza problematica” sulle questioni in gioco. E, distintamente, propongo la mia risposta a ciascun interrogativo, non con la presunzione della verità, ma come manifestazione di una posizione personale su cui chiedo il beneficio della buona fede e del fondamento razionale.
1. Serve un polo bibliotecario provinciale?
Certamente si! E’ un progetto culturale che viene da lontano ed è altamente innovativo. Affronta in maniera organica il servizio pubblico bibliotecario a livello provinciale, con una grande struttura che unifica le tre biblioteche oggi esistenti: biblioteca provinciale tedesca, biblioteca provinciale italiana e biblioteca civica. E’ una preziosa iniziativa unitaria concertata tra Provincia e Comune. E’ la prima operazione segnatamente inter-etnica proposta dal sistema autonomistico. Implementa il ruolo di Bolzano come città capoluogo e come città universitaria.
2. Serve un polo bibliotecario così grande?
Probabilmente si! Il programma funzionale e spaziale è imponente e assai ambizioso. Deriva dal ruolo di centralità strategica attribuita al polo. E’ il risultato di un lungo lavoro unitario di elaborazione da parte di tutti i tecnici provinciali e comunali, con qualificate consulenze scientifiche che ne certificano la dimensione e la qualità. Deriva dall’ipotesi funzionale di una grande biblioteca moderna, con una robusta dotazione di fondi librari e documentari anche di tipo multimediatico, con grandi sale di lettura, con ricche attrezzature di consultazione informatica e telematica, con spazi attrezzati per incontri pubblici e seminari di studio, con ampi spazi di socializzazione (bookshop, caffetteria, conversazione, ecc.).
3. E’ corretta la sua localizzazione?
Sostanzialmente si! Pur derivata da pre-condizioni date (scuole in dismissione e proprietà pubblica), la localizzazione presenta aspetti assai favorevoli. Rispetta il criterio di forte centralità urbana ma, finalmente, senza proporre per l’ennesima volta un intervento in centro storico (teatro, auditorium, musei, università,…). Valorizza virtuosamente la “città nuova” (vogliamo chiamarla “città italiana” di impianto fascista?). Si colloca al centro del più forte insediamento scolastico di tutta la città, a distanza pedonale da tutte le principali scuole superiori bolzanine e dall’università. E si colloca in un’area urbana fortemente servita dal trasporto pubblico.
4. E’ compatibile con la conservazione del complesso scolastico Pascoli-Longon?
Forse! Comunque in forma assai problematica e senza scorciatoie. L’unica vera maniera per conservare gli edifici esistenti stava nella conferma della destinazione scolastica (da tempo superata da consolidate e incontestate decisioni) ovvero nella scelta di una improbabile destinazione funzionale più “leggera” (museo, uffici provinciali, ecc.). Appare assai difficile conciliare la conservazione del vecchio edificio con i 73 mila metri cubi e con la specialità tipologica della biblioteca. E, comunque, la difficile soluzione del conflitto tra conservazione e innovazione mi pare correttamente da affidare alla responsabilità culturale e alla creatività artistica del progetto architettonico e del suo autore. A patto però che la questione sia posta in termini propriamente culturali ed architettonici.
5. E’ semplicemente “culturale e architettonico” il conflitto?
Evidentemente no! Il conflitto, come spesso accade a Bolzano, ha assunto innegabili connotati emotivi, politico-culturali, etno-politci e direttamente partitici.
Suscita emotività l’ipotesi della demolizione. Si mobilita un’opinione pubblica (e gli studenti con essa) che individua nella possibile scomparsa delle Pascoli un’ulteriore perdita di un pezzo di città a cui si è affezionati. E che percepisce un eccessivo disordine nei processi di trasformazione urbana. Ma rischia di non distinguere la qualità e la portata strategica di questa operazione, che non può essere assimilata ad una qualsiasi iniziativa privatistica e speculativa, quale ad esempio fu la sciagurata demolizione del Cinema Corso.
La vicenda alimenta anche la indispensabile battaglia culturale delle associazioni protezionistiche, giustamente allarmate da una generale indifferenza politica alle attività di indiscriminata sostituzione del patrimonio storico della città. Ma rischia di portare gloriose associazioni come Italia Nostra ad una battaglia ambigua di inaccettabili toni anti-modernisti.
Ma, soprattutto, sulla delicata questione organizzano l’arrembaggio politico i difensori dell’italianità o, simmetricamente, i fanatici iconoclasti. Si fa presto a fare delle Pascoli l’ultimo simbolo dell’italianità: lo fanno AN e Unitalia che lo vogliono difendere; lo fanno gli Schuetzen che lo vogliono cancellare. E torna a galla il “disagio degli italiani”, chiudendoci tutti nell’ennesimo cul de sac.
6. Come se ne esce?
Chissà! Mi auguro che Bolzano se ne esca con un bellissimo progetto architettonico, capace di dare una adeguata forma fisica al grande progetto culturale della biblioteca, una significativa forma simbolica ad una grande istituzione inter-culturale e una risposta alta alla domanda di identità plurale della nostra Bolzano.
Vorrei un progetto bello, sensibile, amorevole. Bello in sè, sensibile alla memoria del sito, amorevole verso la città.